Recensione della trilogia borghese di Deirdre McCloskey

La trilogia borghese della McCloskey esplora le cause che stanno alla radice della rivoluzione industriale e l’enorme miglioramento delle condizioni di vita prodotte dalla medesima.

Niente forma tanto le nostre opinioni politiche quanto la comprensione della storia. Forse il più influente libro dell’intera tradizione socialista è “Le condizioni della classe operaia in Inghilterra” di Friedrich Engels. In quel lavoro, pubblicato quando la collaborazione tra Marx e Engels era agli albori, Engels dispose il terreno di un bel pezzo della futura storiografia. Il libro di Engels è la testimonianza di un borghese tedesco, rimasto scioccato dalle condizioni di vita dei poveri nella Londra del suo tempo.

Nel terzo libro della sua trilogia sui valori della borghesia, la storica dell’economia Deirdre McCloskey ha riconosciuto che lavori come quello di Engels erano una forma di “salutare rottura”: “a chiunque capiti di leggere questo genere di libri viene strappato dalla comoda ignoranza verso l’altra metà”.

E ancora,

prenderne coscienza non implica perdere la speranza, o peggio prefiggersi di rovesciare il Sistema, se questo alla lunga accresce il benessere tra i poveri, ad un tasso ben superiore di quanto fatto da ogni altro Sistema sperimentato fino ad ora” (McCloskey 2016, 42).

La trilogia di Deirdre McCloskey (Le virtù borghese, La dignità borghese, L’uguaglianza borghese), incessantemente ci ricorda l’eccezionalità della crescita economica. I tre libri costituiscono una sfida intellettuale volta a rispondere al grande rebus che attanaglia gli storici dell’economica contemporanea: perché è decollata a quel modo la crescita economica, quando e dove è successo? Perché in Inghilterra? Perché nel Diciottesimo secolo?

La risposta della McCloskey è da ora ben conosciuta. Il suo lavoro è imponente, comprende circa 2000 pagine raccolte in tre volumi. A cui vanno aggiunte diverse sue interviste dove quelle tesi sono state dall’autrice succintamente esposte, e un certo numero di articoli specializzati. In poche parole, la sua tesi è che sia la cultura a dirigere e a creare le Leggi tutto

Marx e la dottrina della “Ideologia”

youngMurray500x400Persino Marx deve velatamente riconoscere che ad agire nel mondo reale non sono “forze produttive materiali” e nemmeno “classi”, bensì esclusivamente la coscienza e le scelte individuali. Persino nell’analisi di Marx, le classi, o gli individui che le compongono, devono diventare coscienti dei propri “veri” interessi di classe, affinché possano agire per perseguirli o raggiungerli. Secondo Marx, il pensiero, i valori e le teorie di ogni individuo sono tutti determinati non dal proprio personale interesse, bensì dall’interesse della classe alla quale l’individuo presumibilmente appartiene. Questo è il primo errore fatale nell’argomentazione: perché mai ogni individuo dovrebbe tenere in maggiore considerazione la classe a cui appartiene invece di se stesso? In secondo luogo, per Marx, questo interesse di classe determina i pensieri e i punti di vista dell’individuo; deve farlo, perché ogni individuo è capace soltanto di “ideologia” o falsa coscienza dell’interesse della sua classe. Non è capace di una ricerca della verità disinteressata e obiettiva, né di perseguire il suo stesso interesse o quello di tutta l’umanità. Ma, come von Mises ha fatto notare, la dottrina di Marx ha la pretesa di essere pura scienza non ideologica, e al tempo stesso di essere scritta espressamente per far progredire l’interesse di classe del proletariato. Mentre tutta la scienza economica e tutte le altre discipline di pensiero “borghesi” furono interpretate da Marx come false per definizione, in quanto razionalizzazioni “ideologiche” degli interessi di classe della borghesia, i marxisti

non erano sufficientemente coerenti da attribuire carattere meramente ideologico alle loro stesse dottrine. I principi del marxismo, essi sottintendevano, non sono ideologie; sono un assaggio anticipato della conoscenza nella futura società senza classi, che, liberata dalle catene dei conflitti  di classe, sarà nella posizione di poter concepire la conoscenza pura, non contaminata da deformazioni ideologiche [1].

David Gordon ha efficacemente riassunto questo punto:

Se tutto il pensiero in materia sociale ed economica è determinato dalla posizione di classe, che si può dire allora del Leggi tutto