L’equilibrio in assenza di Stato

6339La società di mercato in assenza di Stato — un’organizzazione pacifica basata su rapporti volontari tra gli individui, in cui lo Stato è assente — non è un’idea molto popolare. La stragrande maggioranza delle persone crede che questo tipo di formazione sociale non riuscirebbe a definire ed a far rispettare i diritti di proprietà, piombando nel caos, nella tirannia dei ricchi o in un ritorno allo Stato. Questa convinzione ha portato ad un rifiuto diffuso del paradigma di una società funzionante senza Stato.

Murray Rothbard è considerato da molti il campione della dottrina di una società in assenza di Stato. Tuttavia, anch’egli ammise che “non esiste alcuna garanzia assoluta che una società di mercato non possa cadere preda della criminalità organizzata.”[1]

Per quanto immaginare “garanzie assolute” per una qualsiasi organizzazione sociale sia, generalmente, inappropriato, sostengo altresì che vi siano buone ragioni per credere che esiti negativi come il caos, la tirannia dei ricchi, o financo la “criminalità organizzata” siano alquanto improbabili in assenza di uno Stato.

Per dimostrarlo, valuterò le forze economiche che governano lo sviluppo di ogni organizzazione umana e che la tengono unita. Vi mostrerò come le caratteristiche economiche di una società senza Stato promuovano la non-violenza e la cooperazione, disincentivando la coercizione, il furto e l’estorsione. Questo viaggio analitico ci porterà anche a capire come il collante che salda società e Stato, nella loro forma attuale, non è altro che la paura di un nemico immaginario. Coloro che si riveleranno essere capaci di superare tale timore possono gettare le basi di una società senza Stato.

Né caos, né tirannia

La tipica storia che si sente, allorquando viene messa in discussione la necessità dello Stato, ripropone il classico antagonismo di ogni individuo verso l’altro e la razzia delle rispettive risorse; inoltre, dal momento che non ci sarebbe lo Stato a “regolare” questa situazione, ne deriverebbe il caos. Tutti trarrebbero, presumibilmente, vantaggio dal derubarsi a vicenda. … Leggi tutto

I libertari sono «anarchici»?

È pressochè certo che il libertario, felicemente impegnato nell’enunciazione della sua filosofia politica, forte delle sue limpide convinzioni, si trovi esposto in breve a una infallibile argomentazione dello statalista. Non appena il libertario denuncia la pubblica istruzione o l’ufficio delle poste, o parla della tassazione come di un furto legalizzato, lo statalista invariabilmente lo provoca: «Dunque, tu sei un anarchico?». Il libertario è costretto a replicare confusamente: «No, no, non sono in alcun modo un anarchico». «Allora, quindi, quali misure governative favorisci? Quale tipo di tassazione vorresti fosse imposto?». Lo statalista ha ineluttabilmente avuto successo nella sua offensiva, e, non avendo trovato risposte adeguate alla prima domanda, il libertario si trova costretto ad arrendersi. Pertanto, di regola, il libertario risponderà così: «Io credo in un governo limitato, il cui ruolo venga circoscritto alla difesa della persona, o della proprietà, o dell’individuo contro la violenza o l’inganno».

Ho cercato di dimostrare, nel mio articolo Il vero aggressore nel numero dell’aprile del 1954 di Faith and Liberty, che questa tesi lascia il libertario indifeso di fronte all’argomento secondo cui lo Stato «è necessario per la difesa» quando ad esso ci si appella per giustificare mostruosi provvedimenti statalisti o spargimenti di sangue. Tale idea comporta, inoltre, ulteriori conseguenze, ugualmente o maggiormente gravi. Lo statalista può esibire il seguente ragionamento:

«Se tu ammetti che sia legittimo che le persone si associno e concedano allo Stato il diritto di costringere gli individui a pagare tasse per un certo servizio – come, ad esempio, la difesa – perchè non dovresti considerare egualmente morale e legittimo che le persone si uniscano in maniera simile e cedano allo Stato il diritto di provvedere agli altri servizi, come gli uffici delle poste, il welfare, l’industria, il governo, eccetera? Se uno Stato sostenuto da una maggioranza ha il diritto di occuparsi di qualcosa, perchè non dovrebbe poter gestire anche le altre?».

Confesso che non trovo risposte a una … Leggi tutto