L’analisi di classe secondo Marx e secondo la Scuola austriaca (parte terza)

La concorrenza in senoPeople protest against labour reforms imposed by the Spanish government in central Barcelona alla classe dirigente e fra diverse classi dirigenti causa una tendenza alla concentrazione crescente. In ciò, il marxismo ha ragione. Ciononostante, la sua falsa teoria dello sfruttamento lo conduce ancora una volta a localizzarne la causa laddove non c’è. Il marxismo crede che questa tendenza sia insita nella concorrenza capitalista. Ora, è casomai finché la gente pratica il capitalismo proprio che la concorrenza non è una forma d’interazione a somma zero. Il primo utilizzatore, il produttore, il risparmiatore, il contraente accordi, non realizzano mai profitti gli uni a spese degli altri. Ovverosia i loro guadagni lasciano le risorse materiali degli altri completamente intatte, ovverosia (come nel caso di ogni scambio contrattuale) implicano in effetti un profitto per entambe le parti. È così che il capitalismo può giustificare accrescimenti di ricchezze in senso assoluto. Ma nel suo sistema, è impossibile pretendere che vi sia una qualunque tendenza alla concentrazione. Per contro, le interazioni a somma zero, caratterizzano non solo le relazioni fra padroni e servi, ma anche fra gli sfruttatori, essi stessi in concorrenza. Lo sfruttamento, inteso come acquisizioni della proprietà non produttive e non contrattuali, può esistere solo laddove ci sia qualcosa da espropriare. Evidentemente, se la concorrenza fosse libera nel business dello sfruttamento, non vi sarebbe più niente da espropriare. Ciò implica che lo sfruttamento necessita di un monopolio su un dato territorio e una popolazione; e la concorrenza fra gli sfruttatori è per sua stessa natura selezionatrice, e deve portare a una tendenza alla concentrazione delle imprese sfruttatrici così come alla centralizzazione in seno ad ogni impresa. L’evoluzione degli Stati, diversamente da quella delle imprese capitaliste, fornisce l’immagine più evidente di questa tendenza: esiste oggi un ben più piccolo numero di Stati che controllano e sfruttano ben più vasti territori che nel corso dei secoli passati. E all’interno di ogni apparato statale, c’era di fatto una tendenza all’accrescimento dei poteri dello Stato centrale a … Leggi tutto

Corea del Nord: da Regno Isolato a Regno Mercantile?

Verso la fine del suo eccezionale discorso allo One Young World Summit di Dublino di quest’anno, la transfuga nordcoreana nonché attivista per i diritti umani Yeon-mi Park ha elencato tre metodi attraverso i quali le persone comuni possono aiutare coloro alla ricerca della libertà in Corea del Nord:

“Primo, educa te stesso, in modo da poter accrescere la consapevolezza della crisi umana in Corea del Nord. Secondo, aiuta e supporta i rifugiati nordcoreani che stanno cercando di scappare verso la libertà. Terzo, partecipa alla petizione per chiedere alla Cina di fermare i rimpatri”.

A questa lista, l’uomo d’affari svizzero Felix Abt potrebbe aggiungere un quarto punto: fai affari con loro. Questo suggerimento costituisce il cuore del suo nuovo libro: A Capitalist in North Korea: My Seven Years in the Hermit Kingdom (Tuttle Publishing, 2014).

Da regno isolato a regno mercantile

Coloro che hanno familiarità con la situazione in Corea del Nord (ufficialmente conosciuta come la Repubblica Democratica Popolare di Corea, o DPRK) non troverà il titolo del libro di Abt così scioccante come probabilmente intendeva essere. Di certo, fin dal 2009 – e indubbiamente anche prima – i media e gli organi di stampa occidentali riportavano la “segreta economia capitalista della Corea del Nord“ (ovvero, il mercato nero) che fiorì come risposta alla carestia della metà degli anni ’90. Scrivendo per il Washington Post nel Maggio del 2014, la stessa Yeon-mi Park si riferì ai giovani che attualmente vivono in Corea del Nord come ai “Jangmadang, o la ‘Generazione del Mercato Nero’”. Questi giovani, disse, sono molto più individualisti dei loro predecessori, molto meno leali al regime dominante di Kim, e con infinite possibilità in più di essere esposti ai media ed alle informazioni estere.

North Korea bookIl libro di Abt amplifica ed approfondisce tutti questi punti. Partendo dalla sua esperienza personale come direttore del comparto estero di una compagnia farmaceutica nordcoreana, nonché co-fondatore della Pyongyang Business School, descrive la … Leggi tutto

L’analisi di classe secondo Marx e secondo la Scuola Austriaca (parte seconda)

Quello che non va, Falce_e_martelloconseguentemente, nella teoria marxista dello sfruttamento è che non riconosce il fenomeno della preferenza temporale come categoria universale dell’azione umana. Che il lavoratore non riceva  il “valore totale” del suo lavoro non ha niente a che vedere con lo sfruttamento, ma riflette solo il fatto che è impossibile per un uomo scambiare beni futuri con beni presenti senza pagare un interesse. Contrariamente alla situazione dello schiavo e del padrone nella quale il secondo sfrutta il primo, la relazione tra lavoratore libero e capitalista è vantaggiosa per entrambi. Il lavoratore entra nell’accordo perché, data la sua preferenza temporale, preferisce una minor quantità di beni subito a una maggiore più tardi; e il capitalista lo fa perché, data la sua preferenza temporale, c’è un ordine di preferenze inverso, che mette una maggior quantità di beni futuri al di sotto di una minore subito. I loro interessi non sono antagonisti ma armoniosi. Se il capitalista non aspettasse un interesse, il lavoratore ne sarebbe svantaggiato, dovendo attendere più a lungo di quanto speri (4). E non possiamo più, come fa Marx, considerare il sistema capitalista salariale come un ostacolo allo sviluppo ulteriore delle forze produttive. Se non permettessimo più al lavoratore di vendere i suoi servizi e al capitalista di comprarli, la produzione non aumenterebbe ma diminuirebbe, perché essa dovrebbe accontentarsi di un minore capitale accumulato.

Del tutto contrariamente alle affermazioni di Marx, lo sviluppo di queste famose forze produttive non raggiungerebbe affatto nuovi apici in un sistema di produzione socializzato, ma sprofonderebbe miseramente. Perché è evidente che il capitale deve essere creato in punti e momenti determinati, e per la prima messa a frutto, dalla produzione e dal risparmio di individui particolari. In ogni caso, è accumulato nella speranza che potrà portare un aumento nella produzione di beni e servizi a venire. Il valore attribuito al suo capitale da qualcuno che agisce riflette il valore che attribuisce  all’insieme dei … Leggi tutto

L’analisi di classe secondo Marx e secondo la Scuola Austriaca (parte prima)

Ecco cosa intendo fare in questo articolo: prima di tutto, presentare le tesi che costituiscono il nocciolo duro della teoria marxista della storia. Affermo che sono tutte giuste, essenzialmente. Poi dimostrerò come, nel marxismo, queste conclusioni corrette sono dedotte da un punto di partenza sbagliato. Infine dimostrerò come la scuola austriaca, nella tradizione di von Mises e Rothbard, può dare una spiegazione corretta, sebbene categoricamente diversa, della loro validità.

Cominciamo dal nocciolo duro del sistema marxista:

– “La storia dell’umanità è la storia della lotta delle classi.” È la storia delle lotte tra una classe dirigente relativamente ristretta e una classe più ampia di sfruttati. La prima forma di sfruttamento è economica: la classe dirigente espropria una parte della produzione degli sfruttati o, come dicono i marxisti, “fa proprio un surplus sociale” e ne dispone per il proprio consumo.

– La classe dirigente è unita dal suo interesse comune a mantenere la sua posizione di sfruttatrice e  ad accrescere al massimo questo suo surplus. Non lascia mai di sua spontanea volontà il suo potere né la sua rendita da sfruttamento. Al contrario, possiamo farle perdere potere e rendita solo attraverso la lotta, il cui risultato dipende dalla coscienza di classe degli sfruttati, cioè dalla misura in cui questi sfruttati sono coscienti della loro condizione e sono coscientemente uniti con gli altri membri della loro classe in una opposizione comune al loro sfruttamento.

– La dominazione di classe si manifesta principalmente attraverso delle disposizioni particolari sulla assegnazione dei diritti di proprietà  o, nella terminologia marxista, attraverso delle “relazioni di produzione” particolari. Per proteggere queste disposizioni o relazioni di produzione, la classe dirigente concepisce lo stato come l’apparato di assoggettamento  e di coercizione. Lo stato impone e contribuisce a riprodurre una struttura di classe data dall’amministrazione di un sistema di “giustizia di classe”, e favorisce la creazione e la conservazione di una superstruttura ideologica destinata a dare legittimità al sistema di dominazione … Leggi tutto

Fallimento del mercato o fallimento dell’interventismo pubblico?

[Pubblicato originariamente sul blog LaRibellioneDelleMasse]

La crisi economico-finanziaria che tra il 2007 e il 2008 ha colpito tutto l’occidente industrializzato, è fenomeno così complesso da rendere semplicistico qualsiasi tentativo di spiegarla basandosi solo su alcuni semplici fattori causali. La stessa teoria austriaca, fin qui descritta nella versione datane da von Hayek, ben difficilmente può dirsi spiegazione ufinance-dashboards-data-visualization-imagenivoca e completa del fenomeno. Ma tale problematica affligge, a prescindere dalla loro coerenza interna e dal loro potere esplicativo, tutte le teorie che riguardino un fenomeno sociale di queste dimensioni.

Il problema di fondo consiste nel fatto che, per quanto sulla carta si possa mostrare che, dato A segue B, non è possibile effettuare una reale controprova: eliminare, cioè, o modificare il fattore (o i fattori) indicato come causale, e verificare che effettivamente non segua più B; questo privilegio, riservato alle hard science, non è concesso alle scienze sociali, e quindi a quella economica; si possono certamente effettuare comparazioni tra fenomeni storici, che non saranno mai però perfettamente identici; o effettuare simulazioni di tipo econometrico; non però esperimenti paragonabili a quelli che si possono condurre, ad esempio, nella fisica sperimentale; una delle conseguenze è che non si riesce a falsificare (popperianamente parlando) un determinato tipo di ipotesi che quindi, per quanto screditate, possono sempre tornare a ripresentarsi, sotto vesti magari anche leggermente diverse.

Come mette in evidenza von Hayek nella prolusione tenuta in occasione della consegna del premio Nobel per l’economia:

“Diversamente dalla posizione che esiste nelle scienze fisiche, nell’economia e in altre discipline che si occupano di fenomeni essenzialmente complessi, gli aspetti degli eventi da spiegare di cui possiamo ottenere dati quantitativi sono necessariamente limitati e possono non includere quelli importanti. Mentre nelle scienze fisiche si assume generalmente, probabilmente a buona ragione, che ogni fattore importante, che determina gli eventi osservati, può essere a sua volta direttamente osservabile e misurabile, nello studio di fenomeni complessi come il mercato, … Leggi tutto

Interferenze coercitive – VIII parte

Il socialismo

 stemma misesQuando l’intervento statale si estende a tutto il sistema economico ed elimina la proprietà privata si ha il socialismo. Il socialismo è la monopolizzazione forzata dell’intera sfera produttiva da parte dello Stato, il quale possiede tutti i mezzi di produzione.

Riguardo al socialismo, per la prasseologia il solo problema da discutere è se un sistema socialista può funzionare come sistema della divisione del lavoro. Tratto essenziale del socialismo è che una volontà sola agisce. Nell’analisi prasseologica dei problemi del socialismo non ci si occupa dei giudizi di valore e dei fini ultimi di chi dirige; li si acquisisce come dati. Si considera semplicemente la questione se un essere umano, dotato della struttura logica della mente umana, possa essere adeguato ai compiti di direzione di una società socialista. Colui che dirige ha a disposizione tutta la conoscenza tecnologica del suo tempo, e l’inventario di tutti i fattori materiali di produzione disponibili, compresa la mano d’opera. Egli deve scegliere fra una infinita varietà di progetti in modo tale che nessun bisogno da lui considerato più urgente rimanga insoddisfatto a causa del fatto che le risorse sono impiegate per la soddisfazione di bisogni che considera meno urgenti. In sostanza, il problema fondamentale è l’impiego dei mezzi per raggiungere i fini ultimi.

L’impossibilità di funzionamento del socialismo viene dimostrata per la prima volta da L. von Mises nel celebre articolo Il calcolo economico nel socialismo del 1920.

La ragione fondamentale del fallimento del socialismo, per quanto benigno possa essere il pianificatore, è di non poter calcolare, perché è privo degli strumenti per calcolare i profitti e le perdite, in conseguenza dell’assenza della proprietà privata, quindi di un mercato e dunque dei prezzi, in particolare dei prezzi dei mezzi di produzione.

Per un ipotetico pianificatore centrale le decisioni da prendere sull’allocazione delle risorse sono miliardi e miliardi. Nessuno le può prendere senza i prezzi di mercato dei fattori di produzione a cui bisogna … Leggi tutto

Il tempo tornerà indietro

Time Will Run Back SS154è un romanzo molto particolare. E non solo perché, pubblicato nel 1951, è stato poi riedito nel 66 con un finale cambiato.1 Né per il fatto che lautore, Henry Hazlitt, lo ha munito di una Prefazione, altra rara avis nella narrativa. E neppure perché, ivi, egli dichiara esplicitamente di aver voluto scrivere un libro a tesi, per mostrare che, se il capitalismo non esistesse, se ne venisse addirittura persa la memoria, sarebbe necessario reinventarlo. No, la sua vera particolarità sta nel modo in cui la tesi in questione viene presentata.

Di primo acchito, il testo rientra in pieno nella letteratura distopica: la storia ha inizio nellanno 2100, o piuttosto, 282 Dopo Marx.2 Il calendario è mutato, perché il mondo intero, ormai da un secolo, vive sotto il tallone del comunismo sovietico; ha preso il nome di Wonworld, che lA. non spiega e che, forse, nelle menti dei conquistatori andava inteso in senso attivo – Mondo che ha vinto, sintende sui nemici dellumanità – ma è, a tutti gli effetti, un Mondo Sconfitto, vittima del socialismo reale e del potere assoluto.

A Mosca, Sua Supremazia Stalenin, Dittatore di Wonworld, rivede il figlio, Peter Uldanov,3 dopo dieci anni in cui il ragazzo è stato allevato dalla madre, ora defunta, su una piccola isola delle Bermuda, completamente isolato dal resto del mondo, istruito soltanto nelle materie che non hanno nulla a che fare con il comunismo. Quindi, grazie ad una squadra di ottimi precettori, Peter padroneggia materie che vanno dalla matematica alla musica – anzi, vorrebbe dedicarsi al pianoforte e nutre una profonda passione per Mozart – ma non sa nulla di filosofia, politica, economia o storia. Questultima materia, per la verità, è decisamente poco nota, perché, dopo la conquista del mondo, Leggi tutto

Capitalismo vs razzismo – II parte

Seconda parte di due della traduzione del brano Equal Pay for Equal Work: Capitalism vs. Racism, tratto dal volume Capitalism di George Reisman, capitolo VI, parte 1, paragrafo 4. In modo analogo al caso dei salari, qui Reisman concentra la propria logica sul caso degli affitti, traendo analoghe conclusioni rispetto a quello precedente.

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Affitti

capitalism reismanIl principio di “uniformità dei profitti” comporta che oltre ad un eguale remunerazione per un eguale lavoro, il sistema capitalista operi per rifornire equamente i membri di ciascun gruppo nella loro qualità di consumatori. A dimostrazione di questo fatto ipotizzate che le persone di colore debbano pagare mensilmente affitti di appena il 5% più alti di quelli dei bianchi, mentre i costi del padrone di casa siano gli stessi. Questo sovraprezzo del 5% costituirebbe un’aggiunta importante ai profitti del padrone di casa: se il profitto di quest’ultimo – inteso come percentuale sull’affitto –  fosse normalmente del 10%, un affitto maggiorato del 5% comporterebbe un extra profitto del 50%. Con un margine di profitto del 25%, invece,una maggiorazione d’affitto del 5% gli renderebbe un extra profitto del 20%.

In risposta a questi extra profitti, la costruzione di alloggi per persone di colore aumenterebbe e una maggiore percentuale delle abitazioni esistenti sarebbe loro affittata. Ovvio effetto dell’aumentata offerta di alloggi sarebbe la riduzione di quel sovraprezzo pagato dalle persone di colore, e poiché anche un mero 1% di sovraprezzo significherebbe importanti extra profitti nel mercato degli alloggi per persone di colore, persino un sovraprezzo di tale piccola misura non potrebbe essere mantenuto. In definitiva, le persone di colore non pagherebbero affitti più alti dei bianchi e otterrebbero alloggi qualitativamente uguali a quelli dei bianchi.

Allo stesso modo, ipotizzate che i commercianti nei quartieri neri facciano pagare prezzi più alti rispetto a quelli degli stessi beni venduti altrove, laddove i costi da loro incorsi siano ovunque i medesimi: in questo caso i prezzi più … Leggi tutto

Capitalismo vs razzismo – I parte

Prima parte di due della traduzione del brano Equal Pay for Equal Work: Capitalism vs. Racism, tratto dal volume Capitalism di George Reisman, capitolo VI, parte 1, paragrafo 4. Reisman illustra il processo con cui la funzione imprenditoriale opera spontaneamente una uniformazione dei salari tra esponenti di diversa razza e sesso, contrariamente all’opinione diffusa che serva invece il pugno del legislatore per correggere le deviazioni del sistema capitalistico dalla “corretta morale”.

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Salari

capitalism reismanIl principio di “uniformità dei salari” va inteso nel senso che, nel sistema capitalistico, esiste una forte tendenza a che per l’esecuzione del medesimo lavoro si percepisca una eguale retribuzione. Nonostante l’opinione prevalente secondo cui il capitalismo realizzerebbe discriminazioni arbitrarie nei confronti di quei gruppi come i “neri” e le “donne”, la realtà è che lo scopo di lucro dei datori di lavoro provoca l’eliminazione di tutte le differenze nella retribuzione che non siano basate su differenze nel rendimento lavorativo. Dove queste differenze persistono,  esse sono il risultato dell’intervento governativo o della coercizione posta in essere da privati e autorizzata dal governo.

Quando lo scopo di lucro è libero di operare, se due tipi di lavoro sono ugualmente produttivi, ed uno è meno costoso dell’altro, i datori di lavoro sceglieranno il meno costoso perché, così facendo, potranno abbattere i propri costi e aumentare iprofitti. L’effetto della scelta del lavoro meno costoso, però, è di aumentare la sua remunerazione, in quanto adesso è soggetto ad una domanda maggiore; mentre l’effetto del trascurare il lavoro più costoso consiste in una riduzione della sua remunerazione, dal momento che adesso è soggetto ad una domanda minore. Questo processo continua fintanto che le remunerazioni dei due tipi di lavoro diventano o perfettamente eguali oppure la differenza residua è cosi piccola che nessuno ne tiene conto.

A dimostrazione del fatto che anche le differenze molto piccole tra i salari non potrebbero permanere nel sistema capitalistico, considerate il seguente esempio. … Leggi tutto

I disastri naturali non aumentano la crescita economica

La stagione degli uragani è alle porte e, ogni volta che un uragano colpisce, i commentatori televisivi e radiofonici, così come quelli che dovrebbero essere economisti, frettolosamente annunciano l’impatto positivo sulla crescita che segue le vicissitudini naturali. Ovviamente, se questo fosse vero, perché aspettare per la prossima calamità? Creiamone una radendo al suolo la città di New York e ammiriamo lo slancio generato. Distruggere case, palazzi e attrezzatura indubbiamente aiuterà parti dell’industria edile e, possibilmente, economie regionali, ma è un errore concludere che spingerà la crescita generale.

Questo popolare luogo comune è tirato in ballo ogni anno, nonostante Freédéric Bastiat, nel 1848, chiaramente lo accantonò con la sua parabola della finestra rotta. Ipotizziamo di rompere una finestra. Chiameremo il vetraio e lo pagheremo 100 dollari per la riparazione. Le persone che guardano diranno che è una cosa positiva. Cosa sarebbe successo al vetraio se non ci fossero state finestre rotte? I 100 dollari permetteranno al vetraio di comprare altri beni e servizi, creando utili per gli altri. Questo è “ciò che si vede”.

Se invece la finestra non fosse stata rotta, i 100 dollari sarebbero potuti servire per comprare un nuovo paio di scarpe. Il calzolaio avrebbe fatto un acquisto e avrebbe speso i soldi in modo diverso. Questo è “ciò che non si vede”.

La società (in questo caso, questi tre suoi membri) sta meglio se la finestra non fosse stata rotta, perché saremmo rimasti con una finestra intatta ed un paio di scarpe, invece che solo una finestra. La distruzione non porta a più beni e servizi o crescita. Questo è ciò che dovrebbe essere previsto.

Uno dei primi tentativi di quantificare l’impatto economico di una catastrofe fu un libro del 1969, The Economics of Natural Disasters. Gli autori, Howard Kunreuther e Douglas Dacy, studiarono ampiamente il caso del terremoto dell’Alaska del 1964, il più potente mai registrato in Nord America. Loro, prevedibilmente, conclusero che gli abitanti … Leggi tutto