Il cibo e l’arte del commercio

arte_commercioUna delle mie attività preferite per occupare il tempo libero è quella di navigare sulla pagina internet della galleria d’arte, che fornisce splendide copie di “antichi maestri” d’arte dall’XI al XIX secolo. Non sono un critico d’arte, ma mi piace ciò che queste opere dicono riguardo alle epoche e alla società in cui esse apparvero. I dipinti presentati in questo sito sono di santi, peccatori, nobili e contadini – e la maggior parte delle scene sono prese dalla mitologia antica e dalla Bibbia.

I dipinti in passato erano beni di lusso, quindi non sorprende che la maggior parte di essi rappresenti scene che non hanno nulla a che fare con la vita dell’80-90 percento della popolazione. Solo in rari casi vediamo scene che caratterizzarono la vita di chiunque. Tra queste, ci sono quelle molte dozzine che raffigurano ambientazioni commerciali, come quella usata nell’intestazione dei Libertarian Papers.

Ci sono diversi tipi generali di scene di commercio: navi che trasportano pesci nel porto, le nature morte di beni che vengono commerciati, le scene di grandi mercati e le dispense. Essi offrono una speciale emozione a qualsiasi amante del commercio. Questa è la vita in condizioni normali. Questi sono i mezzi di sostentamento. Questo – e non il lusso dei re e degli aristocratici privilegiati – è il modo in cui le persone comuni si sono create il loro spazio nel corso della loro vita.

Il principale soggetto è, ovviamente, il cibo. È il primo livello che riguarda ogni società di ogni periodo storico in qualsiasi luogo. Poi vengono i vestiti e le dimore. Infine, giunge nuovamente il cibo.

Mises, in Liberty and Property, descrisse correttamente lo stato della persona comune dell’era precapitalistica:

Il numero di persone per cui c’erano lavori regolari nell’agricoltura, nelle arti e nell’artigianato era limitato. A queste condizioni, più di un uomo, per usare le parole di Malthus, doveva scoprire che “al poderoso banchetto della natura

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Le differenze non significano necessariamente discriminazione

discriminazione_uomo_donnaUn altro Equal Pay Day è passato. Quest’anno è stato celebrato l’8 Aprile, per affermare quanto a lungo una donna debba lavorare nel 2014 per guadagnare quanto un uomo nel 2013. Quest’anno il momento saliente è stato quando il Portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ha cercato di dare una spiegazione alle differenze retributive fra gli uomini e le donne che lavorano alla Casa Bianca, dicendo che quando occupano posizioni simili, sono pagati allo stesso modo. E mentre un rapporto CONSAD, commissionato dal governo federale qualche anno fa, rivelò come anche su scala nazionale fosse esattamente così, l’amministrazione Obama ha comunque proseguito con il suo ordine esecutivo di metter fine alle differenze retributive di genere.

Nulla di nuovo, ovviamente. L’Equal Pay Day e altre iniziative simili hanno sempre richiesto un largo grado di dissonanza cognitiva. Nel 2012, l’attrice a luci rosse Sasha Grey fece una Pubblicità Progresso (molto esplicita a dir la verità) per l’edizione belga dell’Equal Pay Day asserendo: “Il porno è l’unico modo per guadagnare più degli uomini”. Analizzando il messaggio pubblicitario, Jezebel ha accusato il video di mandare “messaggi contrastanti”.[1] La prima domanda che ci si potrebbe porre è perché, se le donne sono discriminate, tale discriminazione non è relativamente uniforme?  Dopotutto, non sono soltanto le attrici a luci rosse a guadagnare più dei loro colleghi uomini, ma lo stesso si applica alle modelle. Infatti, nel 2013, i dieci modelli maschili più famosi hanno guadagnato soltanto un decimo rispetto alla top ten femminile. Come mai?

Inoltre, non era la sinistra a credere, come disse Vladimir Lenin una volta, che “i capitalisti ci venderanno la corda con cui li impiccheremo” (ovvero: ai capitalisti non interessa nient’altro che i soldi)? Se fosse vero, avrebbe senso che le modelle e le attrici a luci rosse guadagnassero di più data l’attuale domanda del mercato.

Comunque, dato che i progressisti tendono a spiegare tutte le differenze retributive fra due gruppi soltanto … Leggi tutto

Il Pianificatore (ovvero: L’Ingegnere, Terza ed ultima Parte)

social engineeringSi conclude così questa raccolta di scritti, apparsa per la prima volta su The Counter-Revolution of Science. Speriamo, come sempre, di aver suscitato un qualcosa in Voi, una scintilla che Vi spinga ad andare avanti, a ricercare, a conoscere, a non accettare. Come il nostro motto recita, infatti, Tu ne cede malis, sed contra audentior ito. Buona lettura! [NdR]

È questo conflitto con un forte istinto umano, notevolmente rinforzato nella persona dello scienziato e dell’ingegnere, a rendere l’insegnamento delle scienze morali così poco apprezzato. Come Bertrand Russell ha ben descritto,

il piacere della costruzione pianificata è uno delle motivazioni più potenti negli uomini che uniscono l’intelligenza all’energia; qualsiasi cosa possa essere costruita secondo un piano, un tale uomo tenterà di costruirla… il desiderio di creare non è in sé idealistico poiché è una forma di amore del potere e, dato che il potere di creare esiste, ci saranno uomini desiderosi di usare questo potere anche se la natura, senza bisogno d’aiuto, fornisse un risultato migliore di quelli che possono essere determinati con una deliberata intenzione. [1]

Questa dichiarazione si trova, tuttavia, all’inizio di un capitolo significativamente intitolato “Società Create Artificialmente,” nel quale Russell stesso sembra sostenere queste tendenze argomentando che “nessuna società può essere considerata come completamente scientifica a meno che sia stata creata deliberatamente con una determinata struttura per compiere determinati scopi.” [2] Così come questa dichiarazione sarà compresa dalla maggior parte dei lettori, esprime brevemente quella filosofia scientista che per mezzo dei suoi promotori ha fatto di più per generare l’attuale tendenza verso il socialismo di tutti i conflitti fra interessi economici che, benché sollevino un problema, non indicano necessariamente una particolare soluzione. Per la maggior parte delle guide intellettuali del movimento socialista, almeno, è probabilmente vero dire che sono socialisti perché il socialismo appare loro come A. Bebel, capo del movimento democratico sociale tedesco, lo definì sessant’anni fa, ovvero “scienza applicata in chiara consapevolezza … Leggi tutto

Le fondamenta politiche della pace

liberalism_misesSi potrebbe pensare che in seguito all’esperienza della Guerra Mondiale, la visione della pace perpetua come necessità sia diventata molto più comune. Tuttavia, ancora oggi non è stato compreso né che la pace perpetua può essere raggiunta soltanto materializzando il programma liberale e tenendovi fede in maniera costante e consistente, né che la Guerra Mondiale non fu altro che la naturale e necessaria conseguenza delle politiche antiliberali degli ultimi decenni.

 Slogan insensati ed incoscienti fanno del capitalismo il responsabile ultimo della guerra, mentre il collegamento fra quest’ultima e la politica di protezionismo è chiaramente evidente e – come risultato di ciò che certamente è una grave ignoranza dei fatti- la tariffa doganale viene identificata, subito, con il capitalismo. La gente dimentica che, soltanto poco tempo fa, tutte le pubblicazioni di matrice nazionalistica erano colme di violente diatribe contro il capitale internazionale (“capitale finanziario” e il “fondo internazionale dell’oro”) perché non era legato ad un paese, perché si opponeva alle tariffe doganali, perché avverso alla guerra ed incline alla pace. È del tutto assurdo ritenere l’industria bellica responsabile per lo scoppio della guerra: essa è sorta ed è cresciuta sino ad una grandezza considerevole in quanto i governi e le persone inclini alla guerra desideravano armi. Sarebbe davvero assurdo supporre che le nazioni svoltarono verso politiche imperialiste per fare un favore ai produttori di armi. L’industria bellica, come ogni altra, è nata per soddisfare una domanda. Se le nazioni avessero preferito altro rispetto ai proiettili e agli esplosivi, allora i proprietari delle fabbriche avrebbero prodotto ciò, invece dei materiali utili alla guerra.

Si può assumere che il desiderio di pace sia oggi universale, ma le genti del mondo non hanno le idee totalmente chiare su quali condizioni andrebbero soddisfatte per assicurare tale fine.

 Se la pace non deve essere intaccata, tutti gli incentivi all’aggressione dovrebbero essere eliminati. Deve essere stabilito un equilibrio mondiale in cui le nazioni ed i gruppi nazionali … Leggi tutto

Capitalismo | Lezione I – Parte III

economic_politicQuando gli industriali manifatturieri del Regno Unito cominciarono a produrre articoli di cotone, i lavoratori percepivano da essi più di quanto non avessero mai percepito prima. Naturalmente, un considerevole numero di questi nuovi lavoratori non aveva guadagnato niente prima di allora ed era pronto ad accettare qualunque proposta salariale venisse loro offerta. Successivamente, con la sistematica accumulazione di capitale e il continuo sviluppo di imprese nel settore, i saggi salariali crebbero, determinando un incremento senza precedenti della popolazione britannica.

La sprezzante visione del capitalismo come un sistema disegnato per arricchire i ricchi e impoverire i poveri è completamente sbagliata. La tesi marxiana concernente l’avvento del socialismo era fondata sull’assunto che i lavoratori si stessero impoverendo, che le masse si stessero impoverendo e che alla fine la ricchezza di un Paese si sarebbe concentrata nelle mani di pochi o nelle mani di un solo individuo, e che alla fine le masse lavoratrici depauperate si sarebbero ribellate e avrebbero sottratto dai ricchi proprietari le ricchezze accumulate. Secondo la visione di Karl Marx, in un sistema capitalistico i lavoratori non possono in nessun modo migliorare la loro condizione.

Nel 1864, parlando all’Internazionale dei Lavoratori britannica, Marx sostenne che l’idea secondo cui i sindacati potessero migliorare le condizioni dei lavoratori era «totalmente errata». La politica sindacale consistente nel chiedere saggi salariali più alti e meno ore di lavoro era stata da lui chiamata conservativa, dove conservatorismo è il termine più denigratorio che Marx potesse usare. Egli suggerì che i sindacati stabilissero un nuovo rivoluzionario obiettivo, che si liberassero del sistema salariale nel suo complesso, che sostituissero alla proprietà privata il socialismo, cioè la proprietà statale dei mezzi di produzione.

Se guardiamo alla storia del mondo e in special modo alla storia del Regno Unito dal 1965, ci rendiamo conto che Marx aveva torto. Non c’è Paese capitalistico dell’Occidente in cui le condizioni delle masse non siano formidabilmente migliorate, come mai era successo prima. Tutti … Leggi tutto

La Chiesa e il Mercato: capitolo 3, parte V

Quinta ed ultima parte del capitolo 3 dell’opera La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri. Si prosegue con l’analisi estesa del fenomeno del prestito a interesse, nonchè della sua rilevanza in un’ottica di etica cristiana.

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[… segue dalla parte IV]

Dal XIII al XVI secolo, i teologi scolastici hanno cominciato ad approfondire l’insegnamento della Chiesa sul tema dell’usura, applicando intelletto e ragionamento logico alla questione dell’interesse. Le loro tesi, se sviluppate sino alle loro logiche conclusioni, (cosa che di solito non avveniva), tendevano a far vacillare l’intera proibizione di esigere interessi. Si tratta di un argomento molto complesso su cui sono stati scritti ponderosi volumi, quindi affronteremo solo alcuni dei punti più importanti.

È opinione comune che col Cardinale Ostiense, il canonista del XIII secolo che fu ambasciatore sotto papa Innocenzo IV, si sia aperta una breccia significativa nel divieto di prestare con gli interessi. L’Ostiense introdusse il concetto di lucrum cessans (lucro cessante), che consentiva di chiedere interessi come compenso del profitto cui chi concedeva il prestito rinunciava, in quanto non più in grado di investire personalmente i fondi prestati per la durata del prestito stesso. Questo è, in sostanza, un riconoscimento del concetto economico di costo di opportunità. La tesi dell’Ostiense ebbe grande rilevanza. «Per la prima volta in assoluto», scrive Noonan, «all’uomo d’affari onesto venne dato un motivo legittimo per chiedere il pagamento di interessi oltre alla restituzione del capitale.»72

T.E. Woods, La Chiesa e il Mercato - Ed. LiberiLibriTuttavia l’Ostiense previde questa eccezione solo nel caso di chi non concedeva prestiti abitualmente ma lo faceva come forma di carità; e non a chi prestava denaro per guadagnarsi da vivere. Anche Pierre de Jean Olieu (12481298), che era d’accordo con la posizione dell’Ostiense sul lucrum cessans, limitò questa concessione a chi concedeva prestiti non abitualmente.73

Fu solo questione di tempo prima che … Leggi tutto

La Chiesa e il Mercato: capitolo 3, parte IV

Quarta parte del capitolo 3 dell’opera La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri. L’autore inizia qui ad affrontare uno degli argomenti centrali della critica cristiana al tema monetario: il “ricavar denaro dal denaro”, ovverossia la pratica dell’usura.

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Inflazione: altri approcci cattolici

Gli argomenti presentati sin qui sono alla base delle accuse rivolte a ogni sistema di valuta a corso forzoso, sia che si tratti del sistema vigente o delle alternative proposte da alcuni ben noti cattolici. Numerosi commentatori cattolici tradizionali hanno correttamente concluso che vi è qualcosa di profondamente sbagliato nell’attuale sistema monetario statunitense. Ma quando passano a dire con cosa lo sostituirebbero, questi pensatori hanno a volte dimostrato un minore rigore intellettuale.

Padre Charles Coughlin, ad esempio, che ha goduto di una certa popolarità durante gli anni ’30 del Novecento e le cui opere sono da alcuni ammirate anche ai nostri giorni, in pratica ha auspicato una maggiore inflazione di quella che si verificava nel sistema esistente. Una proposta del genere avrebbe avuto come conseguenza tutti i problemi che abbiamo sopra descritto, e su scala più vasta.

T.E. Woods, La Chiesa e il Mercato - Ed. LiberiLibriLo stesso tipo di proposta, secondo la quale il governo dovrebbe controllare la massa monetaria direttamente e non attraverso la Banca centrale, è stato avanzato da padre Denis Fahey, un personaggio ancor più popolare fra i tradizionalisti. Su alcuni argomenti padre Fahey aveva realmente validi contributi da dare, ma per quanto riguarda la moneta sarebbe stato meglio se non avesse mai pubblicato i suoi suggerimenti circa una valuta a corso forzoso a emissione statale. Quasi tutte le argomentazioni da lui presentate in Money Manipulation and Social Order sono sbagliate. (Forse la cosa peggiore è che in numerose occasioni cita Gertrude Coogan, le cui opinioni in campo monetario sono quanto di più eccentrico.)43

Coughlin ha decisamente enfatizzato troppo il concetto della “proprietà … Leggi tutto

La Chiesa e il Mercato: capitolo 3, parte III

Terza parte del capitolo 3 dell’opera La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri.

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Il ciclo economico

Oltre a tutti gli svantaggi di ordine pratico e morale che abbiamo ricordato, la moneta a corso forzoso può anche provocare il fenomeno noto come ciclo economico – ovverosia la tendenza a passare dal boom alla recessione – cosa che non avverrebbe con la moneta-merce. A questo punto prendiamo in esame la teoria del ciclo economico della Scuola austriaca, per la formulazione della quale F.A. Hayek, rielaborando una teoria enunciata da Ludwig von Mises, vinse il premio Nobel per l’economia nel 1974.

Rothbard sostiene che qualunque teoria del ciclo economico deve quanto meno spiegare due cose. Primo, deve rendere conto dell’improvviso verificarsi di errori imprenditoriali nel momento culminante di una recessione o di una depressione. Il mercato possiede un naturale meccanismo intrinseco che porta a togliere di mezzo coloro che prendono cattive decisioni imprenditoriali, e a favorire sistematicamente quanti sanno prevedere meglio. Gli imprenditori conservano e ampliano i loro profitti grazie alle loro superiori capacità di previsione e alla loro abilità nell’anticipare le richieste del mercato; quanti invece non possiedono queste capacità subiscono delle perdite o sono costretti a ritirarsi dagli affari. Resta quindi da spiegare come mai tanti uomini d’affari compiano improvvisamente e contemporaneamente macroscopici errori imprenditoriali.31 (Secondo la teoria della Scuola austriaca, come vedremo, il motivo è da individuarsi in un fattore comune a tutti – nella fattispecie un tasso d’interesse artificialmente basso provocato dalle politiche inflazionistiche di una Banca centrale – che li fuorvia inducendoli a prendere decisioni sbagliate.)

T.E. Woods, La Chiesa e il Mercato - Ed. LiberiLibriSecondo punto: una corretta teoria del ciclo economico deve tener conto di un altro dato empirico circa le depressioni economiche, cioè che esse colpiscono le industrie di beni capitale, o beni strumentali, molto più pesantemente di quanto non facciano con le … Leggi tutto

Capitalismo | Lezione I – Parte II

economic_politicLa storia raccontata centinaia di volte che le fabbriche assumevano donne e bambini e che queste donne e questi bambini, prima di lavorare nelle fabbriche, avevano vissuto in modo soddisfacente, è una delle falsità più mostruose mai raccontate. Le madri che lavoravano nelle fabbriche non avevano niente con cui cucinare. Queste madri non lasciavano le loro case e le loro cucine per andare in fabbrica. Queste madri andavano in fabbrica perché non avevano una cucina, e se avevano una cucina non avevano cibo da cucinarvi. E i bambini non venivano da nursery confortevoli. I bambini erano affamati e morivano. E tutte le parole circa gli orrori indicibili del protocapitalismo possono essere refutati da una singola statistica: precisamente in quegli anni, quando il capitalismo britannico si sviluppava, precisamente nell’età britannica chiamata rivoluzione industriale, negli anni dal 1760 al 1830, precisamente in quegli anni, la popolazione britannica raddoppiò. Questo significa che centinaia o migliaia di bambini, che sarebbero morti nei tempi precedenti, sopravvissero e divennero uomini e donne.

Non c’è dubbio che le condizioni dei tempi precedenti fossero molto insoddisfacenti. Fu il capitalismo a migliorarle. Furono quelle fabbriche protocapitalistiche a soddisfare i bisogni dei loro lavoratori, o direttamente o indirettamente esportando prodotti e importando cibo e materie prime da altri Paesi. Ancora e ancora, i primi storici del capitalismo hanno falsificato la storia.

Un aneddoto che quegli storici erano soliti proporre, molto probabilmente inventato, racconta che a Benjamin Franklin, in visita a un cotonificio in nel Regno Unito, il proprietario del cotonificio disse con orgoglio: «Guardi, questi sono i prodotti di cotone per l’Ungheria». Benjamin Franklin, guardandosi attorno e vedendo che i lavoratori indossavano abiti logori, replicò: «Perché non produce anche per i suoi lavoratori?»

Il punto è che le esportazioni cui si riferiva il proprietario del cotonificio significavano che egli produceva per i suoi lavoratori perché il Regno Unito doveva importare tutte le sue materie prime. Non c’era cotone nel Regno … Leggi tutto

La Chiesa e il Mercato: capitolo 3, parte II

Seconda parte del capitolo 3 dell’opera La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri.

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Valuta a corso forzoso e sistema bancario centrale: problemi morali

All’immoralità della confisca su vasta scala della proprietà privata necessaria all’introduzione di una valuta a corso forzoso bisogna aggiungere i problemi morali associati all’inflazione. Per inflazione, erroneamente descritta da molti come un aumento dei prezzi (che è un effetto dell’inflazione), si intende un aumento della quantità di denaro circolante non accompagnato da un aumento della moneta-merce. (In un regime di moneta-merce, per inflazione si intende un incremento delle banconote non garantite da moneta metallica; in un regime di valuta a corso forzoso, che non ha copertura aurea, per inflazione si intende un incremento della quantità di cartamoneta in circolazione.) La moneta-merce costituisce un controllo interno contro l’espansione monetaria. La richiesta, sempre possibile da parte dei depositanti, di convertire i loro biglietti in oro, impedisce ogni sostenuto incremento inflazionistico dell’offerta di moneta. Ma se i depositi sono convertibili soltanto in carta senza valore viene meno un controllo fondamentale sull’espansione monetaria. L’oro ha la prerogativa di essere disponibile in quantità limitata e impossibile da contraffare. Invece non esistono praticamente limiti alla quantità di carta che può essere stampata e stampigliata come moneta.

Spesso trascurati dalle analisi che non sono opera della Scuola austriaca sono gli effetti di distribuzione (a volte chiamati “effetti Cantillon” dal nome del grande economista del XVIII secolo Richard Cantillon) dell’inflazione. Si ritiene abitualmente che l’inflazione dell’offerta di moneta abbia come conseguenza un aumento dei prezzi (o, quanto meno, determini prezzi più elevati di quelli che si sarebbero avuti in assenza di inflazione). Ma l’aumento dei prezzi associato all’inflazione non si verifica in uno stesso momento, incidendo in ugual modo su tutti i beni dell’intera economia. Il denaro aggiuntivo non penetra l’economia in modo uniforme, con … Leggi tutto