La Chiesa e il Mercato: capitolo 3, parte I

Prima parte del capitolo 3 dell’opera La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri.

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III. Moneta e Banca

Nessun discorso sull’economia sarebbe completo se non prendesse in considerazione il denaro e il sistema bancario. L’argomento è particolarmente importante per i nostri scopi, non soltanto perché ovviamente il denaro è alla base di qualunque economia che sia progredita oltre il livello più primitivo, ma anche perché esiste molta confusione al proposito anche tra individui ragionevolmente istruiti. Malgrado i teologi tardoscolastici avessero ben afferrato i concetti di denaro e inflazione, alcuni scrittori cattolici più recenti, ancora oggi oggetto di ammirazione da parte di alcuni cattolici tradizionalisti, hanno presentato suggerimenti per una riforma monetaria che se venisse attuata avrebbe conseguenze devastanti. È molto probabile che sul tema della moneta siano state formulate teorie più eccentriche di quanto sia mai stato fatto per qualunque altro argomento economico.

Per l’introduzione del denaro non è stato necessario alcun intervento dello Stato né alcuna direttiva centralizzata. Il denaro esiste grazie all’intervento della ragione, che permette all’uomo di riconoscere i vantaggi che gli derivano quando un bene estremamente negoziabile diventa un mezzo di scambio: esso riduce considerevolmente gli ostacoli insiti in un sistema basato sul baratto che si frappongono a un commercio reciprocamente vantaggioso, facilitando così un’acquisizione molto più snella dei vari beni di cui si abbisogna.

Sono ben noti i limiti e le difficoltà di un’economia basata sul baratto – ossia di un’economia in cui i beni e i servizi vengono scambiati direttamente e non attraverso un mezzo di scambio. Nel sistema basato sul baratto, perché possa avvenire una qualunque transazione occorre quella che gli economisti definiscono una duplice coincidenza di bisogni. Una persona che cercasse due uova strapazzate ma fosse in grado di offrire in cambio soltanto un frisbee, dovrebbe trovare un’altra persona che non soltanto disponesse … Leggi tutto

La Chiesa e il Mercato: capitolo 1, parte III

Terza parte del capitolo 1 dell’opera La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri.

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Legge economica

Lo stesso individuo che purtroppo liquida Mises e Rothbard prosegue condannando la posizione austriaca sulla legge economica. La «crociata originale austriaca», scrive Sharpe, «doveva difendere la validità della “legge” economica contro la Scuola storica tedesca di economia, la quale sosteneva che tali leggi erano un parto della fantasia. Ma le “leggi” di cui parlava la Scuola austriaca non hanno assolutamente niente a che vedere con la Legge naturale del realismo filosofico e con la Fede cattolica».47

È difficile comprendere cosa Sharpe intende dire quando afferma che le leggi economiche degli Austriaci non hanno «niente a che vedere con la Legge naturale del realismo filosofico e con la Fede cattolica». Forse vuole banalmente dire che la legge sull’utilità marginale decrescente, per esempio, non ha niente a che fare direttamente con la fede cattolica. È certamente vero, ma lo stesso può dirsi di molte cose di valore temporale. Inoltre, le leggi economiche derivano da un assioma che si può facilmente far risalire a san Tommaso. In ogni caso non c’è sicuramente niente di sbagliato nello studiare una varietà di argomenti, sia che abbiano o no direttamente a che fare con la fede.

Forse, d’altra parte, Sharpe intende che le leggi economiche della Scuola austriaca, e il metodo filosofico dal quale esse derivano, sono in effetti in qualche modo antagonistiche rispetto alla fede cattolica o incompatibili con essa. L’aspetto più paradossale di tale attacco è che le più diffuse critiche mosse a Mises vengono proprio da pensatori “moderni” che lo considerano troppo scolastico. Come spiega David Gordon: «Si deve largamente all’influenza della logica positivista sulla filosofia americana se la maggior parte degli economisti americani rifiuta la prasseologia. Essi considerano il metodo di Mises come antiquato e Leggi tutto

La Chiesa e il Mercato: capitolo 1, parte II

Seconda parte del capitolo 1 dell’opera La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri.

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I cattolici e l’economia austriaca

Inutile dire che in tutto ciò si ravvisano molti elementi che i cattolici dovrebbero trovare congeniali. L’approccio austriaco all’economia rifiuta lo scientismo che si è insinuato in tante discipline e, a dire il vero, praticamente in tutta l’economia; invece, gli esponenti di questa Scuola insistono su una metodologia che rispetti l’unicità dell’uomo come creatura dotata di libero arbitrio. Inoltre essi postulano l’esistenza di un universo ordinato che la ragione, correttamente esercitata, è in grado di comprendere. E rifiutano l’argomentazione secondo cui l’unico tipo di conoscenza significativa è quella derivata dall’induzione e dalla ricerca empirica proprie del metodo scientifico.

Purtroppo capita spesso che quanti proclamano a gran voce la loro opposizione all’Economia austriaca e sostengono con più insistenza la sua incompatibilità con il Cattolicesimo sono proprio coloro che ne sanno di meno. Non molto tempo fa, ad esempio, John Sharpe, direttore di una casa editrice specializzata in libri sulla dottrina sociale cattolica, ha descritto «questa infatuazione per l’Economia austriaca» come «uno strano fenomeno fra i cattolici». È quasi certo che quando fece tale affermazione non aveva letto praticamente niente di Mises o di Rothbard. Tuttavia, si è sentito qualificato a concludere:

T.E. Woods, La Chiesa e il Mercato - Ed. LiberiLibriMolti critici del distributismo citano ripetutamente le parole di Murray Rothbard, di Ludwig von Mises e di altri esponenti della Scuola austriaca a difesa della loro posizione […] Gli economisti austriaci non erano altro che dei liberali che seguivano da vicino i Fisiocrati francesi e gli Economisti politici liberali inglesi. Si opponevano al socialismo non perché esso viola la legge naturale come viene insegnata dalla vera filosofia e confermata dalla Rivelazione, ma perché è meno efficace nel produrre la ricchezza materiale di quanto non sia il libero mercato.22

Nessuno che avesse … Leggi tutto

Una difesa cattolica della proprietà privata: Padre Tomas Tyn e l’etica economica

Le parole di Papa Francesco hanno sottolineato, ancora una volta, il rapporto problematico tra una certa visione “egoistico – razionale” del mercato e la Chiesa Cattolica o, almeno, una parte di essa, nonché le strumentalizzazioni, da parte di certa stampa ideologica,  della dottrina cattolica e della storia stessa del Cattolicesimo.

Se è vero (come è vero) che l’assolutizzazione della ragione individuale, in quel processo di deificazione edonistica, risultato dell’ideologia rivoluzionaria – illuminista, è inaccettabile per il Cattolicesimo, non meno importante è la strenua difesa della proprietà privata da parte del Magistero stesso.

Un interprete eccezionale, nonché autentico martire comunista, della prospettivatyn “proprietaristica” cattolica, fondata nel tomismo coerente, fu Padre Tomas Tyn, O.P. (Ordine dei Predicatori: è attraverso questo acronimo che vengono identificati gli appartenenti all’ordine domenicano).

Qualche annotazione biografica è necessaria:

Tomas nacque a Brno, in Cecoslovacchia, oggi Repubblica Ceca, il 3 maggio 1950 da genitori entrambi medici, primo di tre figli: la sorella Helena e il fratello Pavel. Fu battezzato nello stesso giorno, nella cappella della clinica ostetrica regionale di Brno. Il padrino, dott.Josef Konupcik fu suo nonno, dentista, attivo cattolico, persona colta, che nutriva grande venerazione per i santi Agostino e Tommaso d’Aquino.

Dall’ambiente familiare il piccolo Tomas assorbì quei princìpi cristiani, dei quali il regime comunista di allora ostacolava la pubblica professione. 

[…]

Da ragazzo Tomas si appassionò per gli ideali cavallereschi medioevali. Questo spirito cavalleresco riemergerà in qualche modo, trasfigurato da una robusta fede, nel Tomas ormai Predicatore domenicano, in occasione delle sue frequenti predicazioni, spesso caratterizzate da un’energica ma sempre leale combattività per il bene delle anime e della Chiesa.

[…]

Disgustato per le deviazioni morali e dottrinali presenti in quegli anni in Germania a causa di un’interpretazione modernistica degli insegnamenti del Concilio e desideroso di vivere la sua vita domenicana in piena comunione con la Chiesa, Tomas venne a sapere che i Domenicani bolognesi, sotto la saggia guida dell’allora priore provinciale Enrico Rossetti, Leggi tutto

Capitalismo | Lezione I – Parte I

economic_politicLe parole cui si ricorre per descrivere uno stato di cose sono spesso ingannevoli. Quando le persone, ad esempio, parlano dei moderni capitani di industria, usano espressioni come “re del cioccolato”, “re del cotone” o “re dell’automobile”. Tali espressioni implicano che chi le usa non vede alcuna differenza tra i moderni leader industriali e re, duchi o signori del passato. La differenza è però immensa. Infatti, il re del cioccolato non domina; egli serve. Non regna su un territorio conquistato indipendentemente dal mercato, indipendentemente dai suoi clienti. Il re del cioccolato o il re dell’acciaio o il re dell’automobile o qualunque altro re dell’industria moderna dipende dall’industria ove opera e dai clienti che serve. Questo “re” deve essere nelle grazie dei suoi “sudditi”, i consumatori. Egli perde il suo “regno” non appena smette di trovarsi nella posizione di offrire ai suoi clienti un servizio migliore di quello offerto da altri con i quali deve competere.

Due secoli fa, prima dell’avvento del capitalismo, lo status sociale di un uomo era cristallizzato dall’inizio alla fine della sua vita. Egli lo ereditava dagli antenati e questo non mutava. Se era nato povero, rimaneva sempre povero, mentre se nasceva ricco, signore o duca, manteneva ducato e proprietà, che lo accompagnavano per il resto della vita.

Quanto alla fabbricazione di beni, i primitivi processi industriali dell’epoca precapitalistica esistevano quasi esclusivamente a beneficio dei ricchi. La maggior parte della popolazione (il novanta percento della popolazione europea) lavorava la terra e non entrava in contatto con i processi industriali urbanizzativi. Questo rigido sistema feudale prevalse nella maggior parte delle aree sviluppate d’Europa per molti secoli.

Tuttavia, a mano a mano che la popolazione rurale si espandeva, si sviluppava un’eccedenza di “persone rurali”. Per questa eccedenza, che non possedeva terra o beni immobili ereditati, non c’era molto da fare, né era possibile per loro offrire manodopera nei processi di lavorazione industriale; i re delle città negavano loro l’accesso. … Leggi tutto

La Chiesa e il Mercato: capitolo 1, parte I

Prima parte del capitolo 1 dell’opera La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri.

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I. In difesa dell’economia

Uno degli aspetti caratteristici del pensiero cattolico che si è sviluppato nel corso dei secoli è rappresentato dall’enfasi posta sulla ragione. La mente umana, secondo questa tradizione, è capace di comprendere un mondo regolato da un ordine che esiste al di fuori di essa. L’uomo è in grado di astrarre “concetti universali” dagli innumerevoli oggetti e dati sensoriali che gli si manifestano, e portare così ordine nel caos dei soli dati, al di sopra del quale i semplici bruti non potranno mai elevarsi.

Nella Bibbia e nei testi dei Padri della Chiesa la regolarità con cui si verificano i fenomeni naturali viene indicata come un riflesso della bontà, della bellezza e dell’ordine di Dio. Infatti, se il Signore «ha ordinato le meraviglie della sua sapienza», questo è solo perché «egli è da sempre e per sempre» (Siracide 42,21). «Il mondo», scrive Stanley Jaky riassumendo la testimonianza del Vecchio Testamento, «essendo opera di una Persona sommamente raziocinante, è dotato di legittimità e di scopo.» Questa legittimità è visibile tutt’intorno a noi. «Il regolare avvicendarsi delle stagioni, l’infallibile corso delle stelle, la musica delle sfere, il movimento delle forze della natura secondo un ordine prestabilito, sono tutti opera di quell’Uno nel quale soltanto si può confidare incondizionatamente.» Lo stesso vale per i riferimenti di Geremia al costante ripetersi dei raccolti come dimostrazione della bontà di Dio, o il parallelo che egli traccia «fra l’infallibile amore di Yahweh e le regole eterne tramite le quali Egli ha fissato il corso delle stelle e l’avvicendarsi delle maree.» 1

T.E. Woods, La Chiesa e il Mercato - Ed. LiberiLibriDio e la Bibbia sono anche teleologici: le cose, cioè, hanno uno scopo. Non sta all’uomo definire, ad esempio, quali sono gli scopi del matrimonio e della sessualità secondo … Leggi tutto

La Chiesa e il Mercato: introduzione, parte III

Terza e ultima parte dell’introduzione di Carlo Lottieri a La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri. Seguiranno le puntate dedicate ai capitoli I e III dell’opera.

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5. La lezione austriaca e l’eredità greco-cristiana

Le tesi di Woods hanno suscitato aspre critiche nel mondo cattolico americano, ma è interessante rilevare come le accuse più veementi siano venute soprattutto dagli ambienti tradizionalisti (di cui pure egli, per tanti versi, è parte). Studiosi cattolici conservatori come Thomas Fleming e Thomas Storck, tra gli altri, hanno contestato il fatto che Woods abbia giudicato negativamente alcuni pronunciamenti della Chiesa su questioni assai particolari, opponendo su quegli specifici punti (come dicevo, è questo ad esempio il caso del commercio internazionale) argomenti propri della scienza economica. L’accusa sarebbe quella di disconoscere l’autorità dei papi, che avrebbero sempre predicato le stesse dottrine economiche, e per giunta di farlo in nome di un liberalismo che la Chiesa ha sempre condannato. 28 Quanti contestano Woods non mancano neppure di rilevare che ogni sistema economico esigerebbe un quadro politico-giuridico, definito da precise regole morali e quindi anche tale da poter fare emergere comportamenti economici del tutto lontani da quelli previsti dalla scienza economica professata da Woods: non già dominati da logiche individualiste, ma aperti a uno spirito più cooperativo e solidale, del tutto in linea con una certa forma di interventismo statale.
In realtà, Woods è molto attento nel distinguere l’insegnamento teologico e la stessa dottrina morale cattolica, da un lato, e le concrete applicazioni economiche che in vario modo si possono far derivare, dall’altro. Egli sembra ugualmente consapevole che gli attori economici operano sempre entro definiti quadri giuridici, ma questo certo non basta a negare l’esistenza di leggi economiche: le quali esistono sicuramente, anche se gli esseri umani le conoscono assai imperfettamente.

T.E. Woods, La Chiesa e il Mercato - Ed. LiberiLibri

È pure curioso che i critici de La Chiesa e Leggi tutto

La Chiesa e il Mercato: introduzione, parte II

Prosegue la pubblicazione a puntate de La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri.

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3. Capitalismo e cattolicesimo

Alla luce di queste considerazioni può sembrare difficile pensare che ci siano stati cristiani e cattolici disposti a dare credito ad un’idea di libertà che sfocia nella licenza e nell’arbitrio, che permette ogni forma di aggressione, che sottrae all’individuo ogni barriera protettiva e, infine, che giunge a “legalizzare” il furto e l’aggressione.

Eppure questo è avvenuto più volte, anche a causa del fatto che il dibattito sul rapporto tra capitalismo e cristianesimo è stato in larga misura viziato dall’imporsi di alcune particolari interpretazioni della modernità.

In primo luogo, non di rado si è identificata l’età moderna (certamente segnata da un deciso processo di secolarizzazione) con il capitalismo liberale. Tutto quanto contrassegna le società post-medievali, quindi, sarebbe da imputarsi alle logiche di mercato: anche se è evidente che nelle società contemporanee occidentali la statualità prevale sul rispetto dei diritti di proprietà e della libertà contrattuale. Il moderno, insomma, è più nel segno del potere statale che della libertà dei singoli.

T.E. Woods, La Chiesa e il Mercato - Ed. LiberiLibri

Oltre a ciò, da più parti si afferma – pur senza disporre di particolari argomenti in merito – che vi sarebbe nel capitalismo, inteso quale società basata su proprietà e mercato, una connaturata avversione per la spiritualità.

E questo perché se la modernità è ad un tempo capitalistica e secolarizzata, il capitalismo avrebbe in sé qualcosa di intimamente anticristiano.

In realtà tale analisi è opinabile da più punti di vista: perché non è vero che la modernità sia primariamente segnata dalle logiche liberali del capitalismo (e non invece da ciò che gli si oppone: il potere statale), perché non è vero che l’Occidente capitalistico sia tutto e egualmente secolarizzato (si pensi alla vitalità delle comunità cristiane negli Stati Uniti, ad esempio), e soprattutto perché non si … Leggi tutto

La Chiesa e il Mercato: introduzione, parte I

Con piacere avviamo oggi la pubblicazione a puntate settimanali dei capitoli I e III de La Chiesa e il Mercato: una Difesa Cattolica della Libera Economia, di Thomas E. Woods Jr., edito dalla Casa Editrice LiberiLibri a cui siamo grati per averli licenziati. Ad essi si accompagna la preziosa introduzione del Prof. Carlo Lottieri, docente di Filosofia Politica presso l’Università di Siena, che qui in calce inaugura la serie.

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INTRODUZIONE:

LA FEDE IN CRISTO E LE RAGIONI DELLA LIBERTA’ DI MERCATO

di Carlo Lottieri

 

La pubblicazione in lingua italiana de La Chiesa e il mercato rappresenta un’utile occasione per approfondire il dibattito sul rapporto tra fede cristiana e società liberale, troppo spesso viziato da semplificazioni e superficialità.

Specialmente in culture come quella italiana o francese (ma per la verità anche in altre parti del mondo), a lungo si è assistito ad una polarizzazione tra i fautori di un liberalismo agnostico (quando non apertamente avverso alla religione) e un mondo cattolico desideroso di trovare nel potere statale il braccio secolare di una propria riaffermazione. Quello che ne è derivato è un aut aut assai poco difendibile, come Woods evidenzia, sia sul piano storico che su quello teorico.

Studioso cattolico e libertario, vicino a posizioni tradizionaliste in àmbito religioso 1 e fautore di un ordine politico ispirato a un’intransigente difesa della società di mercato (secondo la lezione di Ludwig von Mises e Murray N. Rothbard), Thomas Woods interpreta una prospettiva assai originale, che è bene oggi possa essere accostata anche dai lettori italiani, poiché è in condizione di sovvertire tanti luoghi comuni e aprire ad una diversa comprensione della realtà.

 

1. Quale libertà?

Il tema della libertà occupa certamente una posizione fondamentale all’interno della cultura cristiana e più specificamente cattolica.

Da sant’Agostino d’Ippona a san Tommaso d’Aquino, per limitarsi a citare i due maggiori protagonisti della riflessione teologica e filosofica della cultura cristiana, la libertà appare strettamente … Leggi tutto

Learn Liberty: capitalismo non è imperialismo.

È un luogo comune piuttosto diffuso quello che identifica l’imperialismo come particolare manifestazione storica del capitalismo. In questo breve video il Prof. Davies smentisce tale argomento e ne illustra la superficialità.

Come può esservi analogia tra capitalismo e imperialismo, se il tratto fondamentale di quest’ultimo è l’intervento coercitivo dello Stato, cioè il soggetto per eccellenza che agisce al di fuori del mercato?

 

Traduzione a cura di Alessandro Carosi.… Leggi tutto