Per favore, non chiamatelo Capitalismo!

Sorpresa, sorpresa! La crisi del debito dell’Euro Zona è tornata. O non se n’era mai andata? Mentre i rendimenti sui titoli di Stato spagnoli e italiani si dirigono sempre più in alto, ancora una volta mi viene in mente il vecchio detto, non si può ingannare tutto il popolo per sempre. Nemmeno con un biliardo di euro.

Ho già descritto il rapporto tra banche e stati come quello di due marinai in mare che si aggrappano disperatamente l’uno all’altro e continuo a pensare che questa sia una descrizione adatta alla farsa che è stata orchestrata in Europa e che sta arrivando all’epilogo. Ecco il Wall Street Journal Europe dal 29 marzo:

Le massicce iniezioni di liquidità della Banca centrale europea nel sistema bancario non hanno ancora raggiunto le imprese e le famiglie, ma hanno beneficiato i governi …

I dati preliminari della BCE mostrano che la crescita dei prestiti bancari al settore privato è scesa allo 0,7% nel mese di febbraio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, dopo un aumento dell’1.1% in gennaio.

Grazie ai fondi della BCE, i prestiti delle banche ai governi sono cresciuti ad un tasso del 6% a febbraio, rispetto al 4,9% nel mese di gennaio, anche se i prestiti agli altri settori dell’economia sono rimasti deboli. Gli acquisti di debiti pubblici dell’euro area da parte delle banche sono aumentati notevolmente come mostrano le cifre diffuse dalla BCE. Le banche portoghesi hanno comprato 4.24 miliardi di euro di titoli di Stato nel mese di febbraio, sù dai 543 milioni di gennaio. Le banche greche hanno acquistato titoli di Stato per un valore di 4.12 miliardi, dopo vendite per 128 milioni nel mese di gennaio.

Le banche italiane hanno comprato 23 miliardi di debito pubblico della zona euro lo scorso mese, quindi più dei 22 miliardi che hanno acquistato a gennaio nel periodo immediatamente successivo al primo LTRO. Le banche spagnole hanno ridotto gli acquisti netti a

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Il capitalismo è una religione? Recensione del libro “Il debito vivente: Ascesi e Capitalismo” di Elettra Stimilli

Questa domanda potrebbe racchiudere il senso dell’intera riflessione compiuta da Elettra Stimilli nel suo: “Il debito del vivente. Ascesi e capitalismo” (Quodlibet, 2011); l’intero libro, infatti, è imperniato su una visione autoreferenziale e del tutto autofinalistica della produzione capitalistica, considerata un’impresa irrazionale a sé stante. A questo proposito, la Stimilli richiama la distinzione aristotelica tra poiesis e praxis: mentre col primo concetto si intende l’agire produttivo propriamente detto, il cui risultato è diverso dall’azione stessa in quanto mirante e avente come risultato la realizzazione fattuale di una determinata opera, il secondo inerisce a una finalità senza scopo in cui il fine è proprio l’azione umana stessa, nel libero agire dell’attore:  agire, fine a sé stesso, serve dunque solo a chi agisce per realizzare sé stesso come soggetto individuale o collettivo, e non è mezzo per produrre una cosa esterna. Da qui, l’ulteriore inquadramento, con la lente di ingrandimento foucaltiana, dell’indebitamento moderno, considerato condizione ontologica autofinalistica.

Avvalendosi della teoria weberiana sull’origine del capitalismo e del suo corollario ascetico, l’autrice si sofferma quindi sulla possibilità che il processo capitalistico sia completamente slegato dalle acquisizioni specifiche, configurandosi, invece, come processo “immateriale” cui le masse risultano assoggettate più o meno consciamente, in una continua ricerca dell’impresa senza scopo; un agire irrazionale attraverso il quale il vivente umano si auto-rapporta, autotelicamente, a sé stesso. In quest’ottica, l’utilitarismo liberale classico viene visto come una copertura, una costruzione teorica atta a giustificare attività utili a nessuno, ma quasi mistico-maniacali o comunque semi-patologiche.

Pur rimarcando l’eleganza dello scritto dell’autrice, ci sembra davvero di poter affermare, senza timore di smentita, come l’opera metta in risalto la scarsa conoscenza della scienza economica e delle dinamiche di mercato da parte della Stimilli; vediamo di elencare le problematiche rilevanti del saggio.

Inserendosi nel filone della critica anti-mercato (già parecchio folto a dir la verità), dove, con alternanza ciclica si addossa al capitalismo la colpa di impoverire le masse, poi invece di … Leggi tutto

Bastiat Contrario – Più ricchi di Rockefeller?

Con questo pezzo, pubblicato sul blog Ora Libera(le), lancio una piccola provocazione: è proprio vero che “si stava meglio quando si stava peggio” ed il sistema capitalistico ha portato a fatto diventare i ricchi sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri? Cosa succede se paragoniamo il nostro stile di vita a quello dell’uomo più ricco di sempre, John D. Rockefeller?
Più ricchi di Rockefeller?
Uno delle più grandi leggende metropolitane sull’economia di mercato è che con il passare del tempo i ricchi diventano sempre più ricchi mentre i poveri diventano sempre più poveri. Si amplia la forbice della ricchezza, la disuguaglianza dei redditi regna sovrana, etc. etc.
Quante volte abbiamo sentito questa storia? Magari ci crediamo pure! Beh, per metà è sicuramente vera: i ricchi diventano sempre più ricchi. E i poveri? Diventano più ricchi pure loro….
Sento già mugugni di disapprovazione… adesso arriva qualche grafico incomprensibile, due o tre formule matematiche ma la situazione reale è ben diversa, per Dio!

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