La teoria della scuola austriaca | I parte

La Scuola prende stemma misesil nome dalla circostanza che il fondatore, Carl Menger (1840-1921), e i primi due discepoli, Friedrich von Wieser (1851-1926) e Eugen von Bohm-Bawerk (1851-1914), erano austriaci [1], così come, nel Novecento, due grandi esponenti come Ludwig von Mises e Friedrich von Hayek[2].

Nella seconda metà del diciannovesimo secolo l’economia classica giunge a un punto morto. L’analisi in termini di “classi” anziché di azioni individuali e la sottovalutazione del fondamentale ruolo dei consumatori impediscono una coerente e convincente spiegazione dei valori e dei prezzi relativi dei beni. La soluzione dei paradossi generati dall’analisi classica è offerta nel 1871 da Carl Menger[3], sulla base di un’epistemologia completamente diversa, incentrata sull’individuo, che compie scelte in base alle proprie preferenze e interagisce col mondo reale. In tale contesto diventa centrale la figura del consumatore, elemento di orientamento di tutta l’attività produttiva.

Nelle semplificazioni che spesso accompagnano le classificazioni dottrinali, la Scuola Austriaca viene spesso incorporata nel pensiero neoclassico, e confusa con esso[4]. Quando la si riconosce come tradizione di pensiero autonoma – identificata nella sequenza di autori Menger–Wieser–Bohm-Bawerk–Mises–Hayek–Popper–Kirzner – le si attribuisce in genere anche un elevato grado di compattezza teorica[5]. Tuttavia all’interno della scuola si sono sviluppati paradigmi interpretativi diversi: in particolare, le differenze maggiormente rilevanti riguardano il filone che fa capo a Mises e quello che origina in Hayek. La descrizione della teoria che qui ci si appresta a svolgere segue l’impostazione Mises-Rothbard[6].

La prasseologia

La prasseologia[7] è la scienza[8] dell’azione umana, e studia le implicazioni formali dell’Assioma Fondamentale dell’azione. L’esistenza dell’uomo implica l’azione; l’uomo non può non agire.

L’economia è la branca della prasseologia che si occupa dell’individuo isolato e dello scambio (catallassi [9]). Vi sono settori della prasseologia non appartenenti all’economia, come ad esempio l’analisi dell’azione violenta o l’analisi del voto, finora meno esplorati.

La prasseologia (e l’economia) non conseguono le loro verità dall’esperienza, ma attraverso il metodo assiomatico-deduttivo, dunque aprioristico, come la logica … Leggi tutto