Tutti i presidenti dovrebbero essere presidenti “passivi”

Alcuni mezzi d’informazione sono sconvolti che molti degli ordini esecutivi e delle proposte legislative del Presidente Donald Trump inviati al Congresso degli Stati Uniti rappresentano un tentativo di annullare l’eredità presidenziale di Barack Obama. La domanda è, perché si dovrebbe presumere che i presidenti debbano avere lasciti politici alle spalle dopo la fine del loro mandato?

In questo particolare caso, molti politici di “sinistra” si concentrano sulle proposte della Casa Bianca di Trump per abrogare e sostituire l’ObamaCare (ha dato una copertura sanitaria a 13 milioni di americani n.d.t.) – una legge la Affordable Care Act (legge di assistenza a prezzi accessibili) – nonché la legislazione sugli accordi “internazionali sui cambiamenti climatici”, l’uso del territorio e le norme minerarie e l’accordo sull’armamento nucleare dell’Iran.

Non tutte le eredità presidenziali sono “uguali” agli occhi degli esperti

Una domanda interessante è se i sapientoni dei notiziari avessero la stessa risonanza della politica pubblica e se un presidente precedente fosse stato un classico liberale ed avesse lasciato “un’eredità” di smantellamento dello stato interventista, dello stato sociale e che il suo successore inizi a ribaltarlo intenzionalmente.

Avrebbe lo stesso tono ed il piangere se fosse stata minata l’eredità di un presidente di una società più libera per il popolo americano indebolito? Che si trattava di un tentativo di cancellare i risultati di qualcuno eletto “dal popolo” per spostare il paese in direzione del laissez-faire?

Ne dubito, visti i sentimenti politici di molti dei media e del mondo accademico di oggi. Probabilmente sarebbe salutato come una “reazionaria” retromarcia temporanea, passata alle politiche “progressiste” che stavano mantenendo l’America nella “parte giusta della storia”.

Questo non significa che ciò che il presidente Trump ha proposto, o sta tentando di attuare, in qualche modo rappresenti un programma classico liberale. A mio avviso, è proprio il contrario. La sua progettata “eredità” è quella di rendere l’America ancora grande. Ma rendere l’America grande, come Trump Leggi tutto

La Legge (parte quattordicesima)

Le pretese degli organizzatori portano a sollevare un’altra questione, che io ho loro posto di sovente, e alla quale, che io sappia, essi non hanno mai risposto.

Poiché le tendenze naturali dell’umanità sono abbastanza cattive perché gli si debba togliere la libertà, come è mai possibile che le tendenze degli organizzatori siano esse buone? I Legislatori e i loro agenti non fanno essi parte del genere umano? Si credono essi costituiti di un’altra sostanza rispetto al resto dell’umanità? Essi dicono che l’umanità, abbandonata a sé stessa , corre fatalmente verso il disastro perché i suoi istinti sono perversi. Essi pretendono arrestarla su questa china e spingerla verso una migliore direzione. Essi hanno dunque ricevuto da cielo una intelligenza e delle virtù che li pongono al di fuori e al di sopra dell’umanità; che essi mostrino i loro titoli. Essi vogliono essere pastori; essi vogliono che noi siamo il gregge. Questa combinazione presuppone in essi una superiorità naturale, di cui noi abbiamo certo il diritto di chiedere anticipatamente la prova.

Notate che quello che io contesto loro, non è il diritto di inventare delle combinazioni sociali, di divulgarle, di consigliarle, di sperimentarle su sé stessi, a loro spese e a loro rischio; ma bensì il diritto di imporle a noi tutti attraverso l’intermediazione della Legge, vale a dire di forze e risorse pubbliche.

Io chiedo che Cabetisti, Fourieristi, Proudhoniani, Universitari, Protezionisti non rinuncino alle loro idee particolari, ma a quell’idea che è loro comune, di assoggettarci con la forza ai loro gruppi e classi, ai loro ateliers sociali, alla loro banca gratuita, alla loro moralità greco-romana, alle loro imprese commerciali. Quello che io domando loro, è di lasciarci la facoltà di giudicare i loro piani e di non associarci, direttamente o indirettamente, se noi troviamo che essi offendono i nostri interessi, o ripugnano alla nostra coscienza.

Infatti la pretesa di far intervenire il potere e le tasse, oltre ad essere oppressiva Leggi tutto

Per una ricostruzione della teoria dell’utilità e dell’economia del benessere – VIII e ultima parte

Critica dello Stato come istituzione volontaria

 

stemma misesNell’evoluzione del pensiero economico, si è prestata molta più attenzione all’analisi del libero scambio che all’azione dello Stato. Come detto, in genere si è considerato lo Stato semplicemente un’istituzione volontaria. L’ipotesi più comune è che lo Stato sia volontario perché deve basarsi sul consenso della maggioranza. Se aderiamo alla Regola dell’Unanimità, però, è ovvio che una maggioranza non è l’unanimità, e che quindi, su tale terreno, l’economia non può considerare lo Stato un’istituzione volontaria. Stessa osservazione si applica alle procedure di voto a maggioranza della democrazia. Non si può dire che la persona che vota per il candidato perdente, e ancor di più la persona che si astiene dal voto, approvino intenzionalmente l’azione dello Stato. 69

Negli ultimi anni alcuni economisti si sono resi conto che la natura dello Stato necessita di un’analisi accurata. In particolare, si sono resi conto che l’economia del benessere deve provare che lo Stato sia in qualche senso volontario prima di poter sostenere qualsiasi azione statale. Il tentativo più ambizioso di definire lo Stato un’istituzione “ volontaria” è costituito dal lavoro del professor Baumol.70 La tesi di Baumol sulle “economie esterne” può essere così sintetizzata: certi bisogni sono per loro natura “collettivi” anziché “individuali”. In questi casi, ogni individuo ordinerà le seguenti alternative nella sua scala di valori: in (A) preferirebbe che tutti tranne lui fossero costretti a pagare per il soddisfacimento del bisogno del gruppo (ad esempio, protezione militare, parchi pubblici, dighe ecc.). Ma poiché questa soluzione non è praticabile, deve scegliere fra le alternative B e C. In (B) nessuno è costretto a pagare per il servizio, nel qual caso il servizio probabilmente non sarà predisposto perché ognuno tenderà a sottrarsi al pagamento della sua quota; in (C) tutti, incluso egli stesso, sono costretti a pagare per il servizio. Baumol conclude che la gente sceglierebbe C; di conseguenza le attività dello Stato che offrono tal … Leggi tutto

In lode della scuola pubblica

In un periodo in cui il governo italico sta infliggendo duri e selvaggi colpi alla scuola pubblica, ho sentito come doveroso difendere questa sacra istituzione, frutto del progresso dell’umanità democratica.

Tutti noi siamo a conoscenza di quali siano i grandiosi benefici apportati dalla scuola pubblica ai popoli che l’hanno adottata, preservata e migliorata.

Di fronte a tali evidenze, il nostro governo ha deciso di chiudere gli occhi. Il suo intento è sottile: far dimenticare a noi tutti quale sia l’essenza della scuola pubblica e quali siano i benefici effetti di una tale istituzione.

Questo modo di fare del nostro governo non deve intimorirci.

Credo che solo qualche metafora possa aiutarci a comprendere l’importante funzione svolta dalla scuola pubblica.

  1. Il canale unico

Ogni giorno ci capita di accendere la televisione e ogni volta si presenta il medesimo problema: troppi canali.

E’ questo il modo subdolo in cui ci costringono a compiere una scelta. La decisione è davvero difficile e spesso dobbiamo arrenderci a quella diabolica operazione che prende il nome di ZAPPING.

Ci tocca, infatti, sorbirci non solo i programmi più diversi, ma anche le più diverse opinioni sui medesimi argomenti: non ci è dato avere certezze! Persino nello stesso programma ci sono persone che la pensano diversamente!

Niente certezze! Si tratta di una continua messa in discussione dei punti fermi che credevamo di aver raggiunto. Tutto ciò è tremendamente sconfortante!

Unica è, però, la soluzione adatta a risolvere il nostro problema: abolizione di TUTTI i canali trasmessi sui nostri televisori e loro sostituzione con un CANALE UNICO dal nome “scuola pubblica”.

Quanto sarebbe bello! Finalmente vedremmo sparire la fonte delle nostre incertezze! Potremmo finalmente essere sicuri di ciò che apprendiamo e in ciò saremmo sostenuti dal consenso quasi unanime del resto della popolazione.

Una minaccia, però, incombe su questo paradiso.

  1. L’audience

Fatto il canale unico, bisogna fare gli spettatori.

Vogliamo davvero avere certezze? Se si, allora … Leggi tutto

Perché la dipendenza economica dagli altri è una cosa buona

plan2Nelle discussioni relative alle politiche pubbliche, le parole “indipendenza” e “dipendenza” appaiono frequentemente. Dato che l’ideologia politica americana è stata definita in molti modi dalla Dichiarazione d’Indipendenza, agli americani viene spontaneo pensare all’indipendenza come a qualcosa di positivo e alla dipendenza in senso opposto. Di conseguenza, proposte per implementare politiche statali che riducano la dipendenza dagli altri – in particolare, quella dal “petrolio estero” è la manifestazione più comune al momento – trovano spesso il favore del pubblico.

Sfortunatamente, le nostre idee circa della dipendenza e indipendenza nei contesti politici ed economici sono alquanto confuse.

La dipendenza economica è limitata dalla disponibilità di altre possibili scelte

La dipendenza economica non ha lo stesso significato della dipendenza politica. Ipotizziamo che vogliate acquistare degli prodotti da rivendere, successivamente, nel vostro negozio, e supponiamo che la miglior proposta di fornitura ricevuta fosse di 3 $, mentre la seconda miglior offerta ammontasse a 5 $. La libertà di scegliere l’opzione più conveniente corrisponde all’indipendenza economica: qualunque fornitore scegliate vi rende economicamente dipendenti da quel fornitore, nella fattispecie da quello più conveniente.

Supponiamo ancora che il grossista più costoso, quello dei prodotti venduti a 5 $, goda di un’ottima reputazione nel fornire dei prodotti di qualità e con estrema puntualità, ma decidete comunque di avvalervi dei servizi offerti dal grossista più conveniente, assumendo su di voi il rischio di che questi non interromperà la sua fornitura, che il prezzo non cambierà o, semplicemente, che non smetterà di vendere del tutto. In tal modo, diventate dipendenti dalle scelte del fornitore (quelle riguardanti le operazioni relative al suo business) e dalla sua continua disponibilità nel vendere a voi sempre al prezzo originario. Il vostro potenziale danno, o rischio, sono rappresentati dai 2 $ di differenza fra la prima e la seconda miglior offerta.

In altre parole, l’indipendenza economica – vale a dire il potere di scegliere fra diverse alternative – tipicamente si concreterà nel divenire, in qualche … Leggi tutto

L’analisi di classe secondo Marx e secondo la Scuola Austriaca (parte seconda)

Quello che non va, Falce_e_martelloconseguentemente, nella teoria marxista dello sfruttamento è che non riconosce il fenomeno della preferenza temporale come categoria universale dell’azione umana. Che il lavoratore non riceva  il “valore totale” del suo lavoro non ha niente a che vedere con lo sfruttamento, ma riflette solo il fatto che è impossibile per un uomo scambiare beni futuri con beni presenti senza pagare un interesse. Contrariamente alla situazione dello schiavo e del padrone nella quale il secondo sfrutta il primo, la relazione tra lavoratore libero e capitalista è vantaggiosa per entrambi. Il lavoratore entra nell’accordo perché, data la sua preferenza temporale, preferisce una minor quantità di beni subito a una maggiore più tardi; e il capitalista lo fa perché, data la sua preferenza temporale, c’è un ordine di preferenze inverso, che mette una maggior quantità di beni futuri al di sotto di una minore subito. I loro interessi non sono antagonisti ma armoniosi. Se il capitalista non aspettasse un interesse, il lavoratore ne sarebbe svantaggiato, dovendo attendere più a lungo di quanto speri (4). E non possiamo più, come fa Marx, considerare il sistema capitalista salariale come un ostacolo allo sviluppo ulteriore delle forze produttive. Se non permettessimo più al lavoratore di vendere i suoi servizi e al capitalista di comprarli, la produzione non aumenterebbe ma diminuirebbe, perché essa dovrebbe accontentarsi di un minore capitale accumulato.

Del tutto contrariamente alle affermazioni di Marx, lo sviluppo di queste famose forze produttive non raggiungerebbe affatto nuovi apici in un sistema di produzione socializzato, ma sprofonderebbe miseramente. Perché è evidente che il capitale deve essere creato in punti e momenti determinati, e per la prima messa a frutto, dalla produzione e dal risparmio di individui particolari. In ogni caso, è accumulato nella speranza che potrà portare un aumento nella produzione di beni e servizi a venire. Il valore attribuito al suo capitale da qualcuno che agisce riflette il valore che attribuisce  all’insieme dei … Leggi tutto

Come avere legge senza legislazione

[Adattato dalla recensione di Rothbard del libro La libertà e la legge, di Bruno Leoni. Questa recensione apparve la prima volta in New Individualist Review, diretto da Ralph Raico.]

legge[Nel suo libro La libertà e la legge,] la tesi principale del Professor [Bruno] Leoni è che perfino i più devoti economisti di libero mercato hanno imprudentemente ammesso che le leggi devono essere create da una legislazione governativa; Leoni mostra che questa concessione fornisce un’inevitabile porta per la tirannia dello Stato sull’individuo. L’altro lato della medaglia, derivato dall’aumentare l’intervento governativo nel mercato libero, è stato l’aumento della legislazione, con la sua conseguente coercizione da parte di una maggioranza – o, più spesso, da parte di un’oligarchia di pseudo -”rappresentativi” di una maggioranza – sul resto della popolazione. In questa connessione, Leoni presenta una brillante critica dei recenti scritti di F.A. Hayek sullo “stato di diritto”. In contrasto con Hayek, che chiede di avere regole legislative generali in contrapposizione alle bizzarrie di arbitrari burocrati o di “amministratori della legge”, Leoni fa notare che la reale e sottostante minaccia alla libertà individuale non è l’amministratore, ma lo stato legislativo che rende la regolamentazione amministrativa possibile. [1] Leoni dimostra che non è sufficiente avere regole generali applicabili a tutti e scritte in anticipo, in quanto queste stesse regole possono invadere la libertà – e, in generale, lo fanno.

Il grande contributo di Leoni è quello di mettere in evidenza persino ai più fedeli teorici del laissez-faire un’alternativa alla tirannia nel campo della legislazione. Piuttosto che accettare o la legge amministrativa o la legislazione, Leoni si appella ad un ritorno alle antiche tradizioni e principi della “legge fatta dal giudice” [in assenza di precedenti, ndt] come metodo per limitare lo Stato ed assicurare la libertà. Nella legge privata dell’antica Roma, nei codici civili continentali, nella common law anglosassone, “legge” non significava ciò che pensiamo oggi: promulgazione senza fine da parte di un legislatore o … Leggi tutto

Le interferenze coercitive – III parte

Esternalità negative

stemma misesPer le esternalità negative (es. inquinamento) sono state individuate tre soluzioni: regolazione diretta (es. si impone all’acciaieria di filtrare i fumi), tassazione (somma pari al danno causato: “tasse sulle emissioni” o “tasse di Pigou”)[1], azioni collettive (si consente ai cittadini coinvolti di citare in giudizio l’impresa inquinante per i danni).

L’analisi di Pigou era basata sulla misurabilità dell’utilità e sulla comparazione fra le utilità di individui diversi, per cui sarebbe possibile da parte di un soggetto esterno migliorare il benessere dell’intero sistema economico. Ma le utilità non sono misurabili e confrontabili; le preferenze si “rivelano” solo con le azioni e le scelte dei singoli, e il loro benessere non può essere dedotto da formule matematiche.

Per le esternalità negative, la soluzione di mercato più efficiente è l’iniziativa del danneggiato (richiesta di risarcimento dei danni), anche attraverso le azioni collettive.

In materia ambientale invece la politica oggi dominante è quella del divieto introdotto attraverso la legislazione. Ad esempio, le norme di conservazione delle risorse non rinnovabili (es. petrolio, la terra del demanio): l’effetto è la restrizione della produzione presente a vantaggio di quella futura e l’utilizzazione di risorse riproducibili (es. gli alberi) al posto di quelle razionate. Vengono violate le preferenze temporali degli individui, aumentando i risparmi e gli investimenti rispetto al consumo. Inoltre, la riduzione di offerta di terra consente ai proprietari delle altre terre di aumentare il prezzo. Si ritiene che i privati non siano lungimiranti, mentre lo Stato sì: ma non è vero, perché il valore presente della terra posseduta dall’imprenditore dipende dai redditi futuri attesi ed egli ha quindi interesse a curare la sua risorsa, non a sfruttarla in maniera intensiva.

Modifica coercitiva dei consumi 

Un altro intervento che causa una modifica nell’allocazione delle risorse è rappresentato dalle misure volte a indirizzare i consumi delle persone. L’intervento può essere rivolto a proibire o contenere il consumo di alcuni beni (è il caso più frequente) o … Leggi tutto

Le interferenze coercitive – II parte

Spesa pubblica e legislazione

 stemma misesCon le risorse prelevate coercitivamente dai privati lo Stato effettua una serie di spese: paga gli stipendi dei funzionari pubblici, acquista beni (tavoli, penne, carta, termometri ecc.) necessari per l’erogazione di servizi pubblici, effettua trasferimenti a individui. La spesa pubblica può essere suddivisa in due grandi categorie: trasferimenti e impiego di risorse (es. imprese pubbliche). Nei primi lo Stato sussidia privati individui che decidono autonomamente come impiegare quelle risorse; nei secondi i beni e le risorse sono usate direttamente dallo Stato per produrre beni o servizi.

L’altro grande strumento di interferenza statale nell’economia è rappresentato dalla normazione, costituzionale, primaria e secondaria, che può modificare l’allocazione delle risorse senza intermediare queste direttamente, come invece avviene nella modalità precedente, caratterizzata dalla sequenza prelievo-spesa pubblica.

 Efficienza

 L’intervento statale qui analizzato si origina dalla premessa secondo cui il mercato in alcune circostanze non sarebbe in grado di allocare le risorse nella maniera più efficiente, realizzando quantità prodotte subottimali (in difetto o in eccesso), danni ai beni ambientali, monopoli, consumi distorti, asimmetrie informative.

Per affrontare i primi due aspetti è opportuno esaminare preliminarmente il concetto, proposto dalla teoria convenzionale, di esternalità. L’esternalità è l’effetto esterno (positivo o negativo) che l’azione di un soggetto fa ricadere su altri soggetti. Esempi di esternalità negative sono l’inquinamento, i fumi, i rumori, una malattia contagiosa; esempi di esternalità positive sono i ‘beni pubblici’, o un bosco che diffonde aria pulita in una vallata o evita l’erosione del suolo. Nel caso delle diseconomie esterne vi sono costi non pagati dal produttore, e dunque l’attività produttiva non sarebbe ottimale, ma superiore a quella ottimale. In caso di economie esterne, vi sono benefici non retribuiti al produttore che li ha generati, e dunque la produzione sarebbe sub-ottimale, cioè inferiore a quella che apporta il massimo benessere.[1]

 Beni pubblici (o collettivi)

I public goods sono i beni la cui utilità è goduta collettivamente, non individualmente, cioè sono caratterizzati … Leggi tutto

Azione interpersonale: violenza.

Estratto da: Man, Economy and State, with Power and Market, cap. II, par 1.

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L’analisi nel capitolo 1 si è basata sulle implicazioni logiche dell’azione ed i suoi risultati valgono per tutte le azioni umane. L’applicazione di tali principi è stata limitata, invece, “all’economia di Crusoe” dove le azioni degli individui isolati sono considerate come a sé stanti poiché non vi è interazione tra le persone. Così l’analisi potrebbe essere facilmente e direttamente applicata al numero n di Crusoe isolati su n isole o altre aree isolate. Il compito successivo è quello di applicare ed estendere l’analisi per considerare le interazioni tra i singoli esseri umani.

6292Supponiamo che Crusoe alla fine scopra che un altro individuo, diciamo Jackson, ha vissuto un’esistenza isolata all’altra estremità dell’isola. Che tipo di interazione potrà mai avvenire tra loro? Un tipo di azione è la violenza: Crusoe può sentire un odio vigoroso verso Jackson e decidere di ucciderlo o altrimenti ferirlo. In questo caso Crusoe porrebbe fine alla sua esistenza, cioè assassinare Jackson, commettendo violenza; oppure potrebbe decidere di voler espropriare la casa di Jackson e la sua collezione di pellicce, uccidendo quindi Jackson per raggiungere questo fine. In entrambi i casi il risultato è un guadagno di Crusoe in soddisfazione, a spese di Jackson che, a dir poco, subisce una grande perdita psichica. Ciò è fondamentalmente  simile all’azione basata su una minaccia di violenza o intimidazione: Crusoe potrebbe infatti minacciare Jackson con un coltello e derubarlo delle pellicce e  scorte accumulate. Entrambi gli esempi sono casi di azione violenta e coinvolgono il guadagno di uno a danno dell’altro.

I seguenti fattori, singolarmente o in combinazione, potrebbero operare per indurre Crusoe (o Jackson) ad astenersi da qualsiasi azione violenta contro l’altro:

1. il ritenere che l’uso della violenza nei confronti di qualsiasi altro essere umano sia immorale, cioè che l’astenenersi dalla violenza contro un’altra persona sia uno scopo esso stesso, il … Leggi tutto