Concetti Economici : Le Istituzioni e l’Economia nel Medioevo, Parte 1

Per comprendere le istituzioni e i concetti del periodo storico solitamente definito “Medioevo” si deve tener conto che questo copre un arco temporale che spesso è diviso in periodi più brevi, ciascuno dei quali ha dei tratti e delle caratteristiche unici e propri. Inoltre, ogni parte dell’Europa ebbe un proprio sviluppo in termini di tradizioni e usanze. Una sola istituzione abbracciò l’intero continente europeo per la maggior parte di questo periodo – la Chiesa Cattolica.

Solitamente l’inizio del Medioevo si fa coincidere con la caduta dell’Impero Romano nel 476 D.C., con le invasioni Barbariche. La fine del Medioevo si pone solitamente intorno all’anno 1500. Dopo questa data avvennero cambiamenti epocali nella storia dell’Europa e anche in tutto il mondo, che trasformarono l’aspetto della società Europea. Alle soglie del millecinquecento ci fu anche la Grande Riforma Religiosa nota come Protestantesimo. Questa segnò l’inizio della “scoperta” del “Nuovo Mondo” da parte di Cristoforo Colombo nel 1492 e della circumnavigazione dell’Africa verso l’India nel 1498.

Subito dopo il 1500, s’iniziò a utilizzare la bussola, che modificò radicalmente la capacità di viaggiare per lunghe distanze senza dover più far affidamento ai cieli limpidi per poter “leggere” le stelle o alla navigazione a vista terra. S’introdusse anche l’utilizzo della polvere da sparo, che trasformò i conflitti. E iniziarono a manifestarsi quelle forze intellettuali che alla fine condussero all’Età della Ragione e all’Illuminismo nel diciottesimo secolo.

 

Vita Rurale e Auto-Sussistenza nel Sistema della Signoria Fondiaria

Oggi, negli Stati Uniti, meno del 3 percento della forza lavoro è occupata nel settore agricolo o in attività collegate all’agricoltura, inoltre questa piccola percentuale della forza lavoro Americana riesce a sfamare la maggior parte della popolazione del paese e molto di quello che avanza, è esportato per il sostentamento di altre zone del mondo. Tutto ciò contrasta fortemente con la vita nel Medioevo. E’ stato stimato che una quota compresa tra l’80 e il 90 percento della popolazione europea Leggi tutto

Concetti economici: l’inflazione, il controllo dei prezzi ed il collettivismo durante la rivoluzione francese

I Governi hanno un appetito insaziabile verso la ricchezza dei loro sudditi. Quando i governi non hanno più la possibilità di continuare ad aumentare le tasse o avere fondi a prestito hanno sempre fatto ricorso alla stampa di carta moneta per finanziare le loro spese crescenti. Le inflazioni risultanti hanno spesso minato il tessuto sociale, rovinato l’economia e, talvolta, portato la rivoluzione e la tirannia sulla loro scia. L’economia politica della Rivoluzione francese è un tragico esempio di questo. Prima della rivoluzione del 1789, il regno di Francia era un esempio da manuale del mercantilismo. Nulla è stato prodotto o venduto, importato o esportato senza l’approvazione e la regolamentazione del governo.

 

La stravaganza fiscale del governo e la rovina

Mentre il governo del Re di Francia metteva in ordine gli affari economici, la corte reale consumava la ricchezza nazionale. La guardia militare personale di Luigi XVI disponeva di 9.050 soldati; la sua famiglia aveva circa 4.030 servi civili che erano tenuti a servire la cena del Re, quattro dei quali avevano il compito di riempire il bicchiere con acqua o vino. Aveva anche al suo servizio 128 musicisti, 75 funzionari religiosi, 48 medici e 198 persone per la cura per il suo corpo.
Per pagare per questa stravaganza e le numerose altre spese della Corte, così come le imprese all’estero, finanziate dal Re (come ad esempio l’aiuto finanziario esteso ai coloni americani durante la guerra di indipendenza dagli inglesi), il Re ha dovuto fare affidamento su un sistema fiscale peculiare in cui ampie fasce della popolazione – in primo luogo la nobiltà ed il clero – erano esenti da ogni imposta, essendo le “classi inferiori” a sopportarne il peso.
Una delle più odiate imposte era il prelievo sul sale. Ogni capo famiglia era tenuto all’acquisto ogni anno di sette chili di sale per ogni membro della sua famiglia ad un prezzo fissato da parte del governo; se non riusciva … Leggi tutto

Concetti economici: il mercantilismo come strumento di pianificazione economica delle monarchie

Il Sistema Feudale ha portato alla disgregazione dell’unità della gran parte dell’Europa occidentale, meridionale ed orientale, conosciuta sotto l’Impero Romano. Dopo la caduta di Roma, l’Europa si divise in entità politiche ed economiche, locali e regionali, con un alto grado di isolamento le une dalle altre ma floride politicamente ed economicamente.

Tuttavia, a partire dai secoli XV e XVI, le nuove forze in gioco cominciarono a invertire la situazione. I Re ed i principi erano determinati a concentrare il potere nelle proprie mani, come governanti “assoluti” e questo significava ridurre il potere delle autorità nobiliari a livello locale e regionale.

Il mercantilismo si è sviluppato negli stati-nazione emergenti sotto i re, in particolare in Francia, in Spagna ed in Gran Bretagna, come un insieme di strumenti economici utili a centralizzare il potere ed il controllo politico.

Il cambiamento, in queste nazioni, è stato implementato in modi e misure diverse. In Spagna e in Francia le monarchie divennero quasi “assolute” nella misura in cui i metodi e le tecniche del tempo consentirono questa concentrazione di potere nelle mani dei re. In Gran Bretagna, una lunga storia di resistenza della nobiltà, contro la perdita dei loro diritti e privilegi “tradizionali”, impedì che ciò accadesse come invece sperimentato nelle altre nazioni.

 

Gli elementi chiave del mercantilismo

Il famoso economista e storico svedese, Eli Heckscher, nel suo studio classico: Il Mercantilismo (1935), ha riepilogato gli elementi del sistema mercantilista di pianificazione economica e di intervento in cinque punti:

  1. Il Mercantilismo come sistema di unificazione politica Il mercantilismo era principalmente un agente di unificazione … Il suo primo obiettivo era di rendere gli scopi dello Stato decisivi in una sfera economica uniforme e di asservire tutta l’attività economica alle valutazioni rispondenti ai requisiti dello Stato e al dominio dello Stato considerato come uniforme in natura.

  2. Il Mercantilismo come sistema di potere Quale era l’oggetto del mercantilismo utilizzato dalle forze economiche nell’interesse dello Stato? La

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Concetti economici: I fisiocratici francesi e il laissez-faire

Nei decenni centrali del secolo XVIII due scuole di pensiero emersero, uno in Francia e l’altro in Gran Bretagna ed erano critiche verso il mercantilismo, il sistema di di programmazione economica e la regolamentazione del governo nel 1700. In Gran Bretagna, i principali pensatori erano membri di quello che poi è diventato noto come: i Filosofi Morali Scozzesi.
In Francia, i sostenitori delle nuove idee di libertà economica, erano conosciuti come i Fisiocratici. Il termine deriva dalla parola greca, “Fisiocrazia” che significa “regola naturale”. Essi, inoltre amavano chiamarsi “gli Economisti”.
La loro critica principale era verso lo stato normativo del loro tempo, insistendo sul fatto che c’era un “ordine naturale” tanto per le cose nel mondo sociale, quanto nel mondo fisico. Una corretta collocazione delle istituzioni nella società era necessaria per la riflessione sulla natura dell’uomo, le sue esigenze di sopravvivenza, di miglioramento ed il suo rapporto con gli altri nella società.
Come riassunto dall’economista austriaco Murray Rothbard.
“nell’economia politica, i Fisiocratici furono tra i primi pensatori del laissez-faire … dichiarandosi per la completa libertà di impresa interna ed esterna e per il libero scambio; libero da sussidi, privilegi di monopolio o restrizioni. Eliminando tali restrizioni ed esazioni, il commercio, l’agricoltura e l’intera economia potrebbero prosperare … Essi hanno inoltre sostenuto il funzionamento di un mercato libero e dei diritti naturali della persona e della proprietà.”

 

I Fisiocratici e l’ordine naturale della Società

Pierre-Paul Mercier de la Rivière fornisce una delle affermazioni più chiare della concezione del fisiocratico, dell’uomo e dell’ordine sociale interno: Il naturale ed essenziale ordine alle politiche della società (1767).
Ha detto Rivière: Ogni uomo ha un diritto naturale per garantirsi ciò che è necessario per la sua sopravvivenza. Questa definizione è stata, anche la pietra angolare, desumendo dalle relazioni, che sarebbe più giusto generare ricchezza per tutti gli uomini:
“Non credo che qualcuno possa negare l’esistenza del diritto naturale di garantire la propria sopravvivenza. Questo … Leggi tutto

Concetti Economici: Gli antichi romani, dalla supremazia della legge all’inflazione galoppante e al controllo dei prezzi

Gli antichi Romani, come gli antichi Greci, non hanno lasciato un importante patrimonio di conoscenze in ambito economico. Infatti, i Romani ripresero dagli antichi Greci gran parte dei concetti economici da loro utilizzati.

I Romani si preoccupavano principalmente di questioni “pratiche,” e riguardo a questi argomenti talvolta erano considerati più come “uomini del fare” che come filosofi.

L’ambito nel quale hanno lasciato un importante patrimonio di nozioni che ha influenzato per molto tempo le generazioni successive, soprattutto in Occidente fino ai nostri giorni, è quello del diritto e dei contratti. Il loro principale contributo è stato quello di gettare le basi dell’ordinamento giuridico sul quale si basano una parte delle consuetudini economiche occidentali in materia di proprietà e scambio.

 

Rispettare le Leggi Locali dei Diversi Popoli

Mentre l’Impero Romano si espandeva, annetteva a se un numero sempre più crescente di culture e popoli molto diversi rispetto alla cultura e alle ideologie prevalenti a Roma. Infatti, al suo massimo splendore, l’Impero Romano comprendeva gran parte dell’Europa Occidentale, Centrale e Meridionale, quasi tutto il Medio Oriente e la parte più a nord dell’Africa Settentrionale, incluso l’Egitto sotto il fiume Nilo. Quindi divenne importante sviluppare concetti e codici giuridici che fossero abbastanza chiari e di portata generale tali da comprendere tutte le diversità dell’Impero ed essere uniformi per tutti i suoi membri.

I giuristi e i filosofi romani iniziarono a distinguere tra le regole e le leggi per i cittadini di Roma e un ordinamento giuridico più generale valido per tutto l’impero.

Il cittadino Romano – il cittadino della città di Roma, la capitale dell’Impero – era sotto la giurisdizione dello jus civile, il “diritto civile.”

Questo era un codice giuridico che rifletteva gli usi e costumi di Roma, riguardante diritti, privilegi e doveri di un cittadino Romano di fronte alla legge e ai suoi concittadini. Infatti, ogni parte dell’Impero aveva il proprio jus civile, o diritto civile, rispettato dalle autorità Leggi tutto

Concetti economici: Platone, Aristotele e gli antichi greci — Parte 2

Rivolgendoci verso l’altro più celebre antico filosofo Greco, Aristotele (384 B.C. – 322 B.C.), ritroviamo ben poco del regime politico che caratterizza il suo maestro Platone. Per Aristotele, il comportamento più appropriato è “la via di mezzo, ” ovvero, evitare gli “estremi” o comportamenti e obiettivi velleitari nelle questioni umane.

Se da una parte Aristotele spera che delle politiche sagge possano aiutare a migliorare le condizioni e le azioni degli uomini, da un’altra egli riconosce anche che la natura umana non può essere plasmata, piegata o trasformata per conformarla a qualche ideale di Stato perfetto e popolato da persone nel modo in cui Platone credeva fosse in linea di principio desiderabile e possibile.

Aristotele e l’Importanza della Proprietà Privata

Questo viene fuori più chiaramente nel discorso di Aristotele sulla proprietà privata, e nel suo respingere l’appello di Platone per un ordine sociale comunista nel quale i beni materiali sono condivisi. Aristotele sosteneva che se tutte le terre fossero state condivise e lavorate collettivamente, allora probabilmente sarebbero sorte rabbia e ostilità tra i lavoratori partecipanti.

Perché? Poiché è in questa circostanza che gli uomini si sarebbero resi conto di non aver ricevuto ciò che spettava loro di diritto, nel momento in cui lavoro e ricompensa non erano rigorosamente e saldamente connessi, come avviene nel sistema della proprietà privata.

Aristotele concepiva i diritti di proprietà come un meccanismo incentivante. Quando gli individui credono e sono certi che potranno mantenere i frutti del loro lavoro, allora saranno inclini a prodigarsi nel lavoro in maniera produttiva, cosa che non accadrebbe in un sistema fondato sulla proprietà comune o collettiva. Aristotele affermava:

Quando si coltiva la terra tutti insieme, la questione della proprietà crea enormi problemi. Se non si condividono equamente benefici e fatiche, coloro che lavorano molto e ricevono poco protesteranno necessariamente contro di quelli che al contrario lavorano poco e ricevono o consumano molto . . .

La proprietà dovrebbe essere…come regola Leggi tutto

Concetti economici: Platone, Aristotele e gli antichi greci — Parte 1

Attraverso le loro opere giunte fino a noi, gli antichi Greci hanno lasciato un patrimonio di conoscenza su una grande varietà di argomenti riguardanti la scienza, la logica, la filosofia, la letteratura e l’arte. Inoltre, la città-stato di Atene è considerata la culla della libertà intellettuale e della democrazia: eredità che ha contribuito al plasmarsi delle idee che hanno influenzato lo sviluppo della Civiltà Occidentale.

Ma in confronto le loro riflessioni sull’economia furono sempre poche e pressoché sempre relativamente poco sistematiche. Una delle principali ragioni di ciò è dovuta al fatto che per gli antichi Greci le questioni riguardanti “l’economia” furono secondarie rispetto ad altre tematiche ritenute molto più importanti per la società e l’umanità.

Per i filosofi Greci e per gli intellettuali dell’epoca, le tematiche principali furono i dilemmi su “la giustizia”, su “la virtù”, su “il bene” e “la bellezza”. Quelli che oggi definiamo problemi e questioni “economiche” furono relegati ad una ristretta cerchia di considerazioni su come le organizzazioni e le istituzioni economiche avrebbero potuto essere modificate o strutturate al servizio di questi fini o obiettivi “più nobili.”

La concezione greca della società al di sopra del singolo individuo

Estendendo questo concetto si comprende la visione generale che gli antichi Greci avevano circa l’individuo all’interno della società. Secondo il loro pensiero, l’individuo dipendeva dalla società nella quale era nato per tutto ciò che lo rendeva o poteva rendere una persona. Cioè, la comunità assisteva e formava l’individuo fino a renderlo un essere umano “civile”. La società aveva la precedenza, o la priorità, al di sopra dell’individuo. L’individuo nasceva, viveva, e moriva. Invece la società e lo stato, secondo il loro pensiero, continuavano comunque a vivere.

La più moderna concezione di uomo libero, agente autonomo che sceglie i propri fini, seleziona i mezzi per ottenere i propri obiettivi desiderati e che in generale vive per se stesso, fu un concetto estraneo al modo di pensare degli antichi Greci.Leggi tutto