Il policentrismo legale, il problema della circolarità e il teorema di regressione dello sviluppo istituzionale

Volume 17, Nr. 4 (Inverno 2014)

polycentrismIl policentrismo legale è la visione secondo la quale la legge e la difesa non sono, nei loro aspetti rilevanti, diversi dagli altri beni e servizi normalmente forniti dal mercato e che, nella prospettiva delle riconosciute superiori capacità del mercato nell’allocazione delle risorse, le agenzie di protezione e di arbitrato in libera competizione fornirebbero questi beni a un livello di qualità molto superiore rispetto a quel che fanno i monopoli territoriali della forza.

(Tannehill and Tannehill, 1970; Rothbard, 1973; Molinari, [1849] 1977; Fielding, 1978; Friedman, 1989; Hoppe, 1999; Murphy, 2002; Stringham, 2007; Hasnas, 2008; Long, 2008).

Il monocentrismo legale dall’altra parte è il termine che uso per indicare l’opinione comunemente accettata secondo cui la legge e la difesa sono i tipici beni pubblici, che possono essere, solo, forniti, se proprio devono essere forniti da qualcuno, da un monopolio territoriale della forza (altrimenti detto ‘stato’).

La prima visione si è sviluppata in dialettica con quella successiva, e essendo uno dei più recenti sviluppi nel campo della economia politica, è comparativamente raro trovare delle critiche validamente formulate su di essa. Quella che ritengo di maggior interesse e che vorrei trattare in questo scritto è centrata sul cosiddetto ‘problema della circolarità’ (Morris, 1998; Lee, 2008; Buchanan, 2011), che evidenzia le presunte intrinseche lacune nel policentrismo legale. Tale problema si può riassumere brevemente così: per poter constatare che la competizione tra agenzie di protezione avrebbe effetti positivi, i policentristi spesso citano i risultati della teoria dei prezzi nella competizione di mercato. Questo comporterebbe dunque un problema di circolarità: il mercato infatti presuppone un quadro legale; perciò, prima che i policentristi possano usare, a proposito, gli argomenti teorici dei prezzi in regime concorrenziale di mercato, devono dimostrare che i requisiti legali necessari al funzionamento del mercato siano soddisfatti, il che è come dire che i diritti di proprietà e i contratti, siano fatti rispettare. Se questi requisiti non risultano … Leggi tutto

Perché i servizi del settore privato sembrano costare di più

Immaginate di essere unjp-caracas-articleLarge promettente meccanico che vuole aprire una nuova officina di riparazione auto. La vostra idea è quella di fornire dei servizi di manutenzione di base per i cittadini meno abbienti, a prezzi convenienti, chiedendo per il vostro lavoro il minimo necessario, comprando pezzi di ricambio usati (ma adeguati). Un tale servizio sarebbe perfetto per quelle persone che cercano di far guadagnare alla propria auto un paio d’anni in più – senza niente di eccezionale, mirando soltanto alla pura funzionalità.

Adesso, supponiamo che il vostro vicino voglia aprire anch’egli un’officina, ma usando un diverso modello di business. È riuscito a persuadere l’amministrazione locale che un servizio di manutenzione di base è un diritto umano e che dovrebbe essere fornito a tutti, gratis. Dato che nessuno può offrire a lungo un servizio gratuito, ci sarà bisogno di finanziare in qualche modo questo servizio “gratis”. L’amministrazione ed il vostro vicino escogitano il seguente piano: la prima raccoglierà la “tassa manutenzione auto” da tutto il vicinato, indipendentemente dalle reali necessità delle persone, per poi consegnare il denaro al vostro vicino. Infine, quest’ultimo annuncerà di offrir gratis il servizio a chiunque ne abbia bisogno.

Ciò diventa un problema per voi. Anche se chiedeste solo, diciamo, 15 $ all’ora per il vostro lavoro, comprando i pezzi di ricambio meno costosi in modo che ai vostri clienti costi solo 50$ sostituire il proprio ammortizzatore anteriore, rimarrebbe comunque ben più costoso rispetto agli zero dollari chiesti dal vostro vicino, per un servizio simile.

Potete provare a rendere la vostra attività sempre più conveniente chiedendo meno, ma anche se il servizio fosse fornito gratuitamente, avreste ancora bisogno di comprare i pezzi di ricambio. E, nel lungo periodo, avrete bisogno di una qualche fonte di reddito. Di conseguenza, non potrete fornire il vostro lavoro gratis in eterno.

Quindi, abbassare il prezzo del servizio non vi renderà più competitivi rispetto al vicino. Avrete bisogno di fornire qualcosa di … Leggi tutto

Pianificazione, scienza e libertà – II Parte

[Nature, no. 3759 (novembre 15, 1941), p. 581–84]

planningQuesto conflitto sui metodi corretti per il raggiungimento dello studio della società è vecchio, e solleva problemi estremamente complessi e difficili. Ma siccome il prestigio di cui gli scienziati della natura godono nei confronti del pubblico è spesso usato per gettare discredito sui risultati dell’unico sforzo sistematico e sostenuto per aumentare la nostra comprensione dei fenomeni sociali, questa disputa è una questione di sufficiente importanza da dover rendere necessario, in questo contesto, spendere alcune parole al riguardo.

Se ci fossero ragioni per sospettare che gli economisti persistano lungo la loro strada solamente per abitudine ed ignoranza dei metodi e delle tecniche che si sono mostrati così formidabilmente di successo in altri campi, allora dovrebbe essere messa seriamente in discussione la validità dei loro argomenti. Tuttavia, sono stati presentati per più di un secolo tentativi di progredire nel campo delle scienze sociali tramite una riproduzione più o meno fedele dei metodi usati nel campo delle scienze naturali.

Le stesse obiezioni mosse contro gli economisti “deduttivi”, le stesse proposte di rendere tale campo in ultima istanza “scientifico” e, dobbiamo aggiungere, gli stessi tipici errori e sbagli ingenui a cui gli scienziati naturali sembrano essere propensi, quando si avvicinano a questo campo, sono stati ripetuti e discussi più e più volte da successive generazioni di economisti e sociologi e non hanno condotto da nessuna parte. Tutti i progressi che sono stati raggiunti nella comprensione dei fenomeni sono venuti dagli economisti che hanno pazientemente sviluppato una tecnica che è andata oltre ai loro problemi particolari. Ma nei loro sforzi, essi sono stati costantemente scherniti da famosi fisici o biologi che si pronunciavano nel nome della scienza in favore di schemi o progetti che non meritavano di essere presi seriamente in considerazione. Era esprimendo una comune esperienza di tutti gli studenti dei problemi sociali quando un sociologo americano recentemente si è lamentato del fatto che … Leggi tutto

Pianificazione, scienza e libertà – I Parte

[Nature, no. 3759 (November 15, 1941), p. 581–84]

world_handIn Gran Bretagna, abbiamo assistito negli ultimi dieci anni al forte ritorno di un movimento che per almeno tre generazioni è stato una forza decisiva nella formazione dell’opinione e dell’andamento degli affari sociali in Europa: il movimento per l’“economia pianificata”. Come in altri paesi – prima in Francia e poi particolarmente in Germania – questo movimento è stato fortemente supportato e persino guidato da uomini di scienza ed ingegneri.

Oggi, è riuscito così tanto a catturare l’opinione pubblica che quella esigua opposizione che viene fatta giunge quasi solamente da un piccolo gruppo di economisti. A questi economisti, tale movimento sembra non solo proporre mezzi inadatti per gli scopi che si prefigge; esso inoltre appare ai loro occhi come la principale causa di quella distruzione di libertà individuale e spirituale che costituisce la grande minaccia della nostra epoca. Se questi economisti hanno ragione, un grande numero di uomini di scienza si sforza involontariamente per la creazione di uno stato di affari che essi stessi hanno tutte le ragioni di temere. L’obiettivo del ritratto che mi accingo a descrivere è quello di delineare il ragionamento su cui tale punto di vista si basa.

Qualsiasi breve discussione sull’“economia pianificata” è ostacolata dalla necessità di dover prima spiegare cosa precisamente si intende col termine “pianificata”. Se il termine fosse preso nel suo senso più generale di progetto razionale delle intuizioni umane, non ci sarebbe alcuno spazio per discussioni riguardo alla sua desiderabilità. Ma, sebbene la popolarità della “pianificazione” sia almeno in parte dovuta a questa più ampia connotazione della parola, è oggi usata con un significato più stringente, in un senso più specifico. Essa descrive uno soltanto tra i diversi principi che potrebbero deliberatamente essere scelti per l’organizzazione della vita economica: quello della direzione centrale di tutto l’impegno economico, come opposto alla sua direzione tramite un sistema concorrenziale.

In altre parole, oggi, pianificare significa … Leggi tutto

Separazione tra Stato e Sport

sport“Detesto qualsiasi sport allo stesso modo in cui coloro che amano lo sport detestano il buonsenso” – H.L. Mencken

 

Non abbiamo bisogno di odiare lo sport come Mencken per comprendere il suo punto di vista.

È pur vero, però, che nelle competizioni sportive internazionali il buonsenso viene normalmente ignorato.

Consideriamo la Coppa del Mondo.

La scarsità di risorse impiegate per realizzare questo evento richiede talvolta l’intervento dello Stato.

Nel 2006, per esempio, il governo ghanese offrì a ciascun componente della sua nazionale di calcio 20.000 dollari per ogni vittoria. Questo premio venne finanziato da tasse estorte coercitivamente. In Germania, vari enti governativi (statali, comunali e federali) stanziarono oltre 600 milioni di dollari per finanziare la costruzione e la manutenzione dello stadio per l’evento. [1]

Considerando il livello di entusiasmo, e talvolta di isteria, che contraddistingue i Campionati del Mondo, non è forse realistico auspicare che lo svolgimento di queste competizioni sia concretizzabile anche su basi puramente volontarie? [2]

Altri mirabili esempi di sciovinismo sono offerti dal “superuomo” nazista delle Olimpiadi di Berlino 1936, o dal sequestro degli atleti israeliani ai Giochi olimpici di Monaco 1972. Oltretutto, la realizzazione di impianti sportivi, costituisce un’”iniezione di fiducia” importante per instillare ideali nazionalisti, che hanno l’effetto di favorire l’intervento statale (attraverso tasse, sussidi, zonizzazioni e dominio sul territorio) [3].

Ma senza arrivare agli stadi, basta guardare ai centri ricreativi presenti nelle nostre città, finanziati ed amministrati dal governo. Essi sponsorizzano baseball, softball, calcio e numerose altre discipline sportive per bambini. I loro parchi sono di proprietà del Comune e vengono gestiti e pagati con i soldi delle nostre tasse – il modo migliore, probabilmente, per inculcare fin da subito nei bambini l’idea che lo Stato sia il loro “benefattore” [4].

Ogni scusa è buona per continuare a gestire queste strutture a spese dei contribuenti: la “tradizione”, il “senso civico”, la “redditività economica”, etc. Ognuna di queste motivazioni vacilla in sé stessa, mentre … Leggi tutto

Hayek: il ruolo della conoscenza nell’economia | VII parte

Inquinamento

Le teorie della tassazione16528559-word-cloud-astratto-per-esternalita-con-tag-correlati-e-termini ottimale ignorano il fatto che mancheranno sempre le informazioni necessarie per la loro implementazione. Il costo è soggettivo, come ad esempio il costo psichico dell’inquinamento e pertanto non è osservabile direttamente. Per di più, i dati del problema non sono costanti, per cui anche una soluzione buona diventa presto cattiva. Come potrebbe un pianificatore centrale conoscere il costo soggettivo e il valore marginale di un’azione per milioni di cittadini?

Se un’aliquota deve essere ottimale, i politici devono conoscere il livello ottimale dell’attività tassata (per esempio, dello scarico di sostanze inquinanti nel mare). Se ciò fosse noto, un sistema di regolamentazione che prescrivesse questo livello di attività non sembrerebbe né inferiore né più costoso dell’imposta alternativa. I requisiti informativi degli approcci della tassazione e della regolamentazione sono formalmente identici. E i requisiti informativi della regolamentazione ottimale sono semplicemente quelli per l’allocazione ottimale delle risorse senza i prezzi.

Le imposte non hanno nulla in comune con i prezzi, se non la loro dimensionalità (monetaria). Difatti esse non derivano da un processo di mercato, né riflettono decisioni allocative dei proprietari delle risorse. Le imposte influiscono sui prezzi, ma non sono di per sé prezzi di mercato che misurino un trade-off economico al margine. L’assenza di mercati e diritti di proprietà impropriamente specificati generano problemi economici. L’assenza assoluta di mercati rilevanti implica, però, l’assenza di ogni capacità di acquisire le informazioni realmente necessarie per correggere il problema. Se i mercati non stanno fornendo segnali agli operatori su tutti i costi di un’azione, anche ai politici mancherà questa informazione. Inoltre, anche dovessero essere in possesso delle informazioni necessarie, i politici avrebbero incentivi diversi da quelli degli imprenditori.

Si è a favore della correzione giudiziaria ispirata ai principi della giustizia risarcitoria, in quanto l’azione giudiziaria può far emergere i reali danni arrecati da una certa azione realmente verificatasi e che quindi ha fatto emergere dei costi reali per l’individuo.

AntitrustLeggi tutto

Hayek: il ruolo della conoscenza nell’economia | V parte

La pubblicità

Gli imprenditori competonohayek l’uno con l’altro, nel senso del processo, cercando di offrire sul mercato opportunità migliori. Ma offrire opportunità migliori non significa solo prezzi più bassi, bensì significa anche offrire qualcosa che i consumatori cercano più intensamente.

Ciò significa che la teoria dell’economia positiva non può fornire alcuno strumento utile per distinguere tra i cosiddetti costi di vendita e i costi di produzione in quanto entrambi si riferiscono a costi che l’imprenditore deve sostenere, nel momento in cui tenta di offrire opportunità che i partecipanti al mercato considerano più allettanti rispetto a quelle disponibili. Il produttore deve non solo vendere il prodotto disponibile al consumatore ma deve anche allertare lo stesso della disponibilità del prodotto.

La differenziazione del prodotto non è più quindi una caratteristica di un mercato non perfettamente concorrenziale in stato di equilibrio, bensì è il tratto distintivo del dispiegarsi della concorrenza in un mercato in disequilibrio. Così come un prezzo può essere spinto in alto o in basso verso il suo livello di equilibrio, altrettanto la qualità del prodotto può essere spinta verso il “prodotto di equilibrio”: il prodotto non è un dato conosciuto a priori.

E’ la giusta identificazione dei fini e dei mezzi rilevanti (piuttosto che l’utilizzazione efficiente dei mezzi attraverso cui si raggiungono i fini) che fa “buona” la decisione circa la qualità del prodotto.

La pretesa incompatibilità tra gli sforzi di vendita (specialmente la pubblicità) e la concorrenza è stata accettata, per molti anni, quasi unanimemente. Due erano le circostanze che venivano generalmente addotte a sostegno di questa posizione. Da un lato, mettendosi all’interno del framework teorico della concorrenza perfetta, le condizioni caratterizzanti la stessa rendono inutile gli sforzi di vendita: anche in assenza di pubblicità il mercato di concorrenza assorbe, al prezzo di mercato, qualunque quantità le imprese vogliano vendere. Ciò significa che, se nel mercato reale si fa pubblicità, ciò deve essere attribuito alla presenza di … Leggi tutto

Il mio incontro con Hayek

hayekLa mia frequentazione con l’opera di F. von Hayek dura ormai da qualche anno; mi imbattei per caso in lui all’inizio del percorso universitario, affrontando lo studio di Keynes; credo di aver letto un articolo di non ricordo quale autore, nel quale si parlava di Hayek come d’un filosofo-politico che, fino agli anni ’40 si era cimentato (con esiti non memorabili) negli studi economici, osteggiando per vari anni la montante rivoluzione che Keynes stava conducendo nel pensiero economico; ma tali studi economici avrebbero costituito roba superata, che non valeva punto la pena d’esser studiata.

Per alcuni anni ho portato con me la convinzione che Hayek fosse stato un economista mediocre, e ciò che invece valesse la pena studiare fosse solo la parte più propriamente filosofica, ad indirizzo liberale (verso la quale già provavo simpatia), dal best seller “La via verso la schiavitù” in avanti. A confermare tale idea vi era anche un giudizio di Keynes su una delle opere strettamente economiche di von Hayek, “Prezzi e Produzione”, secondo cui quell’opera era la dimostrazione di come un logico rigoroso, muovendo da un errore nelle ipotesi, potesse finire in manicomio.

Iniziai quindi ad approfondire le opere tarde del pensatore austriaco, a cominciare dal ponderoso “Legge Legislazione e Libertà”; opera che, per quanto lunga densa e, per molti aspetti, criptica per il me stesso di allora, mi impressionò. Seguitai in letture o direttamente di Hayek, o di altri che ne avevano scritto, per un po’; ma rimaneva un tarlo: era davvero possibile che un autore che mi sembrava così interessante, insignito per giunta del Nobel per l’economia nel 1974, meritasse di finire nel dimenticatoio per quanto riguardava la parte economica? Tale tarlo fu sciolto nel momento in cui mi imbattei in Hayek negli studi universitari, nel corso sugli scenari macroeconomici del professor Gnesutta; tra i vari argomenti che potevamo scegliere come oggetto della tesina di metà corso, … Leggi tutto

Salario minimo: come vietare il lavoro

Non esiste dimostrazionerothbard più chiara di quanto siano identiche le due principali parti politiche della loro posizione sul salario minimo. I Democratici hanno proposto di alzare il salario minimo legale sopra i 3.35$ all’ora, ai quali era stato portato dall’amministrazione Reagan nel 1981 durante i presunti anni verdi del libero mercato. La controproposta dei Repubblicani è stata quella di concedere un salario “sub-minimo” per i giovani, i quali, essendo lavoratori marginali, sono sicuramente i più colpiti da ogni minimo legale.

Questa posizione è stata rapidamente modificata dai Repubblicani presenti nel Congresso, i quali hanno iniziato a proporre che il salario sub-minimo per i giovani duri solo per 90 insignificanti giorni, dopodiché salirebbe al livello (più alto) proposto dai Democratici (4.45$ all’ora). Per ironia della sorte, è stato lasciato al Senatore Edward Kennedy il compito di sottolineare il ridicolo effetto economico di tale proposta: indurre i datori di lavoro ad assumere i giovani e a licenziarli dopo 89 giorni, per poi riassumerne altri il giorno dopo.

Alla fine, come ci si poteva aspettare, George Bush ha tolto d’impaccio i Repubblicani gettando del tutto la spugna e sostenendo il piano dei Democratici. Siamo rimasti con quest’ultimi  che propongono senza mezzi termini un notevole aumento del salario minimo e con i primi che, dopo una serie di discorsi senza senso, appoggiano la proposta.

In realtà, c’è solo un modo per descrivere una legge sul salario minimo: disoccupazione forzata. La legge dice: è illegale, perciò criminale, assumere qualcuno per meno di X dollari l’ora. Questo significa, molto semplicemente, che un vasto numero di contratti di lavoro liberi e volontari sono ora fuorilegge, quindi ci sarà un vasto numero di disoccupati. Tenete a mente che questa legge non aumenta i posti di lavoro; li può solo proibire e questo è l’inevitabile risultato.

Tutte le curve di domanda stanno cadendo, e la domanda di assunzioni non fa eccezione. Quindi le leggi che vietano di dare … Leggi tutto