Il Risanamento delle Banche

Dopo aver parlato per mesi della crisi del debito sovrano e della gestione del problema da parte delle banche centrali, credo sia giunto il momento di fare il punto su un altro grande salvataggio che continua ad essere operato dietro le quinte passando oramai quasi inosservato: quello a beneficio del sistema bancario.

Ripartiamo dall’inizio: nel 2008 il sistema bancario mondiale era praticamente fallito. In regime di riserva frazionaria il sopraggiungere dell’evento critico (in quel caso il fallimento della Lehman Brothers) espone potenzialmente tutte le banche commerciali all’impossibilità di tener fede ai propri impegni: nella sostanza esse sono infatti tutte insolventi. Solo l’intervento delle banche centrali come prestatrici di ultima istanza può impedirne il collasso sistemico. Così è stato fatto.

Dopo aver tamponato con successo la situazione di emergenza che rischiava di scatenare un effetto domino devastante, i banchieri centrali di tutto il mondo hanno continuato ad operare con l’obiettivo principale di risanare il sistema bancario. Il sostegno dei prezzi dei titoli di Stato si è imposto in tal senso come assolutamente necessario per raggiungere lo scopo, considerata la massiccia esposizione di tutte le banche (e assicurazioni) nei titoli “free-risk” di governi che per la gran parte e nella sostanza sono altrettanto falliti.

Di fatto il risanamento è stato in parte realizzato, e continua ad essere perseguito, attraverso una serie di interventi sequenziali che possiamo sintetizzare in quattro punti.

1) Innanzitutto fornire alle banche le riserve monetarie di cui erano ampiamente sprovviste, avendo queste abusato oltremodo della leva finanziaria fornita dalla riserva frazionaria e da altre modalità operative (shadow banking). Ciò viene realizzato acquistando dalle banche debiti tossici, titoli illiquidi, titoli di stato, nonché elargendo prestiti a lungo termine a condizioni agevolate, etc.

2) Ai primi segnali di riacquisita confidenza le banche avrebbero potuto espandere nuovamente il credito (grazie alla riserva frazionaria) invalidando i tentativi di risanamento. L’avversione al rischio indotta dalla crisi economica reale (come vedremo … Leggi tutto

Abolire il contante – parte seconda

Sul perchè tassare il contante sia regressivo e colpisca i meno abbienti, rimando a questo post su Noisefromamerika.

La Gabanelli però non demorde e l’altra sera a l’Infedele rilancia l’idea di tassare il contante con l’idea di rendere tutte le transazioni tracciabili e sconfiggere, once and for all, l’evasione fiscale.

 

Siete pronti quindi a sacrificare la vostra libertà per la sicurezza di veder recuperato il maltolto degli evasori e sanare i conti dello Stato? Non vedete l’ora di poter guardare negli occhi l’idraulico, strisciare la carta di credito per 120 euro e con piena soddisfazione dirgli: “Adesso non mi chiedi più se voglio pagare 100€ senza fattura eh?”Beh.. vi sbagliavate. Sì perchè l’ingegno  umano è sempre dieci passi avanti a quello dei regolatori e se volete effettuare transazioni solo digitali e senza usare contante, beh, c’è già qualcuno che ha pensato un metodo per aiutarvi a farlo. Questo post, in inglese, vi spiega tutti gli accorgimenti per usare i bitcoin rendendo tutte le transazioni non rintracciabili (o quantomeno rendendo il tutto molto, molto difficile).

Allora siete ancora pronti a sacrificare la vostra libertà individuale…. per nulla? Ripensateci.

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Abolire il contante? No, grazie – una risposta a Milena Gabanelli

Milena Gabanelli, conduttrice della trasmissione Report su Raitre, propone, dalle pagine del Corriere della Sera, la sua ricetta per risanare i conti dello Stato. Pur apprezzando spesso le inchieste del suo programma, devo dire che in questo articolo la giornalista cade vittima di tutta una serie di fallacie economiche che purtroppo hanno messo radici nel pensiero main stream. A partire da queste considerazioni sviluppa poi una soluzione che a prima vista pare la panacea a tutti i mali del paese mentre in realtà la “cura” è di gran lunga peggiore del “male”. Leggiamo insieme.

Non sono un economista, non sono un’esperta di finanza, ma una giornalista generica che ogni tanto prova a capire temi complessi, per poi spiegarli agli utenti. Oggi, come tutti, mi pongo questa domanda: “Come se ne esce?” Il debito italiano conta 1.843 miliardi, il PIL 1.548. I mercati non si fidano del fatto che l’Italia possa ripagare i propri debiti.

Perchè non si fidano?

Perché gli investitori pensano che tale avanzo (avanzo primario) sparirà in presenza di una recessione (italiana, europea, mondiale). Il nodo è il rapporto debito/PIL, che per l’Italia è troppo elevato. Tant’è vero che la Gran Bretagna, con un deficit più che doppio rispetto al nostro, riesce a farsi prestare soldi ad un tasso di interesse che è meno di un terzo di quello che paghiamo noi, proprio perché la Gran Bretagna ha un rapporto debito/PIL che è circa la metà del nostro

In realtà la questione è un po’ più complicata ma in sostanza è vero: abbiamo il terzo debito pubblico al mondo.

La “complicazione aggiuntiva” è che la Gran Bretagna emette debito in una valuta, la sterlina, che viene “stampata” dalla Bank of England, così come gli … Leggi tutto