Come non si cura la povertà

Dall’inizio della storia, tanto riformatori in buona fede che demagoghi hanno cercato di eliminare od almeno ridurre la povertà tramite l’intervento dello stato. Nella maggior parte dei casi, i rimedi proposti sono tuttavia serviti soltanto ad aggravare il problema.

Il più frequente e diffuso tra questi rimedi proposti è stato semplicemente quello di togliere al ricco per dare al povero. Il rimedio ha avuto un migliaio di varianti differenti, ma in definitiva tutte giungono a questo punto. La ricchezza deve essere “condivisa”, “redistribuita”, “eguagliata”. Infatti nelle menti di molti riformatori il male principale non è la povertà, ma la disuguaglianza.

Questi schemi di redistribuzione diretta (inclusa la “riforma agraria” ed il “reddito garantito”) sono così immediatamente rilevanti per il problema della povertà che necessitano di un approfondimento distinto. Qui devo accontentarmi di ricordare al lettore che tutti gli schemi finalizzati a redistribuire od eguagliare i redditi o la ricchezza con forza minano o distruggono gli incentivi da entrambi i lati dell‘azione economica.
Devono ridurre od eliminare gli incentivi tanto all‘indiviuduo senza abilità od incapace di migliorare la propria condizione con le proprie forze, quanto all’individuo abile ed operoso che considererà poco sensato guadagnare oltre ciò che gli è permesso tenere. Questi schemi redistributivi devono inevitabilmente ridurre la dimensione della torta che sarà redistribuita. Possono solo livellare al ribasso. L’effetto di lungo termine che provocano è di ridurre la produzione e condurre all’imporìverimento della nazione.

Il problema che affrontiamo qui è che i falsi rimedi alla povertà sono quasi infiniti di numero. Un tentativo di esporre approfonditamente la confutazione di ognuno di essi sarebbe un dispendio sproporzionato in termini di tempo. Alcuni di questi rimedi errati, tuttavia, sono così largamente considerati come cure efficaci o riduzioni della povertà che se io non mi riferissi ad essi potrei essere accusato di aver intrapreso un’ampia analisi dei rimedi per la povertà ignorando alcuni dei più ovvi. Ciò che farò, come compromesso, sarà di Leggi tutto

Libertà e Sicurezza

Benché il 2012 si sia concluso con il secondo, temporaneo, salvataggio di fila dell’Unione europea, il mio consiglio rimane quello di non abbassare la guardia ma di approfittarne per continuare ad informarsi e ad agire. Lo ripeto perché non è così scontato come sembra: di solito, infatti, accade sempre l’opposto: la gente in modo caotico e poco costruttivo corre disperatamente a cercare informazioni quando si trova nei momenti più critici, compiendo spesso e volentieri anche scelte finanziarie tremendamente sbagliate (vendere titoli di Stato e azionari ai minimi, portare via i risparmi dal paese per comprare valuta straniera sui massimi), per poi tornare a rilassarsi quando la tempesta sui mercati sembra passata compiendo, al contrario, altre scelte finanziariamente sbagliate (rientrare sulle borse o continuare a comprare titoli di Stato sui massimi, lasciare i propri risparmi dove sono pensando allo scampato pericolo).

Invece i momenti migliori per informarsi e prendere le decisioni con lucidità sono quelli di relativa calma come quello che stiamo vivendo. Onde sintetizzare al meglio dove realmente siamo arrivati, e trarne le dovute azioni e conclusioni, riporto qua di seguito un articolo di Alasdair Macleod. E’ molto chiaro ed in quelle poche righe ripercorre i temi più importanti che mi sono sforzato di approfondire e divulgare con i diversi libri fin qua pubblicati (ho linkato frasi e parole dell’articolo al nostro libro che meglio di altri spiega il concetto esposto). Leggetevelo bene e pur cercando di mantenere vivo l’ottimismo non fatevi le stesse illusioni che continuano a farsi i nostri politici che ci governano. A differenza loro, che così facendo stanno solo rovinando gli inermi cittadini, prenderete in giro solo voi stessi. Sperate quindi sì per il meglio, ma non fatevi trovare impreparati qualora arrivasse il peggio: non finirà sempre così bene come è riuscito a Bernanke nel 2008 o a Draghi in questi ultimi due anni.

Infine, per citare H.L. Mencken: “L’uomo medio non vuole libertà, vuole sicurezza”. Leggi tutto

La rapina attraverso il sussidio

Questo piccolo libro UncleSamTheftsulle fallacie è stato ritenuto troppo teoretico; nonché scientifico e metafisico. E sia; osserviamo l’effetto di uno stile più superficiale, trito e, se necessario, rude. Essendo io convinto che il popolo sia stato ingannato quando si parla di protezione, mi sono sforzato di provarlo. Ma se gridare risulta più favorevole che argomentare, urliamo a gran voce “Re Mida ha le orecchie d’asino” [1].

Una rapida esplosione di parole schiette ha, molto spesso, più effetto della più educata tra le perifrasi. Ricorderete Oronte e la difficoltà provata dal Misantropo nel convincerlo della sua follia [2]:

ORONTE
Ma voi, voi lo sapete che dice il nostro patto,
E vi prego, parlate molto sinceramente.

ALCESTE
Signore, l’argomento è alquanto delicato,
E in materia di gusto noi vogliamo le lodi.
Ma un giorno, a una persona di cui non faccio il nome,
Dissi, nell’osservare i versi da lui scritti,
Che un uomo deve sempre poter padroneggiare
I pruriti che abbiamo di fare lo scrittore,
E mettere una briglia alle subite voglie
Di fare bella mostra dei nostri passatempi;
E che per frenesia di ostentare gli scritti
Ci esponiamo sovente a far brutte figure.

ORONTE
Forse che il vostro scopo è di dirmi con questo
Che ho torto di volere…?

ALCESTE
Non voglio dire questo.
Ma dicevo a quel tale che uno scritto un po’ fiacco
Annoia e tanto basta a screditare un uomo,
E che per quante doti un uomo possa avere
Vien sempre giudicato dagli aspetti peggiori.

ORONTE
Forse che sul sonetto avete da eccepire?

ALCESTE
Non voglio dire questo. Ma perché non scrivesse,
Gli facevo notare come nel nostro tempo
Questa smania ha distrutto molta gente dabbene.

ORONTE
Forse che scrivo male? Somiglio forse a loro?

ALCESTE
Non voglio dire questo. Ma infine, gli dicevo,
Che pressante bisogno avete di rimare?
Chi diavolo vi spinge a pubblicare versi?
La comparsa di un brutto libro la si perdona
Soltanto al Leggi tutto

Lavorare nel mondo sommerso | Parte I

C’è un mondo in fibrillazione ed eclissato dove negoziazioni e prestazioni d’opera hanno luogo senza la formalizzazione della documentazione richiesta dall’istituzione tributaria e sono compensate con la moneta più liquida che c’è, difficilmente tracciabile dalla macchina burocratica dello stato. Questo mondo si chiama economia sommersa. Ed è antico quanto il governo. Fa parte della natura umana, che identifica l’essere umano come un individuo che seleziona tra alternative. Davanti alla prospettiva dell’operato ispettivo degli agenti fiscali, l’uomo potrebbe scegliere il mondo sommerso.