L’influsso nefasto dei cicli economici sul diritto fallimentare (parte terza e ultima)

Fin qui, si è ampiamente illustrato il rigore sotteso alle procedure esecutive concorsuali e al diritto fallimentare in genere. Ora, resta da illustrare come, progressivamente, questo rigore nei confronti del debitore si attenui o, addiInsideBeltwayrittura, venga rinnegato e perché innovazioni simili si debbano, in ultima analisi, al ciclo economico.

Ai nostri fini, almeno per un certo aspetto, si può perfino prescindere da una teoria del ciclo: è notorio, infatti, che i cicli economici, comunque li si voglia spiegare, consistono in una fase di boom, dove viene avviata una molteplicità di progetti imprenditoriali; una fase critica, in cui emerge che gli imprenditori hanno commesso errori in massa; e una di bust, in cui le conseguenze di questi errori vengono eliminate, per quanto possibile, attraverso processi di mercato. Processi che – per quanto ci riguarda – includono la liquidazione dei complessi aziendali attraverso procedure esecutive, anche concorsuali, che mirano soprattutto al massimo recupero (al minimo danno) per i creditori.

Ora, è piuttosto evidente che l’accennato rigore delle procedure presuppone che la crisi dell’impresa sia riconducibile, in misura piuttosto netta, alla colpa dell’imprenditore, almeno in termini di imprudenza; ma il ciclo economico contraddice questo presupposto, perché l’errore e la colpa assumono caratteri sovraindividuali e pervasivi. Se interi settori appaiono contagiati da una frenesia di sviluppo, se il credito facile sembra consentire tutto a tutti, se le prospettive di redditività sono alterate in maniera analoga, si può davvero ritenere che il fallimento dell’impresa Alfa sia colpa del titolare Tizio? Non negli stessi termini rigorosi del mondo che esisteva prima del fenomeno ciclico. Un mondo in cui, dinanzi ad un fallimento, la prima domanda era se il patron fosse scappato con la cassa.

Che, rebus sic stantibus, si faccia largo un atteggiamento di maggior comprensione nei confronti del debitore insolvente, è comprensibile e anche inevitabile: il senso di giustizia non sbaglia nel ritenere che il biasimo maggiore debba ricadere su altre … Leggi tutto

La Legge (parte seconda)

La Legge è stata snaturata sotto l’influsso di due cause molto diverse: l’egoismo scaltro e la falsa filantropia.

Parliamo del primo aspetto.

Conservarsi, svilupparsi, è questa l’aspirazione comune a tutti gli esseri umani, che fa sì che se ciascuno godesse del libero esercizio delle sue facoltà e potesse disporre liberamente dei propri prodotti, il progresso sociale sarebbe incessante, ininterrotto, indubbio.

Ma esiste anche un’altra inclinazione che è comune agli esseri umani. È quella di vivere e di svilupparsi, quando ciò sia possibile, a spese gli uni degli altri. Non è questa una accusa azzardata, espressa da uno spirito triste e pessimista. La storia ce ne dà testimonianza attraverso le guerre incessanti, gli esodi delle popolazioni, le oppressioni perpetrate dalle caste sacerdotali, la diffusione universale della schiavitù, le frodi industriali e i monopoli di cui sono pieni gli annali della storia.

Questa tendenza funesta ha origine nella natura stessa dell’essere umano, in quel sentimento primitivo, universale, insopprimibile, che lo spinge verso il benessere e gli fa evitare il dolore.

L’essere umano non può vivere altrimenti che attraverso una assimilazione, una appropriazione perpetua, vale a dire una perpetua applicazione delle sue facoltà sugli oggetti, o attraverso l’esplicazione di un lavoro. Da lì la Proprietà.

Ma, nella realtà dei fatti, potrebbe vivere e godere assimilando e appropriandosi il prodotto delle facoltà dei suoi simili. Da lì l’Esproprio.

Ora, essendo il lavoro in sé stesso una pena, ed essendo l’essere umano naturalmente portato a evitare la pena, ne segue, e le vicende della storia sono là per documentarlo, che dovunque la spoliazione è meno gravosa del lavoro, essa prevale; e questo senza che né la religione né la morale possano fare gran che per impedirlo.

Quando dunque si arresta la spoliazione? Quando essa diventa più ardua e più pesante dello stesso lavoro.

È del tutto evidente che la Legge dovrebbe avere lo scopo di opporre il potente ostacolo della forza collettiva a questa funesta Leggi tutto

La Legge (parte prima)

La legge usata per fini perversi! La legge – e con essa tutte le forze collettive della nazione, – la Legge, dicevo, non soltanto sviata dal suo vero fine, ma applicata a perseguire un fine del tutto opposto! La Legge divenuta lo strumento di tutte le cupidigie, invece di esserne il freno! La Legge che compie essa stessa le iniquità che essa aveva il compito di punire!

Certamente, se il fatto sussiste, si tratta di qualcosa di grave, su cui mi è permesso attirare l’attenzione dei miei concittadini.

Noi riceviamo da Dio il dono che per noi li racchiude tutti, la Vita, – la vita fisica, intellettuale e morale.

Ma la vita non si sostiene da sola. Colui che ce l’ha donata ci ha affidato la cura di sostenerla, di svilupparla, di perfezionarla.

Per fare ciò, ci ha provvisti di un insieme di Facoltà meravigliose; ci ha immersi in un insieme di vari elementi. È attraverso la messa in funzione delle nostre facoltà in relazione a questi elementi che si realizza il fenomeno dell’Assimilazione o Appropriazione, attraverso il quale la vita compie il percorso che le è stato assegnato.

Esistenza, Facoltà, Assimilazione – in altre parole, Personalità, Libertà, Proprietà, ecco l’essere umano.

Sono questi tre aspetti di cui si può dire, al di là di qualsiasi sottigliezza demagogica, che essi sono anteriori e superiori a qualsiasi regola legislativa prodotta dagli uomini.

Non è perché gli uomini hanno promulgato delle Leggi che la Personalità, la Libertà e la Proprietà esistono. Al contrario, è perché la Personalità, la Libertà e la Proprietà sono realtà in essere che gli esseri umani hanno emesso delle Leggi.

Cos’è dunque la legge? Come ho già affermato altrove, consiste nella organizzazione collettiva del Diritto individuale di legittima difesa.

Ognuno di noi deriva certamente dalla natura, da Dio, il diritto di difendere la sua Persona, la sua Libertà, la sua Proprietà, in quanto questi sono i tre elementi Leggi tutto

Sradicare la corruzione accademica per prevenire la corruzione

Gli studi condotti nel corso degli ultimi due decenni hanno dimostrato che gli individui, a prescindere dal fatto che siano membri della élite politica (Mancuso, 1995; Allen, 2008; Pelizzo e Ang, 2008), di servizio pubblico (Bruce, 1994; Bruce , 1995; Bruce, 1998) o della società in generale hanno una vasta gamma di attitudini e le preferenze etiche spesso contrastanti. Studi condotti in questa linea di indagine hanno dimostrato che le persone etiche, le persone con valori etici, sono più produttive (Bruce, 1994), che sono meno propense a comportarsi in maniera scorretta, non etica o dannosa (Bruce, 1998), e che educare le persone all’etica è molto utile per ridurre il rischio di un comportamento improprio (Bruce, 1998).

Anche se queste analisi suggeriscono che la scuola o l’università possono promuovere il buon governo e, di conseguenza, contribuire alla lotta alla corruzione, per esempio offrendo corsi di etica e di lotta alla corruzione, gli studi sulla corruzione accademica hanno dimostrato che vi è un secondo modo in cui le università possono promuovere i valori etici e i principi del buon governo: sradicando la corruzione accademica, spesso endemica nei paesi in via di sviluppo, e fornendo agli studenti un ambiente privo di corruzione dove proseguire il loro percorso accademico e scuola e universita’ permettono agli studenti di essere socializzati in una cultura di integrità.

Vari studi hanno mostrato le credenze, i sistemi di credenze, i valori e le scelte degli studenti che sono direttamente esposti alla corruzione accademica siano profondamente e forse permanentemente influenzati da questo tipo di esperienze (Rumyantseva, 2005). E’ stato dimostrato infatti che gli studenti che hanno sperimentato direttamente la corruzione accademica hanno una maggiore tolleranza per la corruzione, sono più propensi a considerare la corruzione come un modus operandi accettabile, e siano più propensi a corrompere o ad essere corrotti.

Le analisi empiriche hanno, purtroppo, rivelato che la corruzione accademica nelle sue varie manifestazioni – regali, tangenti, contraffazione dei voti, Leggi tutto

Il ruolo dei parlamenti nella lotta alla corruzione

In linea generale, gli studiosi hanno identificato tre serie di azioni che i parlamenti e le assemblee legislative possono intraprendere per ridurre la corruzione (Pelizzo E Stapenhurst, 2014). In primo luogo, come organi legislativi, i parlamenti possono introdurre e approvare proposte legislative per regolare il finanziamento delle campagne elettorali e il finanziamento ai partiti, come anche per affrontare la corruzione e il riciclaggio di denaro.

In secondo luogo, legislature possono anche elaborare codici di condotta o codici etici per fornire ai parlamentari delle indicazioni su come siano tenuti a comportarsi, per spiegare che cosa rappresenti una condotta appropriata e per stabilire opportune sanzioni per eventuali violazioni dei codici stessi (Pelizzo e Stapenhurst, 2014) . Inoltre, legislature sono in grado di istituire comissioni etiche. cioe’ delle commissioni parlamentari il cui compito e’ quello di aiutare i parlamentari a risolvere i dilemmi etici che essi possono incontrare nel corso della loro attività legislativa e di assicurarsi che le norme contenute nei codici di condotta vengano opportunamente implementate e rispettate. Infine le legislature possono contribuire a ridurre la corruzione eseguendo in modo efficace la loro funzione di vigilanza. Chiedendo al governo a rendere conto delle sue azioni, delle sue spese e della implementazioni delle politiche publiche adottate, i parlamenti sono (o hanno il potenzialita’ di essere) la pietra angolare di qualsiasi sistema di responsabilità.

Un numero crescente di studi ha mostrato come l’efficacia con cui le legislature svolgono la loro funzione di sorveglianza – o di controllo e indiirizzo -dia un contributo significativo al miglioramento della qualità della democrazia, alla legittimità e alla stabilità dei regimi politici, e alla lotta contro la corruzione (Pelizzo e Stapenhurst, 2012) .

Un recente studio prodotto dal GOPAC ha confermato quest’ultima conclusione, dimostrando empiricamente che i paesi in cui legislature svolgono con efficacia la loro funzione di controllo e inidirizzo, godano di una migliore qualita’ democratic, sia piu’ stabili (o meno propensi alla destabilizzazione e altri simili … Leggi tutto

L’Azione Umana: il paragrafo mancante

Publichiamo la parte mancante dal paragrafo 6, capitolo XXVII, dell’edizione italiana del 1959 de L’Azione Umana di Ludwig von Mises.
Punto centrale dell’esposizione consiste nel riconoscere la corruzione come fenomeno imprescindibile dal sistema statale: abituati infatti ad intenderla come evento isolato di funzionari deviati, e dunque concausa della deriva dell’impianto democratico, dimentichiamo spesso come essa invece abbracci una casistica assai più larga e sistematica di comportamenti arbitrari ed illegittimi, anche quando operati nel pieno rispetto della normativa vigente. In un regime interventista la corruzione è infatti implicita nell’esercizio della funzione, non nella decisione particolare del funzionario.

 

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La corruzione

 

Human ActionUn’analisi sull’interventismo sarebbe del tutto incompleta senza un riferimento al fenomeno della corruzione.

Difficilmente l’interferenza dello stato nei processi di mercato, come subita dal cittadino coinvolto, potrebbe essere etichettata come qualcosa di diverso da una sequenza di confische o elargizioni. E’ la norma che ciascun individuo, isolato o come elemento di una categoria, possa essere arricchito solo a spese di altri individui o categorie; in molti casi, tuttavia, il danno imposto a un gruppo non viene affatto bilanciato dal beneficio assegnato ad altri.

Non esiste alcuna via su cui si possa esercitare in modo legittimo e morale il tremendo potere che l’interventismo mette nelle mani di parlamenti e governi. Gli apologeti dell’interventismo si illudono di poter sostituire la discrezionalità illimitata di un legislatore sommamente saggio e disnteressato, con una corte di burocrati infaticabili e scrupolosi al seguito, a quelle che essi etichettano come conseguenze “socialmente deleterie” della proprietà e degli interessi privati. Ai loro occhi, l’uomo comune è un fanciullo indifeso in urgente bisogno di un guardiano paterno per proteggerlo dalle astuzie dei malintenzionati. In nome di una più “elevata e nobile” idea di giustizia, essi rigettano qualunque nozione storica di legge e legalità: tutto ciò che essi compiono è sempre giusto poiché va a danno di chi, egoisticamente, vuol trattenere per sè quanto agli occhi di … Leggi tutto

La democrazia sta distruggendo il nostro benessere e la nostra libertà

oltre_la_democraziaSebbene quasi tutti i Paesi democratici soffrano di governi ipertrofici, di un eccesso di regolamentazione, di un livello di tassazione ormai insostenibile e di enormi debiti pubblici, sono poche le persone capaci di intravedere un nesso causale tra queste problematiche e il sistema democratico stesso. Per molti, la soluzione a tutti questi problemi consisterebbe nel rivendicare “più democrazia”, anziché il contrario.

Sono ancora troppe le persone che tendono ad identificare la democrazia con le nozioni di prosperità, uguaglianza, equità, solidarietà e libertà. Chiaramente, non vi sono prove capaci di suffragare tutto ciò. La democrazia si basa su tre principi fondamentali: il diritto di voto,  quello di accesso agli uffici e alle cariche pubbliche, e le regole di maggioranza. Tutto qui. Da nessuna parte sta scritto, per esempio, che la democrazia garantisce il diritto alla libertà di parola,  un diritto che molte persone associano alla sua idea. Né vi è alcuna ragione per cui la democrazia dovrebbe necessariamente  condurre alla prosperità.
Di fatto, i principi su cui la democrazia si regge generano dei processi  passibili di instradare una società verso lidi che si collocano esattamente agli antipodi rispetto alla vagheggiata libertà e  prosperità.
I principali, fra questi processi, sono quelli che verranno analizzati di seguito.

1) Visione di breve termine

Come Hans-Hermann Hoppe ha ben spiegato nella sua opera del 2001,  “Democrazia: il dio che ha fallito“, il processo democratico conduce ad un’alta preferenza temporale, sia tra governanti che tra i cittadini. Dal momento che i politici democraticamente eletti risultano in carica solo temporaneamente, e dal momento che questi non sono i proprietari delle risorse a loro disposizione, hanno uno straordinario incentivo nello spendere i soldi altrui in progetti che li possa rendere popolari, senza prestare tanto riguardo al futuro. Le macerie che lasciano lungo la strada, come gli enormi debiti pubblici, saranno un problema dei loro successori. Una società democratica è equiparabile ad un’auto a noleggio o … Leggi tutto

Che succede in Brasile?

Nel Salterio di David brasilevi è una strana frase: “Exultavit, ut gigas, ad currendam viam”; continua: “A summo caelo egressio eius. Et occursus eius et eius usque ad summum eius; nec est qui eius abscondat a calore eius”, che significa, liberamente tradotto: “Procede come un gigante che percorre la via. Egli viene dal cielo, dirigendosi verso l’opposto; nessuno può nascondersi dal suo calore“.

E, nell’inno nazionale brasiliano, troviamo questo verso:

” […] giace eternamente in culla splendida, al suono del mare e alla luce del cielo profondo”.

Mi sono ricordato di questi versi, che mi hanno sempre incuriosito e dell’inno nazionale grazie alle manifestazioni che si svolgono in tutto il paese, con molte migliaia di persone che scendono in piazza a protestare, chiamate a raccolta dalla straordinaria tecnologia di Internet.

Ma cosa sta succedendo in Brasile?

Sarò breve, quindi mi limiterò a rispondere a queste domande:

  1. protestano contro che cosa? e
  2. In che modo si desidera che il gigante – che simboleggia, come avrete notato, il Brasile, beatamente dormiente per 513 anni – percorra la sua strada?

Alla prima domanda è facile rispondere: le persone, specialmente i giovani della classe media, protestano contra la situazione che si è creata nel paese: questi individui hanno dichiarato guerra alla corruzione diffusa, alla classe politica in generale, alla perversa giustizia, alla PEC-37 (che rimuove il potere investigativo della magistratura), alla criminalità, al codice penale troppo clemente con i banditi, al terribile uso delle risorse rubate ai contribuenti, all’enorme pressione fiscale (in Brasile si lavora fino alla fine di maggio per pagare le imposte), alle condizioni di salute precaria, alla scarsa qualità dell’istruzione, delle infrastrutture e dei trasporti e, naturalmente, all’inflazione e ai bassi tassi di crescita economica.

Inoltre, i manifestanti, o quasi tutti, rifiutano le bandiere di partiti politici che cercano di cavalcare l’onda di rancore. Questo, a mio avviso, è il bel volto delle manifestazioni. La gente è, … Leggi tutto