Liberalismo e Socialismo: libertà e schiavitù

LiberalismoE’ sufficiente avere un minimo di dimestichezza con il pensiero socialista – nelle sue varie e variopinte manifestazioni – per accorgersi di quanto quelle posizioni che osteggiano la società libera e aperta derivino in ultima istanza da determinati assunti epistemologici. L’illusione di trasformare la società in un mondo più giusto ed equo, rivoluzionandola dalle fondamenta nel tentativo di pervenire ad una “giustizia sociale”, si fonda senz’altro su una tragica incomprensione dei capisaldi della civiltà stessa. Ne consegue, come la storia non ha mancato di testimoniare, che le diverse realizzazioni dell’utopia socialista e del suo sogno di uguaglianza siano destinate a tradursi in un incubi drammatici per le sorti dello stesso mondo civilizzato.

Nondimeno, il socialismo ha potuto prosperare sfruttando un apparente difetto dell’impianto teorico del liberalismo: il suo essere inevitabilmente asintotico, la sua impossibilità di delineare un modello definitivo da porre in essere, oltre che delle valide strategie per concretizzarlo [1]. Il pensiero liberale, quello autentico, non ha mai sognato di compiere un rivolgimento dell’ordine sociale, coll’obiettivo di pervenire ad una situazione di perfetto equilibrio stazionario. I liberali, quelli veri, non hanno mai promesso di realizzare un Paradiso terrestre, un Eden di pace, uguaglianza, fraternità, solidarietà e giustizia sociale. Invero, non hanno mai promesso null’altro che di rendere gli individui più liberi, autonomi, indipendenti e padroni di se stessi. Da ciò deriva la nota accusa di “formalismo” rivolta loro dagli intellettuali socialisti, i quali invece prospettano di rendere l’uguaglianza fra gli uomini sostanziale, dunque non solo civile e giuridica, ma anche economica e sociale. Nelle deliziose fantasie dei socialisti la società perfetta – immancabilmente quella sognata dalla medesima intellighenzia socialista – è dipinta coi colori dell’armonia, della cooperazione fra uomini, dell’amore fraterno, della vita comunitaria, dell’umanitarismo, dell’altruismo e dell’assenza di disparità socio-economiche.

È difficile resistere all’inebriante progetto prospettato dal socialismo, che infatti ha ammaliato generazioni di lavoratori, intellettuali, artisti, personaggi noti e uomini della strada. Quasi nessuno ha mostrato una … Leggi tutto

“E chi costruirà le strade?”

Pensiamoci un momento. Milioni di individui, associati tra loro, non sarebbero in grado di preparare un piano per fissare lastre di pavimentazione al fine di collegare il punto a con il punto b. No, gli individui che agiscono come imprenditori non sono in grado di scambiare tra loro per soddisfare gli interessi dei consumatori. Il processo di creazione di una strada richiede, al contrario, un monopolio territoriale che preleva coercitivamente i soldi dal pubblico. Questo monopolio deve quindi scegliere quali imprese di costruzione costruiranno le strade, la quantità di strade e la loro posizione. Chiaramente, e qui faccio del sarcasmo, lastre di pavimentazione o sentieri di ghiaia non possono certo essere lasciati ai capricci di associazione di volontariato e di scambio. E’ necessario un sistema basato sulla violenza.