I superpoteri dell’economista

Gli economisti, solitamente, non pensano di possedere dei superpoteri, ma se lo facessimo, di certo, penseremmo di avere il potere di “vedere ciò che è nascosto” così come Bastiat fece notare più di 150 anni fa. Ciò che è grandioso di questo superpotere è che ci permette di rompere le maniere convenzionali del pensare per permettere di accedere a nuovi punti di vista. Certe volte, addirittura permette di vedere cose che i supereroi presenti nei fumetti non possono.

Come molti altri, recentemente ho guardato il nuovo film di Wonder Woman. Non sono un critico cinematografico, ne tantomeno, un fanatico dei fumetti, e per questo mi astengo dal fare qualsiasi commento riguardo la qualità del film o la sua autenticità nel trasporre la storia dell’eroina. Quello che voglio commentare è uno degli aspetti chiave della trama, e ciò che significa per come noi comprendiamo il mondo, e come il super potere degli economisti di osservare l’imperscrutabile ci possa insegnare una lezione al riguardo.

Non penso che ciò che dirò dopo potrà essere definito uno spoiler, ma nel caso non abbiate visto il film, e non volete avere spiacevoli sorprese, sarebbe meglio per voi di tornare a leggere ciò dopo che abbiate visto il film.

 

Intenzioni vs Realtà

La parte centrare della trama è che Wonder Woman decide che deve porre fine alla Prima Guerra Mondiale prima che i tedeschi possano usare un gas velenoso particolarmente pericoloso per uccidere milioni di individui. Wonder Woman, che è una discendente degli dei, è convinta che la guerra stia avvenendo perché gli umani siano caduti sotto il controllo del cattivo Ares, il dio della guerra. Lei crede che lei può porre fine alla guerra uccidendo Ares. Questa sua convinzione fa si che lei creda che gli essere umani siano buoni nel profondo, ma corrotti da un dio cattivo.

Senza entrare nel dettaglio (per evitare di rovinarvi la visione, nel caso abbiate continuato a leggere … Leggi tutto

Sapete cos’è una nazione?

Il 4 luglio celebriamo qualcosa chiamato nazione, ma cos’è una nazione? Qual è la fonte delle nostre affezioni e lealtà?

Supponiamo tutti di sapere la risposta alla domanda. Ma quando si scava a fondo, scopri che non esiste un comprensione chiara. Infatti, il disaccordo su questa questione vitale è una grande fonte di divisione e di conflitti politici nel mondo di oggi.

Le divergenze di opinioni su ciò che costituisce la nazione è un aspetto del perché le affermazioni di Trump hanno un senso nei suoi seguaci, ma non nelle pagine editoriali, perché le filippiche di Elizabeth Warren (classe 1949 economista, accademica e politica statunitense) colpiscono un po’ i sensibili e gli altri stupidi, perché alcuni considerano l’aumento della destra alternativa (o l’antifa – azione antifascista) come grazia salvifica e altri lo vedono come un segno dei tempi finali.

Chiedi a te stesso: cosa credi di essere una nazione? Avete una chiara comprensione della propria fede? Indipendentemente dalla vostra politica, ma soprattutto se ti consideri un libertario, è necessario ottenere quanto stabilito.

Nel 1882, il grande storico francese Ernst Renan (1823 -1832 filosofo, filologo e scrittore francese) scrive un saggio appassionato e brillante sulla questione. Ludwig von Mises stesso ha riconosciuto questo saggio come la migliore espressione della dottrina classica liberale. Non so se qualche altro saggio ha fatto un ottimo lavoro nel trattare la questione. Lo scrisse mentre l’era della monarchia si stava avvicinando, in quanto l’ascesa della democrazia si attestava ovunque. Le ideologie come il socialismo, l’imperialismo ed il razzismo “scientifico” si sforzavano di sostituire le comprensioni del mondo politico.

Anche se rifiuti la tua tesi finale – che la percezione della nazione sia una relazione del cuore e nient’altro – si può ancora essere contestati dalla sua analisi.

Renan elabora cinque teorie tradizionali della nazione: dalla storia e dalla pratica.

Dinastia. Questa concezione ritiene che la linea di dominio della classe Leggi tutto

L’Arte della pubblicità

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Il consumatore non è onnisciente. Non sa dove ottenere al miglior prezzo ciò che cerca. Molto spesso non sa nemmeno che tipo di merce o servizio sia adatto per rimuovere nel modo più efficace lo specifico disagio che vuole eliminare. Al massimo è familiare con le condizioni del mercato del passato più recente e mette insieme un piano sulla base di queste informazioni. Il compito della propaganda commerciale è di trasmettergli informazioni sullo stato reale del mercato.

La propaganda commerciale deve essere importuna e sfacciata. Il suo scopo è di attrarre l’attenzione delle persone lente, di risvegliare i desideri latenti, di allettare le persone a sostituire con l’innovazione l’inerte adesione alla routine tradizionale. Per avere successo, la pubblicità deve venire adeguata alla mentalità delle persone corteggiate. Deve adattarsi ai loro gusti e parlare la loro lingua. La pubblicità è stridula, rumorosa, grossolana, eccessiva perché il pubblico non reagisce a dignitose allusioni. È il cattivo gusto del pubblico che forza gli inserzionisti a mostrare cattivo gusto nelle loro campagne pubblicitarie. L’arte pubblicitaria si è evoluta in una branca della psicologia applicata, una disciplina sorella della pedagogia.

Come tutte le cose pensate per soddisfare il gusto delle masse, la pubblicità è repellente alla gente di sentimenti delicati. Questa ripugnanza influenza la valutazione della propaganda commerciale. La pubblicità e tutti gli altri metodi di propaganda commerciale sono condannati come uno dei più oltraggiosi sottoprodotti della competizione senza limiti. Dovrebbe essere proibita. I consumatori dovrebbero venire istruiti da esperti imparziali; le scuole pubbliche, la stampa “imparziale” e le cooperative dovrebbero svolgere questo compito.

La restrizione del diritto degli uomini d’affari di pubblicizzare i propri prodotti restringerebbe la libertà dei consumatori di spendere i propri guadagni secondo la propria volontà e desideri. Renderebbe impossibile per loro imparare per quanto possono e vogliono lo stato del mercato e le condizioni per loro rilevanti nello scegliere cosa vogliono o non vogliono comprare. Non sarebbero più nella posizione … Leggi tutto

La bolla dei prestiti per automobili è pronta a scoppiare?

Martedì scorso abbiamo appreso che nel 2015 sono stati venduti oltre diciassette milioni di veicoli, un record nella storia degli Stati Uniti.

Mentre i media mainstream sostengono che questo record sia stato raggiunto grazie ad un miglioramento dell’economia degli Stati Uniti, ancora una volta non sono riusciti a capire una questione fondamentale: l’espansione del credito.

Quando i tassi d’interesse sono mantenuti artificialmente bassi, gli individui sono indotti in errore e spendono più di quanto nelle loro reali possibilità. Col senno di poi, scoprono che i loro errori di giudizio hanno sconvolto il loro benessere finanziario.

Questa è una lezione che il paese avrebbe dovuto imparare sin dalla crisi dei mutui subprime nel 2008. L’eccessiva creazione di credito ha portato troppi individui a comprare case, costruire case e investire nel settore immobiliare. Questo aumento artificiale della domanda ha portato ad un’impennata temporanea dei prezzi, con conseguenti pignoramenti di oltre quattro milioni di case e la scomparsa di oltre nove milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti.

Invece di imparare dagli errori del passato, la Federal Reserve ha incrementato le sue politiche espansionistiche. Dal 2009 l’offerta di moneta è aumentata di quattro mila miliardi, mentre il tasso dei fondi federali è rimasto pari o vicino allo zero per cento. Di conseguenza la bolla immobiliare è stata sostituita con diverse altre bolle, compresa quella nell’industria automobilistica.

Sin dal 2009 le case automobilistiche hanno approfittato degli oneri finanziari a buon mercato per aumentare la produzione dei veicoli di oltre il 100 per cento:

 

Fonte: OICA

 

Al fine di maggiorare gli acquisti di veicoli, sin dalla recessione del 2008 queste aziende hanno incentivato i consumatori con offerte difficili da rifiutare, come ad esempio i famigerati “liar loan” e i “no-money down loan”. Solo lo scorso anno le concessionarie hanno aumentato del 14 per cento la spesa per gli incentivi sulle vendite, e ora gli avvisi nei loro esercizi … Leggi tutto

Il Regno Unito è una “Nazione per consenso?” – I Parte

Premessa:
Lo scorso 18 Settembre in Scozia si è tenuto il referendum riguardo all’indipendenza dal Regno Unito.

Da un punto di vista libertario, le politiche che circondano entrambi gli schieramenti sono sospette. La classe mondialista dei banchieri, sempre preoccupata dal decentramento del potere, avverte di come la Scozia necessiti da Westminster di assistenza economica (leggi: welfare), forza militare e valuta. Al contempo, gli scozzesi – in larga misura socialisti – chiedono di vivere in una società più “egualitaria” amministrata da Holyrood (il quartiere di Edimburgo ove è sito il Parlamento Scozzese, ndr.) ed una nuova alleanza con i loro più illuminati “compagni di viaggio” di Bruxelles – lasciando un padrone per un altro.

Come sempre, un libertario dovrebbe concentrarsi sui primi princìpi. Il saggio del 1993 “Nazioni per Consenso: Decomporre lo Stato nazionale” di Murray Rothbard, fa esattamente questo.

Rothbard fa le domande giuste: cos’è una nazione? Cosa la rende davvero legittima? Gli Stati nazionali hanno bisogno di politiche di sicurezza comuni? Quando è permessa la secessione? Si dovrebbe permettere l’apertura dei confini e quella all’immigrazione? Come dovrebbero essere conferiti i diritti di voto e la cittadinanza? Come opererebbe, infine, un paese completamente privatizzato in maniera anarco-capitalista?

Queste sono le domande che dovremmo porci e a cui dovremmo rispondere quando dibattiamo contro lo Stato, le banche centrali e una classe politica mondiale sempre più corrotta.

Nazioni per Consenso: Decomporre lo Stato nazionale

Union JackI libertari tendono a focalizzarsi su due importanti unità d’analisi: l’individuo e lo Stato. Eppure, uno degli eventi più drammatici e significativi del nostro tempo è stato il riemergere – con forza – negli ultimi cinque anni di un terzo aspetto molto trascurato del mondo reale, la “nazione”. Quando si pensa alla “nazione” in toto, solitamente essa viene associata mentalmente allo Stato, come nel caso dell’espressione comune “Stato-nazione”, sebbene tale concetto prenda soltanto un particolare sviluppo dei secoli recenti, elaborandolo in una massima universale. Negli ultimi cinque anni, … Leggi tutto