Monopoli

Un monopolio è etimologicamente l’unica entità venditrice di un dato prodotto o dati prodotti. Sebbene possano esistere molteplici imprese, nominalmente diverse, venditrici di uno specifico bene, rendendo, da un punto di vista squisitamente etimologico, la nozione di monopolio inappropriata, tuttavia, anche esistendo molteplici attori, questi attori, tendendo all’acquisizione di quote di mercato in conseguenza di legislazioni a loro favorevoli e quindi espandendo progressivamente la loro azione di presenza nel mercato, possono essere chiamati senza reticenze monopoli. Altre denominazioni che esprimono lo stesso significato veicolato dalla parola monopolio sono: agglomerazione, conglomerato, trust, cartello.

“Ipermodernità”: la catastrofe economica Occidentale – L’età di Keynes e Bretton Woods

L’età di Keynes e di Bretton Woods (1944-1971)

La Seconda Guerra keynesMondiale sovverte completamente lo scenario geopolitico, offrendo agli Stati Uniti – che emergono come potenza egemone rispetto ad un’Europa in rovina – l’opportunità di progettare un nuovo ordine (economico) mondiale, volto ad eliminare i tre grandi mali del periodo interbellico: volatilità dei cambi, barriere doganali[1] (e nazionalismo economico in genere), squilibri eccessivi nella bilancia dei pagamenti. I rappresentanti delle Nazioni Unite [2], riuniti a Bretton Woods, vedono un solo mezzo adatto ad evitarli: la cooperazione internazionale, affidata al governo di istituzioni create ad hoc. Nascono, così, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Al primo compete la gestione del nuovo gold exchange standard, quindi delle parità che ciascuno Stato membro manterrà con il dollaro, che, rimasto unica valuta convertibile in oro [3], si avvia a diventare la moneta del mondo interno, la “liquidità internazionale” per antonomasia) [4]; inoltre, per ovviare a squilibri temporanei nella bilancia dei pagamenti, gli Stati medesimi potranno attingere alle riserve del Fondo, autorizzato a concedere prestiti a breve termine (per un massimo di tre anni) [5]. Gli interventi strutturali spettano, invece, alla Banca mondiale [6]; e in tale sede, «perfino negli anni in cui imperava l’ideologia del libero mercato [sic!], spesso si discuteva di quali potessero essere le politiche più idonee per risolvere i problemi di un determinato paese» [7].

La stessa esistenza di due istituzioni pone un problema di rapporti reciproci; e, dopo un iniziale riparto di compiti [8], si instaura, nella prassi, una netta supremazia del Fondo [9].

Invece, la promozione del libero scambio, obiettivo condiviso dalle Nazioni Unite, dovrebbe spettare ad una terza istituzione, l’Organizzazione Internazionale del Commercio (ITO); ma l’accordo istitutivo[10] non ottiene la ratifica del Congresso degli Stati Uniti, timoroso di perdere la sovranità sulla politica commerciale, sicché si deve prorogare l’accordo-ponte – il GATT, General Agreement on Tariffs and Trade[11] – raggiunto … Leggi tutto

Fate affari, non guerre

La separazione di "Questo Lato" da "Quel Lato" esiste a causa della politica. Diventa un problema economico solo perché la politica è autorizzata ad intromettersi in questioni economiche.

Anche i conservatori amano le tasse

I conservatori odiano le tasse e vorrebbero un governo limitato, vero? Beh, solo in teoria. Quando sentite un conservatore elogiare i prodotti locali e chiedere dazi contro i produttori stranieri che "fanno concorrenza sleale" stanno chiedendo esattamente il contrario: più tasse e più stato.

Il Libero Commercio: La cartina tornasole dell’economia

Ci sono un sacco di presunti capitalisti di libero mercato che gridano le lodi di una concorrenza aperta, ma quando le carte sono sul tavolo, chiedono l'intervento del monopolio, dello Stato coercitivo per impedire agli Americani di commerciare con altri paesi del Mondo Libero. Concorrenza tra Americani, ma non tra aziende Americane e aziende straniere: ecco il grido dei sostenitori dei dazi.