La qualità della moneta (parte sesta e ultima)

Un’ultima caratteristica della qualitàLo_Stato_Falsario della moneta come riserva di ricchezza sono le politiche, l’ideologia, il personale, il credito e la condizione del governo.1 Quando la situazione di bilancio del governo migliora (peggiora), il pericolo di un suo ricorso ad un peggioramento del sistema monetario è minore (maggiore) di quanto sarebbe stato altrimenti. Un peggioramento (miglioramento) del sistema monetario può consistere nell’abbandono di (ritorno a) un sistema di moneta-merce, un cambiamento nel tasso di conversione o l’accresciuto (ridotto) uso delle rotative per finanziare le spese del governo.

In effetti, un deficit di bilancio è come una “malattia della moneta” e ne riduce la qualità (Röpke 1954, pag. 142). La somma dei debiti pubblici è come un “cancro monetario” e pesa sulla qualità della moneta. In effetti, la condizione del governo può farsi molto allarmante e sorge il timore che esso cesserà di esistere, cioè che potrebbe essere travolto da una rivoluzione o essere sconfitto in una guerra.

In un sistema di moneta-segno, il fallimento o la fine di un governo significano, con buona probabilità, la fine della moneta e la rendono priva di valore. E’ la fiducia nell’economia e nelle possibilità del governo di raccogliere gettito fiscale a tenere in piedi il valore della moneta-segno. Le possibilità di gettito sono fondamentali, poiché una cartamoneta-segno è coperta dalle riserve del sistema bancario e della banca centrale, che sono in larga misura debiti del governo. Quando i debiti del governo perdono ogni valore per colpa di una fine del governo, dovuta alla guerra o alla rivoluzione, la moneta-segno perderà valore a sua volta e potrebbe cessare di esistere. Un esempio sarebbero i greenback durante la Guerra di Secessione americana. Il loro deprezzamento in termini di oro cresceva dopo le sconfitte nordiste ed era ridotto dalle vittorie nordiste (Studenski e Kross 1963, pag. 147).

Un altro esempio è l’evolversi della situazione riguardo alla valuta delle Filippine emessa dai Giapponesi durante la Leggi tutto

La leggenda dell’austerità

Molti politici e KrugmanEuroAusteritycommentatori, tra cui Paul Krugman, sostengono che il problema dell’Europa sia l’austerità, cioè un livello insufficiente di spesa pubblica.

Di solito l’argomento è il seguente: a causa di una riduzione della spesa pubblica, c’è una domanda insufficiente; questo produce disoccupazione. La disoccupazione rende la situazione ancora peggiore, poiché la domanda aggregata diminuisce ulteriormente, provocando minori entrate statali e un aumento del deficit. I governi europei, spinti dalla Germania (che non ha imparato nulla dalle politiche asseritamente disastrose del Cancelliere Heinrich Brüning) riducono ancora la spesa pubblica, tramite il licenziamento di dipendenti pubblici e la riduzione dei trasferimenti statali. Ciò comprime, a sua volta, la domanda, in un circolo vizioso di miseria senza fine. Cosa si può fare per rompere la spirale? La risposta data dai commentatori: porre fine all’austerità, dare impulso alla spesa pubblica e alla domanda aggregata. Paul Krugman arriva perfino a sostenere l’utilità della prepararazione ad un’invasione aliena, il che indurrebbe lo stato a spendere di più. Così la vulgata. Ma è vero tutto questo?

Prima di tutto, c’è davvero austerità nell’eurozona? Una persona è austera quando risparmia, cioè spende meno di ciò che guadagna. Bene, non esiste neppure un Paese nell’eurozona che sia austero. Spendono tutti più di quanto ricevono dalle entrate.

In realtà, i deficit pubblici sono estremamente alti, a livelli insostenibili, come si può vedere nel seguente grafico (deficit pubblici in percentuale del PIL). Notare: le cifre del 2012 sono quelle che i governi si augurano.

Figure1

Le cifre in valore assoluto dei deficit pubblici in miliardi di euro sono ancora più significative:

Figure2

Una buona immagine dell'”austerità” è data anche dal confronto tra spese e entrate statali (relazione tra spese e entrate pubbliche in percentuale).

Figure3Immaginate: una persona di vostra conoscenza spende il 12% in più del suo reddito nel 2008, il 31% in più del suo reddito l’anno successivo, il 25% nel 2010 e il 26% nel 2011. Considerereste … Leggi tutto