La creazione di denaro alimenta l’impennata del mercato azionario?

È vero che i cambiamenti nell’offerta di moneta costituiscono una importante fattore trainante dei cambiamenti negli indici dei prezzi delle azioni?

Intuitivamente ha senso sostenere che un aumento del tasso di crescita dell’offerta di moneta dovrebbe rafforzare il tasso di crescita dei prezzi delle azioni.

Al contrario, un calo del tasso di crescita dell’offerta di moneta dovrebbe rallentare il ritmo di crescita dei prezzi delle azioni.

Alcuni economisti seguaci della scuola di economia post-keynesiana (PK) hanno messo in dubbio l’importanza del denaro nel guidare i prezzi delle azioni (vedi, per l’illustrazione del pensiero post-keynesiano, L.Randall Wray Modern Money, Working Paper No.252 September 1998, The Jerome Levy Economics Institute). Essi ritengono che l’aumento dei prezzi delle azioni sia un incentivo a liquidare i depositi a lungo termine, rafforzando così l’offerta di moneta.

Il denaro ottenuto è poi impiegato per l’acquisto di azioni e altri strumenti finanziari. Secondo il PK, la tendenza si inverte quando i prezzi delle azioni diminuiscono. Quindi i cambiamenti nei prezzi delle azioni causano cambiamenti nell’offerta di moneta e non il contrario.

La definizione di offerta di moneta

Nel sistema monetario odierno, monete e banconote costituiscono il denaro standard, noto come contante. Ad un certo punto, parte della scorta di denaro è immagazzinata, cioè depositata nelle banche. Una volta che un individuo deposita i suoi denari in banca, sta effettuando una operazione di credito. Nel depositare i suoi soldi, non vi rinuncia mai, continua ad avere un credito illimitato nei confronti della banca ed è autorizzato a ritirarli in qualsiasi momento. Questi depositi, qualificati depositi a vista, fanno parte del denaro. Quindi, se in un’economia le persone detengono $ 10.000 in contanti, diremmo che l’offerta di moneta di questa economia è $ 10.000. Ma se alcuni individui hanno depositato $ 2,000 in depositi a vista, l’offerta totale di denaro rimarrà $ 10.000: $ 8.000 in contanti e $ 2.000 in depositi a vista – cioè $ 2,000 in … Leggi tutto

Il denaro senza valore dovrebbe lasciare il posto alla possibilità di scegliere la valuta

Per più di duecento anni, praticamente tutti i più radicali sostenitori del libero mercato hanno affermato che il denaro e il sistema bancario fossero diversi dagli altri tipi di beni e mercati. Da Adam Smith a Milton Friedman, la presunzione è stata che i mercati competitivi e la libera scelta del consumatore fossero di gran lunga migliori del controllo e della pianificazione governativa – tranne che nel regno del denaro e dell’intermediazione finanziaria.

Questa convinzione è stata portata all’estremo negli ultimi cento anni, durante i quali i governi hanno rivendicato un’autorità virtualmente assoluta e illimitata sui sistemi monetari nazionali attraverso l’istituzione di cartamoneta.


Almeno fino alla prima guerra mondiale, l’opinione generale tra gli economisti, di molti leader politici e della stragrande maggioranza dei cittadini era che nei governi non si poteva porre piena fiducia nella gestione del sistema monetario. L’abuso della stampa monetaria sarebbe sempre troppo allettante per demagoghi, gruppi di interesse speciali e politici miopi che cercano modi facili per finanziare la loro strada verso il potere, il privilegio e il vantaggio politico.

Il Gold Standard e le “regole del gioco” monetarie

Così, prima del 1914, le valute nazionali di praticamente tutti i principali paesi di quello che era chiamato il “mondo civilizzato” erano ancorate a merci scambiate sul mercato: oro o argento. Questo aveva lo scopo di mettere i soldi al di fuori della sfera manipolatoria immediata e arbitraria dei governi. Qualunque aumento di monete d’oro o d’argento presupponeva che i privati ​​ne considerassero proficua la ricerca, l’estrazione e il trasporto per poi trasformarlo in monete e lingotti e trasformare il restante in prodotti commerciali e industriali richiesti sul mercato.


Le valute cartacee controllate dai governi e dalle loro banche centrali dovevano essere emesse solo come crediti – come sostituti del denaro – per quantità di oro reale o monete d’argento depositati dai membri della società nelle banche, per la custodia e la convenienza dell’andamento quotidiano degli affari
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Gli ostacoli della banca centrale danese nel tenere ancorata la propria valuta all’euro

kroneDurante la campagna elettorale americana la Danimarca è stata menzionata un paio di volte non solo dai democratici che sono a favore di un governo più forte e di una più elevata redistribuzione del reddito, ma anche da esperti come Paul Krugman che il 16 ottobre ha scritto sulla Danimarca nella sua rubrica sul New York Times. Fortunatamente la maggior parte delle sue tesi fiscali ed economiche generali di stampo keynesiano sono state confutate da Thomas Woods e Robert Murphy nell’episodio n.6 del podcast Contra Krugman. Ma alcuni punti che riguardano la politica monetaria meritano comunque alcune considerazioni.

La moneta danese, la “corona”, nel 1982 è stata inizialmente ancorata alla forza del marco tedesco ed alla relativamente bassa inflazione della Germania. La ragione per introdurre la misura del cambio fisso fu quella di evitare l’inflazione elevata, la politica monetaria allentata e di frenare i politici danesi che fino ad allora avevano condotto il paese sull’orlo della bancarotta. La politica del cambio fisso ha ottenuto un coì ampio successo politico che è stata in vigore per 34 anni ed ancora oggi nessun altra scelta politica è presa seriamente in considerazione.

Dal momento della costituzione della BCE nel 1999 e dalla fine del marco tedesco, la corona è stata ancorata alla BCE ed all’euro.

Dall’inizio della crisi del debito europeo del 2009, la BCE ha tenuto ai minimi i tassi di interesse e per alcuni anni addirittura negativi. Così, quando il professor Krugman afferma che la politica monetaria danese è uno dei problemi per le relazioni con la Danimarca, ha ragione, ma per motivi sbagliati. I tassi di interesse sono stati fortemente abbassati sin dalla crisi finanziaria del 2008 e soprattutto dopo la crisi del debito l’anno successivo. Così la politica del cambio fisso danese oggi implementa esattamente la politica monetaria allentata, che la Danimarca volle rifuggire sin dal 1982. L’immagine sotto mostra la crescita della riserva valutaria estera e … Leggi tutto

Una modesta proposta per porre fine all’indipendenza della FED

Nel periobernankedo che va dagli anni ’80 agli anni ’90 l’opportunità della “indipendenza dalla politica” delle banche centrali divenne praticamente un dogma di fede sia dai macroeconomisti ortodossi sia dagli operatori dei mercati finanziari. Questo sviluppo fu causato da due fattori: la ricerca accademica sulle banche centrali ed il culto della personalità che crebbe attorno ai due presidenti della Fed durante questo periodo, Paul Volcker ed Alan Greenspan.

In questa decade che portò alla crisi finanziaria, il clima intellettuale era tale che chiunque avesse suggerito che la Fed avrebbe dovuto vedersi limitare o anche eliminare l’indipendenza dal Congresso sarebbe stato considerato oltre la minima ragionevolezza della discussione, per non parlare degli studiosi. Tuttavia, poiché la dolorosa e prolungata ripresa dalla Grande Depressione è proseguita a stenti, l’indipendenza della Fed dalla “politica” (sotto forma ad esempio di una legislazione di sorveglianza di vincoli e limitazioni) ha iniziato ad essere messa in dubbio dai sapientoni dell’economia e della finanza.

Poche tra le recenti proposte idonee a limitare l’indipendenza della Fed menzionano la riforma istituzionale fondamentale del modo in cui la base monetaria è creata sotto il nostro attuale regime del dollaro fiduciario inconvertibile.

Una tale riforma implicherebbe la lotta per il controllo della creazione di moneta, togliendolo ai tecnocrati non eletti della Fed e restituendolo al Congresso ed al Ministero del Tesoro. Questa riforma fu infatti avanzata durante la controversia del 2013 sull’innalzamento del limite massimo del debito.

É importante sottolineare come il progetto per la riforma monetaria si avvicini molto – nei suoi fondamentali se non nei suoi scopi – all’impianto teorico proposto da Milton Friedman nel 1948 in ambito monetario e fiscale. La componente monetaria di tale proposta si concentra nell’eliminare “sia la creazione e distruzione privata del denaro (da parte delle banche commerciali), sia il controllo discrezionale sulla quantità di moneta da parte della banca centrale”. Il primo obiettivo sarebbe raggiunto con l’implementazione del “Piano Chicago” di Henry … Leggi tutto

L’eurozona abbraccia l’elicottero monetario

Il 10 Marzo 2016, il presidente della Banca centrale europea (Bce) Mario Draghi ha fatto sorgere l’aspettativa che l’autorità monetaria potrebbe, ad un certo punto, istituire l’elicottero monetario. Quest’ultimo indica fondamentalmente una dispensa gratuita di nuova moneta, ad esempio, ai consumatori, alle imprese e agli enti del settore pubblico.

Perché la Bce vuole fare una cosa simile? Si teme che il settore bancario dell’eurozona non sia più disposto o in grado di sfornare sempre più credito e denaro. Si teme quindi che l’eurozona possa cadere nella deflazione; vale a dire in un periodo di calo dei prezzi accompagnati dal calo della produzione e dell’occupazione.

Questo, a sua volta, potrebbe mettere in pericolo l’intero euro-progetto. Alcuni economisti dicono che l’elicottero monetario potrebbe evitare un tale esito. La Bce ha solo bisogno di stampare nuova moneta e consegnarla a “chi ne ha bisogno”. La nuova moneta verrà utilizzata per l’acquisto di beni e servizi.

Questo, si dice, sosterrà i redditi nominali: porterà ad una maggiore produzione di beni e/o a prezzi dei beni più elevati.

 

Creazione di moneta, chi vince e chi perde

Le cose non sono però così semplici. Qualsiasi aumento della quantità di moneta porta ad una redistribuzione del reddito e della ricchezza tra le persone. I primi destinatari della nuova moneta possono acquistare beni a prezzi ancora invariati, mentre i riceventi successivi possono acquistare beni solo a prezzi già elevati.

I primi diventeranno più ricchi a spese di questi ultimi. Chi dovrebbe ottenere per primo la nuova moneta? E come queste dispense dovrebbero essere misurate: su una base pro capite, per reddito, o per conto in banca? Qualunque sia il criterio che verrà scelto, l’assegnazione di nuova moneta sarà un affare arbitrario.[1]

Anche se tutte le persone potessero godere allo stesso tempo dello stesso cambiamento proporzionale di loro disponibilità monetaria, esse saranno influenzate in modo differente.1 L’ultimo interesse per l’elicottero monetario è strettamente legato ai problemi creati … Leggi tutto

Contanti vietati, libertà sparita

Alcuni politici vogliono bandire i contanti, poiché a detta loro stanno aiutando i criminali. Questi sono i primi passi verso il ritiro delle banconote di grosso taglio e limiti ai pagamenti in contanti.

I fautori di tale divieto sostengono che ciò aiuterà a combattere le operazioni criminali — riciclaggio di denaro sporco, terrorismo, evasione fiscale. Queste promesse di salvezza vengono utilizzate per sensibilizzare l’opinione pubblica ad accettare una società senza contanti. Ma non vi è alcuna prova convincente che il mondo senza contanti sarebbe un posto migliore. Anche se il comportamento sbagliato è alimentato dai contanti, c’è ancora bisogno di rispondere alla seguente domanda: senza i contanti scomparirà anche il comportamento sbagliato? O coloro che si comportano in modo sbagliato troveranno nuovi modi e mezzi per raggiungere il loro obiettivo?

Prendiamo in considerazione la banconota da 500 Euro. Se la togliessimo, non si farebbe ricorso alla banconota da 100 euro? O a quella da 50 euro? E per quanto riguarda i costi imposti alla grande maggioranza delle persone rispettabili? Usando la stessa logica, non dovremmo vietare l’alcol perché alcuni non sono in grado di gestirlo in modo corretto?

 

Si tratta delle banche centrali

Il piano per limitare l’uso del contante, o di abolirlo un passo alla volta, non ha nulla a che fare con la lotta contro il crimine. La vera ragione è che gli stati (e le loro banche centrali) vogliono introdurre tassi d’interesse negativi.

Anche se le banche centrali hanno a lungo perseguito politiche inflazionistiche che svalutano il debito degli stati, i tassi d’interesse negativi offrono un nuovo e potente strumento per raggiungere questo obiettivo. Ma, per far funzionare bene i tassi d’interesse negativi, è necessario sbarazzarsi del denaro contante.

In caso contrario, i clienti nel breve o lungo termine cercheranno di evitare i costi che i tassi negativi rappresenteranno per i loro depositi bancari. Quindi i depositanti, in molti casi, accumuleranno denaro contante. Per bloccare … Leggi tutto