Pena e proporzionalità – I parte

[Questo articolo è tratto dal capitolo 13 di  The Ethics of Liberty.[1] È possibile ascoltare  questo articolo in MP3, letto da Jeff Riggenbach (in inglese). L’intero libro è in preparazione per podcast e download.]

ethics libertyPochi aspetti della teoria politica libertaria vertono in uno stato meno soddisfacente rispetto alla teoria della pena. [2] Di solito, i libertari sono stati soddisfatti di asserire o sviluppare l’assioma per cui nessuno possa aggredire la persona o la proprietà altrui; quali sanzioni potrebbero essere prese contro un tale invasore sono state, in genere, scarsamente trattate. Abbiamo avanzato il punto di vista per cui il criminale perde i suoi diritti in misura uguale a quelli di cui priva un’altra persona: la teoria della “proporzionalità”. Ora dobbiamo fare ulteriori considerazioni su ciò che tale teoria della pena proporzionale potrebbe implicare.

In primo luogo, dovrebbe essere chiaro che il principio proporzionale è considerabile come una massima pena per il criminale, piuttosto che obbligatoria. Nella società libertaria ci sono, come abbiamo detto, solo due parti in una disputa o in un’azione legale: la vittima, o querelante, ed il presunto criminale, o imputato. È il querelante che fornisce capi d’accusa alla corte contro il malfattore. In un mondo libertario, non ci sarebbero crimini contro una mal definita “società” e, dunque, nemmeno una figura come il “procuratore distrettuale” che decide su di un’accusa e poi muove tali accuse contro un presunto criminale. La regola della proporzionalità ci dice quanto un querelante possa pretendere da un imputato colpevole e niente più; essa impone il limite massimo alla pena che può essere inflitta prima che colui che infligge la pena diventi egli stesso un criminale aggressore.

Così, dovrebbe essere piuttosto chiaro che, sotto la legge libertaria, la pena capitale dovrebbe essere limitata strettamente ai crimini di assassinio. Un criminale perderebbe il suo diritto alla vita solo se ha prima tolto ad una vittima lo stesso diritto. … Leggi tutto

L’ingiustizia della “giustizia sociale”

A volte capita EveryoneHasARightTodi assistere a fatti che rappresentano pienamente l’ideologia di fondo della cosiddetta “Giustizia Sociale”. Nessuna meravigliosa critica scritta a riguardo supera l’elegante semplicità del recente lavoro di alcuni dei suoi sostenitori: mi riferisco al video pubblicato in occasione della “Giornata Mondiale della Giustizia Sociale”, nella quale gli studenti e gli insegnanti sono invitati a completare questa frase:

“Ciascuno ha diritto a _____”.

Il video è un vivace montaggio delle possibili integrazioni dell’enunciato, accompagnate da una piacevole melodia; mostra gli studenti e gli insegnanti intenti a completare l’esercizio, dando risposte che consistono in una lista dei più disparati desideri: dalla conoscenza alla giustizia, dall’amore alla compassione e dalla verità all’assistenza medica, all’educazione, all’alimentazione, all’acqua potabile, alle scarpe, al rock e roll e perfino ai lecca lecca e al gelato.

 

World Day of Social Justice

 

GlobeMed at Rhodes College’s photo project for the World Day of Social Justice. (Puoi guardare il video qui).

Alcuni di questi desideri potrebbero essere considerati, effettivamente, “diritti”, interpretando alla buona, ma, per la maggior parte di essi, si tratta di capricci veri e propri (gelati e rock and roll ad esempio). Inoltre, la qualità dei beni desiderati induce a pensare: qualsiasi cosa desiderabile è un diritto. Più cibo? È un diritto. Migliore assistenza sanitaria? Diritto. Conoscenza e compassione? Idem. Tutti diritti. Amore, cure prenatali, lecca lecca? Diritti, diritti, diritti.

Sebbene breve e semplice, il video mostra perfettamente l’attitudine che pervade le discussioni politiche moderne, in special modo quelle tra i sostenitori della “giustizia sociale”. Per tali persone, la nozione di “diritto” equivale a quella di prestazione dovuta, indicante una pretesa di qualsiasi bene o servizio desiderabile, non importa quanto futile, astratto o concreto, nuovo o vecchio. Si tratta di una distorsione linguistica atta a raggiungere questo o quel desiderio.

Infatti, poiché il programma di giustizia sociale, inevitabilmente, implica la fornitura statale di determinati beni o servizi, attraverso gli sforzi altrui, il … Leggi tutto

Diritti acquisiti

Una piccola locuzionedirittiacquisiti, sono due semplici parole, eppure così densa di significato, sia politico che economico, formidabile veicolo di emotività, oggetto di attacchi feroci e difese appassionate.

“I diritti acquisiti vanno eliminati? Sì, quelli degli altri, non i miei!”.

Questo è in sintesi il dibattito politico italiano sui tagli alla la spesa pubblica, evidentemente senza uscita. Ed è fondato tutto su quella piccola maledetta locuzione citata in apertura.

Diritto. Il richiamo è alla Déclaration des Droits de l’Homme et du Citoyen del 1789 dove curiosamente, però, non si trovano accenni a pensioni di anzianità e vitalizi dei parlamentari. Come mai? La risposta è semplice: nella dichiarazione del 1789 si parlava dei diritti negativi (diritto alla vita, alla libertà, alla proprietà, etc.), così chiamati perché lo Stato ha il dovere di non impedirne l’esercizio ai suoi cittadini.

Ma non son questi i diritti acquisiti per cui s’azzuffano in Parlamento e nei dibattiti televisivi, sono altri. Sono quei diritti a cui corrisponde una prestazione da parte di tutti gli altri; se un politico ha diritto ad un vitalizio, qualcuno lo dovrà pur pagare: noi. Siamo quelli che William Graham Sumner chiamava “gli uomini dimenticati”, costretti ad accollarci prestazioni che altri hanno deciso e su cui non abbiamo alcun potere decisionale effettivo.

Ogni tanto però siamo anche dalla parte “giusta” del processo redistributivo, siamo noi a ricevere, e quindi ci sembra che i nostri “diritti” siano sacrosanti ed intoccabili.

“Ne avevamo….. diritto! Guai a chi ce li tocca!”.

Se poi il “processo di acquisizione” di questi diritti sia stato poco limpido e questi ultimi siano privilegi parassitari poco importa. Ormai sono nero su bianco, acquisiti appunto, e quindi non si possono più toccare!

E così ci cadono dentro tutti e con il “tagliate agli altri ma non a me” si finisce per non tagliare un bel niente: altre tasse sulle spalle dell’uomo dimenticato, il contribuente.

Proviamo a … Leggi tutto