Il prezzo della moneta. Per una disamina critica della teoria dell’interesse di Keynes (parte terza)

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In momenti diversi, Keynes ha fornito definizioni del tasso di interesse, come pure descrizioni succinte, che sono utili per giungere ad una comprensione della sua analisi; forse lo scorcio più illuminante sulla teoria nel suo insieme è l’asserto che il tasso di interesse è “un fenomeno altamente psicologico”;1il suo valore attuale è governato, in larga misura, dall’opinione prevalente su quanto ci si aspetta che il suo valore sia”.2 Considerato che nessun’altra variabile economica è stata trattata secondo i metodi della matematica, impersonale ed obiettiva, quanto lo è stato l’interesse nella teoria economica e nella pratica degli affari, si resta piuttosto sconcertati all’apprendere che non c’è nulla di altro o di basso, ma che è la nostra opinione a renderlo tale.

Due definizioni possono essere riportate come aventi una natura più formale e consapevole delle altre. “Il tasso di interesse è la ricompensa per il fatto di privarsi della liquidità per un determinato lasso di tempo […] il prezzo che equilibra i desideri di detenere ricchezza in forma di contante con la quantità di contante disponibile.3 Affermazioni del genere illustrano l’argomento di Keynes, secondo cui la sua teoria non è che uno sviluppo del senso comune in materia, il prezzo del denaro disponibile, il premio che il beneficiario del prestito deve pagare al prestatore affinché questi si privi di ricchezza generica per un debito specifico, “la proporzione inversa tra una somma di denaro e ciò che si può ottenere per il fatto di privarsi del controllo sulla moneta, in cambio di un debito, per un periodo di tempo stabilito”.4 Impiegando una tecnica d’analisi prediletta, Keynes riformula la stessa frase in questi termini: “Il tasso monetario d’interesse non è nient’altro che l’eccesso, in percentuale, di una somma di denaro di cui si è pattuita la consegna differita […] rispetto a quello che potremmo chiamare il prezzo istantaneo, o Leggi tutto

Le interferenze coercitive – I parte

L’intervento dello Stato

stemma misesI tipi di intervento coercitivo in generale (di cui grande parte è l’intervento statale) possono essere classificati in tre grandi categorie:

1)     intervento autistico, quando il soggetto aggressore comanda ad alcuni individui di fare o non fare determinate cose. In questo tipo di intervento viene ristretto l’uso che l’individuo può fare di se stesso e della sua proprietà, non gli scambi con altri (ecco perché autistico). Esempi: omicidio, divieto di esprimere il proprio pensiero, o la propria fede religiosa, non poter costruire su un proprio terreno a causa di vincoli urbanistici.

2)     intervento binario, in cui chi interviene costringe l’individuo a scambiare con lui o a trasferirgli unilateralmente una risorsa. Es: servizi pubblici in monopolio, tassazione, coscrizione, manipolazione della moneta e del credito.

3)    intervento triangolare, in cui l’interveniente costringe o vieta a due individui di effettuare uno scambio. Esso può assumere due forme: controlli sui prezzi e controlli sui beni (e servizi). Es.: controlli di prezzo, licenze, controlli sui prodotti (divieto di commerciare alcuni beni, come gli stupefacenti), quote nelle assunzioni, limiti all’orario di lavoro, limiti minimi all’età lavorativa, divieto di licenziamento, fissazione degli orari degli esercizi commerciali, norme per l’accesso alle professioni, limiti alle commistioni fra banche e imprese, vigilanza sui mercati finanziari, controlli di qualità sui beni di consumo, norme per la sicurezza e la salubrità dei luoghi di lavoro, norme antinquinamento.

Tutti questi sono esempi di relazione egemonica, alternativa a quella volontaria.

 Una classificazione di tipo funzionale, basata sugli scopi dell’intervento, è invece la seguente: prelievo, efficienza, redistribuzione del reddito, stabilizzazione macroeconomica. Per una maggiore organicità e compattezza espositive (pur perdendo qualcosa in termini di rigore concettuale) di seguito verrà seguita questa classificazione.

La tassazione

La tassazione è il primo scalino nella sequenza prelievo-spesa operata dallo Stato.

I tributi sono il prelievo forzoso effettuato dallo Stato. Sono costituiti da imposte, tasse e contributi.

L’imposta è un prelievo connesso … Leggi tutto