Interferenze coercitive – VII parte

Stabilizzazione macroeconomica

stemma misesPolitica fiscale (imposte e spesa pubblica), monetaria, del cambio contro l’equilibrio di disoccupazione, la ciclicità, gli squilibri della bilancia dei pagamenti e per la crescita – politiche di domanda.

Sono le cosiddette politiche keynesiane. Secondo la teoria di Keynes[1], il sistema di mercato è instabile, vi sono periodi in cui la domanda (soprattutto di investimenti) si riduce, trascinando nella recessione o nella depressione l’intero sistema economico. La domanda determina l’offerta. Non è detto che la domanda si mantenga ad un livello tale da garantire un’offerta, e dunque un reddito, di piena occupazione. In particolare, non è detto che il risparmio disponibile si traduca in investimento, perché le due grandezze dipendono da fattori differenti: il risparmio dipende dal reddito, l’investimento dal tasso di interesse e dalle prospettive future di profitto. La crisi nasce da una caduta di fiducia degli imprenditori nelle prospettive di profitto. Se gli imprenditori sono pessimisti relativamente al futuro, dunque prevedono prospettive di profitto negative, contraggono gli investimenti (importanza delle aspettative, e in generale del fattore psicologico[2]). Questo mette in difficoltà le imprese che producono beni capitali, le quali dovranno ridurre la produzione e licenziare lavoratori, alimentando ancora di più la caduta di domanda, che ora si estende anche al settore dei beni di consumo. È la crisi: recessione o depressione. Per Keynes non esiste alcun meccanismo automatico del mercato che capovolga la tendenza e ripristini una situazione di equilibrio di piena occupazione[3].

La soluzione keynesiana è incentrata sull’intervento dello Stato: o attraverso la politica monetaria (espansiva, che aumenti la quantità di moneta in circolazione; ma in caso di “trappola della liquidità” essa è inefficace[4]); o, ed è la soluzione privilegiata, attraverso la politica fiscale: in particolare, un aumento della spesa pubblica in disavanzo[5] (lo Stato chiede in prestito risorse ai privati), per compensare la carenza di domanda privata con domanda pubblica. Essendo tale spesa pubblica un elemento autonomo della domanda, grazie al moltiplicatore provocherà un’espansione … Leggi tutto

Determinazione del prezzo e quantità scambiate – Scambio indiretto. I Parte

stemma misesSi rimuove l’ipotesi del baratto, cioè si introduce la moneta; ogni bene o servizio viene scambiato con la moneta, e viceversa. I prezzi dunque diventano prezzi monetari, calcolati in numero di unità del bene-moneta che vengono date in cambio di una unità del bene.

L’acquirente domanda il bene per l’uso diretto, cioè per l’utilità che gli arreca, o per la speculazione. Il venditore vende per l’utilità che gli arreca la moneta che riceve in cambio.

La moneta è l’oro.

Domanda

Comportamento del consumatore

L’acquirente A dispone di un dato reddito monetario. La sua scala, o scheda, di preferenze in un dato momento t è la seguente:

          non più di

1a unità  <   5 once d’oro

2a unità  <   4 oz

3a unità  <   3 oz

4a unità  <   2 oz

ciò dipende dalla legge dell’utilità marginale: ogni unità successiva apporta al consumatore un’utilità via via minore perché è utilizzata per soddisfare un bisogno necessariamente meno urgente del bisogno soddisfatto con l’unità precedente; e contemporaneamente, poiché si priva di moneta, ogni unità monetaria che gli resta ha per lui un’utilità via via maggiore. A sarà disposto ad acquistare unità del bene fino a che l’utilità (soggettivamente da lui percepita) derivante da una unità in più consumata è superiore all’utilità che gli possono apportare le unità monetarie cedute in cambio; nell’esempio ciò avviene fino alla quarta unità.

Dalla scala possiamo ricavare la tabella della domanda di A, che indica l’ammontare di unità che A consumerebbe ad ogni singolo prezzo:

 Schermata 2013-08-30 alle 15.22.09

Legge della domanda: al ridursi del prezzo aumentano le quantità domandate del bene, e viceversa, all’aumentare del prezzo si riducono le quantità acquistate.

Infatti, se il prezzo di un bene si riduce, il bene diventa relativamente meno costoso rispetto agli altri beni che il consumatore può acquistare con il proprio reddito, e dunque egli ne aumenterà le quantità acquistate. Il contrario se il prezzo aumenta: il bene diventerà

Leggi tutto

Cosa spinge in alto il PIL?

Al fine di pilconoscere lo stato di salute di una economia, la maggioranza delle persone si affida ad una statistica chiamata “Prodotto Interno Lordo” (PIL). Il quadro di riferimento del PIL guarda al valore dei beni e servizi finali prodotti in una economia in un certo arco temporale, generalmente un quarto di anno. Questa statistica è costruita in accordo con il punto di vista secondo cui ciò che guida l’economia non è la produzione di ricchezza ma il suo consumo: ciò che importa è la domanda di beni e servizi finali. Dal momento che la spesa per consumi è la parte più grande della domanda nel complesso, si ritiene generalmente che la domanda dei consumatori metta in moto la crescita economica.

Concentrandosi esclusivamente sui beni e servizi finali, il PIL dipinge un mondo fantastico in cui i beni emergono perché gli individui semplicemente li desiderano. Questo è in totale disaccordo con la realtà (che attiene al fatto se sia possibile o meno soddisfare tali desideri). Tutto ciò che importa da questo punto di vista è la domanda di beni, che darà origine immediatamente alla propria offerta. Poiché l’offerta di beni è data per scontata, questo approccio ignora completamente l’intera questione inerente le varie fasi di produzione che precedono l’emergere dei beni.

Nel mondo reale, non è sufficiente che esista la domanda di beni: bisogna anche avere i mezzi per soddisfare i desideri degli individui. I mezzi, vale a dire i beni intermedi necessari alla produzione dei ben i finali, non sono prontamente disponibili; vanno prodotti. Così, se si vuole produrre un’auto, è necessario il carbone che sarà impiegato nella produzione dell’acciaio, che a sua volta sarà impiegato in tutta una serie di altri attrezzi. Questi attrezzi saranno utilizzati per produrre altri attrezzi e macchinari e così via, fino al raggiungere lo stadio finale di produzione di un’auto. L’armoniosa interazione dei vari stadi di produzione si realizza nel prodotto finale.

L’approccio … Leggi tutto

Il filosofo – teologo: San Tommaso d’Aquino

San Tommaso d’tommasoAquino (1225-1274) fu la personalità intellettuale di maggior spicco del pieno Medioevo, colui che edificò sul sistema filosofico aristotelico, sul concetto di Legge Naturale e sulla Teologia Cristiana ispiratrice del “Tomismo”, una poderosa sintesi di filosofia, teologia e scienze umane.

Tommaso nacque aristocratico, figlio di Landolfo conte d’Aquino a Roccasecca, nel Regno di Napoli. Intraprese gli studi in età infantile con i Benedettini e, più tardi, proseguì all’Università di Napoli.  All’età di 15 anni tentò l’ingresso nel nuovo Ordine dei Domenicani, luogo per studenti e intellettuali cristiani ma ciò gli fu impedito drasticamente dai suoi genitori, che lo tennero confinato per due anni. In seguito, Tommaso si diede alla fuga per entrare nei Domenicani, proseguendo gli studi a Colonia e, infine, a Parigi, sotto il suo rinomato insegnante, Alberto il Grande. Conseguì il dottorato all’Università di Parigi e qui, e in altri importanti centri accademici europei, insegnò.

Si dice che egli fosse talmente robusto che, per prendere posto al tavolo della cena, una grossa sezione di questo dovesse essere rimossa.

Pubblicò numerosi lavori, a cominciare dal “Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo” del 1250, fino ad arrivare alla magistrale e influentissima trilogia della “Summa Teologica”, completata fra il 1265 e il 1273. Fu proprio la Summa, più di ogni altra opera, a consacrare il Tomismo come corrente principale della Teologia cattolica nei secoli a venire.

Fino a poco tempo fa, tutti gli studi di rilevanza sul tredicesimo secolo facevano riferimento a San Tommaso d’Aquino, come se l’intero secolo ruotasse attorno alla figura del frate domenicano. Oggi, del resto, sappiamo che egli fu l’artefice dello sviluppo di una lunga e prospera tradizione canonica e teologico – romana.

Non sorprende che Tommaso, così come il suo maestro Alberto Magno e gli altri teologi del secolo precedente, insistettero su una ridefinizione di “scambio”, in contrasto col sistema giuridico della libera contrattazione (fino alla presunta “laesio enormis”) e in accordo … Leggi tutto

La leggenda dell’austerità

Molti politici e KrugmanEuroAusteritycommentatori, tra cui Paul Krugman, sostengono che il problema dell’Europa sia l’austerità, cioè un livello insufficiente di spesa pubblica.

Di solito l’argomento è il seguente: a causa di una riduzione della spesa pubblica, c’è una domanda insufficiente; questo produce disoccupazione. La disoccupazione rende la situazione ancora peggiore, poiché la domanda aggregata diminuisce ulteriormente, provocando minori entrate statali e un aumento del deficit. I governi europei, spinti dalla Germania (che non ha imparato nulla dalle politiche asseritamente disastrose del Cancelliere Heinrich Brüning) riducono ancora la spesa pubblica, tramite il licenziamento di dipendenti pubblici e la riduzione dei trasferimenti statali. Ciò comprime, a sua volta, la domanda, in un circolo vizioso di miseria senza fine. Cosa si può fare per rompere la spirale? La risposta data dai commentatori: porre fine all’austerità, dare impulso alla spesa pubblica e alla domanda aggregata. Paul Krugman arriva perfino a sostenere l’utilità della prepararazione ad un’invasione aliena, il che indurrebbe lo stato a spendere di più. Così la vulgata. Ma è vero tutto questo?

Prima di tutto, c’è davvero austerità nell’eurozona? Una persona è austera quando risparmia, cioè spende meno di ciò che guadagna. Bene, non esiste neppure un Paese nell’eurozona che sia austero. Spendono tutti più di quanto ricevono dalle entrate.

In realtà, i deficit pubblici sono estremamente alti, a livelli insostenibili, come si può vedere nel seguente grafico (deficit pubblici in percentuale del PIL). Notare: le cifre del 2012 sono quelle che i governi si augurano.

Figure1

Le cifre in valore assoluto dei deficit pubblici in miliardi di euro sono ancora più significative:

Figure2

Una buona immagine dell'”austerità” è data anche dal confronto tra spese e entrate statali (relazione tra spese e entrate pubbliche in percentuale).

Figure3Immaginate: una persona di vostra conoscenza spende il 12% in più del suo reddito nel 2008, il 31% in più del suo reddito l’anno successivo, il 25% nel 2010 e il 26% nel 2011. Considerereste … Leggi tutto

Hayek e Keynes: ricette a confronto

Quello che ci proponiamoTigerTailDebates di fare in questo breve saggio è di analizzare il modo in cui Hayek da un lato e Keynes dall’altro, credono si possa uscire da un periodo di difficoltà economica.

Non è nostra intenzione, in questa sede, procedere ad una completa esposizione del ciclo economico austriaco e della teoria generale; più nello specifico ci domanderemo: come si ponevano i due autori di fronte ad una situazione di grave crisi, di estesa “disoccupazione” dei fattori produttivi (da intendere, quindi, sia come disoccupazione dei lavoratori, sia come largo inutilizzo di beni capitali; quindi capannoni non utilizzati, macchinari acquistati ma che non hanno modo di esser impiegati, ecc.)?

Logica vuole che, se diverse sono le cornici teoriche, altrettanto diverse saranno anche le ricette proposte per uscire dalla crisi.

La ricetta di Hayek è, in effetti, il corollario della sua spiegazione della crisi: se la crisi è il risultato di una politica del credito facile, consona a rendere convenienti investimenti in settori che, senza quel tipo di politica, non lo sarebbero stati; e se tale espansione creditizia ha spinto le imprese ad usare fattori di produzione in modo, quantomeno, “azzardato” (dando luogo a malinvestments, cattivi investimenti), allora, di conseguenza, si uscirà dalla crisi liquidando queste spregiudicate iniziative economiche.

È la politica monetaria ad esser sotto accusa: gli incentivi da essa forniti hanno prodotto forti distorsioni del sistema produttivo; tipici, anche per quel che riguarda la crisi dei nostri giorni, sono i malinvestimenti nel settore edilizio.

la spiegazione vera (seppur non verificabile) di uno stato di disoccupazione generalizzata, fa discendere questa situazione da una discrepanza tra la distribuzione del lavoro (e degli altri fattori della produzione) nelle industrie e la distribuzione della domanda fra i prodotti ottenuti impiegando tali fattori. Questa discrepanza è provocata da una distorsione del sistema di prezzi e salari relativi, e può essere corretta solo mediante un cambiamento di queste relazioni, facendo sì che prevalgano quei

Leggi tutto

Economia e cittadini

L'economia non deve essere relegata nelle aule scolastiche e negli uffici statistici o lasciata ai circoli esoterici: essa è filosofia della vita umana e dell'azione e interessa tutti e tutto; è l'essenza stessa della civiltà e dell'esistenza dell'individuo. Menzionare questo fatto non significa indulgere nella spesso derisa debolezza dello specialista che sopravvaluta l'importanza della propria disciplina: non gli economisti ma tutte le persone assegnano oggi questo posto di rilievo all'economia.

Assicurazione sanitaria pubblica

E così la nostra reale crisi medica è stata il prodotto del massiccio intervento governativo, statale e federale, per tutto il secolo; in particolare, un rafforzamento artificiale della domanda accoppiato ad una restrizione artificiale dell’offerta. Il risultato è stato un’accelerazione dell’aumento dei prezzi e il deterioramento della cura dei pazienti. E in seguito la sanità pubblica potrebbe facilmente arrivare alla situazione di cui si vanta l’Unione Sovietica: tutti hanno diritto all'assistenza sanitaria gratuita, ma non vi sono, in effetti, nessuna medicina e nessuna cura.

Acqua e scienza economica

L’acqua è il pilastro basilare della Vita. Ogni forma di vita richiede acqua, la quale è soggetta a una domanda straordinariamente alta. Tutti gli esseri viventi sono in continua competizione per la ricerca di acqua fresca, potabile e salutare, esseri umani compresi. La maggior parte dell’accesso umano a questa risorsa vitale è fornito dal governo. I governi locali sono, solitamente, responsabili dell’offerta di acqua e della sua distribuzione. Sebbene vi siano ancora persone che attingono l’acqua necessaria alle sorgenti naturali, questa non è più la norma, poiché oggi l’acqua è solitamente disponibile direttamente in città. La maggior parte dei governi mette in piedi un’azienda monopolista, “l’Agenzia dell’Acqua” solitamente. Questo significa che non vi è concorrenza nel sistema di distribuzione di acqua potabile.

La ragione dietro il controllo governativo dell’offerta d’acqua sta nel desiderio che questa, poiché parte fondamentale e necessaria della nostra vita, sia accessibile a tutti. Il sistema funziona finché non vi è carenza d’acqua; a quel punto il governo interviene brutalmente, al fine di “salvare la baracca”.

Quando non c’è abbastanza acqua per gli usi quotidiani, c’è bisogno di dire ai cittadini di usarne meno. Ci sono due modi per fare questo; uno pacifico e l’altro violento.

Risoluzione Pacifica

Il libero mercato fornisce la migliore soluzione al problema idrico. Poiché l’offerta di acqua è scesa, mentre la domanda è rimasta la stessa, la legge della domanda e dell’offerta deve essere soddisfatta attraverso un prezzo più alto. Questa naturale reazione del mercato si chiama “sistema dei prezzi” ed è essenziale per avere un’economia sana e forte.

Quando i prezzi aumentano, tutti sanno che qualcosa è cambiato e che quindi anche le abitudini devono cambiare. Poiché i prezzi sono cresciuti, laddove facevamo una doccia di 15 minuti, ora ne facciamo una di 5. La vita va avanti, gli esseri umani sanno adattarsi. Nessun incaricato del Ministro dell’Acqua è necessario per dirci che è in corso una siccità. Il prezzo crescente … Leggi tutto

Il mistero delle coppie marginali – seconda parte

Continuiamo nella lettura del pezzo di Daniel James Sanchez e vediamo come viene stabilito, in un mercato in cui ci sono contemporaneamente tanti compratori e tanti venditori, il prezzo di mercato di beni e servizi. Infine viene presentata la risposta a una domanda molto comune:”perchè abbiamo bisogno di un sistema di prezzi di mercato?”. Non si possono distribuire i beni prodotti secondo un altro sistema?

Concorrenza bilaterale

Ovviamente le dinamiche di mercato reali hanno diversi compratori e venditori. Quindi è importante comprendere come funziona la concorrenza bilaterale.

Con così tanti fattori implicati, la concorrenza bilaterale potrebbe sembrare troppo complicata per essere compresa. Ma non preoccupiamoci; non è così difficile una volta che viene spiegata. Dobbiamo però lasciar perdere i nomi divertenti. I compratori si chiameranno B1, B2, etc. mentre i venditori saranno S1, S2, etc.

Dieci compratori, tutti alla ricerca di un cavallo incontrano 8 venditori, ognuno con l’intenzione di vendere un cavallo.

Questi sono i dieci compratori , con il loro massimo prezzo d’acquisto:

Compratori Massimo prezzo d’acquisto
B1 $30
B2 $28
B3 $26
B4 $24
B5 $22
B6 $21
B7 $20
B8 $18
B9 $17
B10 $15

E questi i venditori, con il loro minimo prezzo di vendita:

Venditori Minimo prezzo di vendita
S1 $10
S2 $11
S3 $15
S4 $17
S5 $20
S6 $21.10
S7 $25
S8 $26

Prima di tutto possiamo dire che, al massimo, solo otto scambi potranno avvenire, perchè ci sono solo otto cavalli da vendere. Quindi solo otto dei dieci compratori potranno acquistare il cavallo.

Inoltre, sappiamo che saranno gli 8 compratori disposti a pagare di più, se ci riusciranno, a comprare i cavalli, perchè possono superare le offerte degli altri due compratori.

Supponiamo che B5  inizi l’asta annunciando che è disposto a pagare $13 per un cavallo. … Leggi tutto