Non abbiamo bisogno di “Spiriti Animali” per capire l’economia

animal_spiritsUn articolo pubblicato recentemente su The Week, intitolato “Come possiamo liberare spiriti animali positivi nell’economia? Cambiando il racconto”, fornisce un chiaro esempio di cosa non va nella comune percezione dell’economia e perché i moderni approcci economici, avendo l’obiettivo di rimediare ai difetti “identificati” da tale percezione, siano fallaci nello spiegare qualunque fenomeno importante.

Il titolo dell’articolo, scritto da John Aziz, forse è sufficientemente indicativo, ma diamo uno sguardo più approfondito agli assunti ed alle asserzioni contenute nei primi due paragrafi – e a come esse si applichino (qualora possibile) all’economia. Scrive Aziz:

L’economia è una scienza difficile. Le persone sono complicate – hanno diversi (nonché instabili) desideri, reagiscono differentemente agli eventi e vedono il mondo in vari modi. I mercati sono complesse interazioni fra milioni di queste diverse persone”.

 Sembra che Aziz trovi estremamente problematico per l’economia che gli individui abbiano desideri diversi. Ciò è certamente un problema per una scienza che cerchi di capire o predire quei desideri. In tal senso dunque, mi sento senz’altro dispiaciuto per quegli psicologi che si occupano di tali questioni. Come economista, però, è difficile rimanere perplessi da quelle affermazioni. Piuttosto, si tende a provare eccitazione riguardo le “complesse interazioni” citate da Aziz. È proprio lì che nasce l’interesse – ovvero come i fenomeni sociali si manifestino a causa delle indipendenti azioni individuali, in concerto, ed all’interno di una struttura istituzionale. Ecco di cosa si occupa l’economia. Proseguendo nell’articolo:

 Sotto questo aspetto, capire l’economia richiede una comprensione delle motivazioni umane. Le persone investono e spendono denaro (o al contrario lo risparmiano) per soddisfare determinati desideri ed obiettivi come ad esempio fare profitti, mettere da parte un gruzzolo o semplicemente per acquisire beni e servizi ritenuti utili. A volte queste decisioni economiche sono razionali. Altre volte, istinti come l’avidità (durante un boom economico) e la paura (durante e subito dopo una crisi) possono offuscare la nostra razionalità”.

Nel migliore dei … Leggi tutto

Henry Hazlitt, ovvero elogio della semplicità in economia.

Pubblichiamo di seguito la prefazione al testo “The Inflation Crisis and How to Resolve It” di Henry Hazlitt, ad opera di Filippo Martini; seguirà, a cadenza regolare nelle prossime settimane, la pubblicazione integrale del volume. Ad arricchire la capacità di sintesi e chiarezza espositiva di Hazlitt si aggiunge, dunque, il prezioso punto di vista di un traduttore competente tanto in materia di studi economici che finanziari, settore chiave nella fase del ciclo economico che oggi stiamo vivendo.

Mises Italia

PREFAZIONE

Diceva Ludwig Von Mises: “Good Economics is simple economics”.hazlitt Mai frase fu giudicata più infelice dall’accademia economica cosiddetta mainstream.

Per chi, come me, ha fatto studi economici a livello universitario l’unica cosa semplice sembrano essere i titoli dei volumi; e non sempre. Nel secolo scorso sembra esserci stata una corsa alla complicazione teoretica di questa scienza, che ha portato, come in altri campi, ad una frustrante auto-referenzialità accademica.

Ma la conseguenza peggiore di questa complicazione è costituita dall’innesto posto nelle giovani menti che la studiavano, portate a credere, più o meno fermamente, che se la spiegazione non risulta incomprensibile ai più e densa di metodo matematico, ecco, questa non ha il valore né la struttura per sostenere eventuali tesi contrarie.

Vecchia e nuova complessità

Senza scendere in testi universitari specifici, pensiamo alla differenza che intercorre tra il famoso “The Wealth of Nations” di Adam Smith, del 1776 [1], ed un importante lavoro di economia contemporanea (chiamiamolo così).

Per quanto possa risultare di difficile comprensione a causa del linguaggio arcaico, superato che abbiamo questo ostacolo risultano immediati al lettore gli obiettivi che Smith cerca di raggiungere. I metodi che utilizza per raggiungerli nella maggior parte dei casi sono altrettanto semplici; e, quando non lo sono, vengono correlati da esempi immediati (si pensi al famoso aneddoto sui mestieri, o alla fabbrica di spilli).

Si potrebbe obiettare a tali affermazioni ricordando la sua antiquata verbosità e di come … Leggi tutto