Omaggio ai lettori: il poster della Scuola Austriaca.

mises ubiratanRiceviamo, e molto volentieri pubblichiamo, un omaggio proveniente direttamente dal Mises Institute in Auburn: il poster in italiano dei principali economisti di Scuola Austriaca, ricavato dall’originale in vendita presso il Mises Store. Ciascuno dei sei soggetti ha riportata in calce la sintesi del proprio contributo alla teoria austriaca ed alla battaglia d’idee per la libertà dell’individuo.

Il poster è liberamente scaricabile tramite link a fondo articolo. Coloro che desiderassero la versione ad alta definizione (formato .psd, 19.3 Mb, 4500×3000 px), ad esempio a fini di stampa su supporto fisico, potranno senz’altro inoltrare richiesta tramite il nostro indirizzo e-mail.

Un grazie di cuore a Dante Bayona, summer fellow al Mises Institute in Alabama, che assieme ad altri amici ha curato la traduzione in diverse lingue.

 

Sacrica il poster (formato .jpeg, 4.9 Mb, 4500×3000 px)

 

 

 

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Pianificazione, scienza e libertà – II Parte

[Nature, no. 3759 (novembre 15, 1941), p. 581–84]

planningQuesto conflitto sui metodi corretti per il raggiungimento dello studio della società è vecchio, e solleva problemi estremamente complessi e difficili. Ma siccome il prestigio di cui gli scienziati della natura godono nei confronti del pubblico è spesso usato per gettare discredito sui risultati dell’unico sforzo sistematico e sostenuto per aumentare la nostra comprensione dei fenomeni sociali, questa disputa è una questione di sufficiente importanza da dover rendere necessario, in questo contesto, spendere alcune parole al riguardo.

Se ci fossero ragioni per sospettare che gli economisti persistano lungo la loro strada solamente per abitudine ed ignoranza dei metodi e delle tecniche che si sono mostrati così formidabilmente di successo in altri campi, allora dovrebbe essere messa seriamente in discussione la validità dei loro argomenti. Tuttavia, sono stati presentati per più di un secolo tentativi di progredire nel campo delle scienze sociali tramite una riproduzione più o meno fedele dei metodi usati nel campo delle scienze naturali.

Le stesse obiezioni mosse contro gli economisti “deduttivi”, le stesse proposte di rendere tale campo in ultima istanza “scientifico” e, dobbiamo aggiungere, gli stessi tipici errori e sbagli ingenui a cui gli scienziati naturali sembrano essere propensi, quando si avvicinano a questo campo, sono stati ripetuti e discussi più e più volte da successive generazioni di economisti e sociologi e non hanno condotto da nessuna parte. Tutti i progressi che sono stati raggiunti nella comprensione dei fenomeni sono venuti dagli economisti che hanno pazientemente sviluppato una tecnica che è andata oltre ai loro problemi particolari. Ma nei loro sforzi, essi sono stati costantemente scherniti da famosi fisici o biologi che si pronunciavano nel nome della scienza in favore di schemi o progetti che non meritavano di essere presi seriamente in considerazione. Era esprimendo una comune esperienza di tutti gli studenti dei problemi sociali quando un sociologo americano recentemente si è lamentato del fatto che … Leggi tutto

A cosa servono gli economisti?

Pare che la maggioranza degli economisti sia fortemente convinta della propria superiore intelligenza e si prenda troppo sul serio. In una lettera aperta del 22 luglio 2001 diretta a Joseph Stiglitz, Kenneth Rogoff ha messo la questione in chiaro. “Uno dei miei racconti preferiti di quel tempo è quel pranzo insieme a te e al tuo ex collega, Carl Shapiro, in cui voi due discutevate e se Paul Volcker meritasse il vostro voto per ottenere una cattedra a Princeton. A un certo punto, ti sei girato verso di me e mi hai chiesto, “Ken, tu hai lavorato per Volcker alla Fed. Dimmi, è davvero intelligente?” Ho risposto una cosa del tipo, “Beh, è sicuramente il più grande Presidente della Federal Reserve del XX secolo.” Al che tu hai replicato, “Ma è intelligente come noi?”

– Satyajit Das.

A che servono i giorni, si chiedeva Philip Larkin. La sua risposta è: i giorni sono dove viviamo. Dove possiamo vivere se non nei giorni?

Ah, per sciogliere questo indovinello
il prete e il dottore
nei loro sottanoni
corrono come pazzi.

A cosa serve l’economia? Potremmo allora chiederci noi, dato lo spettacolare fallimento di questa professione nell’avvertirci prima dell’incombente crisi finanziaria e nell’identificare una qualche sensata soluzione pratica per uscirne. J.K. Galbraith ha dato una delle migliori risposte:

L’economia è estremamente utile come forma di impiego per gli economisti.

Ma la definizione di P.J.O’Rourke è probabilmente migliore: l’economia è la disciplina scientifica del non avere la più pallida idea di quello di cui stai parlando. E c’è un grande dibattito sull’uso dell’aggettivo “scientifica.”

È proprio quell’aggettivo che dà origine al problema principe di questa disciplina. Non è una scienza o almeno non è una scienza che verrebbe ritenuta tale da un qualsiasi scienziato con un minimo di amor proprio. Eric Beinhocker, nel suo eccellente libro “The Origin of Wealth” ci dice che l’economia moderna è nata dal fatto che il francese Leon Walras … Leggi tutto

A volte ritornano – documento degli economisti 2011

Preparate salatini e pop corn che iniziamo la lettura
Per un cambiamento della  politica economica in Italia ed Europa che rilanci domanda,
 sviluppo e occupazione
In questi ultimi dieci anni i governi italiani hanno beneficiato di tassi di interesse ridicolmente bassi per rifinanziare il debito pubblico. Invece di approfittarne per sistemare i conti, i governi si sono comportati in maniera irresponsabile (avevate dubbi?) ed hanno fatto esplodere il debito pubblico (era circa 1300 miliardi nel 2000, ora è di circa 1900).
E questi economisti chiedono un cambiamento “che rilanci la domanda”. Scommettiamo che la ricetta è che lo Stato la rilanci a suon di debito pubblico ed il ruolo della BCE sarà quello di stampare denaro fresco e comprarselo per non far alzare lo spread?
In questo difficile momento il paese ha bisogno di un governo autorevole che agisca con determinazione sia all’interno che nel quadro europeo e globale. Pur non nascondendo le gravi responsabilità che competono a buona parte della classe dirigente nazionale per non aver saputo attuare politiche che favorissero lo sviluppo del paese, la stagnazione dell’economia italiana nell’ultima decade trova la sua principale spiegazione nell’ambito del contesto macroeconomico europeo, e in particolare nell’assenza, nella costruzione dell’Unione Monetaria, di un quadro di politiche fiscali e monetarie coordinate volte alla crescita, alla piena occupazione, all’equilibrio commerciale fra gli stati membri, e a una maggiore equità distributiva nei paesi e fra i paesi.
Nell’ultimo decennio l’Italia è praticamente ultima al mondo per crescita economica: tutte le altre nazioni europee hanno fatto molto meglio. Ora volete venirmi a dire che la colpa non è della vergognosa classe politica che ha governato in Italia in questi anni ma del contesto macroeconomico europeo? E perchè noi abbiam fatto peggio degli altri mentre per anni i nostri politici hanno sostenuto il contrario?
La crisi europea e il suo aggravamento, in particolare con l’attacco ai titoli del debito pubblico italiano,
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