Austriaci e analisi economica del diritto

stemma misesL’Analisi Economica del Diritto (Economic Analysis of Law o Law and Economics) ha la sua origine nell’Università di Chicago negli anni Sessanta del Novecento, e influenza profondamente il pensiero giuridico contemporaneo.

Un’importante branca di tale disciplina è la teoria economica dei diritti di proprietà, che studia il rapporto intercorrente fra economie esterne e diritti di proprietà nell’ambito delle transazioni di mercato. Essa ha avuto un notevole sviluppo nell’ultimo trentennio negli Stati Uniti per opera di giuristi come Richard Posner e di economisti come Harold Demsetz e Ronald H. Coase.

L’analisi economica del diritto cerca di offrire una soluzione all’indeterminatezza in cui la teoria del diritto si era venuta a trovare a seguito delle stringenti critiche che il realismo giuridico americano aveva mosso ai suoi fondamenti teorici. Il tentativo di conferire nuovamente al diritto un soddisfacente grado di scientificità viene effettuato applicando a esso l’economia (rectius: la microeconomia), e in particolare utilizzando il criterio di efficienza economica quale principio fondamentale da cui ricavare le norme giuridiche ottimali.

Le premesse metodologiche dell’AED sono quelle della tradizione neoclassica: gli individui sono esseri razionali che tendono a massimizzare la propria utilità.

La massimizzazione del benessere può essere conseguita introducendo regole giuridiche che, modificando i costi di transazione, contribuiscono al raggiungimento delle soluzioni più efficienti. In particolare, i giudici e il sistema giuridico devono assegnare i diritti di proprietà come avrebbe fatto il mercato se non fossero esistiti costi di transazione. Gli strumenti giuridici dunque devono mimare il mercato, interferendo con i diritti di proprietà con l’obiettivo della massimizzazione della ricchezza. Il diritto, modificando i prezzi relativi, influenzerà i comportamenti dei soggetti. Il diritto dunque diventa un insieme di incentivi rivolti ai consociati. Le norme giuridiche devono essere valutate in base ai comportamenti (modificati) che i soggetti tengono (in conseguenza degli incentivi che hanno ricevuto dalle norme).

Il punto d’appoggio è rappresentato dal teorema di Coase[1]. Esso è un problema … Leggi tutto

Le interferenze coercitive – II parte

Spesa pubblica e legislazione

 stemma misesCon le risorse prelevate coercitivamente dai privati lo Stato effettua una serie di spese: paga gli stipendi dei funzionari pubblici, acquista beni (tavoli, penne, carta, termometri ecc.) necessari per l’erogazione di servizi pubblici, effettua trasferimenti a individui. La spesa pubblica può essere suddivisa in due grandi categorie: trasferimenti e impiego di risorse (es. imprese pubbliche). Nei primi lo Stato sussidia privati individui che decidono autonomamente come impiegare quelle risorse; nei secondi i beni e le risorse sono usate direttamente dallo Stato per produrre beni o servizi.

L’altro grande strumento di interferenza statale nell’economia è rappresentato dalla normazione, costituzionale, primaria e secondaria, che può modificare l’allocazione delle risorse senza intermediare queste direttamente, come invece avviene nella modalità precedente, caratterizzata dalla sequenza prelievo-spesa pubblica.

 Efficienza

 L’intervento statale qui analizzato si origina dalla premessa secondo cui il mercato in alcune circostanze non sarebbe in grado di allocare le risorse nella maniera più efficiente, realizzando quantità prodotte subottimali (in difetto o in eccesso), danni ai beni ambientali, monopoli, consumi distorti, asimmetrie informative.

Per affrontare i primi due aspetti è opportuno esaminare preliminarmente il concetto, proposto dalla teoria convenzionale, di esternalità. L’esternalità è l’effetto esterno (positivo o negativo) che l’azione di un soggetto fa ricadere su altri soggetti. Esempi di esternalità negative sono l’inquinamento, i fumi, i rumori, una malattia contagiosa; esempi di esternalità positive sono i ‘beni pubblici’, o un bosco che diffonde aria pulita in una vallata o evita l’erosione del suolo. Nel caso delle diseconomie esterne vi sono costi non pagati dal produttore, e dunque l’attività produttiva non sarebbe ottimale, ma superiore a quella ottimale. In caso di economie esterne, vi sono benefici non retribuiti al produttore che li ha generati, e dunque la produzione sarebbe sub-ottimale, cioè inferiore a quella che apporta il massimo benessere.[1]

 Beni pubblici (o collettivi)

I public goods sono i beni la cui utilità è goduta collettivamente, non individualmente, cioè sono caratterizzati … Leggi tutto

Spazio ai privati!

Inizialmente, la conquista dello Spazio fu appannaggio statale: il primo razzo fu un V2 modificato, costruito dalla Germania nazista e lanciato dagli Stati Uniti. In questa “corsa allo Spazio” si è aggiunta l’Unione Sovietica con il primo satellite artificiale, lo Sputnik, e il primo uomo, Yurij Gagarin.

Nel 1969 gli Stati Uniti sbarcarono sulla Luna, dopodiché fu un continuo lancio di satelliti spia, stazioni spaziali e Space Shuttle. Il comune denominatore era uno soltanto: tutto era gestito da agenzie pubbliche.

Ma oggi racconterò una storia diversa da quella delle agenzie americane o del programma spaziale sovietico; tutto comincia nel luglio del 1962 quando, da Cape Canaveral, parte un razzo della NASA con un carico molto particolare: si chiama Telstar ed è il primo satellite privato lanciato nello Spazio.

Il Telstar era un satellite per telecomunicazioni che permise la prima mondovisione, trasmettendo immagini televisive da una parte all’altra dell’Atlantico. Fino ad allora l’interesse dei privati allo Spazio era limitato alle forniture alle agenzie pubbliche ma, dopo il 1962, il focus si spostò sullo Spazio stesso, ora sfruttabile commercialmente.

Dopo il Telstar furono lanciati tantissimi satelliti privati, non solo per le telecomunicazioni ma anche per la cattura di fotografie satellitari (quelle usate, ad esempio, da Google Maps), per lo sviluppo di previsioni del tempo e per molti altri scopi.

L’avvento degli anni ’90 portò grandi rivoluzioni in questo campo: il 5 aprile 1990 fu il turno di Pegasus, il primo razzo interamente finanziato da privati, capace di portare in orbita due carichi fino a un peso totale di 443 chilogrammi ad un prezzo di soli 6 milioni di dollari. Da allora, il Pegasus ha effettuato 40 missioni, di cui 37 con esito positivo.

Il 1990 ha segnato un’ulteriore grande novità nell’industria aerospaziale: il 2 dicembre Toyohiro Akiyama raggiunse la MIR (la stazione spaziale russa) diventando il primo turista pagante dello Spazio. Per la precisione, il suo viaggio costò ben 28 milioni

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La Giustizia dell’Efficienza

Il problema centrale hoppe puzzledell’economia politica è quello di organizzare la società in modo da promuovere la produzione di ricchezza; la filosofia politica, invece, si occupa della “giustizia” dell’ordine sociale.

La prima questione concerne problemi di efficienza: quali mezzi sono appropriati per ottenere uno specifico risultato, in questo caso la ricchezza?

La seconda questione esce dal regno delle cosiddette scienze sociali. Si chiede se il fine che l’economia politica assume possa essere giustificato come tale e, di conseguenza, se i mezzi che l’economia politica raccomanda possano essere intesi come mezzi efficienti per giusti fini.

Di seguito presenterò una giustificazione a priori per la risposta positiva: i mezzi raccomandati dall’economia politica sono mezzi efficienti per giusti fini.

Inizierò descrivendo i mezzi raccomandati dall’economia politica e spiegherò. sistematicamente, come tutta la produzione di ricchezza ottenuta dall’adottarli sia più grande di quella prodotta scegliendo altri mezzi. Poiché il mio primo obiettivo è quello di dimostrare la giustizia dell’uso dei mezzi per la produzione di ricchezza, la mia descrizione e spiegazione dell’efficienza economica sarà estremamente breve.

L’economia politica inizia dal riconoscimento della scarsità: è solo perché non viviamo nel Giardino dell’Eden che abbiamo a che fare con problemi di efficienza economica. Secondo l’economia politica, il mezzo più efficiente, quantomeno per alleviare, se non superare, la scarsità, è l’istituzione della proprietà privata. Le regole sottostanti questa istituzione sono state correttamente identificate, in gran parte, da John Locke. Esse sono le seguenti: ogni persona possiede il proprio corpo così come i beni scarsi che utilizza con l’aiuto delle proprie facoltà fisiche prima di chiunque altro. Questa proprietà implica il diritto di impiegare i beni scarsi in qualunque modo si reputi adatto fintanto che, così facendo, non si aggrediscano le proprietà altrui, vale a dire fintanto che non si cambi senza invito l’integrità fisica della proprietà di un’altra persona o si determini un altro controllo su quella proprietà senza il suo consenso. In particolare, quando un … Leggi tutto