Free Banking

Human ActionL’atteggiamento dei governi europei e dei loro Stati satelliti, in merito al settore bancario, è stato poco sincero e mendace fin dall’inizio. La falsa premura per il welfare nazionale, per il pubblico in generale (e per le povere masse ignoranti in particolare) è stata una semplice cortina di fumo. I governi volevano inflazione ed espansione creditizia, volevano boom economico e denaro a buon mercato; quegli americani che per due volte riuscirono ad eliminare la banca centrale erano ben consci dei pericoli di tali istituzioni: il loro solo peccato fu quello di non riuscire a vedere come il male che avevano combattuto si presentasse in ogni interferenza governativa nell’attività bancaria. Oggigiorno, anche lo statalista più bigotto non può negare che tutti i presunti mali del free banking siano ben poca cosa al confronto dei disastrosi effetti delle tremende inflazioni che le banche privilegiate e controllate dallo Stato attuano.

Che i governi interferirono con l’attività bancaria allo scopo di ridurre l’emissione di mezzi fiduciari e prevenire l’espansione creditizia è una favola. I governi furono guidati, al contrario, dalla sete di inflazione ed espansione creditizia: diedero privilegi alle banche perché volevano espandere i confini dell’espansione creditizia imposti dalle condizioni vigenti nel libero mercato o perché erano bramosi di una nuova fonte di entrate per l’erario. Queste due ragioni furono le loro principali motivazioni: erano convinti che i mezzi fiduciari rappresentassero un mezzo efficiente per ridurre i tassi d’interesse e chiesero alle banche di espandere il credito a beneficio sia dell’economia che dell’erario. Solo quando gli effetti indesiderati dell’espansione creditizia divennero visibili furono promulgate leggi per ridurre l’emissione di banconote (e talvolta anche di depositi) non coperti da moneta. L’implementazione del free banking non venne mai presa in considerazione, proprio perché sarebbe stato troppo efficiente nel limitare l’espansione stessa. I governanti, gli intellettuali e l’opinione pubblica erano unanimemente dell’idea che l’economia avesse una sacrosanta pretesa ad un ammontare di credito circolante considerato “normale” e … Leggi tutto

La leggenda dell’austerità

Molti politici e KrugmanEuroAusteritycommentatori, tra cui Paul Krugman, sostengono che il problema dell’Europa sia l’austerità, cioè un livello insufficiente di spesa pubblica.

Di solito l’argomento è il seguente: a causa di una riduzione della spesa pubblica, c’è una domanda insufficiente; questo produce disoccupazione. La disoccupazione rende la situazione ancora peggiore, poiché la domanda aggregata diminuisce ulteriormente, provocando minori entrate statali e un aumento del deficit. I governi europei, spinti dalla Germania (che non ha imparato nulla dalle politiche asseritamente disastrose del Cancelliere Heinrich Brüning) riducono ancora la spesa pubblica, tramite il licenziamento di dipendenti pubblici e la riduzione dei trasferimenti statali. Ciò comprime, a sua volta, la domanda, in un circolo vizioso di miseria senza fine. Cosa si può fare per rompere la spirale? La risposta data dai commentatori: porre fine all’austerità, dare impulso alla spesa pubblica e alla domanda aggregata. Paul Krugman arriva perfino a sostenere l’utilità della prepararazione ad un’invasione aliena, il che indurrebbe lo stato a spendere di più. Così la vulgata. Ma è vero tutto questo?

Prima di tutto, c’è davvero austerità nell’eurozona? Una persona è austera quando risparmia, cioè spende meno di ciò che guadagna. Bene, non esiste neppure un Paese nell’eurozona che sia austero. Spendono tutti più di quanto ricevono dalle entrate.

In realtà, i deficit pubblici sono estremamente alti, a livelli insostenibili, come si può vedere nel seguente grafico (deficit pubblici in percentuale del PIL). Notare: le cifre del 2012 sono quelle che i governi si augurano.

Figure1

Le cifre in valore assoluto dei deficit pubblici in miliardi di euro sono ancora più significative:

Figure2

Una buona immagine dell'”austerità” è data anche dal confronto tra spese e entrate statali (relazione tra spese e entrate pubbliche in percentuale).

Figure3Immaginate: una persona di vostra conoscenza spende il 12% in più del suo reddito nel 2008, il 31% in più del suo reddito l’anno successivo, il 25% nel 2010 e il 26% nel 2011. Considerereste … Leggi tutto