Gli Austriaci e le altre scuole: differenze epistemologiche – II parte

5) Le assunzioni iniziali

stemma misesPer il positivismo di M. Friedman le assunzioni iniziali non hanno bisogno di essere verificate, cioè non devono essere “realistiche” sul piano descrittivo, perché non lo sono mai; è sufficiente che siano delle buone approssimazioni in vista dell’obiettivo da analizzare. In sostanza, le assunzioni possono essere false. Ciò che conta è la correttezza della teoria, verificabile in base all’accuratezza delle previsioni; se le previsioni sono accurate (quindi se le conclusioni che la teoria ha prodotto sono vere), allora vuol dire che le assunzioni iniziali sono valide. (F. Machlup ha la stessa posizione; per T. Hutchison invece anche le assunzioni iniziali devono essere verificate).

Un esempio di assunzione iniziale è l’ipotesi di conoscenza perfetta da parte di tutti gli operatori.

Tutte le procedure positiviste sono basate sulle scienze fisiche. La fisica conosce o può conoscere i “fatti” e può testare le sue conclusioni contro questi fatti, mentre è completamente ignorante delle sue assunzioni supreme. Nelle scienze dell’azione umana invece è impossibile testare le conclusioni. In fisica le assunzioni prime non possono essere verificate direttamente, perché non sappiamo nulla direttamente delle leggi esplicative o dei fattori causali. Da qui il buon senso di non tentare di fare ciò, di usare assunzioni false come l’assenza di attrito e così via. Ma le assunzioni false sono inappropriate in economia, dove al contrario esse possono essere conosciute con chiarezza.

Gli Austriaci introducono assunzioni irrealistiche, ma non false, come ad esempio Crusoe sull’isola deserta, o l’economia uniformemente rotante. Per capire la differenza fra le astrazione corrette e quelle scorrette bisogna distinguere fra Astrazioni precisive e non precisive: considerando il concetto di “cavallo”, la prima consiste nel considerare il cavallo come non (as not) avente un colore; la seconda nel considerare il cavallo non come (not as) avente un colore, nel senso che non si fa riferimento al colore perché non è una caratteristica saliente per identificare l’entità … Leggi tutto

Gli Austriaci e le altre scuole: differenze epistemologiche – I parte

In questo articolo verranno esaminate le principali impostazioni metodologiche applicate alle scienze sociali, in un confronto critico con l’epistemologia Austriaca.

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stemma misesSul piano metodologico, negli anni Trenta e Quaranta del Novecento l’economia è dominata da La natura e il significato della scienza economica (1932) di Robbins, una versione annacquata della prasseologia di Mises. Dal dopoguerra fino ai tardi anni Settanta in microeconomia domina un cieco formalismo walrasiano e in macroeconomia il keynesismo, entrambi tenuti insieme dall’epistemologia empirista del positivismo logico[1]. La metodologia positivista fu sintetizzata dal famoso articolo di Milton Friedman del 1953 e dal lavoro successivo di Mark Blaug. Secondo l’empirismo, la conoscenza della realtà deve essere verificabile o falsificabile attraverso l’osservazione, l’esperienza, altrimenti non è conoscenza della realtà ma conoscenza analitica. Oltre agli esponenti della scuola di Chicago, ai keynesiani e ai teorici della “sintesi keynesiano-neoclassica”, accolgono il confronto su base empirica anche i teorici di altre scuole, come la Scelta Pubblica, la Nuova Macroeconomia Classica, gli istituzionalisti, gli storicisti e molti marxisti. A partire dalla fine degli anni ‘70 si determina una kuhniana “situazione di crisi”, con il fiorire di disparate scuole di pensiero[2] (grazie al Nobel ad Hayek nel 1974 vi è un revival della Scuola Austriaca, consolidato successivamente dai misesiani); ma il paradigma neoclassico ortodosso è ancora prevalente.

  1. Positivismo, empirismo

L’empirismo è basato su due proposizioni: 1) La conoscenza della realtà deve essere verificabile o falsificabile attraverso l’osservazione, l’esperienza, altrimenti non è conoscenza della realtà ma conoscenza analitica (relativa a parole, segni e regole su di essi; come è qualsiasi conoscenza a priori); 2) una relazione causale è del tipo “se A, allora B”.

Sulla base dei dati empirici raccolti viene formulata un’ipotesi provvisoria, espressa con linguaggio matematico, in modo che sia suscettibile di controllo statistico. Il modello quindi viene testato attraverso le osservazioni, cioè i dati successivi, e confermato o invalidato in relazione alla capacità esplicativa e previsiva. La verifica avviene attraverso … Leggi tutto

La Scuola Austriaca: differenze interne – VI e ultima parte

5. Etica e utilitarismo

stemma misesMises è un assolutista epistemologico ma un relativista etico. È kantiano in epistemologia e utilitarista in etica. Un’etica assoluta, oggettiva, non esiste; l’uomo, attraverso l’uso della ragione, non può scoprire un’etica vera, scientifica. I fini ultimi, i valori, sono soggettivi, personali e arbitrari. La ragione può solo stabilire i mezzi migliori per raggiungere i fini (soggettivi e arbitrari). La politica migliore è quella che rende massima l’utilità sociale. La libertà economica va introdotta perché è benefica, non perché è giusta sulla base di un astratto principio di diritto naturale; l’operare della natura non ci consente di ricavare conclusioni sul bene o sul male (L’azione umana e Teoria e storia)[1].

Tuttavia Mises non rinuncia alla difesa del liberalismo. Poiché ciò comporta l’affermazione di alcuni valori e fini ultimi, egli deve riconciliare le sue due posizioni, e cioè 1) la possibilità di pervenire a verità in campo economico ma non in campo etico con 2) la difesa del liberalismo.

Mises cerca la soluzione cercando di dedurre il liberalismo di laissez faire dalla “neutrale” analisi prasseologica. Egli offre due tentativi di soluzione.

1) Il primo è una variante del principio di unanimità: se una data politica conduce a conseguenze (evidenziate dalla prasseologia) che tutti i sostenitori concordano essere cattive, allora anche l’economista value-free è autorizzato a definire quella politica “cattiva”. Ad esempio, i sostenitori di una politica di controllo dei prezzi la sostengono perché ritengono che migliori la situazione economica; la prasseologia dimostra che il controllo di un prezzo produce scarsità, dunque produce un obiettivo diverso da quello voluto dai sostenitori; allora questa politica si può definire “cattiva” proprio dal punto di vista di coloro che l’avevano inizialmente sostenuta. Tutti i sostenitori dei controlli di prezzo, dopo la dimostrazione dell’economista, per Mises devono ammettere che la misura è “cattiva”[2].

Rothbard ha criticato tale ragionamento nei termini seguenti. Come fa il prasseologo (Mises) a sapere che cosa è … Leggi tutto

Scienza economica e metodo austriaco – Prefazione

Con grande piacere, riceviamo e pubblichiamo dalla libreria San Giorgio la prefazione, curata da Piero Vernaglione, alla traduzione italiana di Economic Science and Austrian Method di Hans Hermann Hoppe.

PREFAZIONE

Hans-Hermann Hoppe hoppe e pirriè uno dei massimi esponenti della teoria libertaria contemporanea. La sua versione anarco-individualista del libertarismo non rappresenta solo un’impostazione radicale nell’ambito del pensiero politico, ma anche una sfida al dominante modello positivista-empirista degli specialismi disciplinari. Evocando, più o meno consapevolmente, l’archetipo rinascimentale dell’unitarietà dei saperi, Hoppe propone l’ardito progetto di un’epistemologia che non rimanga circoscritta al proprio ambito disciplinare, ma che rappresenti anche il fondamento dei contenuti filosofico-politici.

Dei tre saggi qui tradotti per la prima volta in Italia, i primi due derivano da interventi svolti alla “Advanced Instructional Conference on Austrian Economics” organizzata dal Ludwig von Mises Institute e tenutasi nel giugno del 1987 all’università di Stanford; il terzo fu scritto nel 1993. Essi racchiudono complessivamente tutti gli elementi che costituiscono l’elaborata epistemologia di Hoppe. Relativamente alla quale, l’approfondimento del metodo aprioristico della prasseologia di Ludwig von Mises costituisce un tassello di un più ampio schema dottrinale.

Il primo scritto riassume i fondamenti della prasseologia: l’assioma dell’azione, con le relative categorie, e la successiva deduzione delle leggi economiche, equiparate alle kantiane ‘proposizioni sintetiche a priori’. Il secondo saggio si concentra sulle critiche al metodo empirico nelle scienze sociali e sulle indebite commistioni fra teoria e storia.

Il terzo saggio, oltre a ricapitolare la controversia fra metodo Austriaco e metodo sperimentale, contiene l’importante novità proposta da Hoppe: la prasseologia come fondamento dell’epistemologia. Accanto all’assioma dell’azione viene posto un secondo assioma, mutuato da Karl O. Apel: l’“a priori dell’argomentazione”. Tale assioma afferma che qualsiasi questione relativa a ciò che è giusto o ingiusto, vero o falso, valido o non valido, sorge ed è decidibile solo se gli individui possono scambiarsi asserzioni. Le idee stesse di giustizia, verità o validità, i loro fondamenti, la loro applicazione a tutti i campi … Leggi tutto

Teoria e metodologia di studio dell’azione umana

teoria praticaCos’è la teoria? Esistono più definizioni, in base al campo di ricerca. Per quel che riguarda lo studio dell’azione umana, la teoria deve spiegare il comportamento umano. A differenza di altre scuole di pensiero, che nel processo di ricerca adottano in gran parte la metodologia specifica delle scienze naturali, la scuola austriaca la rigetta, perché nel campo dell’azione umana questa metodologia non può che essere costruita su ipotesi e presupposti che non corrispondono perfettamente alla realtà. Le prime scuole di pensiero considerano corretta una forma limitata della teoria, in base alla quale la teoria va accettata in funzione della capacità di predire fenomeni e comportamenti economici oppure della capacità di spiegare la realtà sulla base di esperimenti condotti dopo aver formulato alcune ipotesi astratte (il modello della concorrenza perfetta né è un esempio). Gli austriaci invece, sviluppano un corpo teoretico basato sull’assioma dell’azione umana, il quale riflette perfettamente la natura reale dell’uomo. Le metodologie quindi differiscono sostanzialmente e conducono, laddove applicate alla ricerca, a conclusioni anche molto diverse (talvolta diametralmente opposte). Queste differenze sono maggiormente evidenti nel campo delle scienze sociali.

Le teorie della scuola austriaca sono sviluppate con la precisione dei teoremi matematici, nel senso che partono da assiomi, cioè da proposizioni vere ammesse senza la necessità di una dimostrazione, in quanto gli assiomi sono indimostrabili, perché di per sé evidenti.

Quindi, nella visione della Scuola Austriaca la scienza economica ha come oggetto di studio il comportamento umano, così com’è nell’ordine reale, mentre l’economista si dedica semplicemente alla descrizione e alla rappresentazione concettuale della realtà obiettiva (del comportamento umano).

Le metodologie applicate nell’indagine del “teorema” dell’azione umana

  • Secondo la metodologia della Scuola Austriaca, la teoria (o forse sarebbe più appropriato dire “il teorema dell’azione umana”) formulata da Ludwig von Mises è la seguente:

L’azione umana è comportamento intenzionale e deliberato volto al raggiungimento di uno scopo. Il teorema in questo non è altro che una logica evoluzione … Leggi tutto

La tossicità dell’ambientalismo | III parte

propagandaPrima ancora di queste isterìe, ci furono le polemiche relative alla strage del lago Erie e all’avvelenamento da mercurio nei tonni. Ebbene, il lago Erie gode oggi di perfetta salute ed è una miniera incommensurabile di specie marine. Le tracce di mercurio nei tonni sono la normale conseguenza della naturale presenza di questo elemento chimico nell’acqua di mare e, oltretutto, le prove fornite dai musei hanno mostrato che quantità simili di mercurio sono riscontrabili nei tonni fin da tempi preistorici.

E in una recente ricerca (il cui risultato costituisce un’ulteriore “bocciatura” per le ipotesi ambientaliste), un noto climatologo, il Professor Robert Pease, ha mostrato che è impossibile per i clorofluorocarburi (CFC) distruggere volumi rilevanti di ozono nella stratosfera, poiché solo una quantità residua di essi è in grado di raggiungerla. È stato anche comprovato come il decantato “buco” nell’ozono, al di sopra dell’Antartico, sia un fenomeno del tutto naturale, esistente già molto tempo prima della formazione degli stessi CFC; ciò in ragione del fatto che, durante la lunga notte polare, la luce solare ultravioletta è assente e non può, pertanto, rigenerare strati di ozono.

Il motivo principale per cui le tesi ambientaliste finiscono per rivelarsi, una dopo l’altra, manifestamente false, consiste nella loro intrinseca avversione per la verità, ed è precisamente questa “volontà” che sembra guidarle. Nel sostenere i loro argomenti, gli ambientalisti si servono di qualsiasi mezzo a loro disposizione per intimorire le persone, minandone la fiducia nella scienza e nella tecnologia, per poi indurle a sottomettersi alle loro invocazioni. I loro proclami poggiano su ipotetiche congetture che alternano fantomatiche “scintille” di verità a conclusioni del tutto arbitrarie, rafforzate da inferenze illegittime. Proprio in base a queste “scintille” e inferenze, si passa dall’analizzare gli effetti dell’alimentare i topi con dosaggi di cibo cento volte superiori a quelli che qualsiasi essere umano sarebbe in grado di ingerire, a questionare sugli effetti di un’alimentazione normale sugli stessi esseri umani. Gli

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Hayek: il ruolo della conoscenza nell’economia

Friedrich August vonmiracle Hayek è stato una delle figure intellettuali più significative nonché uno dei più grandi e influenti scienziati sociali del XX secolo. La sua produzione scientifica si distingue per la molteplicità di argomenti affrontati in discipline così diverse da risultare – a un primo sguardo – lontanissime. Premio Nobel per l’economia nel 1974, Hayek ha apportato un contributo determinante all’aggiornamento della filosofia politica liberale “classica”. Se ne ricordano i contributi pionieristici in economia, nella psicologia cognitiva, nella filosofia politica e del diritto, nella storia economica e nella storia delle idee e del pensiero economico, nonché in campo epistemologico.

La riflessione sul ruolo della conoscenza nell’economia si sviluppa a partire dalle conclusioni alle quali Hayek era giunto nel dibattito con i teorici neoclassici socialisti. Hayek, difatti, aveva individuato l’errore intellettuale e scientifico di questi teorici nel non comprendere che l’impossibilità del socialismo, oggetto di uno scontro avviato dal maestro di Hayek, Ludwig von Mises, deriva dal fatto che i modelli sui quali questi teorici si basavano, ossia i modelli di equilibrio economico generale, presupponevano che tutta l’informazione necessaria, relativa alle variabili e ai parametri delle equazioni simultanee che lo costituivano, fosse “data”. Ciò che invece Hayek dimostrerà, con i lavori pubblicati negli anni ’30 e ’40, è proprio il fatto che, nella realtà della vita economica, l’informazione non è mai data, ma è continuamente scoperta e creata da parte di tutti coloro che agiscono, secondo meccanismi che dovrebbero essere al centro dell’indagine teorica degli economisti e che invece, fino a quel momento, erano dati per acquisiti.

Tuttavia non si può dire che queste fossero le conclusioni teoriche del primo Hayek, quello di Prezzi e Produzione (1931), essenzialmente un teorico dell’equilibrio. Il campo d’interesse iniziale di Hayek è lo studio dei cicli economici e la necessità di incorporare fenomeni ciclici all’interno della teoria dell’equilibrio economico generale, con la quale essi sono in apparente contraddizione.

Questi primi contributi teorici sono fortemente … Leggi tutto

La teoria della scuola austriaca | Contributi dei singoli autori

austrian schoolCarl Menger[1], il fondatore della scuola, pone su basi soggettiviste il valore, sfidando la dominante tradizione britannica del costo oggettivo e del lavoro. Inoltre presenta la teoria dell’utilità marginale.

Offre un contributo decisivo allo sviluppo dell’individualismo metodologico e dell’analisi a priori di tipo logico-deduttivo[2].

Analizza la nascita della moneta in un contesto di libero mercato[3].

Friedrich von Wieser concentra la sua attenzione sulla definizione di capitale e sulla teoria dell’interesse che ne deriva[4].

Sviluppa il concetto di costo-opportunità.

Eugen von Bohm-Bawerk[5] sviluppa e riformula il lavoro di Menger e lo applica ai temi del valore, dei prezzi, del capitale e dell’interesse. L’interesse non è una costruzione artificiale ma riflette la preferenza temporale degli individui. Tuttavia Bohm-Bawerk non riesce poi a costruire la sua teoria su tali premesse e si orienta sulla produttività quale determinante dell’interesse (la teoria verrà successivamente ampliata e migliorata da Frank Fetter).

Il tasso normale di profitto è il tasso di interesse così determinato, cioè come risultante dei vari saggi di preferenza temporale.

Il capitale non è una quantità data e non è omogeneo, ma è una diversificata struttura che possiede una dimensione temporale. La crescita economica e della produttività derivano non solo dall’aumento della quantità di capitale, ma anche dall’allungamento della struttura temporale, dalla costruzione di “processi di produzione sempre più lunghi” (che dipendono dai saggi di preferenza temporale: più sono bassi maggiore è la disponibilità a risparmiare e investire in processi più lunghi, che renderanno in futuro risultati maggiori in termini di beni di consumo).

Bohm-Bawerk inoltre dimostra l’erroneità della teoria del valore e dei prezzi di Marx[6].

Herbert J. Davenport e Frank A. Fetter all’inizio del Novecento sono i principali “Austriaci” negli Stati Uniti. Fetter migliora la teoria dell’interesse di Bohm-Bawerk: la domanda dei consumatori stabilisce il prezzo dei beni, i singoli fattori di produzione ricevono la loro produttività marginale e tutti i profitti sono attualizzati al tasso di interesse o di preferenza … Leggi tutto

La teoria della scuola austriaca | III parte

I critici hanno mises_crestsostenuto che il ragionamento logico-deduttivo non può aggiungere nulla alla nostra conoscenza; ad esempio, il concetto di triangolo rettangolo implica già il teorema di Pitagora, che quindi è una tautologia, viene dedotto sulla base di un giudizio analitico. Ma, come si è visto, la ragione deduttiva qui applicata non è tautologica, al contrario può aumentare la nostra conoscenza; essa infatti chiarisce e mostra le diverse implicazioni di una premessa (ed eventualmente anche ciò che la premessa non comporta), rendendo manifesto quello che spesso è nascosto o oscuro. Le proposizioni conclusive ricavate con il metodo prasseologico cioè sono sintetiche a priori, dicono delle cose sulla “realtà”, estendono il nostro sapere, ma lo estendono in maniera universale e necessaria (a priori), non sono ricavate con il metodo empirico (e non hanno bisogno di prova empirica) [1]. Sono dunque “realistiche”, non nel senso che gli eventi descritti da quelle leggi stanno effettivamente accadendo in quel momento in un luogo specifico, ma perché descrivono la realtà astratta dell’azione umana, necessaria in quanto dedotta dall’assioma dell’azione.

Nelle proposizioni sintetiche a priori, al fine di stabilire la verità, gli strumenti della logica formale non sono sufficienti e le osservazioni non sono necessarie.

Gli economisti neoclassici, eredi dei positivisti logici della scuola di Vienna, negano che in economia possano essere formulate proposizioni sintetiche a priori.

L’applicazione di tale metodo al mondo reale avviene secondo i seguenti passaggi: 1) comprensione delle categorie dell’azione e di mutamenti in esse (es. cambiamenti delle preferenze di alcuni individui, o introduzione di nuovi mezzi); 2) descrizione del mondo in cui tali categorie operano, cioè descrizione del mondo reale con persone concrete con obiettivi definiti e costi specifici, in un dato contesto naturale e istituzionale (es. con baratto o esistenza di moneta, con esistenza di dati fattori produttivi e assenza di altri, con dati livelli di coercizione da parte di uno o più soggetti – es. lo Stato); 3) … Leggi tutto