Milton Friedman: un keynesiano d’acqua dolce | I parte

Tratto da:” La grande deformazione: la corruzione del capitalismo in America” di David Stockman.

Quando il professor Friedman aprì il vaso di Pandora: le operazioni sul mercato aperto

In fin dei contfriedmani, Friedman abbandonò il gold standard per una rilevante ragione statalista. Proprio come Keynes, era afflitto dall’ambizione dell’economista di prescrivere la via verso un maggior reddito nazionale e una maggiore prosperità, con l’indicazione degli strumenti interventisti e, quindi, le ricette con cui ottenere tutto ciò. L’unica differenza con Keynes fu l’origine: quella dell’inglese, essenzialmente fiscalista mentre Friedman si concentrò sulle operazioni sul mercato aperto condotte dalla banca centrale quale mezzo per raggiungere la domanda aggregata e il reddito nazionale ottimali.

C’erano imponenti e molteplici ironie in quella presa di posizione. Egli pose a carico della banca centrale il compito attivo e moralmente giustificato  di comprare il debito del governo tramite la conduzione delle sue operazioni sul mercato aperto. Certo, Friedman disse che la FOMC avrebbe dovuto comprare bond e azioni ad un tasso non superiore al 3% annuale, ma quel limite era una debole barriera.

In realtà, non può essere negato che fu il professor Friedman, il fustigatore del Grande Governo, ad indicare ai banchieri centrali repubblicani la via per favorire lo stesso in vari modi. Sotto i loro auspici, la FED si rimpinzò presto delle emissioni di debito del Tesoro e tramite ciò alleviò dall’inconveniente di finanziare più spesa con più imposte.

Secondo Friedman la democrazia avrebbe prosperato in un sistema di libero mercato: aveva perfettamente ragione. Tuttavia il suo strumento preferito di promozione della prosperità, la gestione da parte della FED dell’offerta di moneta, fu molto più anti-democratica dei metodi di Keynes. L’attivismo fiscale politico era, almeno, soggetto alle deliberazioni del parlamento e, in un qualche generico senso, al giudizio elettorale da parte della cittadinanza.

Al contrario, i dodici membri della FOMC  sono quanto di più vicino ad un non eletto politburo sia possibile ottenere nel … Leggi tutto

Quando il diritto altera la realtà: la manipolazione del denaro e le sue conseguenze | conclusioni

moneyNei paragrafi precedenti, abbiamo cercato di mostrare i principali esempi di manipolazione del denaro che si sono avuti in una serie di ordinamenti particolarmente rilevanti, quali gli Usa, il Regno Unito, l’Eurozona e l’Italia. Abbiamo trovato delle costanti molto significative: all’esito di processi legati l’uno all’altro da forti analogie, tanto negli Usa, quanto nel Regno Unito, quanto in Italia (e oggi nell’Eurozona), il denaro è divenuto progressivamente sempre meno “reale”, e sempre più fittizio (fino all’estremo odierno di un denaro fatto solo di impulsi elettronici, senza più alcuna corrispondenza ad una ricchezza fisica realmente esistente).

Non era la sede per entrare nel dettaglio della storia più antica del denaro[1]: per quel che rileva ai nostri fini, è sufficiente notare che il denaro sorse spontaneamente dall’interazione delle persone, come mezzo per facilitare il commercio. Originariamente, era una merce non diversa dalle altre merci. Grazie ad alcune loro caratteristiche, alcuni beni divennero progressivamente la forma preferita di denaro, e in particolare le persone maturarono una preferenza per l’uso di metalli preziosi, su tutti oro e argento[2].

Con un processo storico che si svolse appunto in modo sorprendentemente simile negli Usa, nel Regno Unito e in Italia, i governi acquisirono progressivamente il controllo del denaro. In parte, questo è accaduto come risposta alle crisi, alla cui insorgenza, però, diedero un contributo determinante altre politiche governative, come si è cercato di mettere in luce. Un Leitmotiv di frequenza impressionante, che possiamo considerare la più rilevante delle interferenze governative, sono state le innumerevoli guerre che hanno funestato i territori considerati: esse producevano devastazioni economiche, alle quali i governi reagivano a propria volta accentrando sempre più il potere di controllo del denaro.

Tuttavia, nelle mani dei governi (in senso lato), e soprattutto delle banche centrali (abbiamo visto che il confine non è mai troppo netto, al di là delle declamazioni), il denaro divenne gradualmente qualcosa di completamente diverso da una merce, com’era stato alle origini. A … Leggi tutto

Ecco la scelta: libero mercato o tassazione più banche centrali?

Pubblichiamo di seguito un brano del Prof. Ubiratan Jorge Iorio, inizialmente inteso per la rivista Liber@mente e gentilmente licenziato dall’autore per una riproposizione su questo sito.

Mises Italia

Cento anni fa, esattamente nel 1913,liberamente accaddero due eventi apparentemente scollegati tra loro ma che, oltre ad essere strettamente correlati, hanno causato ingenti perdite di libertà di scelta e, conseguentemente, hanno impedito allo sviluppo economico e sociale di seguire il suo naturale corso guidato dall’azione umana individuale. Il primo fu la creazione della banca centrale degli Stati Uniti, la Fed, e il secondo l’istituzione dell’imposta sul reddito.

Infatti la tassazione e i controlli sulla moneta, il credito ed il tasso di interesse sono fattori di maggiore potere politico, quest’ultimo sempre artificiale e oggetto di decisioni burocratiche su mercati che invece sono ordini spontanei, come enfaticamente hanno sottolineato i grandi economisti della Scuola Austriaca, specialmente Mises, Hayek, Rothbard e Kirzner. Purtroppo quasi tutti i politici e gli economisti non la pensano così, soprattutto dopo gli anni ’30 del XX secolo con l’avvento di uno dei più grandi mali che la sana teoria economica abbia sofferto: il keynesismo, sicuramente una malattia non solo della scienza economica, ma anche dei principi morali fondamentali e della vita stessa dei cittadini.

L’economia nel mondo reale è costituita dall’azione umana individuale e volontaria nel corso del tempo e in condizioni di reale incertezza. Così gira il mondo da tempo immemorabile, quando gli uomini hanno scoperto quali vantaggi si possano ricavare dalla divisione del lavoro e dalla libera interazione sui mercati. Questi ultimi sono processi dinamici di scoperta, di tentativo ed errore, di imprenditorialità, perdite, profitti e, in sintesi, di ricerca permanente di una maggiore soddisfazione personale. Quando lo Stato interviene in questo processo, necessariamente provoca deviazioni dal suo corso spontaneo, distraendo le scarse risorse in attività scelte dai politici o dai “tecnici” e non da soggetti volti al perseguimento della propria felicità, essenza questa della vita stessa. Come … Leggi tutto

La corruzione Friedmaniana del capitalismo

B1033Nel suo nuovo libro, The Great Deformation: The Corruption of Capitalism in America [La Grande Deformazione: La Corruzione del Capitalismo in America, NdT], David A. Stockman si pone criticamente nei riguardi della scuola di Chicago, in particolare verso il suo padre intellettuale, Milton Friedman. L’autore riesce a cogliere l’ironia insita nel pensiero della Scuola già dalla prima pagina dell’introduzione, dove scrive del

“sequestro dello Stato, specialmente della Banca Centrale, la Federal Reserve, da parte di forze capitaliste di tipo clientelare profondamente avverse alla democrazia ed al libero mercato”.

Tale sesquipedale paradosso viene evidenziato dall’autore argutamente: furono gli economisti di Chicago – come George Stigler, autore della “teoria del sequestro regolamentato” – che criticarono tale modus operandi, quando collegato all’industria degli autotrasporti, degli aeromobili et cetera. Infatti, essi produssero dozzine di articoli accademici che dimostravano come le agenzie governative di regolamentazione create per regolare il mercato “nell’interesse comune” venivano spesso “sequestrate” dal settore in questione e, quindi, non usate per proteggere i consumatori ma per rafforzare i cartelli sui prezzi.

Tutto ciò non era altro che una solida ed ottima teoria economica di libero mercato applicata a casi concreti; allo stesso tempo, tuttavia, gli studiosi di Chicago ignoravano il più grande sequestro regolamentato di tutti: la creazione della Fed. La Scuola, semplicemente, trascurò l’ovvio: la Fed era stata creata secondo un meccanismo di cartellizzazione governativa a rafforzamento dell’industria bancaria – in un’epoca storica che vide la creazione di tante altre istituzioni regolamentatrici allo stesso proposito (ovvero la regolamentazione dei cosiddetti “monopoli naturali”).

Non solo la Scuola di Chicago soprassedette a questa lampante mancanza della suddetta teoria del sequestro ma ignorò anche la realistica analisi economica dell’aspetto decisionale della politica, che costituiva una parte sostanziale della ricerca portata avanti dai due premi Nobel più famosi (dopo Friedman) della Scuola di Chicago – George Stigler e Gary Becker. Stigler e Becker pubblicarono molti importanti articoli in quel settore (che viene spesso denominato … Leggi tutto

Quando il diritto altera la realtà: la manipolazione del denaro e le sue conseguenze | II parte

Fed_ReserveQuesta legge [il Federal Reserve Act, del 1913] reintrodusse un sistema bancario centralizzato negli Stati Uniti: fu istituito il Federal Reserve System, e gli fu dato il potere di emettere un’unica nuova valuta americana, la Federal Reserve Note (che non è altro che ciò che oggi chiamiamo dollaro americano) e altri titoli aventi valore legale, che furono concepiti come obbligazioni del Tesoro degli Stati Uniti, e dovevano corrispondere ad una riserva d’oro (gold backing) del 40%[1].

La Federal Reserve (di seguito anche Fed), l’organo di vertice di tale sistema, fu pensata per rispondere alle crisi fornendo prestiti di emergenza alle banche (la nota funzione di prestatore di ultima istanza, o lender of last resort, su cui torneremo), immettendo liquidità nel sistema monetario ed espandendo il credito, sulla base della convinzione che questa fosse la risposta necessaria e corretta. Le banche istituite a livello nazionale furono obbligate ad esser parte del sistema, e a tutti i membri fu riconosciuto il diritto a prestiti a un tasso scontato.

Il Federal Reserve Act intervenne anche sul reserve requirement, imponendo una riserva sui depositi a richiesta del 18, 15 o 12% a seconda del tipo di banca, e del 5% sui depositi vincolati nel tempo[2].

Perfettamente in linea con gli obiettivi politici che essa puntava a perseguire, il potere di nomina dei membri del suo Board fu dato al Presidente degli Usa, su conferma del Senato; il Board fu rinominato nel 1935[3] Board of Governors, e fu stabilito che il Segretario del Tesoro e il Comptroller of the Currency non ne avrebbero più fatto parte.

Al di là di quest’ultimo caso, il Federal Reserve Act ha conosciuto molte altre modifiche. Tra le più importanti, vi sono state quella sempre del Banking Act of 1935, che ha attribuito alla Fed il potere di modificare i reserve requirements (un potere di cui essa ha fatto ampio uso[4]), … Leggi tutto

Quando il diritto altera la realtà: la manipolazione del denaro e le sue conseguenze | I parte

Con immenso piacere riprendiamo un illuminante contributo scientifico del dott. Riccardo De Caria sulle radici normative della crisi, già pubblicato sull’International Journal of Law and Finance dell’Università di Siena.

Mises Italia

LegalTender1. – La letteratura sulla crisi è già vastissima. Nell’ambito di questa poderosa mole di studi, diversi hanno indagato il possibile rapporto eziologico tra “cattivo” diritto e crisi, ovvero come un diritto mal congegnato sarebbe stato il fondamentale brodo di coltura dei germi che hanno fatto ammalare gravemente l’economia mondiale. Là dove con “diritto” intendiamo l’insieme di previsioni normative (di qualunque fonte) e decisioni concrete delle autorità competenti, che andavano a comporre il quadro giuridico all’interno del quale operavano gli attori economici.

Tuttavia, la stragrande maggioranza di questi studi sembra muoversi nell’ambito di un orizzonte ben preciso: quello segnato dalla duplice convinzione che il diritto esistente prima della crisi fosse mal congegnato sostanzialmente perché insufficiente e disorganico, e che quindi sia necessario rispondere con più diritto e maggiore coordinamento[1].

In questa sede, invece, si cerca all’opposto di portare l’attenzione sul “troppo” diritto alla radice della crisi. Diritto che, si sostiene qui, era sotto molti aspetti “cattivo” e insoddisfacente proprio perché troppo, e quindi andrebbe ampiamente eliminato, non già affiancato da ulteriore, nuovo diritto[2].

Una trattazione organica di tutti gli esempi di “troppo” diritto a cui ci stiamo riferendo esula dagli scopi e dalle possibilità del presente lavoro. In questa sede, ci si concentrerà su quello che si ritiene essere l’aspetto principale, quello macroeconomico, che da solo poneva le basi per una grave crisi, ovvero la manipolazione del denaro operata dalle banche centrali, con l’auspicio che il percorso di ricerca qui intrapreso possa proseguire per analizzare gli altri fattori (anche micro-economici) che qui non è possibile considerare, ma che hanno giocato un ruolo estremamente rilevante nell’aggravare uno stato di cose già ampiamente compromesso dalla manipolazione monetaria.

Utilizzando una metafora[3], si può dire che la restante regolamentazione è paragonabile agli … Leggi tutto

La grande rapina alla Banca di Cipro

I recenti drammatici Ciproeventi di Cipro hanno evidenziato la fondamentale debolezza del sistema bancario europeo e l’estrema fragilità dell’istituzione della riserva frazionaria. Le banche cipriote hanno pesantemente investito in titoli del debito sovrano greco e la ristrutturazione di quest’ultimo, durante l’estate scorsa, ha prodotto ingenti perdite – equivalenti a più del 25 percento del PIL nazionale. Come se ciò non bastasse, queste banche hanno, poi, rigirato tali cattivi investimenti al governo, sollecitando un piano di salvataggio ad un ministero del Tesoro già sotto assedio. A sua volta, l’esecutivo di Cipro ha passato la patata bollente all’Unione Europea, affinché accorresse in suo aiuto.

Le condizioni inizialmente imposte dalla Troika (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) allo scopo di finanziare il piano di salvataggio equivalevano ad una rapina. Benché  i depositanti delle banche fossero stati, tradizionalmente, protetti in caso di fallimento o liquidazione, nella fattispecie la troika ha insistito affinché costoro pagassero una tassa compresa tra il 6,75 e il 10 percento del totale dei depositi per cofinanziare il piano di aiuti.

Mentre si può simpatizzare con i contribuenti europei, avversi a voler finanziare l’ennesimo piano di salvataggio di un sistema bancario pessimamente gestito, allo stesso tempo, costringere il popolo cipriota a pagare per i rischi insensati presi dal suo governo e dai banchieri è semplicemente criminale. Nel desiderare di punire il “paradiso fiscale” – presumibilmente – degli oligarchi russi, le élite europee hanno ritenuto di dover assicurare che i cittadini comuni avrebbero patito le stesse sofferenze dei depositanti stranieri. Immaginate la reazione se, nel settembre 2008, il governo degli Stati Uniti avesse finanziato i 700 miliardi di dollari del piano di aiuti alle banche saccheggiando direttamente i conti dei contribuenti americani!

Nonostante la prima proposta sia stata respinta dal parlamento cipriota, questi non avrà alcuna voce in capitolo circa la soluzione definitiva approvata da Unione Europea e FMI: i depositi oltre i 100 mila euro rischiano di … Leggi tutto

Bernanke, cui prodest?

Perché un terzo round di quantitative easing? Certo, Ben Bernanke ci racconta che è tutto destinato ad aumantre crescita e occupazione, come dimostrato dalle varie teorie propugnate per 60 anni da Lord Keynes. Davvero? Siamo seri. Questo approccio non ha concluso nulla; invece ha prolungato la sofferenza. Un altro giro garantisce la continuazione della stagnazione economica. Il QE è veleno per la prosperità Americana futura.

Come porre fine alla Fed e come non farlo

Sarebbe molto facile porre fine al Federal Reserve System. Il Congresso dovrebbe scrivere un disegno di legge e il Presidente dovrebbe firmarlo. Ma basta? O dobbiamo stare attenti a non cadere dalla padella nella brace?