Ezra Klein sul gold standard: non distingue il piromane dal pompiere

Ezra Klein cerca di screditare il gold standard usando le obiezioni standard che vengono sempre fatte. Ma sono obiezioni legittime, oppure si risolvono con il fare un falso confronto tra un gold standard imperfetto, da una parte, e una Federal Reserve mitizzata e divina, dall'altra?

L’iperinflazione non è inevitabile: il default lo è

Se il Congresso nazionalizza la FED, allora potremmo avere iperinflazione, solo per soddisfare gli attuali conti. Ma questo non risolverà il problema di lungo termine: le passività non finanziate del governo. Dopo che la moneta morirà, il debito sarà ancora lì.

Un’altra Operazione Twist?

La Fed ha annunciato che estenderà l'Operazione Twist, una politica tanto distorsiva per l'economia quanto inefficace per rilanciarla.

L’oro rientrerà nel sistema monetario?

All'inizio del 2011, la London Bullion Market Association ha cominciato a fare pressioni affinché l'oro fosse riconosciuto dalla Commissione di Basilea sulla Vigilanza Bancaria come l'asset liquido di migliore qualità. E' stato un approccio pianificato che ha coinvolto tutta la comunità finanziaria, con il Parlamento Europeo che ha votato all'unanimità per raccomandare che le controparti centrali (essenzialmente intermediari regolamentati per la stabilità dei mercati dei titoli) accettassero l'oro come garanzia ai sensi del Regolamento Europeo sull'Infrastruttura di Mercato (REIM). Le pressioni della LBMA hanno certamente contribuito a questo risultato favorevole. Una crescente accettazione dell'oro come garanzia nei mercati regolamentati sta costringendo il Comitato di Basilea a riconsiderare la posizione dell'oro come asset bancario, che attualmente ha uno scarto di garanzia del 50%. Ora è una certezza che tale scarto sarà rivisto a zero, lo stesso status del denaro contante.

La principale fonte di disordine economico

Sono specializzato in teoria economica delle organizzazioni — la loro natura, nascita, confini, struttura interna e governance — un campo che è sempre più importante in economia ed è stato riconosciuto con il Premio Nobel 2009 assegnato a Oliver Williamson e Elinor Ostrom. (Ronald Coase, fondatore del campo, è anche un premio Nobel.) Gran parte della mia ricerca recente riguarda l’economia dell’imprenditorialità ed il carattere imprenditoriale delle organizzazioni, sia private che pubbliche. Come imprese commerciali, enti pubblici come legislatori, tribunali, agenzie governative, università pubbliche e imprese sponsorizzate dal governo che cercano di raggiungere particolari obiettivi e possono innovare per conseguirli in modo più efficiente.[1] Gli enti pubblici, come le loro controparti a scopo di lucro, possono agire in modo imprenditoriale: sono in allerta per percepire le opportunità di guadagno, private o sociali, pecuniarie o meno. Hanno il controllo delle risorse produttive, sia pubbliche che private e devono esercitare un giudizio sulla distribuzione di queste risorse in particolari combinazioni sotto condizioni di incertezza. Naturalmente, ci sono importanti differenze tra le organizzazioni pubbliche e private — gli obiettivi possono essere complessi e ambigui, la prestazione è difficile da misurare  e alcune risorse sono acquisite attraverso la coercizione, non con il consenso.

Nei commenti qui sotto ho valutato il Sistema della Federal Reserve — e l’istituzione del sistema a banca centrale più in generale — secondo il punto di vista di un’economista organizzativo. Mentre sono assolutamente d’accordo con molte delle politiche chiave del Consiglio della Federal Reserve, sia prima che dopo la crisi finanziaria e la Grande Recessione, la mia tesi non si concentra su particolari azioni adottate da questa o quella poltrona e consiglio. Il problema non è tanto che la FED abbia commesso degli errori — forse commessi riaffermando il proprio mandato statutario, scrutando il proprio comportamento con più attenzione, e così via — ma che l’istituzione di un’autorità monetaria centrale è di per sé destabilizzante e dannosa per l’imprenditorialità e … Leggi tutto

Federal Reserve di New York: abbandonate l’edificio!

L’economista Austriaco Robert Wenzel è stato invitato  alla Federal Reserve Bank di New York. Il 25 Aprile 2012, nella Liberty Room della banca, ha tenuto il suo discorso e si è poi fermato a mangiare al banchetto successivo. Quello che segue è il testo che si era preparato.

Grazie molte per avermi invitato a parlare qui, alla Federal Reserve Bank di New York.  L’argomentazione intellettuale, certamente, ha un valore straordinario nel raggiungimento della verità. In questo senso, accolgo volentieri l’opportunità datami di esprimere le mie vedute sull’economia e sulla politica monetaria e come queste differiscano da quelle della Fed.… Leggi tutto

Serve più inflazione?

Paul Krugman, nel suo recente editoriale del New York Times “Non c’è abbastanza inflazione” (5 Aprile 2012), sostiene che per aumentare l’occupazione serve più inflazione. Il doppio mandato della Federal Reserve, la piena occupazione e la stabilità dei prezzi, è rilevante e importante. Dal momento che abbiamo “prezzi stabili (più o meno),” ma non siamo “affatto vicini alla piena occupazione,” la “FED non sta facendo troppo, ma troppo poco.”

Joseph Salerno, in un recente post su Circle Bastiat, ha incluso il Professor Krugman in un gruppo di economisti “d’elite”, tra cui Olivier Blanchard del FMI, i Professori della Ivy League Ken Rogoff e Greg Mankiw, ed il presidente della FED Bernanke, che credono, seguendo alla lettera la curva di Phillips, che “un’accelerazione del tasso di inflazione sia la panacea per l’economia, ancora in difficoltà, degli Stati Uniti.”

In un articolo successivo, “Disoccupazione e Inflazione” (8 Aprile 2012), Krugman scrive,

Spesso sento persone sostenere che l’esperienza degli anni ’70 abbia confutato l’esistenza della curva di Phillips. Non è vero. Quello che ha fatto è stato mostrare che la disoccupazione non era l’unico fattore determinante dell’inflazione corrente; anche l’inflazione attesa era cruciale.

Per Krugman, la curva di Phillips corretta per le aspettative, non fornisce, come recepiscono invece molti economisti, un avvertimento sull’inefficacia di lungo periodo delle politiche monetarie mirate ad aumentare l’occupazione, ma “implica solamente [..] che la curva si trasformi in “una spirale in senso orario” nel piano disoccupazione-inflazione.”

Fornisce il grafico seguente per illustrare queste spirali per i periodi disinflazionistici a metà degli anni ’70 e del 1980-1984 e l’apparente collasso delle spirali in una retta per l’attuale “depressione minore.” Attribuisce il collasso della curva alla rigidità dei salari nominali in un contesto di bassa inflazione. La sua conclusione, che può essere giusta, ma per le ragioni sbagliate, è che “la stabilità dei prezzi non è una guida adeguata per la politica monetaria”.

Per Krugman, la … Leggi tutto

Stolto con i penny, folle con i dollari

C’è un vecchio detto tedesco che dice “chi non rispetta il penny non è degno del dollaro.” Esprime il senso che, a coloro che trascurano o ignorano le piccole cose, non si può dare fiducia per le cose più grandi, e descrive opportunamente i problemi attuali sia del dollaro che della nostra nazione. Per quasi un secolo, la politica monetaria è stata delegata alla Federal Reserve. Il Congresso ha ignorato l’importanza della politica monetaria e ne ha relegato ai margini la sorveglianza, considerata meno importante di questioni quali la spesa sociale, la spesa per la guerra e chi e quanto tassare. Mentre il Congresso cincischiava, la Federal Reserve ha distrutto il valore del dollaro, tanto che il valore del metallo della nostra già tanto degradata moneta supera ora il suo valore nominale.

Si ritiene che il costo per coniare centesimi e nichelini sia più che doppio rispetto al loro valore nominale, cosicché la Zecca perde decine di milioni di dollari ogni anno mettendoli in circolazione. L’inflazione continua a erodere il potere d’acquisto del penny e del nichelino, con l’effetto che molti consumatori trovano una pesante perdita di tempo tenersi le monetine. Ma cambiare la composizione del penny (di rame, ndt) e del nichelino in acciaio non affronta la causa principale che sta dietro la svalutazione della moneta. Inoltre non riesce a fornire una soluzione valida sia alla svalutazione del dollaro che alla moneta metallica in circolazione.

Se il Congresso fosse veramente interessato al costo della moneta, dovrebbe iniziare a frenare e, infine, abolire il sistema della Federal Reserve. La Fed è la sola responsabile della svalutazione del dollaro. Il problema con il penny e il nichel non è che il prezzo del rame e del nichel sono in aumento, ma che il potere d’acquisto del dollaro è in declino a causa della svalutazione monetaria della FED. Lo stesso schema si è ripetuto nel corso della storia e ogni volta il … Leggi tutto

Contro Bernanke, in difesa del gold standard

Nella sua conferenza presso la George Washington University, il 20 Marzo 2012, il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke ha detto che sotto un gold standard la capacità delle autorità di affrontare le condizioni economiche è significativamente ridotta. Il presidente della FED ritiene che lo standard aureo impedisca alla banca centrale di impegnarsi in politiche volte a stabilizzare l’economia dopo shock improvvisi. Questo a sua volta, sostiene il presidente della FED, potrebbe portare a gravi sconvolgimenti economici. Secondo Bernanke,

Dal momento che il gold standard determina l’offerta di moneta, non c’è molto spazio per utilizzare la politica monetaria per stabilizzare l’economia da parte della banca centrale. […] Dato che si aveva il gold standard che legava l’offerta di moneta all’oro, non c’era alcuna flessibilità per la banca centrale per abbassare i tassi di interesse in una recessione o per alzarli in presenza di inflazione.

Questo è precisamente il motivo per cui il gold standard funziona bene: impedisce alle autorità di impegnarsi in pompaggi sconsiderati di denaro proprio come ha fatto Bernanke a partire dalla fine del 2007, facendo entrare oltre $2 biliardi di nuovi capitali nel sistema bancario.

Il bilancio della Federal Reserve è passato da $0.889 biliardi nel Dicembre 2007 a $2.247 biliardi nel Dicembre 2008. Il tasso annuo di crescita del bilancio è salito dal 2.6% nel Dicembre 2007 al 152.8% nel Dicembre 2008. Inoltre la FED ha abbassato aggressivamente il target del tasso di sconto dal 5.25% dell’Agosto 2007 a quasi zero nel Dicembre 2008.

Di conseguenza, il tasso annuale di crescita della misura AMS[1] dell’offerta di moneta degli Stati Uniti è salito dall’1.5% dell’Aprile 2008 al 14.3% dell’Agosto 2009.

Contrariamente a ciò che sostengono Bernanke e i pensatori più tradizionali, un tale pompaggio ha inflitto gravi danni al processo di crescita della ricchezza reale. Ha severamente impoverito i generatori di ricchezza e ha gettato le basi per ulteriori gravi difficoltà economiche.

Consentire all’offerta di moneta di … Leggi tutto

Il salvataggio finanziario dell’eurozona da parte della Fed

Martedì 26 marzo 2012, sono stato invitato da Ron Paul e dal suo staff a partecipare a un meeting del Sottocomitato sulla Politica Monetaria Interna e sullaT della Commissione Parlamentare per i Servizi Finanziari. Il titolo della seduta era “L’aiuto della Fed all’Eurozona: il suo impatto sul Dollaro statunitense”. Sfortunatamente Ben Bernanke non ha seguito la seduta, essendo occupato con le sue lezioni di propaganda a favore della Fed. Al contrario, due dei suoi colleghi, Mr. William C. Dudley (presidente e amministratore delegato della Federal Reserve Bank di New York) e Dr. Steven B. Kamin (direttore della Division of International Finance e del Consiglio dei Governatori del Federal Reserve System), si sono presentati per rispondere alle domande del Comitato in merito agli swap in valuta con le altre banche centrali.

L’udienza ha affrontato principalmente i currency swap con la BCE, che sono equivalenti a un velato piano di salvataggio delle banche Europee.

Ma perché in primis le banche europee avevano bisogno di aiuto da parte della Fed? Le banche europee avevano preso in prestito dollari a breve termine sui mercati internazionali e li avevano prestati a lungo termine alle imprese e alle famiglie americane. La mancata corrispondenza delle scadenze è molto rischiosa, perché una volta che una banca non è in grado di rinnovare i suoi debiti a breve termine si trova ad essere illiquida.

Abbiamo affrontato una situazione simile lo scorso anno. Le banche europee hanno ricevuto pressione dai loro governi affinché comprassero il debito dei governi stessi. Le banche italiane sono colme di titoli di stato del Governo italiano, le banche spagnole di titoli di stato spagnoli e così via. Dal momento che nell’estate del 2011 la crisi dei debiti sovrani ha avuto un’accelerazione, con molti governi sull’orlo del default, le banche europee hanno avuto maggiori difficoltà a rinnovare i loro prestiti a breve termine di dollari. Poiché la BCE può stampare solo euro e non … Leggi tutto