L’economia cristiana in una lezione

[La seguente è la “Prefazione all’edizione italiana” dell’ultimo libro di Gary North, Christian Economics in One Lesson. Per acquistare l’ebook completo della traduzione in italiano cliccate su questo link.]

 

L’economia moderna è pregna di quello che potremmo definire “pragmatismo economico”. Ovvero, se qualcosa funziona dal punto di vista empirico, allora funzionerà per sempre. Questa massima viene sostenuta dalla maggior parte della popolazione, nonché dall’establishment accademico e politico. Non esiste alcuna teoria a sostegno di questo punto di vista, solo la praticità di un sistema che riesce a protrarsi tanto a lungo da convincere chicchessia che tutto continuerà ad andare così. Non c’è modo di convincere tali persone della proposizione errata delle loro convinzioni, anche se intorno a loro non ci sarà altro che devastazione economica, continueranno a chiedere penitenti una dose maggiore di quello che credevano fosse un percorso risolutivo “nella pratica”.

Cosa ci vuole affinché cambino idea? Un crollo tonante dell’economia. Una discontinuità talmente monumentale nell’attuale pratica economica, da incitare gli attori di mercato a riconsiderare le loro posizioni riguardo l’economia. Infatti la maggior parte delle persone aderisce all’economia keynesiana anche senza saperlo. Anche se non ha mai letto nulla di teoria economica, ha una propensione a seguire il pensiero keynesiano. Perché? Due parole: pasti gratis.

La promessa di una vita all’insegna di grandi ricchezze guadagnate col minimo sforzo, stimola la maggior parte degli individui a cedere parte delle loro libertà personali a favore di un politburo monetario in grado, presumibilmente, di direzionare l’intera economia verso lidi di maggiore prosperità e nel contempo sganciare una valanga di pasti gratis. Sicurezze in ogni dove, certezze dietro ogni angolo, e più nessuna responsabilità. È questa la promessa del politburo monetario. È una promessa vuota. È la promessa presente in qualsiasi schema di Ponzi.

Non tutti abbandoneranno le vecchie abitudini di cadere vittima di simili promesse, ma di certo staranno più attenti. Dopo essere rimasti scottati una volta, sarà più … Leggi tutto

Gold standard e Nixon standard

Domenica 15 Agosto 1971, Richard Nixon mise termine unilateralmente all’ultima traccia di un esperimento negli affari monetari internazionali che si è protratto per oltre un secolo. Annunciò che il governo degli Stati Uniti non avrebbe più rispettato gli accordi di Bretton Woods del 1944 per consegnare l’oro a $35 l’oncia a qualsiasi governo o banca centrale.

Quello che abolì non fu il gold standard. Era uno standard basato sulle promesse del governo. Non c’è mai stato un gold standard nel diciannovesimo secolo o all’inizio del ventesimo secolo. Era sempre stato uno standard di promesse del governo. Era affidabile come una promessa del governo.

I governi annunciano sempre e difendono con il monopolio della violenza la loro sovranità sul denaro. Dicono che controlleranno i termini dello scambio. Tutti gli standard monetari sono basati sulle promesse del governo e gli IOU chiamati bond del governo. Questi contratti vengono sempre rotti dai governi. La sola grande eccezione nella storia fu Bisanzio per 800 anni, all’inizio del quarto secolo sotto l’imperatore Costantino.

Quello che Nixon distrusse era chiamato gold-exchange standard. Fu adottato per la prima volta dai governi alla Conferenza di Genova nel 1922. Era un’organizzazione per evitare di ritornare al gold standard antecedente la Prima Guerra Mondiale, che è stato indipendente ma quasi simultaneamente revocato dai governi Europei quando scoppiò la guerra in Agosto. Ricorsero tutti all’inflazione monetaria. Questo era un modo per nascondere alla popolazione i veri costi della guerra. Imposero una tassa, l’inflazione, e poterono dare la colpa per qualsiasi impennata nei prezzi a speculatori non patriottici. Ciò era possibile grazie ad una diffusa ignoranza riguardo le cause e gli effetti economici sull’inflazione monetaria e sull’inflazione nei prezzi. Non avrebbero potuto farlo se i cittadini avessero posseduto il diritto antecedente alla guerra di richiedere pagamenti in monete d’oro ad un tasso fisso. Avrebbero assaltato gli sportelli delle banche. I governi non avrebbero potuto inflazionare senza tirarsi indietro dalle loro promesse di … Leggi tutto

Gary North: revisionismo bellico

Vi sarà forse capitato, durante un dibattito su avvenimenti storici contemporanei, di leggere sul viso altrui quell’espressione di disagio per il fatto di doversi confrontare con chi sta contestando punti chiave dell’interpretazione storica più diffusa.

Chissà quale sarebbe invece la loro espressione nell’apprendere quanto sfrontate e sistematiche siano le fallacie logiche e le falsità contenute nella storia, soprattutto quella economica, da cui attingono per formare le proprie opinioni ed azioni. Appare addirittura disarmante la modalità esplicita e quasi infantile con cui quelle verità sono nascoste o piegate alle esigenze dell’attuale monopolista dell’istruzione pubblica.

Nel video in calce, sottotitolato in italiano, Gary North lancia un appello a favore di un sano processo di revisionismo storico portando, come esempio di quel processo di distorsione, un episodio che ancora oggi costituisce per il grande pubblico il maggior ostacolo alla comprensione di un fatto storico di importanza rilevante.

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Tasse, debito, inflazione: la reale misura della rapina fiscale – II parte

Debito ed inflazione: alias, imposte differite ed imposte occulte

inflazioneNon solo, ma ad abundantiam come potrebbero mai essere inquadrati i fenomeni di finanziamento della spesa pubblica attraverso il ricorso all’indebitamento, ovvero attraverso i meccanismi dell’inflazione monetaria?

Non potremmo forse considerare entrambi, di fatto, come degli opalescenti veicoli di tassazione ed imposizione occulta, che differiscono da quelle solo per degli specifici e qualificanti requisiti formali?

Da un lato, è di tutta evidenza che l’unica differenza tra il debito e le tasse è solo una questione di tempo: imposte presenti versus imposte differite. Per finanziare i propri programmi di spesa lo Stato può chiedere soldi in prestito, emettendo delle obbligazioni che conferiscono al loro portatore il diritto di ricevere una certa somma dopo un determinato numero di anni. In virtù di questa emissione, lo Stato accresce sicuramente la propria disponibilità di cassa nel presente, ma contrae al tempo stesso un “debito futuro”, producendo un passivo alle proprie entrate di domani. [2]

A prescindere dalla quota parte che deve essere corrisposta sin da subito (gli interessi), chi garantirà, in futuro, la restituzione del capitale messo a disposizione, a coloro che hanno deciso di finanziare lo Stato? Ovviamente i tax payers di domani, i quali saranno senza dubbio vessati anche per far sì che gli obbligazionisti possano essere onorati. Come in maniera molto efficace, anche se probabilmente non troppo politicamente corretta, ha chiarito l’economista Robert P. Murphy,  lo schema del ricorso massivo e sistematico all’indebitamento si regge su un assunto ben preciso, che si declina in una promessa fatta dai governanti ai loro finanziatori: <<sosteneteci e useremo le nostre armi per estrarre denaro dalla plebaglia disorganizzata, in modo tale che ogni anno possiate ottenere la vostra fetta di bottino>>. Lo stesso Murphy ha inoltre ben messo in evidenza in cosa si sostanzi, tra le altre cose, il folle ed irresponsabile affidamento alla leva della tassazione differita: poiché si ingenera una sorta di effetto di … Leggi tutto

Keynesismo e gold standard

Ancora critiche al gold standard, questa volta sul Guardian da parte di un giovane economista keynesiano di Cambridge. La risposta di Gary North mette in luce quanto le critiche allo standard aureo siano una collezione di fallacie economiche e retorica del disprezzo.

L’iperinflazione non è inevitabile: il default lo è

Se il Congresso nazionalizza la FED, allora potremmo avere iperinflazione, solo per soddisfare gli attuali conti. Ma questo non risolverà il problema di lungo termine: le passività non finanziate del governo. Dopo che la moneta morirà, il debito sarà ancora lì.

Anche i conservatori amano le tasse

I conservatori odiano le tasse e vorrebbero un governo limitato, vero? Beh, solo in teoria. Quando sentite un conservatore elogiare i prodotti locali e chiedere dazi contro i produttori stranieri che "fanno concorrenza sleale" stanno chiedendo esattamente il contrario: più tasse e più stato.

Il Libero Commercio: La cartina tornasole dell’economia

Ci sono un sacco di presunti capitalisti di libero mercato che gridano le lodi di una concorrenza aperta, ma quando le carte sono sul tavolo, chiedono l'intervento del monopolio, dello Stato coercitivo per impedire agli Americani di commerciare con altri paesi del Mondo Libero. Concorrenza tra Americani, ma non tra aziende Americane e aziende straniere: ecco il grido dei sostenitori dei dazi.

Campanellino, Kaputt

È la realtà di fondo di ogni nazione Occidentale. Tutte hanno debiti che non possono essere rimborsati. I politici della zona euro l'hanno scoperto presto perché ci sono 18 nazioni che hanno fatto promesse impossibili e banchieri idioti che hanno fatto prestiti a questi politici. Tutti si aspettano che i Tedeschi intervengano in loro aiuto.