La tossicità dell’ambientalismo | I parte

ambientalismoI fautori dell’allarmismo ambientalista si stanno preparando a una nuova e massiccia operazione di propaganda, rinvigoriti dalla presunta relazione fra i recenti, devastanti uragani e il paventato “global warming” (riscaldamento globale). Essi ritengono, apparentemente, che educazione moderna e indottrinamento culturale abbiano agito a sufficienza per trasformare la mentalità della maggior parte degli americani in quella di abitanti primitivi di un villaggio tribale, adeguatamente “impauriti” al punto da far sacrificare loro pecore e capre (persuadendoli a sostituire SUV, condizionatori d’aria, etc.) per scoraggiare l’ira della natura.

Nella speranza che una fetta almeno accettabile di americani possieda ancora abbastanza ragionevolezza e rispetto di sé per rigettare questo inganno intellettuale con il dovuto sdegno o, quantomeno, nella speranza di incoraggiarli a farlo, presentiamo il saggio di George Reisman del 1990, “La tossicità dell’ambientalismo” (“The Toxicity of Environmentalism”).

Questo saggio, di grande attualità oggi come ai tempi in cui fu scritto, mette a nudo l’agenda del movimento ambientalista scandagliandone tutti i presupposti, in modo particolare quel “global warming” che, reale o presunto, non è altro che una scusa per giustificare la gestione collettivista del sistema economico.

Recentemente, una popolare acqua minerale d’importazione è stata rimossa dal mercato perché test chimici hanno mostrato che alcuni suoi campioni contenevano 35 ppb (part per billion; parte per miliardo, NdR) di benzene. Nonostante fosse una quantità talmente piccola, che solo una quindicina d’anni prima sarebbe stato impossibile rilevare, fu deciso, per motivi di “salute pubblica”, il ritiro del prodotto dal commercio.

Un caso del genere, naturalmente, non è così insolito oggigiorno. La presenza di ppb di una sostanza tossica è una causa riconosciuta di morte. E ogni volta che il numero di decessi accertati supera l’unità sul milione (o meno), gli ambientalisti chiedono al governo la rimozione dal mercato di pesticidi nocivi, conservanti, o altri prodotti responsabili di presunto inquinamento tossico. Lo fanno, pur sapendo che il livello di rischio di uno su un milione equivale, addirittura,

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