In un’economia di mercato il denaro è importante, ma non fondamentale

Quando si guarda al cuore dell’economia, molto spesso la maggior parte delle persone pensa istintivamente al denaro. In quanto merce di scambio, e quindi altamente riconosciuto, esso gioca indubbiamente un ruolo importante all’interno della vita quotidiana degli individui. Non c’è da meravigliarsi se sia sulla bocca di tutti e nelle mani di tutti, così come nei pensieri di tutti. Ma è davvero così importante come crede la maggior parte degli individui? È davvero così importante come crede una determinata cerchia di accademici? Quanto dell’attività economica è influenzata realmente dal denaro? Queste sono tutte domande che all’apparenza sembrano scontante e sicuramente lo sono per chi non dispone di una teoria del capitale solida e coerente. In questo modo è facile ridurre tutte le soluzioni ai problemi economici a “semplici” manipolazioni degli aggregati monetari.

Travisando l’argomento chiave, si alimenta una fucina di errori che vanno a distorcere la percezione della realtà e con essa inficiare un andamento genuino dell’attività economica. Indirizzare la propria critica ai vari errori che scaturiscono dall’errore fondamentale è ovviamente una pratica controproducente, ma è pratica comune da parte della maggior parte dei critici. Sebbene abbiano tutte le ragioni di questo mondo a disinnescare bombe ideologiche simili, non si accorgono come tale sia solamente uno spreco di energie e attenzioni. Perché? Perché la maggior parte dei lettori non è in grado di seguire lunghe catene di ragionamento. Figuriamoci se queste si dipanano lungo una serie “infinita” di critiche ad una miriade di argomenti diversi.

Grattare lo strato su cui si sono sedimentati errori ideologici su errori ideologici non è sufficiente. È necessario scavare fino alla radice ignorando i vari strati di errori che nel tempo si sono sedimentati. Oggi inizieremo proprio da lì.

 

ALLE ORIGINI

Perché il denaro è così importante? In realtà non lo è. È utile, certo, ma non è importante nella vita di tutti i giorni, così come non lo è nel tessuto produttivo della … Leggi tutto

Ludwig von Mises: Un ritratto — Parte 2

Screen shot 2012-07-22 at 9.38.22 PMINTERVENTISMO

Mises definisce le funzioni proprie dello Stato come la difesa dei diritti di proprietà da violazioni violente e fraudolente contro aggressori interni od esterni. Il liberale, dice Mises, non odia lo Stato: il liberale ritiene che lo Stato non debba fare altro, esattamente come nessuno odia la benzina se ritiene che non sia adatta per dissetarsi.

L’ipotesi di partenza è che esista un diritto indipendente dallo Stato: ipotesi che nel XX secolo è stata distrutta dall’avvento della legislazione e del giuspositivismo. Ma questa ipotesi è centrale in tutti i pensatori liberali: solo se i diritti individuali non dipendono dalla politica è possibile parlare di libertà. Senza una legge superiore allo Stato che limiti lo spazio della politica, non ci sono diritti, non c’è libertà, non c’è giustizia.

La libertà è fatta di diritti negativi: un diritto è negativo quando impone agli altri di non fare qualcosa, e positivo quando impone agli altri di farla. “Non uccidermi!” è un diritto negativo, “Sfamami!” è un diritto positivo. Siccome l’effettivo contenuto dei diritti positivi – il costringere gli altri a fare qualcosa per noi – non è chiaro, questi diritti creano una prateria di interventi politico perché fanno sorgere un’infinità di contese su cosa effettivamente gli altri devono essere costretti a fare per noi. Non è mai esistita una società priva di diritti positivi (“devo essere difeso in un tribunale!”), ma la moltiplicazione dei diritti positivi è esiziale per la libertà: in fin dei conti, i diritti positivi sono una forma di schiavitù, perché si costringe qualcuno a lavorare per gli altri tramite la coercizione.

Cosa è l’interventismo per Mises? Non è l’intervento dello Stato per garantire il funzionamento della giustizia. Non è neanche avere una municipalizzata o una singola impresa nazionale (queste cose al massimo producono con una certa spontaneità corruzione ed inefficienza). L’interventismo è la dottrina che sostiene che si possano influenzare i mercati migliorandone i risultati attraverso il controllo … Leggi tutto

Tassi d’interesse in un gold coin standard

Gli Americani stanno vivendo in un mondo di dissolutezza creata dalla banca centrale. Questo è stato vero sin dal 1914, quando la Federal Reserve ha aperto i battenti. Ma la più recente crisi economica creata dalle banche, iniziata nel Dicembre 2007, ha ricevuto più attenzioni che mai. Questo è principalmente il risultato della candidatura di Ron Paul nel 2007 per la nomina Repubblicana a Presidente. Ha avvertito che questa crisi sarebbe accaduta. Ha anche precisato le ragioni: la politica della Federal Reserve. Poi la crisi ha colpito.

La Federal Reserve ha perso la sua immunità dalle critiche nel 2008/2009. Non la riavrà mai. Ha anche perso la sua invisibilità. Il grande pubblico ha ormai una certa consapevolezza limitata della FED. La FED riceve un sacco di pubblicità negativa. Questo è uno sviluppo positivo.

Anche questo ha creato un problema. Alcuni dei critici della Federal Reserve propongono una soluzione peggiore alla stessa FED: la creazione di una banca centrale a moneta fiat che crea denaro dal nulla per pagare i progetti finanziati dal governo. Questi critici sostengono che questa banca gestita dal governo sarà in grado di offrire alle persone prestiti senza interessi, il che manterrà l’economia in funzione a pieno regime.

Questo è quello che John Maynard Keynes ha insegnato nella “General Theory of Employment, Interest, and Money” (1936). Keynes elogiò alcuni predecessori economicamente non sofisticati che proposero schemi per denaro creato dal governo senza interessi, compreso il fondatore del Credito Sociale, Major C.H. Douglas, e il contadino ed ex-economista della Repubblica Sovietica Bavarese del 1919 che durò solo una settimana, Silvio Gesell. Si riferiva a loro come parte del sottobosco economico, come del resto lo erano. Ho tenuto una conferenza su questo argomento. La potete ascoltare qui.

 

I GREENBACKER

Negli Stati Uniti, la componente più grande ed antica del sottobosco economico che promuove denaro fiat emesso dal governo è stato il movimento Greenback, così chiamato in onore … Leggi tutto

Gold standard e Nixon standard

Domenica 15 Agosto 1971, Richard Nixon mise termine unilateralmente all’ultima traccia di un esperimento negli affari monetari internazionali che si è protratto per oltre un secolo. Annunciò che il governo degli Stati Uniti non avrebbe più rispettato gli accordi di Bretton Woods del 1944 per consegnare l’oro a $35 l’oncia a qualsiasi governo o banca centrale.

Quello che abolì non fu il gold standard. Era uno standard basato sulle promesse del governo. Non c’è mai stato un gold standard nel diciannovesimo secolo o all’inizio del ventesimo secolo. Era sempre stato uno standard di promesse del governo. Era affidabile come una promessa del governo.

I governi annunciano sempre e difendono con il monopolio della violenza la loro sovranità sul denaro. Dicono che controlleranno i termini dello scambio. Tutti gli standard monetari sono basati sulle promesse del governo e gli IOU chiamati bond del governo. Questi contratti vengono sempre rotti dai governi. La sola grande eccezione nella storia fu Bisanzio per 800 anni, all’inizio del quarto secolo sotto l’imperatore Costantino.

Quello che Nixon distrusse era chiamato gold-exchange standard. Fu adottato per la prima volta dai governi alla Conferenza di Genova nel 1922. Era un’organizzazione per evitare di ritornare al gold standard antecedente la Prima Guerra Mondiale, che è stato indipendente ma quasi simultaneamente revocato dai governi Europei quando scoppiò la guerra in Agosto. Ricorsero tutti all’inflazione monetaria. Questo era un modo per nascondere alla popolazione i veri costi della guerra. Imposero una tassa, l’inflazione, e poterono dare la colpa per qualsiasi impennata nei prezzi a speculatori non patriottici. Ciò era possibile grazie ad una diffusa ignoranza riguardo le cause e gli effetti economici sull’inflazione monetaria e sull’inflazione nei prezzi. Non avrebbero potuto farlo se i cittadini avessero posseduto il diritto antecedente alla guerra di richiedere pagamenti in monete d’oro ad un tasso fisso. Avrebbero assaltato gli sportelli delle banche. I governi non avrebbero potuto inflazionare senza tirarsi indietro dalle loro promesse di … Leggi tutto

Oro, pistole e distintivi

Ci fidiamo degli uomini con pistole e distintivi che dovrebbero provvedere ad una crescita economica a lungo termine? O ci fidiamo del libero mercato?

Ma quando la situazione si fa critica – recessione – la maggior parte delle persone si fida delle pistole e dei distintivi più del libero mercato. Possiamo fidarci che la Federal Reserve sostenga la prosperità? O preferireste fidarvi delle monete d’oro possedute da milioni di americani? La maggior parte degli americani e praticamente tutti  i professori d’economia si fidano della Federal Reserve. Ciò non era vero nel 1913, l’anno in cui il Congresso ha votato (proprio prima della pausa di Natale) di creare la Federal Reserve.

C’è un modo per evitare le recessioni, disse Ludwig von Mises nel 1912:

    il gold standard;

nessun permesso del governo all’applicazione della riserva frazionaria.

Nessuno ha impiegato queste due regole. Nessuna nazione in tempi moderni. Sin da quando scoppiò la Prima Guerra Mondiale nell’agosto 1914, abbiamo perso il gold standard in Europa. Lo abbiamo perso negli Stati Uniti nel 1933, quando Roosevelt rubò le monete d’oro della nazione con un decreto coercitivo. In breve, l’intero mondo ha rigettato la tesi di Mises.

 

GRUPPI CON INTERESSI SPECIALI AVVERSI ALL’ORO

Ci sono quattro grupppi principali di critici del gold standard: i greenbacker, i politici, gli universitari e l’elite investitrice.

I “greenbacker” iniziarono la loro propaganda presto, nel 1870. Difendono il denaro creato dal nulla che è controllato dal Congresso. Questi promotori auto-didatti del denaro creato dal nulla del governo sono statalisti monetari. Tra le loro fila c’è l’avvocato Ellen Brown e Bill Still, produttore del video “The Money Masters”. Non hanno alcuna influenza sul Congresso o sul mondo accademico, perchè si oppongono al sistema a riserva frazionaria. Ma il loro sistema fa affidamento a persone con pistola e distintivo per sostenere le leggi del corso legale. Nel caso della Brown, lei è recentemente andata a favore del QE2 di Bernanke. E’ … Leggi tutto

Rothbard e il denaro

I contributi culturali cosa ha fatto il governodi Murray N. Rothbard spaziano su numerose discipline e sono disseminati su dozzine di libri e migliaia di articoli. Anche limitatamente al solo tema del denaro, che è l’oggetto di questo volume, i suoi contributi rimangono copiosi e significativi.

Come storico della politica monetaria americana, Rothbard tracciò il quadro delle politiche di partito, dei gruppi di pressione e del supporto accademico dietro ai vari schemi bancari nazionali, lungo tutto il corso della storia americana. Come divulgatore di teoria e storia monetaria, egli mostrò al pubblico qual era il reale obiettivo del governo nell’assumere sempre maggior controllo sul denaro. Come esperto sul ciclo economico, scrisse libri di grande spessore sul Panico del 1819 e sulla Grande Depressione, mostrando come alle radici di entrambi ci fu l’espansione artificiale del credito. Se il testo di riferimento per la teoria monetaria nella tradizione della Scuola Austriaca è The Theory of Money and Credit di Ludwig von Mises (1912), il più esaustivo compendio breve della teoria monetaria austriaca è certamente il capitolo 10 del trattato di Rothbard, Man, Economy and State.

Rothbard diede grande rilievo all’intuizione centrale dell’economia classica in ambito monetario: la quantità di denaro è ininfluente per il progresso economico. Non c’è alcun bisogno di espandere artificialmente la quantità di denaro per tenere il passo con la crescita della popolazione, la crescita dell’economia o altri fattori. Fintanto che i prezzi sono liberi di fluttuare, il potere d’acquisto del denaro è in grado di adattarsi agli aumenti di produzione, agli aumenti della domanda di denaro, alle variazioni di popolazione o a qualsiasi altra variazione. Se la produzione aumenta, per esempio, i prezzi semplicemente calano, quindi la stessa quantità di denaro può ora servire ad un numero maggiore di transazioni, commisurato alla maggiore abbondanza di beni. Ogni tentativo da parte della “gestione monetaria” di impedire ai prezzi di calare, o di adattarsi ad un aumento della domanda di denaro, o di … Leggi tutto

Il mito della deflazione giapponese e il crollo dello Yen

yenIl deprezzamento  dello yen, iniziato alla fine dell’estate, lo ha portato ad una perdita di valore di circa il 40% rispetto all’euro e al dollaro statunitense rispetto a soli due anni fa. Eppure il primo ministro giapponese Shinzo Abe e il capo della banca centrale Haruhiko Kuroda avvertono che la battaglia contro la deflazione è lontana dall’essere vinta. Tale cautela è assurda — soprattutto in considerazione del fatto che non vi è stata alcuna deflazione.

Alcuni cinici suggeriscono che il grido di battaglia di Abe e Haruhiko contro questo fantasma, sia semplicemente uno stratagemma per ottenere il consenso di Washington ad una grande svalutazione. Ma qualunque sia la verità sulle loro reali intenzioni, il caos monetario del Giappone sta aumentando.

I prezzi giapponesi sono rimasti stabili

Il livello massimo del CPI in Giappone, durante il ciclo economico del 2007, era praticamente allo stesso livello di quello registrato nella recessione post-bolla nel 1992, e di pochi punti percentuali superiore rispetto al picco del ciclo del 1989. Di conseguenza, il Giappone ha goduto di una sorta di stabilità dei prezzi come sarebbe accaduto in un mondo a regime di gold standard: i prezzi sono calati durante le recessioni o durante i periodi di rapido miglioramento delle ragioni di scambio o di crescita della produttività, aumentando, al contrario, durante i boom ciclici o in momenti di grandi aumenti del prezzo del petrolio.

Se gli indici di prezzo in Giappone fossero stati rettificati per tenere conto dei miglioramenti qualitativi, sarebbero calati un po’ dappertutto, ma questo è quello che sarebbe avvenuto anche in un regime di gold standard, pienamente in linea con una potenziale crescita economica. Tali oscillazioni dei prezzi sono del tutto innocue. Ad esempio, una riduzione dei prezzi durante una recessione, unita all’aspettativa di prezzi più elevati, induce le imprese e le famiglie a spendere di più. Una critica valida dell’esperienza giapponese degli ultimi due decenni afferma che la scarsa incisività di … Leggi tutto

Il prezzo della moneta. Una disamina critica della teoria dell’interesse di Keynes (parte prima)

The Price of Money è il cap. V di Interest and Usury, la tesi di dottorato in cui padre Dempsey – sotto la guida di Schumpeter, che a lui deve le informazioni sulla Scolastica poi accolte nella Storia dellanalisi economica e divenute così patrimonio comune – mette a confronto le teorie modernedellinteresse (cioè, quelle posteriori a Boehm-Bawerk, da Wicksell in poi) e lanalisi dellusura in tre autori della Seconda Scolastica, Molina, Lessio e de Lugo. Il raffronto presenta un indubbio interesse in sé e per sé, ma mi è parso che questa garbatissima demolizione della Teoria Generale – fin qui, si direbbe, sfuggita anche ad una vera e propria storia dei conati antikeynesiani1 – meritasse di essere tradotta e offerta, per la prima volta, al pubblico italiano. Non so se ammirare di più la capacità, invero stupefacente, di trovare un senso compiuto entro quel volume labirintico o leleganza con cui i punti critici vengono messi a nudo; ma credo che i lettori sapranno apprezzare entrambi gli aspetti.

John Maynard Keynes è con buona probabilità, leconomista più influente di questa generazione. Le sue idee sono conosciute meglio e più discusse tra il pubblico di quelle di qualsiasi altro economista vivente. Ma questa popolarità non è dovuta al nitore del suo stile; la sua prosa non si presta ad essere riassunta in termini chiari e semplici. Termini fondamentali – ad esempio, profitti, risparmi, investimenti – nelle sue opere compaiono con significati esoterici. Secondo Noah Webster, efficienzasignifica capacità di fare bene qualcosa. Per Keynes, lefficienza marginale del capitale non è una questione di capacità produttiva, bensì di aspettative. Esaminate più da vicino, le aspettative si riducono ad una sorta di stato danimo medio. Uno stato danimo medio, sprovvisto di una base oggettiva e percettibile Leggi tutto

Interlibertarians 2014: banche e moneta, di F. Simoncelli

interlibertarians2014La recente edizione di Interlibertarians 2014, svoltasi domenica scorsa a Lugano, è stata incentrata sul tema Banche & Moneta ed ha visto, tra gli altri, la partecipazione attiva di Francesco Simoncelli a nome dell’associazione Ludwig von mises Italia.

Presentiamo di seguito la sua esposizione, incentrata su una panoramica delle cause storiche dell’ascesa e sviluppo del sistema a banca centrale nel periodo tra la fine del XIX secolo e quella fatidica data dell’agosto 1971, quando l’ultimo pallido ricordo di standard aureo fu spazzato da Richard Nixon per aprire le porte ad una nuova epoca di più sfrontato inflazionismo.

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Oro, pace e prosperità – Traduzione completa

GetImageIn coda alla pubblicazione a puntate del trattato di Ron Paul, Gold, Peace and Prosperity, ne mettiamo a disposizione la traduzione integrale in formato pdf liberamente scaricabile dal sito.

La presente comprende una parte inedita: le prefazioni di Henry Hazlitt e Murray Rothbard, tralasciate nella precedente edizione a puntate.

Buona lettura estiva!

 

Per scaricare il file esegui il click sul link seguente: Ron Paul – Oro, pace e prosperità (1981)Leggi tutto