Uno sguardo alla presunta austerità britannica

Voglio partecipare anch’io al dibattito sulla presunta austerità in Europa perché è seguito da vicino in America Latina e molte persone stanno traendo le conclusioni sbagliate riguardo a come l’austerità sta strangolando le economie europee. Ma prima, dobbiamo capire bene cosa si intende per austerity.

Come il dibattito tra Veronique de Rugy di Mercatus Center e Ryan Avent dell’Economist mostra, ci sono definizioni diverse di austerity. Il termine può significare un bilanciamento dei conti ottenuto solo con tagli alla spesa. Può voler dire una combinazione di tagli e aumenti di tasse (il cosiddetto “approccio bilanciato”) oppure può voler dire solo incrementi di imposte. Quando le persone danno la colpa all’austerity per lo stato malato delle economie europee, quindi, possono riferirsi a politiche molto differenti nei singoli paesi.

Guardiamo ad esempio alla Gran Bretagna, che è entrata in una recessione a doppia W a causa, secondo Paul Krugman, del “fallimento evidente” delle sue politiche di austerity. Se guardiamo ai livelli di spesa del Regno Unito sia in termini nominali che reali, possiamo chiaramente vedere che nonostante l’annuncio di pesanti tagli alla spesa, quest’ultima continua a salire:

È chiaro che, almeno in termini nominali, il tasso di crescita della spesa è diminuito, ma questo difficilmente costituisce una serie di tagli brutali come Krugman e altri vorrebbero farci credere. Se guardiamo alla spesa pubblica totale come percentuale dell’economia, la Gran Bretagna ha raggiunto un picco nel 2009 al 51,5% che è sceso al 49,9% nel 2011. Chi può sostenere seriamente che la recessione è stata causata da questo piccolo calo nella spesa come peso percentuale sull’economia?

Ora, ricordiamo che la coalizione di governo di Conservatori e Libdem che è salita al potere nel Maggio 2010, ha adottato quello che l’Economist ha definito “approccio bilanciato” al consolidamento dei conti, che si è basato su 1 sterlina di tasse ogni 3 sterline di tagli. Ad essere onesti la rivista inglese ha anche detto che … Leggi tutto

Krugman e l’austerità inglese

In un recente editoriale per il New York Times intitolato “the Austerity Debacle,” Paul Krugman fa notare come le politiche fiscali britanniche non siano riuscite a far ripartire l’economia. Nel farlo, sostiene che le decisioni del governo britannico di “tagliare la spesa” abbiano portato ad una crescita minore, misurata in termini di Pil reale, rispetto a quella avuta durante la Grande Depressione. Tuttavia, come mostrerò, il governo britannico ha in realtà implementato tagli insignificanti e continua a mantenere enormi deficit di bilancio mentre proprio durante la Grande Depressione aveva seguito misure che si avvicinano al concetto di “austerità” molto più di quelle del governo odierno. Quindi, se proprio vogliamo affermare che eventi storici non correlati fornicano prove, allora le evidenze storiche in Gran Bretagna supportano la tesi che i tagli alla spesa favoriscano la ripresa economica molto più della spesa in deficit.

Per Krugman, le misure di austerità rappresentano l’origine di problemi economici molto seri in Gran Bretagna. Come conseguenza, Krugman evidenza che,

Viene fuori che seguendo un parametro molto importante – variazione del Pil reale da quando la recessione è iniziata – la Gran Bretagna sta facendo peggio di quanto fece durante la Grande Depressione. Dopo quattro anni di crisi, il Pil inglese era tornato ai livelli pre crisi; quattro anni dopo l’inizio della Grande Recessione, la Gran Bretagna non è invece nemmeno lontanamente vicina a recuperare il terreno perduto…. Certo, ci sono dei caveat e delle complicazioni. Ma tuttavia si tratta di un sorprendente insuccesso di politica economica. E lo è, in particolare, della dottrina dell’austerità che ha dominato la discussione politica delle elite in Europa e, per larga parte, degli Stati Uniti negli ultimi due anni.

Basandosi su una combinazione di problemi economici in Gran Bretagna e affermando che sia stata l’austerità a causarli, Krugman crede di fornire un supporto empirico alla sua idea che, durante le recessioni, la spesa in deficit promuova la crescita … Leggi tutto