I genitori o lo Stato?

homeschoolingIl problema principale nel settore dell’istruzione (soprattutto quello obbligatorio, ma anche vale per molti altri ambiti) – come suggerisce il titolo – ruota intorno alla domanda: chi dovrebbe decidere, in ultima istanza, se, cosa, quanto, con quali mezzi, sotto la guida di chi, ecc. dovrebbero studiare i bambini? La risposta oggi in voga è piuttosto chiara: lo Stato. Se qualche genitore si sente offeso da quello che dico, lo invito a provare ad apportare cambiamenti nei curricula delle materie che i bambini studiano a scuola, o addirittura a ritirare il bambino dal sistema pubblico di istruzione per educarlo esclusivamente per conto proprio. Se nel primo caso non farà altro che sbattere contro il vero decisore (lo Stato), tramite l’organo competente (Ministero della Pubblica Istruzione) – che, al massimo, può tentare di influenzare -, nel secondo caso potrebbe benissimo finire in prigione o perdere la potestà sui bambini per negligenza.

L’opinione dominante dimostra che, di fatto, solo nell’illegalità i genitori possono ancora riparare i danni causati dal settore pubblico. Altrimenti, l’aspetto peggiore è che sono costretti a far passare i loro bambini attraverso le forche caudine degli esami imposti con decreto, necessarie per accedere legalmente ai più alti livelli di privilegi salariali o di monopolio in rami tipici come quelli degli avvocati, notai, ufficiali dello stato civile, ecc.

Dietro l’indignazione degli uomini per bene, i quali potrebbero rispondere aspramente che mi dimentico dei bambini poveri, senza alcuna opportunità e possibilità, penso si nasconda una fiducia incomprensibile nelle buone intenzioni e nella piena responsabilità delle autorità pubbliche. Potrei chiamare questa la “visione dello Stato angelico e infallibile”. O meglio: statolatria. Le stesse persone che, quando agiscono privatamente, si considerano non responsabili e non abbastanza competenti per risolvere i problemi nell’educare i propri figli (ed eventualmente anche quelli degli altri), diventano magicamente – con il semplice passaggio al servizio dello Stato – degli angeli onniscienti e onnipotenti. Ciò che mi irrita … Leggi tutto

L’età dell’Homeschooling

Alla fine degli anni2682 Sessanta e nei primi anni Settanta, il moderno movimento di istruzione domiciliare era ancora agli albori: a quel tempo, la maggior parte degli Americani considerava questo percorso un’attrazione turistica o scelta di vita di quanti volevano affrontare più difficoltà del necessario.

Che differenza fanno pochi decenni.

L’homeschooling ha subìto un’incredibile evoluzione. Passato dall’anticonformismo al mainstream, il movimento ha acquisito glamour e splendore prima sconosciuti: sfogliando anche solo poche pubblicazioni di Sports Illustrated, edizione del 2007, troviamo notizie su studenti fotogenici istruiti a casa e sul loro fisico atletico; tra essi, Jessica Long, nata in Russia, residente a Baltimora e nuotatrice di successo: a 15 anni Jessica diventa la prima paraolimpica a vincere il prestigioso Sullivan Award, che premia il migliore atleta amatoriale del paese. Poi c’è l’affascinante Joey Logano che, a 17 anni, ha già vinto una gara Nascar.

Perfino i candidati alla presidenza e i loro coniugi sono saltati sul carro dell’homeschooling: il membro del Congresso Ron Paul (R-Texas) ha offerto sostegno entusiasta alle famiglie che scelgono la scuola a domicilio ed Elizabeth Edwards, moglie del Senatore John Edwards (D-North Carolina), ha dichiarato al WSJ che questo autunno ha in programma di educare a casa i suoi due figli più piccoli “con l’aiuto di un tutor”.

Quanto ai risultati scolastici, quest’anno la competizione nazionale è stata emblematica: gli homescholars hanno trionfato in tre degli eventi principali; un bambino di dodici anni del New Mexico, di nome Matthew Evans, ha vinto il concorso nazionale Word Power, sponsorizzato dal Reader’s Digest; la tredicenne Evan O’Dorney, Californiana, ha vinto lo Scripps National Spelling Bee e la 14enne Caitlin Snaring di Washington è stata incoronata campionessa del National Geographic Bee.

Poi c’è Micah Stanley del Minnesota, il quale non ha ancora mai seguito nessuna lezione in un edificio scolastico canonico. Negli ultimi anni è stato iscritto all’Oak Brook College of Law, una scuola legale a distanza con sede a … Leggi tutto

Come morirà lo Stato

Google ha compratogangnam YouTube nel 2006, all’apice dell’isteria sulle trasgressioni del copyright. I nuovi proprietari hanno dovuto impegnarsi per raggiungere gli standard legali idonei ad evitare processi da miliardi di dollari. A quanto pare, gli utenti avevano postato una grande quantità di materiale coperto da copyright e Google sarebbe stato ritenuto responsabile.

Nei successivi tre anni, la rimozione di questi contenuti è stata furiosa: gli utenti videro i propri contenuti sparire; cortometraggi che usavano colonne sonore coperte da copyright vennero modificati; tributi ad artisti popolari oscurati. Stessa sorte toccò ai video di persone che ballavano sulle note di canzoni provenienti dalla propria radio.

Tutto questo non è stato divertente. Per nessuno. Gli artisti non furono contenti; in generale, essi sono lusingati dai tributi e felici di sentire la propria musica diffondersi nel web. Neanche i proprietari dei diritti d’autore in realtà ne beneficiarono: le rimozioni non comportano nuove entrate.

Google è sicuramente la parte più danneggiata, a causa di tutte le spese legate al controllo e alla moderazione dei contenuti. Ed è anche stato imbarazzante per l’azienda la rimozione di un video contenente una festa di compleanno di un bambino, nel quale il festeggiato cantava “Happy Birthday”. Per consumatori ed utenti, infine, tutto ciò costituì un insulto imperdonabile.

Dunque, nessuno ha in realtà tratto beneficio da questo sistema. E diventa sempre più complicato gestire ogni giorno questo processo di controllo, dato l’aumento continuo dei video caricati (48 ore di nuovi video ogni minuto). Ma era difficile immaginarsi una via alternativa.

Questo è il sistema costruito dalla legge. Sicuramente, la legge deve prevalere senza tener conto di quanto assurdi siano i risultati. Come nelle scene de The Crucible di Arthur Miller: nessuno, a Salem, credeva realmente nella pratica di uccisione delle streghe, ma tutti continuarono la carneficina perché “il sistema funziona così”.

Chiaramente, la legge sul copyright aveva creato una situazione indifendibile. Aveva creato un sistema troppo costoso per tutti. … Leggi tutto

“E non sono andato a scuola”: intervista ad André Stern

Bonne soir, je suis Camilla, je suis en fille de 24 ans, je n'aime pas les bonbons et malheureusement je suis allé à l'ècole. (Buona sera, mi chiamo Camilla, sono una ragazza di 24 anni, non mi piacciono le caramelle e purtroppo sono andata a scuola). Ho studiato per tutta la vita, cercando disperatamente di essere coerente nelle mie scelte, cercando di non perdere tempo e non lasciarmi scappare nessuna occasione (anche quelle che sarei stata più felice di lasciarmi scappare), ho diffidato ma ho accettato tante cose solo per poterle inserire nel curriculum (forse uno degli esami più difficili che la scuola non ti prepara ad affrontare) e ora che sono alla fine, ora che la vita comincia a richiedere i sacrifici più grandi (come se non ce ne fossero già stati abbastanza), ora cerco altrettanto disperatamente di disimparare.

E se la scuola pubblica venisse abolita?

In breve, il mercato per l'istruzione opererebbe come qualsiasi altro mercato. Come i negozi di generi alimentari per esempio. Dove c'è domanda, e ovviamente la gente domanda istruzione per i loro figli, vi sarà l’offerta. Ci sono negozi di alimentari grandi, piccoli, i discount, quelli premium e negozi di generi alimentari on the run. Ciò che vale per tutti gli altri beni ,varrebbe pure per l'istruzione. Anche in questo caso, il cliente è sovrano. Alla fine, ciò che potrà emergere non è del tutto prevedibile - il mercato non è mai prevedibile- ma qualsiasi cosa succeda sarà in accordo con i desideri del pubblico.