Stato, Mercato e Democrazia | I parte

In occasione della prima prova dell’esame di maturità 2013, Cristian Merlo, con tempismo perfetto, ha svolto per noi la prima prova (ambito socio economico naturalmente).

Mises Italia

Malgrado un’oggettivaSchiaviStato1 analisi della realtà storica e una disincantata lettura dell’esperienza quotidiana non sembrino fornire troppi appigli a sostegno della loro fondatezza, il culto dello Stato democratico, così come l’apologia del  mito hobbesiano del “più Stato per maggior sicurezza”, risultano essere ancora oggi – e forse oggi più che mai – una delle rappresentazioni ideali più radicate nell’immaginario collettivo.

Di fatto, a livello spirituale e psicologico, nella mentalità profonda e nel carattere della gente, lo Stato è inteso e visto come una sorta di divinità, un idolo assoluto, cui i cittadini devono prostrarsi per il solo fatto che Lui esista e sulle cui necessità essi devono modulare  la propria condotta di vita. Giacché non solo, come sostiene Alessandro Vitale, <<l’intera percezione contemporanea della realtà, non solo di quella politica, ma anche di quella morale, estetica e intellettuale della nostra esistenza, si forma largamente attraverso il prisma dello Stato>>[1], ma quasi inesorabilmente si dà per scontato che una vita sociale e civile al di fuori del contesto segnato dallo Stato non sia nemmeno lontanamente concepibile; che la realizzazione dei nostri desideri e la soddisfazione dei nostri bisogni possano trovar compimento esclusivamente  grazie al fatto che uno Stato sia presente, e sempre purché ci si muova nell’ambito del suo perimetro d’azione; che il solo pensare di agire al di fuori dei suoi schemi sia un mero esercizio di inutile utopia applicata.

A furia di inforcare gli occhiali deformati e deformanti della mistica statalista, si è infatti erroneamente portati a credere che oltre l’orizzonte visuale dello Stato, “democratico”, ça va sans dire,  non vi possa essere nulla.

Solo lo Stato può fornire i cosiddetti beni e servizi pubblici.

Solo lo Stato ed i suoi governanti sono in grado di sfruttare le economie di scala … Leggi tutto

La Grande Illusione

Noi non riusciamo più a concepire la società, se non come un corpo diretto da uno stato centrale onnipresente ed onnipotente. Ciò che prima si configurava come una visione utopistica della società, con lo stato ad assolvere il ruolo del cervello, non solo oggi viene ideologicamente accolto ed approvato, ma è altresì fortemente introiettato nelle pieghe più profonde della nostra coscienza.