L’analisi di classe secondo Marx e secondo la Scuola austriaca (parte terza)

La concorrenza in senoPeople protest against labour reforms imposed by the Spanish government in central Barcelona alla classe dirigente e fra diverse classi dirigenti causa una tendenza alla concentrazione crescente. In ciò, il marxismo ha ragione. Ciononostante, la sua falsa teoria dello sfruttamento lo conduce ancora una volta a localizzarne la causa laddove non c’è. Il marxismo crede che questa tendenza sia insita nella concorrenza capitalista. Ora, è casomai finché la gente pratica il capitalismo proprio che la concorrenza non è una forma d’interazione a somma zero. Il primo utilizzatore, il produttore, il risparmiatore, il contraente accordi, non realizzano mai profitti gli uni a spese degli altri. Ovverosia i loro guadagni lasciano le risorse materiali degli altri completamente intatte, ovverosia (come nel caso di ogni scambio contrattuale) implicano in effetti un profitto per entambe le parti. È così che il capitalismo può giustificare accrescimenti di ricchezze in senso assoluto. Ma nel suo sistema, è impossibile pretendere che vi sia una qualunque tendenza alla concentrazione. Per contro, le interazioni a somma zero, caratterizzano non solo le relazioni fra padroni e servi, ma anche fra gli sfruttatori, essi stessi in concorrenza. Lo sfruttamento, inteso come acquisizioni della proprietà non produttive e non contrattuali, può esistere solo laddove ci sia qualcosa da espropriare. Evidentemente, se la concorrenza fosse libera nel business dello sfruttamento, non vi sarebbe più niente da espropriare. Ciò implica che lo sfruttamento necessita di un monopolio su un dato territorio e una popolazione; e la concorrenza fra gli sfruttatori è per sua stessa natura selezionatrice, e deve portare a una tendenza alla concentrazione delle imprese sfruttatrici così come alla centralizzazione in seno ad ogni impresa. L’evoluzione degli Stati, diversamente da quella delle imprese capitaliste, fornisce l’immagine più evidente di questa tendenza: esiste oggi un ben più piccolo numero di Stati che controllano e sfruttano ben più vasti territori che nel corso dei secoli passati. E all’interno di ogni apparato statale, c’era di fatto una tendenza all’accrescimento dei poteri dello Stato centrale a … Leggi tutto

Learn Liberty: capitalismo non è imperialismo.

È un luogo comune piuttosto diffuso quello che identifica l’imperialismo come particolare manifestazione storica del capitalismo. In questo breve video il Prof. Davies smentisce tale argomento e ne illustra la superficialità.

Come può esservi analogia tra capitalismo e imperialismo, se il tratto fondamentale di quest’ultimo è l’intervento coercitivo dello Stato, cioè il soggetto per eccellenza che agisce al di fuori del mercato?

 

Traduzione a cura di Alessandro Carosi.… Leggi tutto

La Strategia Marxista

Marx cercò disperatamente una dialettica materialistica della storia, in grado di spiegare tutti i cambiamenti e che condurrebbe, inevitabilmente, alla rivoluzione comunista. Mancando un “nisus boemo” o una mistica spinta interiore che servissero come motore della dialettica, Marx ripiegò sulla lotta di classe insita nel materialismo stesso. Come era tipico nei suoi scritti, questo punto del sistema, insieme ad altre importanti questioni, venne trattato nel corso di paragrafi sparsi qua e là nei suoi scritti ed in quelli di Engels. Il sistema, perciò, deve essere costruito su questi passaggi ampiamente separati tra loro.

Sociologia della tassazione: lo “stato” di guerra permanente

Gli altri due aggiustamenti apportati dallo Stato, al fine di uscire dal suo punto più basso di popolarità e di addivenire alle sue dimensioni attuali, hanno a che vedere con le relazioni interstatali. Per prima cosa, come spiegato in precedenza e testé accennato di nuovo da de Jouvenel, gli Stati, in qualità di sfruttatori monopolistici, tendono a farsi coinvolgere nella guerra con gli altri Stati. Qualora il loro potere interno di sfruttamento sia debole, cresce il desiderio di compensare queste perdite per via di una espansione esterna.