La libertà e la paura delle proprie responsabilità

La libertà è sotto una nuova sfida e un attacco nel mondo contemporaneo. Dalla “correttezza politica” e dalla sua conseguente crescente mentalità totalitaria chiusa delle istituzioni di apprendimento superiore in America e in Europa, alla rinascita del nazionalismo economico con il suo rigetto della libertà di commercio, ci troviamo di fronte a possibili riduzioni dei gradi della libertà individuale, che ancora ci rimangono della nostra vita.

La domanda è perchè? Vari tentativi di risposta sono stati offerti da coloro che temono profondamente questa direzione, specialmente in quel che chiamiamo “Occidente”, dove l’idea, l’ideale e la pratica della libertà personale ed economica sono comparsi per la prima e hanno preso un’importanza significativa negli ultimi trecento anni.

Questa tendenza è sembrata molto peculiare di fronte alla trasformazione drammatica e “miracolosa” della condizione umana negli ultimi duecento anni, durante i quali la vita per la persona comune è passata da una povertà economica abbietta a un’oppressione politica verso un mondo di partecipazione stupefacente e di benessere materiale per la vasta, vasta maggioranza, con il processo di istituzionalizzazione (se non sempre la pratica) del rispetto e della protezione di un’ampia gamma di libertà civili.

Il Trend di allontanamento dalla Libertà, ed il ritorno al Paternalismo

Questa tendenza, ahimè, sta andando avanti da un po’ di tempo. Ad esempio, nel 1936, il famoso economista e scienziato politico svizzero, William E. Rappard (1883-1958), tenne una conferenza a Philadelphia intitolata “La relazione dell’individuo con lo stato”. Guardando indietro alla tendenza degli eventi politici ed economici nel diciannovesimo e ventesimo secolo, Rappard ha spiegato:

“Le rivoluzioni alla fine del diciottesimo secolo […] erano essenzialmente rivoluzioni dell’individuo contro lo stato tradizionale – espressioni del suo desiderio di emanciparsi dai legami e dalle inibizioni che lo stato tradizionale gli aveva imposto […] che si possono definire come l’emancipazione dell’individuo dallo stato, alla volontà dell’individuo.

“Nella seconda metà del diciannovesimo secolo e fino ad oggi, l’individuo, avendo emancipato se stesso dallo

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Tutti i presidenti dovrebbero essere presidenti “passivi”

Alcuni mezzi d’informazione sono sconvolti che molti degli ordini esecutivi e delle proposte legislative del Presidente Donald Trump inviati al Congresso degli Stati Uniti rappresentano un tentativo di annullare l’eredità presidenziale di Barack Obama. La domanda è, perché si dovrebbe presumere che i presidenti debbano avere lasciti politici alle spalle dopo la fine del loro mandato?

In questo particolare caso, molti politici di “sinistra” si concentrano sulle proposte della Casa Bianca di Trump per abrogare e sostituire l’ObamaCare (ha dato una copertura sanitaria a 13 milioni di americani n.d.t.) – una legge la Affordable Care Act (legge di assistenza a prezzi accessibili) – nonché la legislazione sugli accordi “internazionali sui cambiamenti climatici”, l’uso del territorio e le norme minerarie e l’accordo sull’armamento nucleare dell’Iran.

Non tutte le eredità presidenziali sono “uguali” agli occhi degli esperti

Una domanda interessante è se i sapientoni dei notiziari avessero la stessa risonanza della politica pubblica e se un presidente precedente fosse stato un classico liberale ed avesse lasciato “un’eredità” di smantellamento dello stato interventista, dello stato sociale e che il suo successore inizi a ribaltarlo intenzionalmente.

Avrebbe lo stesso tono ed il piangere se fosse stata minata l’eredità di un presidente di una società più libera per il popolo americano indebolito? Che si trattava di un tentativo di cancellare i risultati di qualcuno eletto “dal popolo” per spostare il paese in direzione del laissez-faire?

Ne dubito, visti i sentimenti politici di molti dei media e del mondo accademico di oggi. Probabilmente sarebbe salutato come una “reazionaria” retromarcia temporanea, passata alle politiche “progressiste” che stavano mantenendo l’America nella “parte giusta della storia”.

Questo non significa che ciò che il presidente Trump ha proposto, o sta tentando di attuare, in qualche modo rappresenti un programma classico liberale. A mio avviso, è proprio il contrario. La sua progettata “eredità” è quella di rendere l’America ancora grande. Ma rendere l’America grande, come Trump Leggi tutto

Ascesa e declino della società: capitolo V

Quel che si ottiene facilmente,
si perde altrettanto facilmente.

 

Poco dopo essersi stabilito nella propria bottega, uno dei nostri pionieri andò a pescare tornando con più pesce di quanto sarebbe riuscito a mangiare, sorse così il problema di cosa farne. Il suo vicino di casa lo risolse esprimendo il desiderio di poterne entrare in possesso. Anche quest’ultimo disponeva in abbondanza di un qualcosa, a quanto pare patate, di cui il pescatore era a corto. O forse il coltivatore si aspettava un grande raccolto di patate e promise al pescatore che in tempo di raccolto ne avrebbe messe da parte alcune per lui. In ogni caso, era stato deciso uno scambio immediato o potenziale il cui effetto avrebbe arricchito i menu delle persone coinvolte nello scambio. Così, con l’incremento delle loro rispettive soddisfazioni, o salari, venne piantato il seme di Main Street.

Ascesa e Declino della SocietàAlcuni sostengono che la Società debba la propria origine all’istinto umano di socialità ma quest’ultima e la propensione allo scambio sono così strettamente intrecciati che è impossibile determinarne singolarmente il rapporto di causalità; quando poi si considera come la compagnia sia di per sé uno scambio, anche se non di tipo economico, fare una distinzione tra i due diventa privo di significato. Il mercato è l’anima della Società. L’uno non potrebbe esistere senza l’altro, ed entrambi devono la propria origine alla continua ricerca di una vita più piena. E’ il mercato che rende possibile la specializzazione, poiché è l’esercizio attraverso il quale l’abbondanza prodotta dallo specialista, non potendo soddisfare direttamente i suoi desideri, viene tradotta in mezzi capaci di soddisfarla. E non importa quanto sia grande la popolazione, quanto variegata la specializzazione, quanto intricata la tecnica del commercio: il mercato è semplicemente l’attività del cedere quanto si vuole di meno in cambio di ciò che si vuole di più.

Ciò che si vuole di meno per ciò che si vuole di più! Ogni scambio, dunque, ha origine dal … Leggi tutto

La filosofia della proprietà: II parte

Proprietà e diritti di proprietà

private propertyLa vera funzione dell’individuo, nella sua veste di proprietario, ha fatto capolino per la prima volta con gli economisti Austriaci, i quali, nello sviluppare la teoria dell’utilità marginale, hanno constatato che il valore è una caratteristica tipicamente umana, la quale viene conferita a dei beni suscettibili di divenire oggetto di proprietà: una caratteristica che ha poco o nulla a che fare con la produzione o con i costi di produzione. Gli studiosi della prasseologia hanno enfatizzato che il soggetto predicabile di essere analizzato e compreso è solamente l’individuo agente. Ma anche in tal caso, una vera e propria indagine volta allo studio dell’aspirazione umana alla proprietà non si è affermata, in quanto, ancora una volta, si è posta maggiore attenzione ad approfondire la questione concettuale, nonché i flussi ed i riflussi associati alle curve di domanda ed offerta.

La natura della proprietà, le modalità di acquisizione, il suo sviluppo, la produzione, la distribuzione, il mantenimento, la conservazione e la sua protezione sono tutti aspetti che non devono certo essere trascurati.

Ma il primo e principale sforzo deve essere orientato a distinguere i “diritti di proprietà”, volti ad organizzare i rapporti tra gli uomini in merito all’uso dei beni e delle cose, dalla “proprietà”, nozione che identifica il bene suscettibile di divenire oggetto di appropriazione.

Possedere tale caratteristica non significa altro che i beni individuati sono soggetti alla sfera di azione del diritto di proprietà [da intendersi come un titolo legittimo a compiere azioni, ndt]. La proprietà della “cosa” sussiste fin tanto e nella misura in cui vi è un legittimo titolo di proprietà sulla stessa. In un territorio vergine, ancora inesplorato dall’uomo, la terra e tutte le pertinenze naturali sono oggetto di appropriazione. L’avvento dell’uomo non cambia il loro carattere, in quanto beni fisici. Ma il rapporto tra l’uomo e la terra, in merito all’organizzazione e all’uso di quest’ultima, cambia radicalmente nel momento in cui … Leggi tutto

Ascesa e declino della società: capitolo IV

La Società sono le persone

 

La Società è un concetto collettivo e nient’altro; si tratta di una convenzione per indicare un certo numero di persone. La stessa cosa vale per la famiglia o le bande, o qualsiasi altro nome diamo ad un conglomerato di persone. La Società è differente rispetto a questi altri nomi collettivi poiché veicola l’idea di uno scopo o un punto di contatto in cui ogni individuo detiene un interesse, pur mantenendo intatta la propria identità e il perseguimento dei propri affari. Una famiglia è tenuta insieme da legami familiari, una folla consiste in un certo numero di persone tenute insieme da un’impresa comune, come ad esempio una partita di baseball o una conferenza. La Società, d’altra parte, abbraccia il padre ed il figlio, il dottore ed il contadino, il finanziere ed il lavoratore — una gamma di persone occupate in tutta una serie di mestieri e professioni e dedicate a una certa varietà di scopi, tutti personali ma allo stesso tempo tenuti insieme da un fine comune. Ma la Società rimane una parola, non un’entità. Non è una “persona”: se un censimento stabilisse l’esistenza di cento milioni di persone, non una di più, non potrebbe aversi alcun accrescimento della Società se non attraverso la procreazione. Il concetto di Società come persona metafisica fa cilecca quando osserviamo come la Società si dissolva allorquando le sue componenti si disperdono, come nel caso delle “città fantasma” o di una civiltà di cui abbiamo appreso l’esistenza solo dai reperti che si è lasciata dietro. Quando scompare l’individuo, scompare anche l’insieme.

Ascesa e Declino della SocietàTale insieme non ha una vita a sé stante.

Usare un nome collettivo con un verbo al singolare ci trae in inganno; siamo propensi a personalizzare la collettività ed a pensare che abbia un corpo ed una psiche indipendenti, per poi trasferire in questa fabbricazione mentale alcune abitudini o caratteristiche degli individui reali; scegliamo dall’eterogeneità di questi ultimi alcuni … Leggi tutto

Ascesa e declino della società: capitolo III

L’unità della vita sociale

 

Cominciando dall’ovvio — ci devono essere gli uomini prima che ci sia una Società, e ci deve essere una Società prima che ci sia un Governo. Le istituzioni sociali devono essere seminate nel terreno di cui è fatto l’individuo. Pertanto, siamo costretti a chiedere all’individuo, l’unità della vita sociale, di dirci perché socializza, perché diventa politico. I metafisici erano sulla strada giusta quando indagarono la natura del singolo per dare una spiegazione allo Stato, anche se erano distratti dalla loro mentalità teologica. Su questa strada non si trova una risposta positiva, né una risposta che non inizi con ipotesi. Se si guarda l’essere umano dall’esterno forse riusciremo a fare luce sulla questione, senza fare riferimento alla sua composizione spirituale.

Ascesa e Declino della SocietàCosa si osserva come una costante nella sua esistenza? A questa domanda non c’è che una risposta: egli è sempre e comunque impegnato a guadagnarsi da vivere. Non possiamo nemmeno pensare ad un essere umano privo di questa preoccupazione. Egli è, fondamentalmente, un ‘”uomo economico” — per usare un termine che viene talvolta usato in modo spregiativo, ma che è più appropriato quando riflettiamo sul fatto che l’attività primordiale dell’uomo è l’esistenza. La sua ricerca economica è radicata in lui come una necessità. Sembra logico supporre, allora, che la Società in cui lo troviamo sempre è o una fase dell’attività, o in relazione con l’attività, da cui non va mai in pensione. Non è allora probabile che, se ci immedesimassimo nei mezzi e nei metodi che impiega per guadagnarsi da vivere, impareremmo che la Società ed il Governo sono escrescenze di questo processo? Forse, dopo tutto, queste istituzioni hanno le loro radici nell’economia. Si tratta di un’ipotesi plausibile, in ogni caso.

L’obiezione che viene sollevata è che l’essere umano sia troppo complesso per essere trattato solo come una creatura vivente. Anche le altre specie che abitano la terra sono a caccia costante dei mezzi per esistere … Leggi tutto

Ascesa e declino della società: capitolo II

Da Dio o dalla spada?

 

Lo Stato è previsto dalla natura delle cose? I teorici classici della scienza politica erano convinti di sì. Osservando come ogni agglomerato di uomini noti alla storia abbia visto la partecipazione in una istituzione politica di qualche tipo, e convinti che in tutte le cose umane la mano di Dio abbia svolto un ruolo, hanno concluso che l’organizzazione politica degli uomini abbia goduto dell’avallo divino. Avevano un sillogismo per sostenere la propria ipotesi: Dio ha fatto uomo; l’uomo ha realizzato lo Stato; quindi, Dio ha fatto lo Stato. Lo Stato ha acquisito così una sorta di alone di divinità. Il ragionamento è stato sostenuto da una analogia: è una certezza che l’organizzazione familiare, con il suo capo, sia nell’ordine naturale delle cose, e ne consegue che un gruppo di famiglie, con lo Stato in qualità di padre di tutte, sia un fenomeno altrettanto naturale. Se si verificano carenze nella famiglia, è a causa dell’ignoranza o della malvagità del padre; parimenti se l’ordine sociale soffre l’ansia o la disarmonia è perché lo Stato ha perso di vista le vie di Dio. In entrambi i casi, il pater familias ha bisogno di istruzioni per quanto riguarda i principi morali. Dunque lo Stato, che è inevitabile e necessario, può essere migliorato ma non abolito.

Ascesa e Declino della SocietàAccettando a priori la naturalezza dello Stato, hanno cercato di trovare la radice dell’istituzione nella natura dell’uomo. Sicuramente, lo Stato appare solo quando gli uomini si riuniscono, e questo fatto potrebbe indicare che la sua origine è insita nella complessità dell’essere umano; gli animali non hanno Stato. Questa linea di indagine ha portato a contraddizioni e incertezze, cosa del tutto comprensibile in quanto le prove della natura dell’uomo si trovano nel suo comportamento morale e questo è ben lungi dall’essere uniforme. Due uomini risponderanno in maniera diversa alla stessa esigenza e almeno uno non seguirà uno schema costante di comportamento in tutte le … Leggi tutto

Ascesa e declino della società: capitolo I

Economia vs. Politica

 

Può essere che le bestie diffidenti della foresta arrivino ad accettare la trappola del cacciatore come un’alternativa alla regolare ricerca di cibo. In ogni caso l’animale umano, presumibilmente razionale, è diventato così assuefatto agli interventi politici che non può pensare di guadagnarsi da vivere senza di essi; in tutti i suoi calcoli economici la sua prima considerazione è: cosa dice la legge a riguardo? O, più probabilmente: come posso fare uso della legge per migliorare la mia sorte nella vita?

Questo può essere descritto come un riflesso condizionato. Non accade quasi mai di pensare di poter fare meglio qualora operassimo in maniera autonoma, entro i limiti posti su di noi dalla natura, e senza vincoli politici, controlli o sovvenzioni. Non pensiamo mai che queste misure interventiste sono messe sul nostro cammino come una trappola, per scopi diametralmente opposti alla nostra ricerca di una vita migliore. Le accettiamo automaticamente come necessarie per quello scopo.

E così accade che coloro che scrivono di economia inizino con il presupposto che sia una branca della scienza politica. I nostri libri di testo, quasi senza eccezione, affrontano l’argomento da un punto di vista giuridico: come gli uomini si guadagnano da vivere secondo le leggi vigenti? Ne consegue, ed alcuni libri lo ammettono, che se la legge cambia, l’economia deve seguire l’esempio. E’ per questo motivo che i nostri curricula universitari sono carichi di una serie di corsi in economia, ognuno dei quali rende omaggio alle leggi che disciplinano le diverse attività umane; così abbiamo l’economia del merchandising, l’economia delle operazioni immobiliari, l’economia bancaria, l’economia agraria e così via.

Ascesa e Declino della SocietàQuasi mai ci si rende conto che esiste una scienza economica, con relativi principi di base, in tutte le nostre occupazioni e soprattutto che non non abbia nulla a che fare con la legislazione. Da questo punto di vista sarebbe opportuno, se è la legge a sancire la pratica, che i curricula inseriscano … Leggi tutto

L’individuo isolato. Produzione

stemma misesAnche se nella realtà l’uomo vive in società, gli elementi di base dell’economia emergono nella maniera più chiara se si esaminano le condizioni di un individuo isolato.

La produzione

L’attività volta a soddisfare i bisogni si traduce nella produzione di beni e servizi.

La produzione non è un atto di creazione, ma di trasformazione. La produzione è un fenomeno intellettuale, non materiale, nel senso che è governata dalla mente umana; 10000 anni fa gli uomini avevano a disposizione le stesse risorse di oggi, ma non producevano i beni di cui disponiamo oggi. Sono le scoperte tecnologiche (cioè una nuova combinazione dei fattori esistenti), frutto della ragione, che hanno consentito di produrre beni nuovi. Dunque l’affermazione spesso ripetuta secondo cui l’economia si occupa delle condizioni materiali dell’esistenza umana è errata.

Il Crusoe sull’isola deserta ha degli scopi da conseguire (mangiare, bere, ripararsi, dormire) e dovrà eseguire delle azioni con le risorse disponibili (mezzi) per conseguirli. Poiché egli, sulla base delle sue personali preferenze, attribuisce determinati valori agli scopi in questione (un altro individuo nelle stesse condizioni vi attribuirebbe valori diversi), agirà in modo da conseguire la massima utilità.

Innanzi tutto, ripartirà il proprio tempo fra lavoro e riposo. I beni apportano utilità, mentre il lavoro genera disutilità[1]. In generale, dunque, egli lavorerà fino a che l’utilità marginale dei prodotti ottenuti supera la disutilità marginale del lavoro (o l’utilità marginale del riposo); appena utilità e disutilità marginali si uguagliano, smette di lavorare.

Per quanto riguarda poi il tempo dedicato al lavoro, cioè alla produzione dei beni, egli lavorerà su una certa attività fino a che il benessere che si aspetta da un’unità temporale di lavoro in più (dai beni che con essa consegue) è superiore al benessere che si aspetta applicandosi ad un’altra attività. Ad esempio, in un dato momento Crusoe si dedica alla pesca: egli pesca tre pesci in successione; quindi cambia attività e si dedica alla caccia di conigli, perché, … Leggi tutto

Albert Jay Nock: una voce della “Old Right” contro il New Deal – Opere principali e pensiero/II

Nel 1930 esce un’altranockenemy raccolta di brevi articoli, questa volta provenienti dal The  New  Freeman:  The  Book  of  Journeyman:  Essays  from  the  “New Freeman”.  All’interno  di  “A  Cruel  and  Infamous  Regime”  vi  si  trova  la disapprovazione per il trattamento riservato agli anarchici Sacco e Vanzetti da  parte del Massachusetts. In “Logic and  Licenses” viene tracciata la sostanziale differenza tra Stati Uniti e Russia, espressa  radicalmente in perfetto stile nockiano:

“In Russia, poche centinaia di uomini  possiedono tutto e comandano tutto, affari e politica; essi sono il governo. Anche in America, poche centinaia di uomini possiedono tutto e comandano tutto. Essi non  sono  il  governo,  ma  possiedono e  controllano  il  governo,  ed operano tramite quest’ultimo” [21].

In “Politics as Sport”, titolo esplicativo, si trova tutta la disillusione verso i politici, professionisti delle elezioni, il sistema elettorale, fatto di promesse e affari personali, e la presunta lotta tra partiti, ben riassunta dalla seguente considerazione:

“Dal punto di vista sociale una sola cosa distingue un partito politico dall’altro; uno è in carica e vuole rimanerci, l’altro non lo è e vuole arrivarci” [22].

Dalle lezioni tenute presso la University of Virginia del 1931 viene ricavato The Theory of Education in the United States. Nock vi riversa tutte le riflessioni relative al sistema scolastico e all’educazione in generale, riprendendo materiale da “Towards a New Quality Product”: la distinzione tra istruzione ed educazione, l’importanza dei classici e della matematica, la necessità di riformare le istituzioni scolastiche. Aggiunge però degli interessanti approfondimenti.

Per prima cosa, non tutti gli individui sono educabili: c’è chi può essere educato e chi può essere solo istruito. L’educabile arriverà ad un pensiero autonomo profondo e maturo, l’istruibile rimarrà limitato alla conoscenza strumentale. Da qui la necessità di eliminare il controproducente  egalitarismo dalle teorie sull’educazione. Teorie che, rispecchiandosi nei valori democratici della società, tendono ad abbassare al minimo comune denominatore il livello di istruzione, per venire incontro alle volontà

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