Ascesa e declino della società: Introduzione

Pubblichiamo di seguito l’introduzione all’opera di Frank Chodorov “Ascesa e Declino della Società” i cui capitoli, tradotti da Francesco Simoncelli, saranno qui proposti a cadenza mensile. Per l’efficacia della sua sintesi e la prosa diretta, riteniamo quest’opera di importanza cruciale per chi voglia gettare uno sguardo d’insieme sul processo storico con cui quel sistema parassitario che è lo Stato prima attacchi le società più prospere dopodiché, col proprio crescente interventismo, ne provochi l’indebolimento economico, etico e culturale fino a decretarne la rovina. Non sarà difficile per il lettore riscontrare numerosi e tristi punti di contatto con l’attualità.

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INTRODUZIONE

Ciò che la storia penserà dei nostri tempi è qualcosa che soltanto la storia ci dirà. Ma una buona congettura è che sceglierà il collettivismo come caratteristica che identifica il ventesimo secolo. Perché anche una rapida indagine del modello di sviluppo del pensiero durante gli scorsi cinquant’anni rivela la dominanza di un’idea centrale: che la Società sia un’entità trascendente, qualcosa al di là e maggiore della somma delle sue parti, in possesso di un carattere sovrumano e dotata di simili poteri. Che opera in un campo suo proprio, moralmente e filosoficamente, ed è guidata da stelle sconosciute ai mortali. Quindi l’individuo, l’unità della Società, non può giudicarla per le sue stesse limitazioni né applicare ad essa gli standard con cui misura il proprio pensiero e il proprio comportamento. Le è necessario, naturalmente, ma soltanto come parte sostituibile di una macchina. Segue quindi che la Società, che può interessarsi paternalisticamente agli individui, non dipende in alcun modo da essi.

In un modo o nell’altro questa idea si è insinuata in quasi ogni ramo di pensiero e, come succede spesso con le idee, è stata istituzionalizzata. Forse l’esempio più lampante è l’orientamento moderno della filosofia dell’educazione. Molti dei professionisti in questo campo asseriscono francamente che lo scopo primario dell’educazione non è di sviluppare la capacità dell’individuo di apprendere, come si pensava … Leggi tutto

Il Codice Individualista

Quali sono gli elementi che hannoda vinci contribuito al successo de “Il Codice Da Vinci” e di altre opere inerenti la storia del Cristianesimo?

Uno di questi è senz’altro rappresentato dal fattore novità: la maggioranza delle persone, infatti, ha una conoscenza talmente limitata della storia di qualsiasi religione, che anche le più grossolane e banali contraffazioni appaiono loro come “audaci” e “irriverenti”. Ma vi è anche un’altra ragione: le persone possiedono un istinto che tende alla libertà, che le spinge a ribellarsi a istituzioni autoritarie e collettiviste; a torto o a ragione, molte persone associano questo istinto alla cristianità.

Sfortunatamente, anche fra i cristiani ha però spesso prevalso la visione “socialista”, ovvero quella “scusa” che ha permesso a uomini di buone intenzioni di governare la vita di altre persone – sia imponendo leggi come quelle contro i liquori, il sesso o l’usura, che commissionando al governo il compito di redigere un “vangelo sociale” di norme assistenziali e consuetudini neo-liberali.

Nonostante questi intenti “riformatori” non abbiano prodotto i risultati sperati, il loro insuccesso non ha tuttavia inficiato la convinzione comune per cui il Cristianesimo sia una dottrina intrinsecamente refrattaria alla libertà individuale.

Per comprovare la legittimità di questa asserzione, sarebbe assai superfluo limitarsi ad analizzare le vicende che hanno visto protagoniste le varie comunità cristiane in tempi e luoghi particolari; è del tutto essenziale, invece, l’approfondimento dell’ordine di Princìpi fondamentali più antichi della dottrina cristiana, quei Princìpi custoditi all’interno dell’unica matrice incontrovertibile, che non può essere accantonata in nessun dibattito inerente il Cristianesimo: il Nuovo Testamento.

Insomma, non serviva Tom Hanks per farci intuire come gli insegnamenti codificati nel Nuovo Testamento non abbiano in sé nulla di assimilabile al “dispotismo”, quanto, piuttosto, un messaggio spiccatamente individualista.

Da storico della letteratura, ho personalmente ravvisato molte delle più convincenti evidenze di questo “codice” individualista proprio nei mezzi attraverso cui il Nuovo Testamento intende trasmettere il suo messaggio. Contrariamente alla credenza popolare, il Nuovo Testamento … Leggi tutto

Individualismo metodologico

individualismNella spiegazione della realtà sociale, è un criterio di interpretazione basato rigorosamente sugli individui e sulle circostanze ad essi attinenti. Questa priorità, logica ed etica, dell’individuo è espressione di una linea di pensiero che riceve i suoi primi contributi dal nominalismo di Guglielmo di Ockham, si rinsalda con Locke e i “Levellers”, si raffina con gli illuministi inglesi e scozzesi, in particolare Hume, Mandeville e Smith, e vede il suo più robusto sviluppo nella Scuola Austriaca attraverso l’elaborazione di Menger, Mises, Hayek e Popper. In anni recenti, contributi di particolare interesse sono stati offerti da Boudon.

Il metodo individualistico parte dalla considerazione empirica, solo apparentemente ovvia, che gli individui sono, nell’ambito sociologico, le uniche unità esistenti, e quindi le unità ermeneutiche di base dell’analisi sociale. Il mondo sociale è composto esclusivamente di individui, fonte unica della società. Solo gli individui esistono, pensano, sentono, esprimono bisogni, scelgono, agiscono, perseguono progetti, possono assumersi la responsabilità delle loro azioni. L’unico soggetto di cui si possa predicare o meno la volontà è l’individuo singolo. Priorità esplicativa degli individui rispetto agli insiemi e alle istituzioni sociali. La società è una somma di individui.

Naturalmente non viene negata l’esistenza di relazioni fra le persone (gli individualisti metodologici non sono “atomisti”), c’è un sommarsi e un incrociarsi dei comportamenti individuali che dà vita a nuovi risultati sociali (per alcuni inintenzionali), ma metodologicamente l’analisi delle comunità umane viene ricostruita a partire dai singoli individui. Metodo compositivo. Fare il percorso inverso – dall’ente collettivo all’individuo – significa partire dal risultato e non dai fattori che vi conducono.

Se dieci persone formano una società, esistono ancora dieci persone, non undici, le dieci persone più la società. Il concetto di società come concetto metafisico crolla quando constatiamo che la “società” scompare nel momento in cui le parti che la compongono si disperdono. L’astrazione società non può esistere più se tutti gli individui scompaiono. È anche difficile definire i confini di … Leggi tutto

La visione pagana

Il pagano ha Tarocchi misesuna visione fatalistica della vita. Crede che l’individuo sia indifeso; che sia facile preda di implacabili “forze” esterne; che non ci sia nulla che egli possa fare per migliorare la sua esistenza.

La grande maggioranza delle persone è sempre stata pagana. Una grossa fetta lo è ancora. E’ una credenza ben radicata, le cui origini si perdono nell’antichità.

La mitologia narra di come gli Dei governino tutto ciò che riguarda la vita umana. Alcuni governano i tuoni; altri i fulmini; altri la pioggia. Altri ancora le stagioni, l’abbondanza del raccolto, la moltiplicazione del gregge e la nascita dei bambini.

Vi erano Dei del sole, dell’amore, dell’invidia, dell’odio e della guerra. Dei capricciosi e mattacchioni vegliavano su tutto. Tutto quello che l’uomo poteva fare era convivere in pace con loro compiendo sacrifici, umani e di ogni genere, dettati dalle usanze tribali.

In tempi antichi, le divinità pagane erano conosciute con nomi diversi – Zeus, Iside, Osiride, Eros, Giove, Giunone, Apollo, Venere, Mercurio, Diana, Nettuno, Plutone, Marte. In seguito, hanno ricevuto nomi moderni, ma l’idea di fondo rimane la stessa.

Secondo la visione pagana, l’uomo non ha controllo di sé, non è responsabile delle sue azioni. L’universo pagano è privo di tempo, di cambiamento, è statico: non c’è nulla di simile a un progresso. Qualsiasi apparente cambiamento è una mera illusione: l’uomo è passivo, il suo ruolo è fisso; non ha libero arbitrio e il suo destino è immutabile. Se prova a desistere, i suoi sforzi saranno futili.

La concezione pagana dell’essere umano è simile a quella di un bambino. Il neonato non ha ancora imparato a controllare sé stesso. Dev’essere sgridato prima che possa anche solo respirare e, per un po’ di tempo, si farà male da solo quando proverà a usare i suoi giochi. Non riesce ad alimentarsi; dev’essere nutrito. Si accanisce continuamente. Calore, affetto, cure – tutto gli è garantito da qualcun altro, più capace di … Leggi tutto

Individualismo, collettivismo e altre etichette nebulose

Immaginate la persona che sto per descrivervi. Crede che tutti gli individui debbano essere liberi di fare ciò che non costituisce aggressione verso terzi e quindi vede con favore la proprietà privata, mercati liberi globali, libertà di contratto, libertà civili e tutte quelle idee che ricadono sotto l’etichetta di libertarismo (o anche liberalismo). Ovviamente questa persona non è uno statalista. Ma è un individualista e capitalista oppure si tratta di un socialista collettivista?