L’enigma dell’inflazione

Come termine economico “inflazione” è l’abbreviazione di “inflazione dell’offerta di moneta”.

Tuttavia l’opinione pubblica la intende generalmente come “aumento dei prezzi” e ciò non deve sorprendere poiché uno degli effetti più comuni dell’aumento dell’offerta di moneta è proprio un aumento generale dei prezzi. I sostenitori delle politiche governative spesso affermano che “se l’allentamento quantitativo (QE) ed il suo pessimo gemello – la riserva frazionaria delle banche – sono così terribili, perché l’inflazione ancora non si vede?”

Per affrontare questo enigma, ci sono sei fattori tra loro connessi e degni di nota:

Primo: dobbiamo essere chiari circa i termini che stiamo usando.

Invece di parlare di “inflazione” in termini generici come sopra, è più appropriato parlare di svalutazione monetaria, che è l’effetto reale della creazione con ogni mezzo della moneta cartacea a corso legale (fiat). Noi sperimentiamo una svalutazione della moneta come diminuzione del potere di acquisto. Due facce della stessa medaglia: una riflette l’altra.

Secondo: la suddetta domanda trascura il fatto che le rilevazioni usate in questo processo sono di per sé inattendibili. La diminuzione del potere di acquisto è più evidente quando misurata oggettivamente in confronto ad una materia prima essenziale come il petrolio (piuttosto che in riferimento all’Indice dei Prezzi al Consumo, CPI). Il CPI si propone di riflettere il prezzo di componenti selezionati da statistici del governo in quello che essi considerano essere un tipico – ma ipotetico – paniere “di beni e servizi di consumo”. Questo paniere, il cui contenuto è periodicamente modificato, risulta in un indice che non può essere considerato un indicatore oggettivo. Questo convalida le alchimie di non- indipendenti statistici del Tesoro e si riferisce a dei beni che difficilmente sono presenti nel mio o nel vostro carrello della spesa.

Misurare il prezzo del petrolio in termini di oro.

Nel 1966 (50 anni fa) il prezzo di un barile di petrolio era pari a 3,1 dollari. Ora è appena sotto Leggi tutto

Possiamo ancora evitare l’inflazione?

In un senso, la domanda posta nel titolo di questa lezione è puramente retorica. Spero che nessuno di voi abbia sospettato neanche per un momento che io dubiti che ci sia tecnicamente alcun problema nel fermare l’inflazione. Se le autorità monetarie davvero lo volessero e fossero preparate ad accettarne le conseguenze, potrebbero sempre farlo praticamente nel giro di una notte. Controllano completamente la base della piramide creditizia e, a questo scopo, basterebbe un annuncio credibile del fatto che non aumenteranno la quantità di banconote in circolazione ed i depositi bancari ma che, se necessario, li diminuiranno.

Al riguardo gli economisti non hanno alcun dubbio. Ciò che mi preoccupa non sono le possibilità tecniche, ma quelle politiche. Qui infatti siamo di fronte ad un compito così difficile che sempre più persone, incluse quelle molto competenti, si sono rassegnate all’idea dell’inevitabilità di un’inflazione che continua indefinitamente. Non conosco infatti alcun serio tentativo di mostrare come possiamo superare questi ostacoli che risiedono non nel campo monetario, ma in quello politico. E neppure io possiedo la panacea sicuramente applicabile ed efficace nelle condizioni in cui ci troviamo. Ma non penso che sia un compito al di là dell’ingegno umano, una volta che si sia capita in generale l’urgenza del problema.

Il mio principale scopo questa sera è spiegare chiaramente perché dobbiamo fermare l’inflazione se vogliamo mantenere una vitale società di uomini liberi. Una volta che si sia esattamente capita questa urgente necessità, spero che le persone avranno il coraggio di afferrare quei ferri roventi cui bisogna mettere mano per rimuovere gli ostacoli politici e per avere una chance di ristabilire una efficiente economia di mercato.

Nei resoconti dei libri di testo elementari, e probabilmente nella mente del pubblico in generale, si considera solamente un effetto dannoso dell’inflazione, quello che influisce sulle relazioni fra debitori e creditori. Chiaramente, un’imprevista svalutazione del valore della moneta danneggia i creditori ed avvantaggia i debitori. Questo è un importante Leggi tutto

L’inflazione come strumento di politica

Nella sua breve storia della moneta fiat ai tempi della Rivoluzione francese, Andrew D. White sottolinea che quanto più si fecero dannose le conseguenze dell’inflazione, tanto più divennero accese le richieste di una maggiore inflazione per porvi rimedio. Oggi, quando aumenta l’inflazione, i suoi sostenitori si affannano a sostenere che l’inflazione può essere una cosa molto buona — o, se un danno, quanto meno un danno necessario. Il principale portavoce di questo gruppo è il prof. Sumner H. Slichter di Harvard.

La dichiarazione e gli scritti di Slichter traboccano di fallacie. Mi limito qui a tre: 1) che un’inflazione strisciante del 2 per cento l’anno porterebbe più benefici che danni, 2) che è possibile per il governo pianificare un’inflazione strisciante del 2 per cento l’anno (o di qualunque altro tasso stabilito), 3) che l’inflazione è necessaria per conseguire “la piena occupazione” e “la crescita economica”.

Molto tempo fa sottolineai (Newsweek, 23 settembre 1957), insieme ad altri, che perfino se il governo potesse controllare un’inflazione al tasso del 2 per cento l’anno, ciò significherebbe un’erosione del potere d’acquisto del dollaro di circa metà ad ogni generazione. Questo non può non scoraggiare il risparmio, produrre ingiustizie, ed indirizzare male la produzione. Allo stato dei fatti negli Stati Uniti l’inflazione è corsa molto più velocemente. Il costo della vita è più che raddoppiato negli ultimi vent’anni. Ciò corrisponde ad un tasso composto di circa il 4 per cento l’anno.

 

Impossibile pianificare

Nel momento in cui un’inflazione programmata viene annunciata, o comunque attesa con anticipo, ciò accelera inevitabilmente il passaggio ad una “galoppante”. Perfino Slichter ora lo riconosce: se i creditori si aspettano un aumento del 2-4 per cento dei prezzi in un anno, chiederanno che tale rialzo sia aggiunto al tasso di interesse pagato loro affinché conservino il potere d’acquisto del loro investimento. Tuttavia egli non vede che tutte le società saranno forzate ad offrire un tasso lordo di rendimento … Leggi tutto

Inflazione, deflazione, confusione

Negli ultimi 2 anni la sinistra ha insistito a descrivere la libera impresa come un’economia caratterizzata da alti e bassi. I funzionari OPA hanno sostenuto che solo il controllo dei prezzi può prevenire una ripetizione del boom del 1920-21 e del successivo collasso ed i politici britannici hanno evidenziato che il loro nuovo “socialismo democratico” funzionerà meravigliosamente solo se l’instabile America non darà luogo ad un altro crack trascinando in basso con sé anche il resto del mondo. Quindi sorprende poco che molta gente si chieda se il recente crollo azionario alla fine non prefiguri questa battuta d’arresto dell’economia reale, attesa da tempo.

Non è una domanda facile a cui rispondere, perché l’economia americana è diventata il campo di battaglia di politiche e contropolitiche che non le sono proprie ma provengono essenzialmente dall’esterno. Queste pratiche politiche conflittuali sono da una parte quelle che tendono a creare inflazione, e dall’altra parte quelle che tendono a portare recessione.

Le forze inflazionistiche sono evidenti e fino ad ora sono state sotto controllo. Le loro principali cause sono il finanziamento governativo del deficit ed altri provvedimenti politici che incrementano la quantità di moneta e di credito. Le forze inflazionistiche finora verificatesi si possono misurare grosso modo tramite l’incremento del debito nazionale a 265.000.000,00 di dollari, nonché tramite il denaro ed il credito che sono più che triplicati rispetto al volume di prima della guerra.

L’inflazione potenziale futura è segnalata da un budget previsionale ancora non in pareggio (nonostante un bilancio in pareggio nel primo trimestre dell’anno fiscale corrente) e da una politica di tassi di interesse artificialmente bassi che promuove ulteriori incrementi del credito ed ulteriore monetizzazione del debito pubblico. Fino a quando l’inflazione farà aumentare i prezzi più velocemente dei costi, stimolerà la crescita dell’economia, nuove imprese ed occupazione.

Di contro, anche le forze recessive sono altrettanto potenti. La principale di esse è il controllo dei prezzi, gestito peraltro con spirito ostile ai … Leggi tutto

Ludwig von Mises: Un ritratto — Parte 2

Screen shot 2012-07-22 at 9.38.22 PMINTERVENTISMO

Mises definisce le funzioni proprie dello Stato come la difesa dei diritti di proprietà da violazioni violente e fraudolente contro aggressori interni od esterni. Il liberale, dice Mises, non odia lo Stato: il liberale ritiene che lo Stato non debba fare altro, esattamente come nessuno odia la benzina se ritiene che non sia adatta per dissetarsi.

L’ipotesi di partenza è che esista un diritto indipendente dallo Stato: ipotesi che nel XX secolo è stata distrutta dall’avvento della legislazione e del giuspositivismo. Ma questa ipotesi è centrale in tutti i pensatori liberali: solo se i diritti individuali non dipendono dalla politica è possibile parlare di libertà. Senza una legge superiore allo Stato che limiti lo spazio della politica, non ci sono diritti, non c’è libertà, non c’è giustizia.

La libertà è fatta di diritti negativi: un diritto è negativo quando impone agli altri di non fare qualcosa, e positivo quando impone agli altri di farla. “Non uccidermi!” è un diritto negativo, “Sfamami!” è un diritto positivo. Siccome l’effettivo contenuto dei diritti positivi – il costringere gli altri a fare qualcosa per noi – non è chiaro, questi diritti creano una prateria di interventi politico perché fanno sorgere un’infinità di contese su cosa effettivamente gli altri devono essere costretti a fare per noi. Non è mai esistita una società priva di diritti positivi (“devo essere difeso in un tribunale!”), ma la moltiplicazione dei diritti positivi è esiziale per la libertà: in fin dei conti, i diritti positivi sono una forma di schiavitù, perché si costringe qualcuno a lavorare per gli altri tramite la coercizione.

Cosa è l’interventismo per Mises? Non è l’intervento dello Stato per garantire il funzionamento della giustizia. Non è neanche avere una municipalizzata o una singola impresa nazionale (queste cose al massimo producono con una certa spontaneità corruzione ed inefficienza). L’interventismo è la dottrina che sostiene che si possano influenzare i mercati migliorandone i risultati attraverso il controllo … Leggi tutto

Inflazione ufficiale e inflazione reale: un confronto che smaschera la frode dello stato

Il governo degli Stati Uniti e la FED misurano l’inflazione in un modo che ricorda le azioni di Robin Hood… ma al contrario. Le misure statali truffano i risparmiatori e i cittadini, in particolare gli anziani, mentre sovvenzionano le grandi banche e gli speculatori amanti della leva finanziaria. Lo fanno per dare alle FED un pretesto per perpetuare la ZIRP.

Stamattina i titoli dei giornali strillavano di dolore a causa di un calo dei prezzi al consumo nel mese di settembre. I media hanno doverosamente riferito che la cifra destagionalizzata è scesa dello 0.2% mese/mese. La cifra destagionalizzata del core IPC, escluso cibo ed energia, è aumentata dello 0.2%.

Nessuno nei media mainstream si domanda se i dati rappresentano in modo accurato l’inflazione.

Ma questi numeri non misurano “l’inflazione” in modo accurato. Escludono i prezzi degli asset e non misurano correttamente i prezzi al consumo. Questi numeri vengono soppressi mediante un’enorme sottovalutazione del costo in rapida crescita del settore immobiliare, a cui il BLS conferisce il peso maggiore tra le componenti dell’IPC.

Anche la destagionalizzazione ha soppresso i numeri di questo mese. La base per l’utilizzo di fattori stagionali sull’IPC è debole. Mentre i prezzi non aumentano in una linea retta, ci sono poche prove di una variazione costante e stagionale. Secondo una base non destagionalizzata l’IPC totale è sceso del -0.15% nel mese di settembre. Il core IPC è salito dello 0.3%.

Su base annua L’IPC è sceso dell’1.9%, perlopiù a causa del calo dei prezzi dell’energia, che quest’anno si sono stabilizzati (i prezzi della benzina sono aumentati del 13% sin da gennaio). Il core IPC è aumentato dell’1.9%. Siamo ancora al di sotto dell’obiettivo della FED al 2%.

Ecco il problema più grande con questi numeri.

I costi degli immobili rappresentano il 37% dell’IPC e il 41% del core IPC. Il governo usa una misura artificiale per quanto riguarda i costi degli immobili, chiamata Owner’s Equivalent Rent (OER). … Leggi tutto

Rothbard e il denaro

I contributi culturali cosa ha fatto il governodi Murray N. Rothbard spaziano su numerose discipline e sono disseminati su dozzine di libri e migliaia di articoli. Anche limitatamente al solo tema del denaro, che è l’oggetto di questo volume, i suoi contributi rimangono copiosi e significativi.

Come storico della politica monetaria americana, Rothbard tracciò il quadro delle politiche di partito, dei gruppi di pressione e del supporto accademico dietro ai vari schemi bancari nazionali, lungo tutto il corso della storia americana. Come divulgatore di teoria e storia monetaria, egli mostrò al pubblico qual era il reale obiettivo del governo nell’assumere sempre maggior controllo sul denaro. Come esperto sul ciclo economico, scrisse libri di grande spessore sul Panico del 1819 e sulla Grande Depressione, mostrando come alle radici di entrambi ci fu l’espansione artificiale del credito. Se il testo di riferimento per la teoria monetaria nella tradizione della Scuola Austriaca è The Theory of Money and Credit di Ludwig von Mises (1912), il più esaustivo compendio breve della teoria monetaria austriaca è certamente il capitolo 10 del trattato di Rothbard, Man, Economy and State.

Rothbard diede grande rilievo all’intuizione centrale dell’economia classica in ambito monetario: la quantità di denaro è ininfluente per il progresso economico. Non c’è alcun bisogno di espandere artificialmente la quantità di denaro per tenere il passo con la crescita della popolazione, la crescita dell’economia o altri fattori. Fintanto che i prezzi sono liberi di fluttuare, il potere d’acquisto del denaro è in grado di adattarsi agli aumenti di produzione, agli aumenti della domanda di denaro, alle variazioni di popolazione o a qualsiasi altra variazione. Se la produzione aumenta, per esempio, i prezzi semplicemente calano, quindi la stessa quantità di denaro può ora servire ad un numero maggiore di transazioni, commisurato alla maggiore abbondanza di beni. Ogni tentativo da parte della “gestione monetaria” di impedire ai prezzi di calare, o di adattarsi ad un aumento della domanda di denaro, o di … Leggi tutto

Prologo e Cap. 1 Per quale scopo sia stata istituita la moneta

Comincia la pubblicazione, capitolo per capitolo (salvi eventuali accorpamenti dei più brevi), del Tractatus de origine, natura, iure et mutationibus monetarum di Nicola Oresme. Se le regola ivi enunciate per un mondo di sola moneta-merce non possono, ovviamente, applicarsi sic et simpliciter alla nostra tragica realtà di mezzi fiduciari, i princìpi sottostanti mantengono una validità universale e la critica corrosiva al concetto di “sovranità monetaria” non ha perso nulla della sua attualità. Tanto più che il libello oresmiano trae origine dal caos monetario della Francia intorno al 1350, generato dai ripetuti svilimenti della moneta (anche se la Peste Nera aveva già sconvolto l’assetto produttivo e sociale di tutta Europa); il che, tra l’altro, ha permesso all’autore di enunciare in forma esplicita, sembra per primo, la legge di Gresham e le sue conseguenze sugli scambi internazionali.

Prologo

oresme monetaAlcuni pensano che un re o un principe, in virtù della propria autorità, possa, in base al diritto o a un privilegio, alternare liberamente le monete che hanno corso nel suo regno e disporre al riguardo come gli aggrada, e trarne quanto lucro o ricompensa gli piaccia; altri, invece, la pensano in maniera opposta. Perciò, nella presente trattazione intendo scrivere, in proposito, principalmente ciò che a me sembra che si debba affermare secondo la filosofia di Aristotele; prenderò le mosse dall’origine delle monete, senz’alcuna asserzione temeraria, ma sottoponendo l’intero testo al vaglio dei più dotti, che forse, da quanto dirò, potranno essere stimolati a ricercare la verità sull’argomento, così che, venendo meno ogni difficoltà, tutti possano egualmente concordare su una stessa opinione e scoprire cosa, in questa materia, gioverà in futuro a principi e sudditi, anzi a tutta la res publica.

Cap. 1 Per quale scopo sia stata istituita la moneta

L’Altissimo, quando divideva le nazioni, quando separava i figli di Adamo, ha stabilito confini tra i popoli. Da allora gli uomini si sono moltiplicati sulla faccia della terra e le proprietà sono … Leggi tutto

Il rimbalzo del PIL greco: una non-sorpresa

Oggi, i notiziari economici Ciprohanno riportato con stupore la notizia di una crescita del PIL greco pari allo 0,8%, nel secondo trimestre, rispetto al precedente (e dell’1,4% tendenziale); le previsioni indicavano un calo dello 0,5.

Tuttavia, un articolo di Ekathimerini ricorda, molto opportunamente, che i controlli sui movimenti di capitale sono entrati in vigore il 28 giugno – quindi il loro impatto si vedrà nelle statstiche del trimestre successivo, tuttora in corso – e che, fino alla loro introduzione, i greci si erano lanciati in una vera e propria corsa alla spesa in articoli di lusso e altri beni-rifugio.

Per la verità, forse parlare di “beni-rifugio” non è del tutto appropriato e una buona parte di questi acquisti era già in programma ma è stata anticipata; di sicuro, però, la prospettiva di un ritorno alla dracma, o di un taglio sui conti correnti in puro stile cipriota, ha posto i greci di fronte all’alternativa tra l’uovo oggi e… il nulla domani. Non mi stupirei, quindi, se si trovasse conferma di quanto ho sostenuto in un articolo precedente, cioè che lo scopo di ciascuno era svuotare il conto corrente, il cui saldo, improvvisamente non più percepito come sostituto monetario perfetto, era diventato la “moneta cattiva” della legge di Gresham. In effetti, è difficile pagare in contanti articoli di lusso e simili (in Italia, dati gli importi, sarebbe anche illegale; in Grecia non saprei); se i dati sulle entrate fiscali vedranno un incremento delle entrate di cassa non interamente spiegabile con questo sussulto del PIL, credo che potrà valere come conferma del fatto che i conti correnti sono stati usati per comprare… perfino la pace con il Fisco.

Il dato congiunturale è senz’altro una buona notizia per la Grecia: dopo anni di obiettivi macroeconomici mancati, un risultato migliore delle attese riduce il rischio di un nuovo giro di vite sul fronte fiscale, oltre a quelli appena introdotti. Ma non bisogna … Leggi tutto

Il mito della deflazione giapponese e il crollo dello Yen

yenIl deprezzamento  dello yen, iniziato alla fine dell’estate, lo ha portato ad una perdita di valore di circa il 40% rispetto all’euro e al dollaro statunitense rispetto a soli due anni fa. Eppure il primo ministro giapponese Shinzo Abe e il capo della banca centrale Haruhiko Kuroda avvertono che la battaglia contro la deflazione è lontana dall’essere vinta. Tale cautela è assurda — soprattutto in considerazione del fatto che non vi è stata alcuna deflazione.

Alcuni cinici suggeriscono che il grido di battaglia di Abe e Haruhiko contro questo fantasma, sia semplicemente uno stratagemma per ottenere il consenso di Washington ad una grande svalutazione. Ma qualunque sia la verità sulle loro reali intenzioni, il caos monetario del Giappone sta aumentando.

I prezzi giapponesi sono rimasti stabili

Il livello massimo del CPI in Giappone, durante il ciclo economico del 2007, era praticamente allo stesso livello di quello registrato nella recessione post-bolla nel 1992, e di pochi punti percentuali superiore rispetto al picco del ciclo del 1989. Di conseguenza, il Giappone ha goduto di una sorta di stabilità dei prezzi come sarebbe accaduto in un mondo a regime di gold standard: i prezzi sono calati durante le recessioni o durante i periodi di rapido miglioramento delle ragioni di scambio o di crescita della produttività, aumentando, al contrario, durante i boom ciclici o in momenti di grandi aumenti del prezzo del petrolio.

Se gli indici di prezzo in Giappone fossero stati rettificati per tenere conto dei miglioramenti qualitativi, sarebbero calati un po’ dappertutto, ma questo è quello che sarebbe avvenuto anche in un regime di gold standard, pienamente in linea con una potenziale crescita economica. Tali oscillazioni dei prezzi sono del tutto innocue. Ad esempio, una riduzione dei prezzi durante una recessione, unita all’aspettativa di prezzi più elevati, induce le imprese e le famiglie a spendere di più. Una critica valida dell’esperienza giapponese degli ultimi due decenni afferma che la scarsa incisività di … Leggi tutto