Salvare le banche è inflazionistico

L’ultima ondata di turbolenze nei mercati finanziari è stata causata dalla crescente preoccupazione degli investitori circa la solidità finanziaria delle banche commerciali, in particolare le banche nella zona euro. Sembra che gli investitori stiano perdendo sempre più fiducia nella capacità delle banche di tenere fede ai loro obblighi di pagamento in condizioni “normali” di mercato e di generare utili sufficienti per il futuro.… Leggi tutto

Ron Paul: Verso una moneta libera (prima parte)

La crescita del governo americano dalla fine dell’Ottocento a oggi si è riflessa nella sua presenza sempre maggiore ed infine nella riduzione a monopolio del sistema monetario. Ogni tentativo di ripristinare la libertà monetaria deve, quindi, far parte di un piano elaborato per respingere il governo e confinarlo, ancora una volta, entro i limiti tracciati dalla Costituzione. Questo piano può essere diviso in quattro sezioni: legislazione monetaria, bilancio, tassazione e regolamentazione. Inizieremo con le riforme monetarie e concluderemo con qualche parola sulla cooperazione e sugli accordi internazionali.… Leggi tutto

L’origine inflazionaria della deflazione

Una lamentela che si sente spesso oggigiorno – su entrambe le sponde dell’Atlantico – è che l’inflazione è a livelli pericolosamente bassi. Mentre la maggioranza delle banche centrali ha come target per l’inflazione un livello attorno al due o tre percento, gli indici generali dei prezzi di gran parte dei paesi occidentali stanno scendendo al di sotto del limite inferiore di quel target. La paura della deflazione, o come la chiama Mark Thornton, apoplithorismosphobia, si sta diffondendo.

Senza entrare nei dettagli sul perchè la deflazione sia buona, cattiva o benigna dobbiamo prima comprendere quale sia la sua origine (Per chi fosse interessato agli effetti positivi della deflazione sono disponibili il libro di George Selgin “Less than Zero: The Case for a Falling Price Level in a Growing Economy” e quello di Philipp Bagus’s “Who’s Afraid of Deflation?”)

A rigor di termini, inflazione e deflazione possono avere origine solo da variazione del quantitativo di moneta nell’economia. Un aumento della quantità di dollari causa, a parità di altri condizioni, prezzi più alti. Una diminuzione del numero di dollari ha invece un effetto opposto. Mentre episodi inflazionistici possono accadere sotto qualsiasi regime monetario, la deflazione (1) può avvenire soltanto in un sistema bancario a riserva frazionaria.

Una volta il sistema bancario era costruito sul concetto di riserva piena sui depositi. Qualcuno portava i suoi sudati risparmi in banca, li depositava in cassaforte e la banca prometteva di custodirli sino a quando la stessa persona non fosse tornata per chiederli indietro. Poiché il denaro è un bene fungibile (non possiamo distinguere una moneta da un’altra, un po’ come per i chicci di grano), la banca prometteva di tenere il tantundem, una somma equivalente per quantità e qualità a quella depositata. Se avessi depositato un dollaro, la banca avrebbe promesso di custodire quel dollaro in cassa ma non necessariamente mi avrebbe restituito proprio lo stesso dollaro depositato.

Ad … Leggi tutto

Keynes e la crisi – prima parte: il modello keynesiano

È normale chiedere cosa si possa fare per uscire al più presto da una crisi economica: è una domanda legittima.Per rispondere correttamente, però dobbiamo prima capire che cosa non si deve assolutamente fare. Sembra scontato che il governo debba fare qualcosa, qualsiasi cosa, pur di accelerare la ripresa ma non è affatto così: gli interventi possono infatti essere controproducenti e far precipitare l’economia in uno stato di depressione prolungata.

Nell’autunno del 2008 è sembrato quasi normale che i governi intervenissero sia per salvare il sistema bancario che le grandi aziende in difficoltà (si pensi alle aziende automobilistiche americane) e stimolare la domanda aggregata. In tanti  hanno iniziato ad invocare il nome di un economista inglese che negli anni ’30 aveva proposto una ricetta per uscire dalla Grande Depressione, ricetta che prevedeva il massiccio intervento dello Stato nell’economia, a suon di opere pubbliche e spesa in deficit. Ancora oggi, dopo tre anni e mezzo di fallimentari politiche di stimolo economico, c’è chi invoca a gran voce i suoi insegnamenti come unica e vera soluzione alla crisi. Se fino a oggi non hanno funzionato è perchè sono stati timidi, limitati, non sufficienti.

E allora diamo uno sguardo a questa ricetta e riflettiamo se dobbiamo davvero dar retta a Keynes,  smettere di preoccuparci del debito pubblico e costruire la ripresa economica a suon di spesa a deficit, oppure no.

Keynes e la “teoria generale”

Quando nel 1936 uscì la Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta, la scienza economica andò incontro ad una vera e propria rivoluzione. Fu però una rivoluzione di tipo politico. L’economista inglese, infatti, pur presentando la sua teoria come generale, in realtà non aveva nessuna intenzione di rivoluzionare la scienza economica. Voleva invece giustificare e promuovere quei provvedimenti di intervento pubblico che riteneva indispensabili per far uscire le nazioni occidentali dalla Grande Depressione. Avendo fornito una giustificazione teorica per le politiche che i governi di Stati Uniti e Gran … Leggi tutto

La soluzione “finale” di Krugman

In una recente intervista a Le Monde, il mio economista preferito illustra la sua ricetta per scongiurare la crisi europea. Indovinate un po’, la soluzione è stampare denaro! L’avreste mai detto?
Ecco uno stralcio dell’intervista, riportato da Ticino live
«L’Europa ha bisogno di una politica monetaria più aggressiva di quella americana, è l’unica maniera per portare i correttivi necessari. La BCE dovrebbe acquistare un numero maggiore di debiti sovrani e favorire maggiormente l’espansione monetaria.
Se qualcuno mi dice che questo rischia di far scivolare i prezzi, io rispondo che l’inflazione non è il problema, ma è la soluzione.
Per restaurare la competitività in Europa è necessario, ad esempio, che per i prossimi cinque anni nei paesi europei meno competitivi i salari diminuiscano. Con un poco di inflazione, questo aggiustamento è più facile da realizzare, ossia lasciar crescere i prezzi senza aumentare i salari».
Ricordatevi queste parole di Krugman la prossima volta che si ergerà a paladino dei più deboli, contro gli squali affamati di Wall Street. Per chi fosse stato poco attento, il premio Nobel per l’economia nel 2008, sta dicendo che per i prossimi cinque anni, in paesi come Italia e Grecia, i salari, tutti i salari, devono diminuire. Come fare? Secondo Krugman il metodo più facile, e che provoca il minimo numero di manifestazioni di piazza, è quello di provocare una crescita dei prezzi a parità di salari.
Parafrasando un giudizio di Mises su Keynes, Paul Krugman sta proponendo, scusate il francesismo, di fottere i lavoratori.
Perchè dico così? Ora ve lo spiego.
Non è un segreto che in Italia, così come in altri paesi europei, vi sia un divario enorme tra quanto un lavoratore costa all’azienda, il cosiddetto “costo del lavoro”, e quanto effettivamente prende in portafoglio, il suo stipendio netto.
«Per ogni 100 euro di retribuzione lorda erogati a un dipendente, un’azienda italiana versa 32 euro di contributi; il lavoratore,
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Calcola la tua inflazione dei prezzi (Novembre 2011)

Avvertenza: giocare con javascript e la piattaforma blogger non è così automatico come speravo. Ora come ora ha dei problemi.
Per questo fine 2011 ho voluto provare a realizzare una paginetta in javascript in modo che ciascuno possa calcolare, in maniera personalizzata, come è variato il potere d’acquisto del suo stipendio.
Come fare? Innanzitutto dobbiamo stabilire, per ciascun capitolo di spesa, un “peso” in modo da costruire un paniere personalizzato: il modo più semplice è introdurre, per ciascuna voce, quanto abbiamo speso durante un intervallo di tempo prefissato (es. una settimana) ed il programma lo costruirà per voi. Se non sapete in quale voce introdurre una certa spesa, potete utilizzare le categorie”più generali”.
Basta poi un click ed il gioco è fatto.
PRODOTTI ALIMENTARI
Pane e cereali
Carni
Pesci e prodotti ittici
Latte, formaggi e uova
Oli e grassi
Frutta
Vegetali
Zucchero, confetture, miele, cioccolato e dolciumi
Prodotti alimentari n.a.c.
Caffè, tè e cacao
Acque minerali, bevande analcoliche, succhi di frutta e verdura
BEVANDE ALCOLICHE E TABACCHI
Bevande alcoliche
Alcolici
Vini
Birre
Tabacchi
Abbigliamento
Indumenti
Altri articoli d’abbigliamento e accessori per l’abbigliamento
Servizi di lavanderia, riparazione e noleggio abiti
Calzature
ABITAZIONE, ACQUA, ELETTRICITÀ E COMBUSTIBILI
Affitti reali per abitazione
Riparazione e manutenzione della casa
Fornitura acqua e servizi vari connessi all’abitazione
Energia elettrica, gas e altri combustibili
MOBILI, ARTICOLI E SERVIZI PER LA CASA
Mobili e arredi, tappeti e altri rivestimenti per pavimenti
Articoli tessili per la casa
Elettrodomestici e apparecchi per la casa
Cristalleria, stoviglie e utensili domestici
Utensili e attrezzature per la casa e il giardino
Beni e servizi per la manutenzione ordinaria della casa
SERVIZI SANITARI E SPESE PER LA SALUTE
Medicinali, prodotti farmaceutici, attrezzature e apparecchiature medicali
Servizi ambulatoriali
Servizi ospedalieri
TRASPORTI
Acquisto mezzi di trasporto
Pezzi di ricambio e accessori per mezzi di trasporto privati
Carburanti e lubrificanti per mezzi di trasporto privati
Manutenzione e riparazione mezzi di trasporto privati
Altri servizi relativi ai
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Inflazione o deflazione?

Da un po’ di tempo a questa parte è in atto una strana disputa tra chi vede nel futuro un’inflazione dei prezzi e chi invece sostiene che non bisogna affatto preoccuparsi del costo della vita perchè ci aspetta una dolorosa deflazione da credit crunch. I secondi, nonostante tutti gli indici dei prezzi dei paesi occidentali siano perennemente in aumento, tendono poi ad attaccare, con una certa supponenza ed aggressività, chi “osa” sostenere che stampare moneta farà aumentare i prezzi. Dopotutto la Fed ha triplicato la base monetaria e negli Stati Uniti non c’è iperinflazione, quindi perchè preoccuparsi?
L’equivoco, perchè di questo si tratta, è come spesso accade semantico. La frase che ha scatenato la reazione inphastidita, in una precedente versione di questo articolo, era:
«Stampare più moneta significa automaticamente un aumento dell’inflazione»
Sul termine “automaticamente” e sulla differenza tra base monetaria e offerta di moneta si basa quindi la replica stizzita. Ovviamente la risposta è giusta, i prezzi non aumentano automaticamente ed in modo uniforme quanto si stampa moneta, e c’è differenza tra base monetaria ed offerta di moneta (sia che consideriamo M1 oppure M2), ma sbagliate sono le conseguenze che si vogliono trarre, ovvero che se la BCE si decidesse a stampar denaro e monetizzare i debiti sovrani si risolverebbe il problema euro senza (quasi) nessuna ripercussione.
Per comprendere il perché di questa affermazione dobbiamo però aprire una piccola parentesi teorica e spiegare qual è la teoria monetaria alla base del discorso precedente.
La teoria quantitativa della moneta
Normalmente si dà credito a John Locke per aver proposto per primo la teoria quantitativa della moneta ma la sua forma più conosciuta è quella che ha codificato Irving Fisher all’inizio del secolo scorso.

(1)   M*V=P*Q

Vediamo da dove deriva e poi discutiamo del significato dei vari termini.
Immaginiamo al mercato con un biglietto da 5 euro e lo utilizziamo per comprare 5 mele al prezzo di 1€ ciascuna. … Leggi tutto

Dizionario economico: Inflazione

E’ passato oramai più di un anno da quando avevo pubblicato questo articolo su Luogocomune.net ma visto che da più parti si chiede alle banche centrali di perseguire una politica inflazionista per rilanciare l’economia, è bene avere chiaro che cosa si intenda per inflazione


Che cos’è, davvero, l’inflazione?

Quante volte avete sentito parlare di “pericolo inflazione” nelle ultime settimane? Moltissime, vero?

E se qualcuno vi chiedesse che cos’è, esattamente, l’inflazione?

Probabilmente la risposta sarebbe questa:

”L’inflazione è l’aumento continuo e generalizzato del livello dei prezzi”

Questa è la definizione più accettata e diffusa al giorno d’oggi ma, come vedremo, è ingannevole ed imprecisa.

La cosa è evidente non appena ci si domanda quali siano le cause dell’inflazione.

Secondo quanto hanno riportato i giornali ad ottobre il rischio inflazione era dettato dall’aumento del prezzo del pane e della pasta., a novembre era invece la benzina. a “far correre” l’inflazione mentre a dicembre il governatore della Banca Centrale Europea, …

… Claude Trichet, avvertiva di un pericolo di inflazione in caso di aumento dei salari

A gennaio, infine, il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, fa un bilancio del 2007 e spiega che la causa dell’inflazione sarebbe da ricercarsi “soprattutto negli aumenti dei prezzi internazionali del greggio e dei beni agricoli”.

L’inflazione sarebbe quindi l’aumento dei prezzi ed i prezzi in aumento… causerebbero l’inflazione!

Corollario di questo ragionamento circolare è che i rincari spesso avvengano a causa di comportamenti opportunistici e speculativi da parte dei negozianti e dei distributori e che quindi il governo possa combattere l’inflazione istituendo un garante, il cosiddetto Mr. Prezzi.

Inflazione monetaria

Ma in un mondo in cui progressivamente le parole si sono svuotate del loro significato (si pensi al termine “missione di pace” per indicare gli interventi militari in Iraq ed Afghanistan) anche il termine “inflazione” ha seguito un simile destino.

Se vogliamo quindi comprendere che cosa sia realmente l’inflazione ed Leggi tutto