“Il socialismo liberale” è un’altra falsa utopia

Molte volte le cattive idee e fallite non muoiono, semplicemente riappaiono nei periodi di presupposta crisi sociale e politica, in un abito intellettuale leggermente diverso, e offrono “soluzioni” che solo aiuterebbero a realizzare alcuni tipi di crisi per i quali una volta affermano ancora di avere le risposte. Il socialismo nelle sue varie mutazioni “progressiste” rappresenta una delle soluzioni cosiddette leader del nostro tempo.

L’ultima manifestazione di questo è apparsa il 24 agosto 2017 sulla Nuova Repubblica in un articolo online di John B. Judis (classe 1941 autore e giornalista americano) su: “Il socialismo di cui l’America ha bisogno ora”. E ‘incoraggiato dall’ampio appello, specialmente tra i giovani votanti, che Bernie Sanders (classe 1941 politico e Senatore del Vermont) ha ricevuto durante la competizione delle presidenziali del 2016. Pensa che questo possa annunciare una rinascita e una possibilità rinnovata per un’alternativa socialista all’attuale sistema politico ed economico americano.

Dopo aver percorso i decenni dagli anni ’70 ad oggi da radicalista, ad un più “moderato” rivoluzionario socialista di oggi, il signor Judis ammette che il socialismo in stile marxista del diciannovesimo e della prima metà del ventesimo secolo è ormai

un tempo passato. L’esperienza imbarazzante del “socialismo messo in pratica” nella forma di Lenin e Stalin, creato nell’Unione Sovietica o dal Presidente Mao in Cina, non può più volare.

Dalla pianificazione centrale sovietica al “socialismo liberale”

La pianificazione centrale sembra non funzionare troppo bene e la variazione “comunista”, sul tema socialista, ha anche avuto la tendenza ad essere autoritaria con alcuni inconvenienti per la vita e la libertà degli uomini. (Tacitamente evita di menzionare che i regimi di ispirazione marxista nel ventesimo secolo hanno assassinato ben oltre 100 milioni di persone – alcune stime suggeriscono che il numero potrebbe essere stato più vicino a 150 milioni o più, per costruire in nome del “bel e bello futuro socialista”. (Vedere il mio articolo, “Il costo umano del socialismo Leggi tutto

Il servizio di leva civile per i giovani è una proposta da Stato totalitario (parte sesta)

Flynn non si accontentò di suonare l’allarme per la penetrazione del fascismo nell’animo del popolo americano: egli ricercò le cause di questa minaccia, volle capire come e perché si fosse arrivati a questo tipo di ideologia; e intuì come alla radice di tutto vi fosse l’efficace propaganda che presentò il New Deal come soluzione ai problemi economico–sociali americani:

«I pianificatori hanno avuto un bel po’ di sostegno da parte di persone senza cervello sulla base della semplice intuizione di senso comune riguardo l’idea della pianificazione vista come saggio percorso per tutti gli esseri umani. Ma i promotori dell’idea della pianificazione stavano pensando a qualcosa di molto diverso. Stavano pensando ad un cambiamento nella nostra struttura della società, tramite il quale il governo si sarebbe inserito negli affari economici, non solo come poliziotto, ma come partner, collaboratore e banchiere. Ma l’idea generale era, innanzitutto, quella di riordinare la società trasformandola in un’economia pianificata e coercitiva al posto di un’economia libera, dove le imprese si sarebbero raccolte in grandi associazioni o in un’immensa struttura corporativa, combinando gli elementi di autogoverno e supervisione governativa con un sistema economico nazionale controllato dalla forza pubblica, atto a far rispettare tali decreti».

Insomma, la nuova organizzazione della società voluta da Franklin Delano Roosevelt per mezzo del New Deal avrebbe portato gli Stati Uniti, secondo Flynn, a un autentico regime fascista: grandi industrie riunite in cartelli amministrati dal governo, prezzi e salari controllati, spesa pubblica crescente, vasti progetti di opere pubbliche e una larga fetta di popolazione alle dipendenze dirette del governo; in pratica, uno Stato costruito sul modello corporativo teorizzato e realizzato da Mussolini in Italia.

Nel 1948, Flynn scrisse The Roosevelt Myth, dove confutò la propaganda governativa degli anni Trenta distorcente la realtà dei fatti sui miseri risultati del New Deal. Nel pamphlet di Garrett, The Revolution Was, del 1938, troviamo forse una delle più chiare analisi e denunce dell’operato totalitario prodotto Leggi tutto

Il servizio di leva civile per i giovani è una proposta da Stato totalitario (parte quinta)

Vi sono analogie anche tra i totalitarismi europei del primo Novecento e la pianificazione promossa dal presidente Franklin Delano Roosevelt all’interno degli Stati Uniti d’America. Come ha scritto David Boaz in una recensione al libro 3 New Deal. Parallelismi tra gli Stati Uniti di Roosevelt, l’Italia di Mussolini e la Germania di Hitler. 1933-1939, dello storico tedesco Wolfgang Schivelbusch:

«I progressisti americani studiarono nelle università tedesche e Schivelbusch scrive che “sono giunti ad apprezzare la teoria hegeliana di uno Stato forte e il militarismo prussiano come il modo più efficace di organizzare le società moderne che non avrebbero più potuto essere governate dai principi liberali anarchici”. Il filosofo pragmatista William James, nel suo influente saggio del 1910 The Moral Equivalent of War, sottolineò l’importanza dell’ordine, della disciplina e della pianificazione. Gli intellettuali si preoccuparono per la disuguaglianza, per la povertà della classe operaia, e per la cultura commerciale creata dalla produzione di massa (senza accorgersi della tensione tra l’ultima denuncia e le prime due). Il liberalismo sembrò essere inadeguato per affrontare tali problemi. Quando la crisi economica, che colpì Italia e Germania dopo la Prima guerra mondiale, colpì gli Stati Uniti con la Grande Depressione, gli antiliberali colsero l’occasione per sostenere che il mercato avesse fallito e che fosse arrivato il tempo per una audace sperimentazione. Nel 1934, sulla «North American Review», lo scrittore progressista Roger Shaw descrisse il New Deal come “mezzi fascisti per ottenere fini liberali”. […] Roosevelt richiamò la nazione: “se vogliamo andare avanti, dobbiamo muoverci come un esercito addestrato e leale disposto a sacrificarsi per il bene di una disciplina comune. Noi siamo, lo so, pronti e disposti a presentare le nostre vite e proprietà a tale disciplina, perché rende possibile una leadership che mira a un bene più grande. Assumo senza esitazione la leadership di questo grande esercito […] pregherò il Congresso per quello strumento rimanente per fronteggiare la crisi: un

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Il servizio civile per i giovani è una proposta da Stato totalitario (parte seconda)

Nel 1944, Ludwig von Mises pubblicò il libro Lo Stato onnipotente, nel quale descrisse il processo che portò la Germania, dall’essere la nazione del pensiero e della cultura del XIX secolo, a responsabile assoluta del secondo conflitto mondiale e di efferati crimini contro l’umanità. Come spiega Ennio Emanuele Piano nella sua recensione:

«Per Mises, il declino dell’egemonia liberale a cavallo tra la prima e la seconda metà dell’Ottocento nell’area di lingua tedesca, si dovette  in parte ad alcuni errori politici commessi dagli stessi liberali, e alla concomitante ascesa della Prussia quale cuore politico ed amministrativo della Germania. Unificati gli Stati tedeschi, Bismarck inaugurò poi la stagione della sozialpolitik allo scopo di “superare i socialdemocratici nelle misure favorevoli agli interessi dei lavoratori”, sì che una legislazione sostanzialmente socialista si accompagnò alla persecuzione dei maggiori esponenti del Partito socialdemocratico tedesco, persecuzione che fu però abbandonata dai successori del Duca di Lauenburg, permettendo al Spd di diventare, nei decenni successivi, il partito politico più influente del Paese. L’intero settimo capitolo de Lo Stato Onnipotente è proprio dedicato al Spd, e in particolare al tentativo di smontare “la leggenda” che lo vede quale unico oppositore al processo di militarizzazione della Germania portato avanti dalla borghesia tedesca. Al contrario, spiega Mises, sono stati proprio gli sforzi dei socialdemocratici a gettare il destino del Paese nelle mani della leadership militare che lo ha poi portato ad una guerra assurda e dalle conseguenze nefaste. Contrariamente al mito del “pacifismo” socialdemocratico, difatti, i parlamentari del Spd votarono i crediti di guerra al Kaiser, accontentando in questo le masse socialiste che l’autore definisce «le più entusiaste» per l’inizio delle violenze nel 1914. Solo a guerra ormai perduta, la Spd rivide la propria posizione e decise di rivedere il proprio obiettivo, che non era più la guerra di conquista, ma la guerra di classe. […] Il giudizio di Mises sul quindicennio di vita della Repubblica di Weimar è

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L’ABC dell’economia di mercato

Hazlitt Market2Esistono due modi attraverso i quali la vita economica può essere organizzata. Il primo è attraverso la scelta volontaria degli individui e delle famiglie, attraverso la volontaria cooperazione. Questo sistema è conosciuto come “libero mercato”. L’altro metodo è attraverso gli ordini di un dittatore. Questa è un economia comandata. Nella sua forma più estrema, quando uno stato organizzato espropria i mezzi di produzione, viene chiamato socialismo o comunismo. La vita economica deve essere organizzata prevalentemente con un sistema o con l altro.

Può, naturalmente, essere un mix dei 2 sistemi, come sfortunatamente avviene nella maggior parte degli stati odierni, ma il mix tende ad essere instabile. Se è un mix di libero mercato ed economica di coercizione, quest’ultima tende ad aumentare costantemente.

Una caratteristica necessita di essere enfatizzata. Un “libero” mercato non significa e non ha mai significato che chiunque possa fare ciò che vuole. Da tempo immemore l’umanità opera sotto leggi scritte e non. Sotto un sistema di mercato, come qualunque altro, è vietato uccidere, molestare, derubare, o in qualunque modo danneggiare deliberatamente qualcun altro. La libera scelta e tutte le altre libertà individuali sarebbero altrimenti impossibili. Un sistema economico tuttavia deve essere prevalentemente un sistema libero o comandato.

Sin dall’emergere e dal diffondersi del Marxismo, la gran parte delle persone che discutono pubblicamente di questioni economiche è stata confusa. Recentemente una persona eternamente eminente è stata citata denunciando i sistemi economici che risponde “unicamente alle forze del mercato”, e che sono governati dal “motivo del profitto individuale più che dai bisogni della moltitudine”. Egli ha avvisato che un tale sistema potrebbe mettere “l’offerta mondiale di cibo ancora più a rischio”

La sincerità di queste affermazioni è al di la di ogni dubbio. Ma ciò mostra come le frasi possano tradirci. Siamo giunti a credere che il “motivo del profitto” come di un egoista linea guida per pochi già ricchi i cui profitti deriverebbero spese di chiunque altro. Tuttavia … Leggi tutto

Inflazione, deflazione, confusione

Negli ultimi 2 anni la sinistra ha insistito a descrivere la libera impresa come un’economia caratterizzata da alti e bassi. I funzionari OPA hanno sostenuto che solo il controllo dei prezzi può prevenire una ripetizione del boom del 1920-21 e del successivo collasso ed i politici britannici hanno evidenziato che il loro nuovo “socialismo democratico” funzionerà meravigliosamente solo se l’instabile America non darà luogo ad un altro crack trascinando in basso con sé anche il resto del mondo. Quindi sorprende poco che molta gente si chieda se il recente crollo azionario alla fine non prefiguri questa battuta d’arresto dell’economia reale, attesa da tempo.

Non è una domanda facile a cui rispondere, perché l’economia americana è diventata il campo di battaglia di politiche e contropolitiche che non le sono proprie ma provengono essenzialmente dall’esterno. Queste pratiche politiche conflittuali sono da una parte quelle che tendono a creare inflazione, e dall’altra parte quelle che tendono a portare recessione.

Le forze inflazionistiche sono evidenti e fino ad ora sono state sotto controllo. Le loro principali cause sono il finanziamento governativo del deficit ed altri provvedimenti politici che incrementano la quantità di moneta e di credito. Le forze inflazionistiche finora verificatesi si possono misurare grosso modo tramite l’incremento del debito nazionale a 265.000.000,00 di dollari, nonché tramite il denaro ed il credito che sono più che triplicati rispetto al volume di prima della guerra.

L’inflazione potenziale futura è segnalata da un budget previsionale ancora non in pareggio (nonostante un bilancio in pareggio nel primo trimestre dell’anno fiscale corrente) e da una politica di tassi di interesse artificialmente bassi che promuove ulteriori incrementi del credito ed ulteriore monetizzazione del debito pubblico. Fino a quando l’inflazione farà aumentare i prezzi più velocemente dei costi, stimolerà la crescita dell’economia, nuove imprese ed occupazione.

Di contro, anche le forze recessive sono altrettanto potenti. La principale di esse è il controllo dei prezzi, gestito peraltro con spirito ostile ai … Leggi tutto

Ludwig von Mises: Un ritratto — Parte 2

Screen shot 2012-07-22 at 9.38.22 PMINTERVENTISMO

Mises definisce le funzioni proprie dello Stato come la difesa dei diritti di proprietà da violazioni violente e fraudolente contro aggressori interni od esterni. Il liberale, dice Mises, non odia lo Stato: il liberale ritiene che lo Stato non debba fare altro, esattamente come nessuno odia la benzina se ritiene che non sia adatta per dissetarsi.

L’ipotesi di partenza è che esista un diritto indipendente dallo Stato: ipotesi che nel XX secolo è stata distrutta dall’avvento della legislazione e del giuspositivismo. Ma questa ipotesi è centrale in tutti i pensatori liberali: solo se i diritti individuali non dipendono dalla politica è possibile parlare di libertà. Senza una legge superiore allo Stato che limiti lo spazio della politica, non ci sono diritti, non c’è libertà, non c’è giustizia.

La libertà è fatta di diritti negativi: un diritto è negativo quando impone agli altri di non fare qualcosa, e positivo quando impone agli altri di farla. “Non uccidermi!” è un diritto negativo, “Sfamami!” è un diritto positivo. Siccome l’effettivo contenuto dei diritti positivi – il costringere gli altri a fare qualcosa per noi – non è chiaro, questi diritti creano una prateria di interventi politico perché fanno sorgere un’infinità di contese su cosa effettivamente gli altri devono essere costretti a fare per noi. Non è mai esistita una società priva di diritti positivi (“devo essere difeso in un tribunale!”), ma la moltiplicazione dei diritti positivi è esiziale per la libertà: in fin dei conti, i diritti positivi sono una forma di schiavitù, perché si costringe qualcuno a lavorare per gli altri tramite la coercizione.

Cosa è l’interventismo per Mises? Non è l’intervento dello Stato per garantire il funzionamento della giustizia. Non è neanche avere una municipalizzata o una singola impresa nazionale (queste cose al massimo producono con una certa spontaneità corruzione ed inefficienza). L’interventismo è la dottrina che sostiene che si possano influenzare i mercati migliorandone i risultati attraverso il controllo … Leggi tutto

L’interferenza diretta dello stato col consumo

Nell’indagare i problemi economici dell’interventismo non dobbiamo occuparci delle iniziative del governo il cui scopo è quello di influenzare immediatamente la scelta dei consumatori sui beni di consumo. Ogni atto di interferenza del governo con le imprese deve indirettamente incidere sul consumo. Visto che l’interferenza del governo altera i dati del mercato, deve anche modificare le valutazioni ed il comportamento dei consumatori. Ma se l’obiettivo del governo è solo quello di costringere i consumatori a consumare direttamente merci diverse da quelle che avrebbero consumato in assenza del decreto del governo, non emergono problemi particolari da sottoporre al controllo da parte dell’economia. E’ fuor di dubbio che un apparato di polizia forte e spietato ha il potere di far rispettare tali decreti.

Nel trattare con le scelte dei consumatori non chiediamo quali siano i motivi che hanno indotto un uomo a comprare a e non b. Ci limitiamo a studiare quali effetti si generano dal comportamento concreto dei consumatori sulla determinazione dei prezzi del mercato e di conseguenza sulla produzione. Questi effetti non dipendono dalle considerazioni che hanno portato le persone a comprare a e non b; ma dipendono solamente dalle azioni dell’acquisto e dell’astensione dall’acquisto. E’ irrilevante per la determinazione dei prezzi delle maschere antigas se la gente le compra di sua spontanea volontà o perché il governo forza tutti ad avere una maschera antigas. Ciò che conta solamente è la dimensione della domanda.

I governi, che sono desiderosi di mantenere una parvenza di libertà anche quando la limitano, mascherano la loro interferenza con il consumo diretto sotto il manto dell’interferenza nelle imprese. Lo scopo del proibizionismo Americano era quello di evitare che i singoli residenti del paese bevessero le bevande alcoliche. Ma la legge ipocritamente non rese illegale il bere, e non lo penalizzò. Proibì semplicemente la fabbricazione, la vendita e il trasporto di bevande alcoliche, le transazioni commerciali che precedono l’atto del bere. L’idea era che la gente … Leggi tutto

Boom petrolifero e overdose di stato

20150319_shutterstock127132946Fa di certo piacere quando lo stato acquista enormi quantità del tuo prodotto. Mentre il prezzo del petrolio continua a registrare  record negativi, gli automobilisti festeggiano ed i dirigenti delle compagnie pretrolifere sudano freddo. Niente paura: lo stato sta correndo in soccorso… dell’industria petrolifera. Il Department of Energy sta programmando un intervento tramite l’acquisto di 5 milioni di barili: è indispensabile per la sicurezza nazionale, che credevi?

Con un andamento che ha sorpreso ogni previsione, il prezzo del petrolio è crollato del 55% nell’ultimo anno apportando enormi benefici ad automobilisti, imprenditori e consumatori. E’ un impressionante esempio di quanto efficacemente i prezzi rivelino informazioni sulla realtà sottostante le risorse di mercato. La tecnologia ha spazzato via le paure selvagge ed infondate di carenze petrolifere: la produzione è ai massimi storici in risposta ad una domanda record. Gli incredibili eventi recenti sono un grande beneficio per i consumatori poiché le spinte al ribasso stanno tenendo a freno i prezzi al distributore. Il mercato ci offre petrolio come mai prima: non sta fallendo, sta invece registrando un successo oltre ogni aspettativa.

Gli “esperti” continuano ad ammonirci su come tale andamento sia solo temporaneo, ma nessuno può dirlo con esattezza: entro la fine dell’anno  potremmo anche vedere il petrolio a 20 $/barile. Il piano di acquisto di stato prevede il conferimento dei nuovi barili presso la Strategic Petroleum Reserve, un’eredità del passsato dalla presidenza Ford. Nelle parole del Department of Energy, essa fa incetta della produzione delle compagnie petrolifere “per proteggere gli Stati Uniti dal rischio di gravi interruzioni nell’approvvigionamento petrolifero tramite l’acquisto, deposito, distribuzione e gestione di scorte petrolifere d’emergenza”. Tuttavia, lungi dal notare un’interruzione nel servizio, stiamo assistendo ad un’offerta petrolifera  maggiore e migliore. Puoi capire dal gergo usato sopra quanto quel programma di stato sia invece tra i più arretrati immaginabili: esso dimostra la più totale incomprensione del funzionamento del sistema di prezzi, cioè del meccanismo che segnala carenze o … Leggi tutto

La qualità della moneta (parte sesta e ultima)

Un’ultima caratteristica della qualitàLo_Stato_Falsario della moneta come riserva di ricchezza sono le politiche, l’ideologia, il personale, il credito e la condizione del governo.1 Quando la situazione di bilancio del governo migliora (peggiora), il pericolo di un suo ricorso ad un peggioramento del sistema monetario è minore (maggiore) di quanto sarebbe stato altrimenti. Un peggioramento (miglioramento) del sistema monetario può consistere nell’abbandono di (ritorno a) un sistema di moneta-merce, un cambiamento nel tasso di conversione o l’accresciuto (ridotto) uso delle rotative per finanziare le spese del governo.

In effetti, un deficit di bilancio è come una “malattia della moneta” e ne riduce la qualità (Röpke 1954, pag. 142). La somma dei debiti pubblici è come un “cancro monetario” e pesa sulla qualità della moneta. In effetti, la condizione del governo può farsi molto allarmante e sorge il timore che esso cesserà di esistere, cioè che potrebbe essere travolto da una rivoluzione o essere sconfitto in una guerra.

In un sistema di moneta-segno, il fallimento o la fine di un governo significano, con buona probabilità, la fine della moneta e la rendono priva di valore. E’ la fiducia nell’economia e nelle possibilità del governo di raccogliere gettito fiscale a tenere in piedi il valore della moneta-segno. Le possibilità di gettito sono fondamentali, poiché una cartamoneta-segno è coperta dalle riserve del sistema bancario e della banca centrale, che sono in larga misura debiti del governo. Quando i debiti del governo perdono ogni valore per colpa di una fine del governo, dovuta alla guerra o alla rivoluzione, la moneta-segno perderà valore a sua volta e potrebbe cessare di esistere. Un esempio sarebbero i greenback durante la Guerra di Secessione americana. Il loro deprezzamento in termini di oro cresceva dopo le sconfitte nordiste ed era ridotto dalle vittorie nordiste (Studenski e Kross 1963, pag. 147).

Un altro esempio è l’evolversi della situazione riguardo alla valuta delle Filippine emessa dai Giapponesi durante la Leggi tutto