Cosa spinge in alto il PIL?

Al fine di pilconoscere lo stato di salute di una economia, la maggioranza delle persone si affida ad una statistica chiamata “Prodotto Interno Lordo” (PIL). Il quadro di riferimento del PIL guarda al valore dei beni e servizi finali prodotti in una economia in un certo arco temporale, generalmente un quarto di anno. Questa statistica è costruita in accordo con il punto di vista secondo cui ciò che guida l’economia non è la produzione di ricchezza ma il suo consumo: ciò che importa è la domanda di beni e servizi finali. Dal momento che la spesa per consumi è la parte più grande della domanda nel complesso, si ritiene generalmente che la domanda dei consumatori metta in moto la crescita economica.

Concentrandosi esclusivamente sui beni e servizi finali, il PIL dipinge un mondo fantastico in cui i beni emergono perché gli individui semplicemente li desiderano. Questo è in totale disaccordo con la realtà (che attiene al fatto se sia possibile o meno soddisfare tali desideri). Tutto ciò che importa da questo punto di vista è la domanda di beni, che darà origine immediatamente alla propria offerta. Poiché l’offerta di beni è data per scontata, questo approccio ignora completamente l’intera questione inerente le varie fasi di produzione che precedono l’emergere dei beni.

Nel mondo reale, non è sufficiente che esista la domanda di beni: bisogna anche avere i mezzi per soddisfare i desideri degli individui. I mezzi, vale a dire i beni intermedi necessari alla produzione dei ben i finali, non sono prontamente disponibili; vanno prodotti. Così, se si vuole produrre un’auto, è necessario il carbone che sarà impiegato nella produzione dell’acciaio, che a sua volta sarà impiegato in tutta una serie di altri attrezzi. Questi attrezzi saranno utilizzati per produrre altri attrezzi e macchinari e così via, fino al raggiungere lo stadio finale di produzione di un’auto. L’armoniosa interazione dei vari stadi di produzione si realizza nel prodotto finale.

L’approccio … Leggi tutto

Libero mercato, interventismo e legislazione privata

HayekMises.jpg1. Libero mercato e interventismo sono processi, non stati

Battersi per il libero mercato senza allo stesso tempo battersi anche per l’idea filosofica di legge sulla quale il libero mercato si regge, e quindi contro l’idea filosofica di legge che rende possibile l’interventismo, è uno sforzo in gran parte inutile.

Ammettiamo che, per assurdo (almeno in Italia), esistesse una forza politica il cui programma economico fosse coerentemente liberale/libertario (mi sia consentito di usare il primo termine in onore a Ludwig von Mises e a Friedrich von Hayek trascurando in questa sede la differenza fra i due termini). Ammettiamo inoltre, sempre per assurdo, che questa forza politica disponesse della maggioranza in parlamento necessaria per attuare questo programma, e cioè per abolire la riserva frazionaria, il corso forzoso, la stampa di moneta, la fissazione arbitraria del tasso d’interesse, la soppressione della libertà contrattuale, la redistribuzione delle risorse, la burocratizzazione dei rapporti economici, qualunque spesa pubblica che sia diversa da quella strettamente necessaria per mantenere uno Stato minimo non arbitrariamente definito.

Ora, anche ammesso che questa forza politica riuscisse a realizzare questo programma, se l’idea filosofica di legge e quindi la struttura istituzionale a essa relativa rimanessero le stesse, l’interventismo economico non sarebbe minimamente scalfito. Infatti l’interventismo economico, così come il libero mercato, è un processo, non uno stato. Il primo è un processo costruttivista degenerativo, il secondo è un processo spontaneo creativo: ma entrambi sono processi, non stati. Questa forza politica avrebbe realizzato uno stato che momentaneamente assomiglia al libero mercato ma che, grazie all’idea filosofica di legge che rimane quella che rende possibile l’interventismo economico (il cosiddetto positivismo giuridico), ricomincerà immediatamente e necessariamente a degenerare verso forme sempre peggiori di socialismo. Chi pensa dunque che la partita del libero mercato si giochi sul solo terreno strettamente economico commette, su un piano diverso, lo stesso errore che gli economisti della Scuola Austriaca rimproverano alle dottrine keynesiane o a quelle … Leggi tutto

Mezzi: beni, servizi, fattori produttivi | I parte

stemma misesI mezzi sono i beni. Con il termine bene si intendono sia i beni sia i servizi.

I beni in senso stretto sono cose materiali che arrecano un’utilità. I servizi sono prestazioni, attività, dunque entità immateriali che arrecano un’utilità. Nei servizi la produzione e il consumo sono simultanei.

Beni e servizi, se hanno un prezzo (quindi se non sono disponibili in quantità illimitate), sono chiamati beni economici. Definizione economica di scarsità: un bene è scarso se, a prezzo zero, la domanda eccede l’offerta. Un bene libero (gratuito) non è scarso solo se l’offerta di esso eccede sempre la domanda: un bene siffatto è un bene sovrabbondante. I beni disponibili in quantità illimitate o sovrabbondanti, come l’ossigeno o la gravità, non sono beni in senso economico, perché l’utilizzazione di essi da parte di un individuo in un dato momento non ne riduce la disponibilità per altri nello stesso momento e in quelli successivi; non è necessario economizzarli. Crusoe non ha bisogno di correre più piano per risparmiare ossigeno; e, per far cadere una noce di cocco dall’albero con un bastone, può sempre contare sulla legge di gravità, non è costretto a realizzare alcun trade-off relativamente ad essa. Detto in altro modo, non si trova nella condizione di poter conseguire un maggior numero di obiettivi disponendo di “più ossigeno” o “più gravità”.

Qualunque risorsa è caratterizzata da scarsità, cioè è limitata, non infinita. È il fatto universale della scarsità che dà origine al “problema economico”: quali beni e servizi produrre con le risorse esistenti?

Un oggetto fisico diventa un bene (economico) solo nel momento in cui viene incorporato nei piani di un individuo. Le caratteristiche fisiche di un oggetto non sono sufficienti per qualificarlo come bene. Perché lo sia 1) deve soddisfare un bisogno umano e 2) uno o più individui devono essere consapevoli di ciò. Ad esempio, finché l’evoluzione tecnologica non ha reso consapevole l’umanità che il carbone o … Leggi tutto

Sullo Stato Onnipotente

“Lo Stato Onnipotente”omni mises è un libro di difficile classificazione. Scritto nel 1944, quando Mises si era ormai stabilito negli Stati Uniti da qualche anno, appare come il tentativo da parte dell’autore di ricostruire il processo che ha portato la Germania, solo un secolo prima culla della cultura europea, a diventare la protagonista assoluta di un conflitto (la Seconda Guerra Mondiale) che per barbarie e violenza non ha forse precedenti nella storia. Ai capitoli più “storiografici” si alternano poi alcune pagine che potremmo definire di filosofia politica, che hanno per oggetto un tentativo di comparazione delle ideologie nazionalsocialista e marxista, e del risultato della loro applicazione rispettivamente in Germania e nell’Unione Sovietica.

Il fallimento del liberalismo tedesco e l’ascesa del nazionalsocialismo

Nella prima metà del XIX secolo, in tutti gli stati tedeschi non v’era pensatore, filosofo o scrittore che non fosse stato contagiato dal pensiero liberale di derivazione francese ed illuminista o da quello “scozzese” di Hume, Smith e Ferguson. Unici a resistere a questa moda filosofica erano illetterati ed analfabeti. Per Mises, il declino dell’egemonia liberale a cavallo tra la prima la seconda metà dell’Ottocento nell’area di lingua tedesca, si dovette  in parte ad alcuni errori politici commessi dagli stessi liberali, ed alla concomitante ascesa della Prussia quale cuore politico ed amministrativo della Germania.

Unificati gli stati tedeschi, Bismarck inaugurò poi la stagione della sozialpolitik allo scopo di “superare i social-democratici nelle misure favorevoli agli interessi dei lavoratori”, sì che una legislazione sostanzialmente socialista si accompagnò alla persecuzione dei maggiori esponenti del partito Social-Democratico tedesco, persecuzione che fu però abbandonata dai successori del Duca di Lauenburg, permettendo al PSD di diventare, nei decenni successivi, il partito politico più influente del Paese. L’intero settimo capitolo de “Lo Stato Onnipotente” è proprio dedicato al PSD, ed in particolare al tentativo di smontare “la leggenda” che lo vede quale unico oppositore al processo di militarizzazione della Germania portato avanti dalla … Leggi tutto

Il mondo è impazzito?

Da ragazzino mi mises ubiratanpiaceva giocare a calcio con gli amici nel cortile di mio zio Salvatore e, quando la palla partiva nella direzione sbagliata frantumando un vetro, lui ci rimproverava tutti col suo accento calabrese: “Guardate guagliuni cosa avete fatto! Avete visto che danno? Siete forse impazziti? Per punizione starete un mese senza palla!”.

Oggi, dopo tanti anni, mi chiedo: il mondo è forse impazzito? Perché gli economisti  insistono nel rompere finestre? Perché mai Keynes ha detto che questa pratica potrebbe generare posti di lavoro? Perché non si legge Bastiat, Mises, Hayek? Se zio Turiddu fosse vivo, la giusta punizione da lui impartita a governi e banche centrali sarebbe stata: “Dimenticate Keynes e la macroeconomia tradizionale, leggete tutti i libri di Mises e degli economisti Austriaci per i prossimi cent’anni!“.

Invero, sembra proprio che il nostro vecchio mondo sia decisamente impazzito, una malattia dai diversi nomi ma tutti equivalenti: interventismo, socialismo, keynesismo, monetarismo, sviluppismo, socialdemocrazia, stato sociale, populismo …

Di certo, lungo tutta la storia economica mondiale, banche centrali e commerciali mai hanno emesso tanto denaro e convogliato tanto credito, sotto gli occhi compiacenti di un Comitato di Basilea divenuto ormai una sorta di club esclusivo a garanzia di banche centrali e banchieri. I vari governi, dal canto loro, mai avevano raggiunto debiti pubblici a livelli tanto irresponsabili quanto quelli che oggi vediamo, tutto sotto la benedizione ‘scientifica’ del keynesismo e del monetarismo: teorie economiche che hanno dimostrato, ieri come oggi, la propria incapacità di spiegare il mondo reale.

La crisi globale non è dovuta alla mancanza di credito o di regolamentazioni statali, tanto negli Stati Uniti quanto in Europa! Essa non è stata provocata dai mercati, ma dai governi! Causa principale della crisi è stata l’imposizione di tassi di interesse artificialmente bassi da parte delle banche centrali, tra cui la FED e la Banca Centrale Europea.

La Teoria Austriaca del Ciclo Economico (Austrian Business Cycle Leggi tutto

Libertà e Sicurezza

Benché il 2012 si sia concluso con il secondo, temporaneo, salvataggio di fila dell’Unione europea, il mio consiglio rimane quello di non abbassare la guardia ma di approfittarne per continuare ad informarsi e ad agire. Lo ripeto perché non è così scontato come sembra: di solito, infatti, accade sempre l’opposto: la gente in modo caotico e poco costruttivo corre disperatamente a cercare informazioni quando si trova nei momenti più critici, compiendo spesso e volentieri anche scelte finanziarie tremendamente sbagliate (vendere titoli di Stato e azionari ai minimi, portare via i risparmi dal paese per comprare valuta straniera sui massimi), per poi tornare a rilassarsi quando la tempesta sui mercati sembra passata compiendo, al contrario, altre scelte finanziariamente sbagliate (rientrare sulle borse o continuare a comprare titoli di Stato sui massimi, lasciare i propri risparmi dove sono pensando allo scampato pericolo).

Invece i momenti migliori per informarsi e prendere le decisioni con lucidità sono quelli di relativa calma come quello che stiamo vivendo. Onde sintetizzare al meglio dove realmente siamo arrivati, e trarne le dovute azioni e conclusioni, riporto qua di seguito un articolo di Alasdair Macleod. E’ molto chiaro ed in quelle poche righe ripercorre i temi più importanti che mi sono sforzato di approfondire e divulgare con i diversi libri fin qua pubblicati (ho linkato frasi e parole dell’articolo al nostro libro che meglio di altri spiega il concetto esposto). Leggetevelo bene e pur cercando di mantenere vivo l’ottimismo non fatevi le stesse illusioni che continuano a farsi i nostri politici che ci governano. A differenza loro, che così facendo stanno solo rovinando gli inermi cittadini, prenderete in giro solo voi stessi. Sperate quindi sì per il meglio, ma non fatevi trovare impreparati qualora arrivasse il peggio: non finirà sempre così bene come è riuscito a Bernanke nel 2008 o a Draghi in questi ultimi due anni.

Infine, per citare H.L. Mencken: “L’uomo medio non vuole libertà, vuole sicurezza”. Leggi tutto

Fate affari, non guerre

La separazione di "Questo Lato" da "Quel Lato" esiste a causa della politica. Diventa un problema economico solo perché la politica è autorizzata ad intromettersi in questioni economiche.