Il cavallo che non beve e l’iperinflazione futura

simbologia_cavalloLa Federal Reserve Bank di St. Louis gestisce un blog, On the Economy, dove scrivono – a titolo personale – i suoi economisti ed esperti. Il settembre, vi è apparso un pezzo di sicuro interesse: “What Does Money Velocity Tell Us about Low Inflation in the U.S.?”: le autrici, Yi Wen e Maria A. Arias, offrono una spiegazione di taglio monetarista all’assenza di impatto degli stimoli monetari sull’indice dei prezzi al consumo… e, aggiungono, anche sulla crescita del PIL nominale. Questo è il primo motivo di interesse; il secondo consiste nella critica esplicita alla politica di quantitative easing; il terzo, direi, proprio nell’assenza di tale eufemismo e nel dire pane al pane, parlando esplicitamente di incremento della base monetaria. Il quarto, nel fatto di costituire una buona base di partenza per un’analisi più articolata.

Le autrici, premessa una citazione di Friedman sulla natura monetaria dell’inflazione e richiamata l’equazione degli scambi, MV = PQ, osservano che “l’inflazione negli USA si sarebbe dovuta aggirare intorno al 31% annuo tra il 2008 e il 2013, quando l’offerta di moneta è cresciuta ad un tasso medio del 33% annuo e il prodotto [reale, Q] ad un andamento medio appena inferiore al 2%”. Spiegano, quindi, la differenza calcolando la velocità di circolazione, secondo la formula V = PQ/M = PIL nominale/M. Ne risulta che “Nel primo e nel secondo quadrimestre del 2014, la velocità della base monetaria [banconote e monete in circolazione, più riserve delle banche presso la Fed, N.dd.AA.] era a 4.4, il livello più basso nel periodo di riferimento [che comincia nel 1985, nota mia]. Questo vuol dire che, durante l’anno passato, ogni dollaro della base monetaria è stato speso, nell’economia, solo 4.4 volte, rispetto a 17.2 subito prima della recessione.”.

A questo punto, fermiamoci un attimo e ragioniamo.

Che da MV = PQ si passi a V = PQ/M non è solo Leggi tutto

Inflazione | Lezione IV – Parte I

Se l’offerta di caviale fosse MisesPosterabbondante come quella di patate, il prezzo del caviale, cioè il rapporto di cambio tra caviale e moneta o caviale e altre commodities, cambierebbe considerevolmente. Nel caso di un aumento dell’offerta di caviale, sarebbe possibile avere caviale a un prezzo inferiore rispetto a quello pagato attualmente. Similmente, se la quantità di moneta aumenta, il potere d’acquisto dell’unità monetaria diminuisce e anche la quantità di beni ottenibili in cambio di un’unità di tale moneta decresce.

Quando nel secolo XVI furono scoperti in America oro e argento, enormi quantità di tali metalli preziosi furono trasportate in Europa. Il risultato dell’incremento della quantità di moneta fu un incremento dei prezzi europei. Parimenti oggi, quando un governo aumenta la quantità di cartamoneta, il risultato è il declino del potere d’acquisto dell’unità monetaria. E i prezzi aumentano di conseguenza. Questo stato di cose è chiamato inflazione.

Purtroppo negli Stati Uniti, e in altri Paesi, alcuni preferiscono attribuire la causa dell’inflazione non all’incremento della massa monetaria, ma all’incremento dei prezzi.

Ad ogni modo, non c’è mai stata una seria argomentazione contro la connessione tra prezzi e massa monetaria, o il rapporto di cambio tra moneta e altri beni, commodity e servizi. Nello stato tecnologico corrente non c’è niente di più facile che fabbricare pezzi di carta inchiostrati con determinate denominazioni di importo. Negli Stati Uniti, dove tutte le note hanno le medesime dimensioni, al governo la stampa di un biglietto da mille dollari o di un biglietto da un dollaro costa la stessa cifra. È una procedura di stampa che richiede la medesima quantità di carta e inchiostro.

Nel secolo XVIII, quando furono fatti i primi tentativi di emettere banconote, conferendo a queste banconote la qualità di valuta legale, cioè il diritto di essere onorate nello stesso modo in cui monete d’oro e d’argento erano onorate, i governi e le nazioni ritenevano che i banchieri disponessero di una scienza segreta … Leggi tutto

La velocità di circolazione

2916La teoria quantitativa della moneta ha radici antiche. Ma ha iniziato ad essere veramente influente nell ultimo mezzo secolo nella forma ad essa data da Irving Fisher in “Il potere d’acquisto della moneta” (1911). Mi riferirò a questa versione definendola versione di Fisher o versione meccanica della teoria quantitativa della moneta.

Ci risparmieremmo molte discussioni se ci riferissimo ad essa, e solo ad essa, come a la teoria quantitativa della moneta. Una teoria quantitativa della moneta (nel senso di una teoria che semplicemente riconosce che la quantità di moneta è un fattore importante nella determinazione del valore della singola unità monetaria) è però una cosa leggermente diversa.

La teoria di Fisher è meccanica e matematica. Non tiene conto delle valutazioni psicologiche ed individuali. Secondo questa versione, la quantità di moneta esistente è la sola determinante del valore del denaro. Il valore di ogni singola unità monetaria si suppone vari inversamente alla quantità di moneta esistente. Questo significa che “il livello dei prezzi” di beni e servizi si suppone vari direttamente e proporzionalmente all’offerta di moneta.

E’ da questo che proviene la famosa equazione di Fisher: MV = PT. Questa equazione è più frequentemente scritta come MV + M1V1= PT. Questa seconda equazione, più complessa, semplicemente formalizza il fatto che i depositi bancari vengano conteggiati alla stregua di denaro contante. Ma noi daremo per scontato questa precisazione, riferendo la nostra discussione alla simbologia più semplice.

La mia preoccupazione principale non è confutare la versione di Fisher della teoria quantitativa della moneta. Questo è stato fatto magnificamente da Benjamin M. Anderson in “Il valore della moneta” nel 1917. Ma l’equazione di Fisher, che una volta dominava il campo, si può ancora rinvenire in alcune descrizioni contemporanee delle forze che determinano il potere d’acquisto della moneta. Sembra avere una fantastica longevità in conseguenza della sua apparente semplicità, della sua apparente precisione matematica – e perché è più facile da insegnare delle altre teorie.… Leggi tutto

Ossessionati dalla Megalomania

La seguente intervistahoppe con Hans-Hermann Hoppe è stata pubblicata sul settimanale tedesco Junge Freiheit del 2 Novembre 2012 ad opera di Moritz Schwarz.

Le tasse sono nient’altro che “pizzo”? Lo stato è una sorta di mafia? La democrazia è un imbroglio? Il filosofo Hans-Hermann Hoppe non è solo considerato uno dei pionieri intellettuali di punta del movimento libertario, ma anche uno dei critici più taglienti del sistema politico occidentale.

Professor Hoppe, nella sua raccolta di saggi “Der Wettbewerb der Gauner” (“The Competition of Crooks”, La Competizione dei Truffatori) lei scrive che “il 99% dei cittadini, alla richiesta se lo stato sia necessario, risponderebbe <sì>”. Anche io! Perchè sbaglio?

Hoppe: Tutti noi, fin dall’infanzia, siamo stati modellati da istituzioni statali o comunque regolate dallo stato: asili, scuole, università. Quindi il risultato che lei ha menzionato non sorprende. Tuttavia, se le avessi chiesto di accettare ad una istituzione che ha l’ultima parola in ogni conflitto, persino quelli in cui è lei stessa parte in causa, mi avrebbe certamente risposto: “No!” – a meno che lei non speri di comandare l’istituzione stessa.

Ehm….giusto.

Hoppe: Naturalmente, poiché comprende che una tale istituzione potrebbe non solo mediare nei conflitti, ma anche causarli,  risolvendoli a suo vantaggio. Con questa consapevolezza io, tanto per cominciare, vivrei nella paura per la mia vita e per la mia proprietà. Eppure, è precisamente questa, cioé il potere finale di risoluzione delle controversi, che è la caratteristica specifica dell’istituzione chiamata “Stato”.

Corretto, d’altra parte lo stato è basato su un contratto sociale, che fornisce all’individuo protezione e spazio per l’appagamento dei propri desideri, che senza lo stato non avrebbe- in una lotta di tutti contro tutti.

Hoppe: No, lo stato è tutto eccetto che il risultato di un contratto! Nessuna persona con un grammo di buonsenso sottoscriverebbe un contratto simile. Ho molti contratti nelle mie cartelle, ma da nessuna parte ne troverà uno così. Lo stato è il risultato … Leggi tutto

“Ma quale inflazione!”

“Ma non c’è inflazione!”. Questa è una affermazione che sento piuttosto spesso, a volte da persone che sono, in linea di principio, d’accordo con le mie argomentazioni, a volte da persone che lo sono di meno. In entrambi i casi, quelli che affermano “ma non c’è inflazione!” lo considerano un dato di fatto e ciò che affermano deve rappresentare una sfida nei miei confronti.

L’iperinflazione non è inevitabile: il default lo è

Se il Congresso nazionalizza la FED, allora potremmo avere iperinflazione, solo per soddisfare gli attuali conti. Ma questo non risolverà il problema di lungo termine: le passività non finanziate del governo. Dopo che la moneta morirà, il debito sarà ancora lì.

La morte del sistema bancario e il futuro del denaro

La fine del sistema monetario cartaceo offrirà grandi opportunità ad una nuova generazione di imprenditori monetari. In questo ruolo vedo imprese di immagazzinamento d'oro, aziende tecnologiche, fornitori di servizi di pagamento con Bitcoin e società di gestione degli asset. Se alcuni di questi uniranno le forze, le opportunità saranno grandi. Il mondo è pronto per un sistema monetario alternativo e quando l'attuale sistema collasserà sotto il peso delle sue contraddizioni, ci sarà qualcosa lì che prenderà il suo posto.