Genealogia del criptosocialismo italiano

E' interessante notare che, in Italia, Paese che non ha mai conosciuto (ufficialmente) l'esperienza del c.d. "Socialismo reale", dibattito politico e linguaggio comune sono arroventati da due etichette brandite con spregio, "fascismo" e "comunismo", mentre nessuna connotazione negativa si riscontra per il termine "socialismo". Me ne sono reso conto un pomeriggio in cui spiegavo ad un amico americano la necessit di prendere lo scontrino al bar e il rischio di multe: il suo commento sdegnato fu "Che sistema socialista!".

Uno sguardo alla presunta austerità italiana

L’economia Italiana è in contrazione per il terzo trimestre consecutivo, con una recessione che fa sprofondare il paese e aggiunge fuoco alla crisi dell’euro. L’Italia è la terza economia dell’Eurozona e molti la vedono come l’ago della bilancia di un eventuale collasso della moneta comune perché è troppo grande per fallire. Né l’UE né il FMI hanno abbastanza denaro per salvarla. Se il paese va in default, questo probabilmente segnerà la fine dell’euro.

Si è accusata l’austerità per le difficoltà economiche dell’Italia. Chiara Corsa, economista di UniCredit, ha scritto che “Il fattore chiave è l’austerità, che pesa duramente sui consumi e sugli investimenti.” Le recenti elezioni amministrative hanno visto la nascita di partiti anti-austerità. Paul Krugman aveva messo in guardia contro queste conseguenze a dicembre quando aveva descritto la spinta verso l’austerità da parte del Primo Ministro Mario Monti come “auto-lesionista” e “delirante.”

Tuttavia, come per il caso di Gran Bretagna, Francia e Grecia, i commentatori non sono chiari su cosa significhi austerità per l’Italia, anche se molti sembrano implicare i tagli alla spesa. Per esempio, se la critica di Krugman sull’austerità Italiana è coerente con le sue critiche sull’austerità nel resto dell’Europa, sappiamo che parla di tagli alla spesa. Quindi diamo un’occhiata e vediamo se questi tagli ci sono stati:

* Utilizzando il deflatore del PIL

 La spesa in termini nominali è aumentata con un tasso medio annuale del 4.1% tra il 2000 e il 2009 e poi è leggermente scesa l’anno successivo. Nel 2011 la spesa pubblica era dello 0.14% appena al di sotto del suo livello del 2009. Per quanto riguarda la spesa in termini reali, non c’è stato alcun taglio. E come quota dell’economia, la spesa totale ha raggiunto un picco nel 2009 al 51.6% del PIL ed è scesa al 49.6% lo scorso anno, un calo tutt’altro che significativo.

Allora dov’è tutta questa austerità in Italia? Secondo il Financial Times, il “pacchetto … Leggi tutto

Ma che paese è questo?

Italia: un Paese ufficialmente in recessione
dopo due trimestri di crescita negativa; un debito pubblico a ridosso dei 1.900 miliardi, finanziato da oltre 1.600 miliardi di Titoli di Stato e da una pressione fiscale al 42,6%. Una bilancia commerciale negativa da sette anni, un’inflazione al 3,7% e una disoccupazione all’8,9%, ma che colpisce i giovani con meno di 25 anni per il 31%. Questo è quanto emerge dall’ultimo Osservatorio trimestrale sui dati economici italiani dal titolo “Italia 2011: un anno di sofferenza” liberamente scaricabile qui oppure attraverso il Social Science Research Network qui.

Si tratta del quinto numero di un appuntamento fisso realizzato dalla Mazziero Research che prende in esame l’evoluzione del debito pubblico e il rating italiano confrontato con i Paesi dell’Eurozona, lo stock di Titoli di Stato, le Riserve ufficiali della Banca d’Italia, il Prodotto Interno Lordo e la bilancia commerciale, il livello di inflazione e di disoccupazione. Una grande mole di dati provenienti da enti e istituzioni diverse che vengono riuniti in un unico documento, di veloce consultazione. Mi hanno affiancato in questo studio, curando la sezione degli approfondimenti: Leonardo Baggiani, Silvano Fait e Andrew Lawford.

Ma oltre agli aspetti più eclatanti, brevemente riportati in premessa, ve ne sono altri che dipingono a tinte fosche il Sistema Italia, in particolar modo per la Pubblica Amministrazione. Fra questi, ad esempio, il continuo sbilancio fra entrate e uscite; nel 2011, il disavanzo si è affacciato per ben otto mesi su 12, e per quattro di questi le spese hanno superato gli introiti di oltre 18 miliardi, quasi una finanziaria.

Altro aspetto critico, il livello medio dei tassi di interesse raggiunti a dicembre, nel momento più acuto della crisi: il 7,4% per i BTP e quasi il 9% per i CCT (dati Banca d’Italia); un elemento che già a novembre vedeva superare di 2 miliardi la somma destinata nell’anno 2010 al servizio del … Leggi tutto

L’ennesima presa in giro…

Qui sotto sono riportati il testo dell’articolo 81 nella “vecchia versione” e in quella nuova , proposta ieri, che dovrebbe assicurare il “pareggio di bilancio in Costituzione”.

Vecchia versione che obbligava il governo a indebitare il paese

Art. 81.

Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.

L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.

Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese.

Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.

Nuova versione che imporrà al governo il pareggio di bilancio.

Art. 81.

Il bilancio dello Stato rispetta l’equilibrio delle entrate e delle spese.

Non è consentito ricorrere all’indebitamento, se non nelle fasi avverse del ciclo economico nei limiti degli effetti da esso determinati, o per uno stato di necessità che non può essere sostenuto con le ordinarie decisioni di bilancio. Lo stato di necessità è dichiarato dalle Camere in ragione di eventi eccezionali, con voto espresso a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti.

Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri finanziari provvede ai mezzi per farvi fronte.

Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo. La legge di cui all’articolo 53, terzo comma, definisce il contenuto proprio della legge di approvazione del bilancio.

L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.

Domanda:

Quanto di stanno prendendo nuovamente in giro?

E’ ironico che con questa versione sarebbe consentito fare deficit durante le crisi economiche mentre sarebbe impedito avere un avanzo negli anni di “vacche grasse” e ripianare il debito… a sto punto era meglio Keynes..

Ah mi stavo dimenticando l’altro punto chiave… l’abolizione delle province!

Il ddl costituzionale che «disciplina il procedimento … Leggi tutto

La BCE smetta di comprare btp!

Dal meeting di Cernobbio il Ministro Frattini fa sapere che il governo insisterà «perchè la BCE continui a comprare titoli di stato italiano». Ovviamente tutte le principali banche italiane sono d’accordo ed anche al cittadino comune non pare una cattiva idea che da Francoforte arrivi una mano per tener bassi i tassi di interessi pagati dallo Stato italiano sui propri titoli di debito.

É invece una cattiva idea ed il fatto che la Banca Centrale Europea acquisti titoli di stato (italiani ma anche greci, spagnoli, etc.) è anzi altamente immorale. La BCE non corre nessun rischio imprenditoriale ad effettuare le sue azioni di politica monetaria – le basta introdurre un numero da tastiera o ordinare la stampa di qualche miliardo di euro in banconote ed il gioco è fatto – ma queste hanno un forte impatto, sia dal punto di vista economico che da quello etico.

Il governo vede il peso del suo debito pubblico alleggerito, non dovrà pagare i tassi di interessi più alti che si stavano materializzando sul mercato, ma quale lezione avrà imparato la nostra classe politica? Che deve essere responsabile con i conti pubblici ed essere prudente nell’indebitare la collettività oppure che potrà contare, in futuro come oggi, su di un salvataggio da Francoforte?

La storia ci ha appena insegnato che tassi di interesse artificialmente bassi rendono le persone irresponsabili, non prudenti, e la recente storia dei paesi PIIGS non fa eccezione: con l’ingresso nell’Euro l’Italia ha dovuto pagare tassi di interesse ridicolmente bassi per i suoi titoli di debito ed invece di risanare i conti pubblici ha fatto esplodere la spesa, trascinando il paese nel baratro in cui si trova oggi.

Il punto di vista etico è poi, secondo me, ancora più importante. Il governo è soggetto ad un ricatto da parte dei burocrati europei, che dettano le linee guida della politica italiana in cambio del loro intervento sui mercati, e sarebbe cosa gravissima se … Leggi tutto

Lo stipendio dei parlamentari: una proposta

In questi giorni di approvazione della manovra finanziaria si è parlato spesso di tagliare “lo stipendio” ai parlamentari per adeguarlo, durante la prossima legislatura, alla media europea. Nei fatti poi questo non è avvenuto perchè all’ultimo momento sono stati inseriti degli emendamenti che hanno modificato il decreto e lo hanno, in un certo senso, neutralizzato.

Ma se ci chiedessimo qual è il “giusto” stipendio per un parlamentare quale potrebbe essere una risposta valida? Nel mercato libero, ci ricorda Mises, «il valore del salario di ciascuna attività si determina a quel livello tale per cui tutti gli imprenditori disposti a pagare un determinato salario riescono a trovare tutti i dipendenti di cui necessitano, e tale per cui tutte le persone in cerca di lavoro trovano occupazione a quel determinato salario».

In pratica vi è uno stretto legame tra produttività del lavoro ed il salario pagato dagli imprenditori. Nella politica però non c’è domanda ed offerta e sono gli stessi politici a scegliere il loro stipendio, come fare dunque, attraverso la regolamentazione, a simulare in qualche modo il mercato?

È abbastanza ragionevole pensare, ad esempio, che lo scopo dei nostri politici debba essere quello di aumentare il reddito degli italiani: una “buon” governo dovrebbe fare in modo che il paese cresca e che a fine legislatura “si stia meglio” che all’inizio, no?

Questa tabella, elaborata dall’Istat, mostra la distribuzione dei redditi in Italia per gli anni 2005 e 2006 e possiamo utilizzarla come base per calcolare un possibile livello degli stipendi dei parlamentari che li incentivi a perseguire questo scopo.

Nella seconda riga leggiamo che al percentile n.10 corrisponde un reddito nel 2005 di 8340€ e nel 2006 di 8636€. Cosa significa? Che nel 2005 il 10% degli italiani percepiva un reddito netto inferiore a 8340€ mentre nel 2006 questa soglia si era alzata a 8636€.

Possiamo leggere la tabella in maniera opposta e dire … Leggi tutto

Se non ora… quando?

In questi giorni di “attacco” all’Italia, da più parti si è lanciato l’appello per un governo di unità nazionale o alternativamente per un governo tecnico, che si faccia carico di riforme impopolari, riduca la spesa pubblica e tranquillizzi i mercati prima che la “speculazione” ci colpisca ancora più duramente. L’idea è che un governo politico “normale” non potrebbe mai approvare questi provvedimenti perchè correrebbe il rischio, assai concreto, di trovarsi poi punito in una consultazione elettorale successiva.
Ora, che un governo “di responsabilità nazionale”, formato dagli stessi personaggi che negli ultimi anni hanno sfruttato i bassi tassi di interesse sul debito concessi dall’ingresso nell’euro non per risanare i conti pubblici ma per dilatare ulteriormente la spesa, riesca ora a fare le tanto agognate “riforme”, mi sembra tanto un wishful thinking degno di quello dei liberali che si ostinano ad appoggiare il Pdl e sognare una “rivoluzione liberale” nonostante 17 anni di delusioni e prese in giro.
Questi politicanti, che tanto bene hanno saputo “vivere alle spalle di tutti gli altri”, parafrasando Bastiat, non solo non hanno la volontà ma nemmeno le competenze per salvare questo paese dal baratro in cui l’hanno cacciato.
La soluzione è un governo tecnico quindi? Magari nominato dal Presidente della Repubblica ed appoggiato esternamente da tutte le forze politiche?
L’idea di un governo degli ottimati o di un dittatore illuminato che, come Cincinnato, lasci il suo orticello per salvare la Patria e poi se ne torni a casa finito il lavoro è tanto romantica quanto ingenua. Nessun governo sarà mai solo “tecnico” – nel decidere la direzione verso la quale indirizzare le riforme, si compie necessariamente una scelta politica – ed è bene che gli elettori siano consapevoli di quali idee politiche siano promotori. Vi fidereste poi voi di “tecnici” che fino a qualche anno fa dicevano di non preoccuparsi del debito pubblico perchè non ve ne era motivo? Oppure che dichiaravano che l’Italia avrebbe “sofferto
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