L’incomprensione krugmaniana del gold standard

Quando gli Stati Uniti adottarono, in larga misura, un gold standard, l'economia sbocciò. La relativa assenza di inflazione assicurava che il dollaro agisse come riserva di valore oltre a facilitare le transazioni. Senza la minaccia di imminenti aumenti dei prezzi, la popolazione era più disposta a rimandare il consumo e potenziare l'offerta di disponibilità di capitale mediante il risparmio: la tecnica prudente di produrre più di quello che si consuma consentiva ad un numero maggiore di imprenditori di utilizzare capitali. Questo pose le basi per una produzione di massa e diede ai consumatori l'accesso ad una grande varietà di merci mai immaginata un secolo prima.

Ma quale democrazia!

Così è la democrazia moderna: salvataggi infiniti, privilegi speciali, e guerra imperiale il tutto pagato dalle fatiche dell'uomo comune. Niente di tutto questo vuole suggerire che una transizione verso la democrazia reale sia la risposta. L'adagio popolare secondo cui la democrazia è "due lupi e un agnello che votano su cosa mangiare per pranzo" è innegabilmente accurato.

Le chiacchiere di un premio Pulitzer

Durante il culmine della crisi finanziaria, Steven Pearlstein ,del Washington Post, ha scritto un numero di articoli contraddittori sia lodando il salvataggio delle banche noto come TARP, che indirizzando una critica feroce sul modo in cui le grandi banche stavano usando i soldi del contribuente per pagare gli azionisti e i bonus dei dirigenti, invece di concedere credito. Secondo Pearlstein, quella gente ignorante diffidente del fatto che lo Zio Sam stesse tamponando i bilanci di banchieri spericolati (incoraggiati dalle politiche immobiliari del governo federale, i suoi mutui concessi attraverso le GSE, e il denaro facile della Federal Reserve di Alan Greenspan) virtualmente in maniera gratuita, semplicemente “non ci arrivava“.

 A quanto pare chi considera il meccanismo virtuoso dei profitti privati e delle perdite come una necessità fondamentale perché i mercati lavorino efficientemente sono troppo ottusi per commentare questi argomenti. Il mondo stava implodendo (o almeno così ci è stato assicurato da una classe bancaria disperata affinché la festa continuasse, così come i suoi ex-alunni che occupavano posizioni di potere nella Federal Riserve e nel Ministero del Tesoro statunitense), quindi non c’era tempo per un’analisi critica. I contribuenti avrebbero dovuto tenere gli occhi chiusi e lasciare che i burocrati eletti gettassero via altri soldi un sistema bancario già zombificato.

Per sostenere completamente la sua opinione, Pearlstein ha menzionato il proprio Premio Pulitzer durante una chat online con il lettori del Washington Post, come prova della sua conoscenza superiore di un affare così serio.

Nessuno è stato più critico delle pratiche delle banche, di Wall Street e dei brokers di quanto lo sia stato io, probabilmente molto prima che tu fossi a conoscenza di questo argomento, quindi di certo non devo nessuna spiegazione a riguardo. Se volete controllare, vedrete che ho vinto un certo premio per questo motivo.

 Chi avrebbe detto che il Premio Pulitzer ti avrebbe concesso la libertà di dichiarare qualsiasi opinione contraria alla tua nulla e vuota? … Leggi tutto