Buoni o cattivi

Alla fine, diciamocelo con franchezza, gli economisti austriaci sono intrinsecamente cattivi. Durante il boom rovinano le aspettative felici di chi crede di poter diventare ricco facilmente, inseguendo la bolla rialzista. Quando tutti sono euforici ed ottimisti, eccoli, novella Cassandra pronti ad annunciare l’imminente crash dei mercati.

La Fallacia della finestra rotta

Gli economisti di libero mercato citano la fallacia della finestra rotta ogni qual volta qualcuno suppone che un atto distruttivo, un disastro naturale o una catastrofe artificiale, possano, paradossalmente, costituire "buona cosa per l'economia". Il riferimento è ad una lezione classica fornita dall'economista Frédéric Bastiat nel 1850.

Ballando sulla tomba keynesiana

Offro questa valutazione ottimista: i cattivi perderanno. Le loro politiche stataliste porteranno ad una distruzione che non saranno in grado di spiegare. La loro richiesta verrà respinta. "Dateci più tempo. Abbiamo solo bisogno di un po' più di tempo. Saremo in grado di risolvere questo problema se ci lasciate affondare le mani più in profondità nei vostri portafogli".

Perché dar retta a Keynes?

La domanda interessante non dovrebbe essere "cosa farebbe Keynes?" ma piuttosto "perché dare retta a qualcuno così pomposo e nichilista in primo luogo?". Proprio come Keynes non vide arrivare la Grande Depressione, i Keynesiani moderni non hanno visto la bolla immobiliare ed il crollo finanziario. Dal suo disprezzo per i principi morali al suo entusiastico sostegno per l'eugenetica, Keynes vedeva il mondo come qualcosa di separato dalla bolla dei suoi compagni elitari. Era un ciarlatano che convinse una generazione di economisti che il bacino dei risparmi reali per ogni dato paese poteva essere reso infinito, se solo lo stato avesse pienamente abbracciato la stampante come un dittatore abbraccia il gulag.

Le depressioni economiche: le loro cause e come curarle

L’idea che l’aumento della spesa pubblica o il denaro facile siano “buoni per gli affari” e che i tagli di bilancio o la valuta forte siano “cattivi” permea anche i giornali e le riviste più conservatrici. Queste riviste danno anche per scontato che il sacro compito del governo federale sia quello di guidare l’economia sulla stretta strada tra gli abissi della depressione da un lato e l’inflazione dall’altro, poiché l’economia di mercato è ritenuta sempre suscettibile a soccombere ad uno di questi mali.

Fuori di testa, adesso!

I keynesiani affermano spesso che facciano una rozza caricatura del loro Maestro quando diciamo che il suo pensiero si sintetizza nella massima “il governo deve spendere più soldi per tirarci fuori da una depressione“ accompagnata da “il debito pubblico più alto non importa perché sono soldi che dobbiamo a noi stessi”. Keynes, si sostiene, era un pensatore molto più sofisticato di come lo ritrae questa caricatura. Questi difensori possono trovare End This Depression Now! sconcertante. Krugman, che qualunque siano le sue colpe di certo non manca di sofisticazione tecnica, difende più o meno la versione a fumetti del Keynesismo, quella che ci viene detto è semplificata al massimo.

Libertà economica e ordine sociale

Molti di noi, e chiunque per la maggior parte del tempo, abbiamo a che fare con l’economia di mercato tipologia definita di ordine economico, una sorta di “tecnica economica” opposta alla “tecnica” socialista. Da questo punto di vista è significativo che noi chiamiamo il suo principio costitutivo “meccanismo dei prezzi”. Qui ci muoviamo nel mondo dei prezzi, dei mercati, della domanda e dell’offerta, della concorrenza, dei salari, dei tassi d’interesse, dei tassi di cambio e quant’altro.

L’euro – lezioni storiche

Vi è un crescente clamore, dentro e fuori l'Europa, secondo cui l' austerità sola non costituisce la risposta ai problemi dell'euro e la politica monetaria debba, altresì, giocare un ruolo importante. La stessa BCE sembra essere entusiasta di assumere questo ruolo. Ma questa è semplicemente l'antica idea, basata sulla confusione tra reale e nominale, della ricchezza derivante dalla stampante monetaria. La Germania sta cercando di resistere, ma la storia dimostra che persino accordi monetari più stabili dell’euro sono collassati, sotto il desiderio insaziabile di una valuta sempre più elastica.

Keynes era un liberale?

E' ormai pratica comune classificare John Maynard Keynes come uno dei grandi liberali della storia moderna, forse il più "grande", nella tradizione di John Locke, Adam Smith e Thomas Jefferson. Ma è una pratica corretta? Keynes era davvero un "liberale" oppure no?

L’economia del droghiere

Gli scritti in inglese di Mises sono chiari e diretti, ma Ludwig non era stilisticamente e narrativamente dotato come Schumpeter, Hazlitt o Rothbard (o, per quello che importa, Keynes, il quale usava fraseggi “sonori” per nascondere pensieri tutt’altro che chiari). Nonostante ciò, alcune espressioni Misesiane – come “exploding the fallacy” (“screditare gli errori”, ndt) – rimangono impresse.

Una delle mie preferite è contenuta nell’addendum (1953) alla Teoria della Moneta e del Credito. Ne “Il Principio della Moneta Sana” Mises contrasta la visione della disoccupazione e della depressione da parte dell’economista competente così:

Il mercato è cattivo, dice il droghiere, poiché i miei clienti attuali e potenziali non hanno abbastanza moneta da spendere. Ha ragione. Ma quando afferma la necessità di rendere i suoi affari prosperi aumentando la quantità di moneta in circolazione, si sbaglia. Ciò che ha in mente è un aumento della quantità di moneta nelle tasche dei suoi clienti attuali e potenziali, mentre la quantità di denaro nelle mani delle altre persone resta immutata. Sta, quindi, chiedendo uno specifico tipo di inflazione (monetaria); precisamente, un’inflazione in cui la nuova moneta cadrà nelle tasche di un gruppo definito di persone, cioè i suoi clienti, permettendogli quindi di raccogliere i frutti del processo inflattivo stesso. Certo, ogni inflazionista è tale poiché egli presume di rientrare tra coloro che saranno favoriti dal fatto che i prezzi dei beni e servizi che vendono cresceranno prima e di più dei prezzi dei beni e servizi che essi comprano. Nessuno si augura un’inflazione che lo sfavorisca.

L’economia del droghiere fu confutata, una volta per tutte, da Adam Smith e Jean Baptiste Say. Ai nostri giorni rivive grazie a Lord Keynes.

Il Keynesismo, nonostante i suoi evidenti fallimenti pratici e teorici, è un tipo di bestia che non morirà. Analisi attente e scrupolose al fine di confutarlo sono necessarie, ma a volte un po’ di sarcasmo aiuta a mescolare il tutto. A Krugman piace … Leggi tutto