La storia d’amore tra Paul Krugman e la Francia

francepig2Negli anni recenti, Paul Krugman ha difeso a spada tratta la Francia ed il suo welfare state, arrivando financo a fingere che l’economia francese fosse in condizioni migliori rispetto a quella britannica. Secondo le sue stesse parole: “In gran parte, ciò che affligge la Francia nel 2014 è l’ipocondria, la convinzione di avere delle malattie che non si possiedono”. In ogni caso, a parte qualche propagandista keynesiano, nessuno può realmente pensare che la Francia non sia in una profonda crisi, e che sia sempre più evidente come Krugman si sbagli.

Il Regno Unito, invece, quest’anno è il paese che sta crescendo più velocemente fra le maggiori economie europee. La crescita è aumentata dal primo trimestre del 2013 fino a toccare il 2.6% nel 2014 – un tasso 7 volte più alto di quello della Francia – e il tasso di occupazione britannico, sia in termini assoluti che come quota della popolazione adulta, non è mai stato così alto. Perfino i salari, costantemente in depressione dopo la crisi del 2008, hanno ricominciato a salire.

Come sono soliti fare, i politici britannici hanno approfittato delle buone performance dell’economia britannica proprio per prendersi gioco della Francia. Il Cancelliere Osborne (il ministro della finanze britannico, ndr.) ha dichiarato: “Quale contea ha creato più posti di lavoro di tutta la Francia? Il grande Yorkshire!”, dopo che gli ultimi dati mostravano un’occupazione a livello record nel Regno Unito. David Cameron ha recentemente affermato che: “I laburisti ci faranno fare la fine della Francia!”. È vero, distruggere verbalmente la Francia è come se fosse parte della cultura britannica, ma attualmente il Regno Unito è senza dubbio in condizioni reali migliori della Francia.

Austerità fiscale vs austerità di spesa

Dal 2009, la Francia ed il Regno Unito hanno adottato politiche economiche opposte. La Francia ha aumentato le tasse senza apportare tagli alla spesa pubblica. Il Regno Unito, al contrario, ha diminuito la spesa senza alzare l’imposizione … Leggi tutto

Finestre rotte e “risorse inattive”

krugman-interna-nuovaOrmai da un certo tempo, Fabrizio Galimberti pubblica, su Il Sole-24 Ore della Domenica, la rubrica Il Sole Junior – L’economia spiegata ai ragazzi, rimarchevole per la chiarezza delle spiegazioni e, spesso, anche per le posizioni assunte. Che non sono Austriache, purtroppo, ma restano ben al di qua di Krugman. Prova ne sia, inter cetera, il recente articolo Un “ghostbuster” per il Pil [1], che ha attratto la mia attenzione per il favore mostrato nei confronti di Bastiat – definito «geniale economista francese dell’Ottocento», nientemeno! – e del racconto della finestra rotta.

Purtroppo, però, Galimberti, pur pienamente concorde sulla necessità di computare i costi nascosti di un evento (e convinto che vi riesca bene la c.d. “green economy“), ritiene che ci sia

«una circostanza in cui Bastiat non avrebbe avuto ragione. Supponiamo che il commerciante che tira fuori i 6 franchi per riparare il vetro non voglia restringere la sua spesa in altre cose. Quei 6 franchi di maggiore spesa li toglie da ciò che avrebbe risparmiato. In questo caso la sua propensione alla spesa (cioè quanto spende del proprio reddito) sarà aumentata e il reddito della nazione ne beneficierà. Se il vetraio non era pienamente occupato quando gli fu chiesto di riparare il vetro, ecco che il reddito del Paese – il famoso Pil – sarà più alto di prima.».

Ho aggiunto le sottolineature per rimarcare quelli che sono, secondo me, gli errori centrali del ragionamento.

Anzitutto, sembra proprio che Galimberti sposi la definizione keynesiana del risparmio come mera eccedenza rispetto al consumo, “reddito non consumato”. Questo è un ottimo esempio di come si possa adottare la prospettiva soggettivista soltanto a metà; e, devo dire, mi stupisco sempre della facilità con cui gli economisti mainstream riescono a cadere in queste fallacie. Il concetto di “propensione”, al consumo o al risparmio, implica un riferimento ineludibile alla sfera delle motivazioni soggettiveLeggi tutto

Buoni o cattivi

Alla fine, diciamocelo con franchezza, gli economisti austriaci sono intrinsecamente cattivi. Durante il boom rovinano le aspettative felici di chi crede di poter diventare ricco facilmente, inseguendo la bolla rialzista. Quando tutti sono euforici ed ottimisti, eccoli, novella Cassandra pronti ad annunciare l’imminente crash dei mercati.

La Fallacia della finestra rotta

Gli economisti di libero mercato citano la fallacia della finestra rotta ogni qual volta qualcuno suppone che un atto distruttivo, un disastro naturale o una catastrofe artificiale, possano, paradossalmente, costituire "buona cosa per l'economia". Il riferimento è ad una lezione classica fornita dall'economista Frédéric Bastiat nel 1850.

Perchè Krugman sbaglia sui Fondi Monetari

In un recente articolo apparso su Mises.org, Mark Thornton ha presentato un'esemplare critica a Krugman e al suo attacco alla visione Austriaca dei fondi monetari (FMA) , descrivendola come totalmente fuori luogo. Vorrei poter aggiungere un altro punto di vista sulla inconsistenza dell'ostracismo di Krugman nei confronti della Scuola Austriaca.

Fu così che venne inventato il mito del laissez faire di Hoover?

Seguendo in queste ultime settimane il dibattito sull´"austerità" in Europa mi è balzato in mente il pensiero se, ancora una volta, non fossimo testimoni della creazione di un mito storico. Affermando cio´ mi rendo conto di far parte di coloro che si posizionano dalla parte opposta di chi vuole “misurare“ la storia politica contemporanea con il metodo di Krugman e di chi considera “tagli selvaggi“ le politiche di austerità che stanno avendo luogo in Europa

La storia (sbagliata) del sistema bancario, secondo Krugman

Nella sua rubrica domenicale del New York Times, Paul Krugman tenta, invano, di porre le fondamenta teoriche della necessità di una regolamentazione bancaria relativamente ai problemi della JP Morgan. Come sempre con Krugman, ci sarebbe tanto da criticare, ma voglio concentrarmi sulla sua maldestra versione della storia bancaria americana, che non possiede praticamente alcuna verosimiglianza con la realtà.

Krugman pensa di avere steso i critici della regolamentazione con la sua versione della storia finanziaria USA:

“Perché le banche sono speciali? Perché la storia ci dice che l’attività bancaria è sempre stata soggetta ad “attacchi di panico” occasionali che possono causare la distruzione dell’ intera economia. L’ attuale ‘mitologia destrorsa’ ci dice che l ‘attività bancaria fallace (bad banking) è sempre il risultato dell’ intervento del governo, sia esso rappresentato dalla Federal Reserve o dagli ingerenti liberal del Congresso. Infatti, la ‘Età d’Oro Americana’ – una terra con governo minimo e niente Fed – era soggetta a crisi periodiche, più o meno una volta ogni sei anni. E alcuni di questi episodi infliggevano perdite economiche dolorose. Quindi cosa si può fare? Negli anni ’30, dopo la madre di tutte le crisi, siamo arrivati ad una soluzione concreta, che riguarda sia le garanzie che la vigilanza”.

Questo passaggio rappresenta un completo abuso della storia.

Importantissimo, quella che Krugman chiama “la mitologia destrorsa” è largamente corretta: l’intervento del governo è veramente responsabile dei problemi sistematici del sistema bancario americano. Questo, comunque, non vale per la cosiddetta bad banking. Le banche, come tutte le altre imprese, possono commettere errori. Questo succede in un libero mercato, ma il mercato incentiva e dà segnali che aiutano le banche a evitare e correggere errori simili. La questione non è se esista o meno il bad banking, ma quale ambiente istituzionale lo minimizza e lo corregge al meglio. Quello che non avviene in un libero mercato è la ripetizione costante di errori sistematici; … Leggi tutto

Uno sguardo alla presunta austerità britannica

Voglio partecipare anch’io al dibattito sulla presunta austerità in Europa perché è seguito da vicino in America Latina e molte persone stanno traendo le conclusioni sbagliate riguardo a come l’austerità sta strangolando le economie europee. Ma prima, dobbiamo capire bene cosa si intende per austerity.

Come il dibattito tra Veronique de Rugy di Mercatus Center e Ryan Avent dell’Economist mostra, ci sono definizioni diverse di austerity. Il termine può significare un bilanciamento dei conti ottenuto solo con tagli alla spesa. Può voler dire una combinazione di tagli e aumenti di tasse (il cosiddetto “approccio bilanciato”) oppure può voler dire solo incrementi di imposte. Quando le persone danno la colpa all’austerity per lo stato malato delle economie europee, quindi, possono riferirsi a politiche molto differenti nei singoli paesi.

Guardiamo ad esempio alla Gran Bretagna, che è entrata in una recessione a doppia W a causa, secondo Paul Krugman, del “fallimento evidente” delle sue politiche di austerity. Se guardiamo ai livelli di spesa del Regno Unito sia in termini nominali che reali, possiamo chiaramente vedere che nonostante l’annuncio di pesanti tagli alla spesa, quest’ultima continua a salire:

Fonte: European Commission, Economic and Financial Affairs.

È chiaro che, almeno in termini nominali, il tasso di crescita della spesa è diminuito, ma questo difficilmente costituisce una serie di tagli brutali come Krugman e altri vorrebbero farci credere. Se guardiamo alla spesa pubblica totale come percentuale dell’economia, la Gran Bretagna ha raggiunto un picco nel 2009 al 51,5% che è sceso al 49,9% nel 2011. Chi può sostenere seriamente che la recessione è stata causata da questo piccolo calo nella spesa come peso percentuale sull’economia?

Ora, ricordiamo che la coalizione di governo di Conservatori e Libdem che è salita al potere nel Maggio 2010, ha adottato quello che l’Economist ha definito “approccio bilanciato” al consolidamento dei conti, che si è basato su 1 sterlina di tasse ogni 3 sterline di tagli. Ad essere onesti … Leggi tutto

Krugman e l’austerità inglese

In un recente editoriale per il New York Times intitolato “the Austerity Debacle,” Paul Krugman fa notare come le politiche fiscali britanniche non siano riuscite a far ripartire l’economia. Nel farlo, sostiene che le decisioni del governo britannico di “tagliare la spesa” abbiano portato ad una crescita minore, misurata in termini di Pil reale, rispetto a quella avuta durante la Grande Depressione. Tuttavia, come mostrerò, il governo britannico ha in realtà implementato tagli insignificanti e continua a mantenere enormi deficit di bilancio mentre proprio durante la Grande Depressione aveva seguito misure che si avvicinano al concetto di “austerità” molto più di quelle del governo odierno. Quindi, se proprio vogliamo affermare che eventi storici non correlati fornicano prove, allora le evidenze storiche in Gran Bretagna supportano la tesi che i tagli alla spesa favoriscano la ripresa economica molto più della spesa in deficit.

Per Krugman, le misure di austerità rappresentano l’origine di problemi economici molto seri in Gran Bretagna. Come conseguenza, Krugman evidenza che,

Viene fuori che seguendo un parametro molto importante – variazione del Pil reale da quando la recessione è iniziata – la Gran Bretagna sta facendo peggio di quanto fece durante la Grande Depressione. Dopo quattro anni di crisi, il Pil inglese era tornato ai livelli pre crisi; quattro anni dopo l’inizio della Grande Recessione, la Gran Bretagna non è invece nemmeno lontanamente vicina a recuperare il terreno perduto…. Certo, ci sono dei caveat e delle complicazioni. Ma tuttavia si tratta di un sorprendente insuccesso di politica economica. E lo è, in particolare, della dottrina dell’austerità che ha dominato la discussione politica delle elite in Europa e, per larga parte, degli Stati Uniti negli ultimi due anni.

Basandosi su una combinazione di problemi economici in Gran Bretagna e affermando che sia stata l’austerità a causarli, Krugman crede di fornire un supporto empirico alla sua idea che, durante le recessioni, la spesa in deficit promuova la crescita … Leggi tutto