Le interferenze coercitive – II parte

Spesa pubblica e legislazione

 stemma misesCon le risorse prelevate coercitivamente dai privati lo Stato effettua una serie di spese: paga gli stipendi dei funzionari pubblici, acquista beni (tavoli, penne, carta, termometri ecc.) necessari per l’erogazione di servizi pubblici, effettua trasferimenti a individui. La spesa pubblica può essere suddivisa in due grandi categorie: trasferimenti e impiego di risorse (es. imprese pubbliche). Nei primi lo Stato sussidia privati individui che decidono autonomamente come impiegare quelle risorse; nei secondi i beni e le risorse sono usate direttamente dallo Stato per produrre beni o servizi.

L’altro grande strumento di interferenza statale nell’economia è rappresentato dalla normazione, costituzionale, primaria e secondaria, che può modificare l’allocazione delle risorse senza intermediare queste direttamente, come invece avviene nella modalità precedente, caratterizzata dalla sequenza prelievo-spesa pubblica.

 Efficienza

 L’intervento statale qui analizzato si origina dalla premessa secondo cui il mercato in alcune circostanze non sarebbe in grado di allocare le risorse nella maniera più efficiente, realizzando quantità prodotte subottimali (in difetto o in eccesso), danni ai beni ambientali, monopoli, consumi distorti, asimmetrie informative.

Per affrontare i primi due aspetti è opportuno esaminare preliminarmente il concetto, proposto dalla teoria convenzionale, di esternalità. L’esternalità è l’effetto esterno (positivo o negativo) che l’azione di un soggetto fa ricadere su altri soggetti. Esempi di esternalità negative sono l’inquinamento, i fumi, i rumori, una malattia contagiosa; esempi di esternalità positive sono i ‘beni pubblici’, o un bosco che diffonde aria pulita in una vallata o evita l’erosione del suolo. Nel caso delle diseconomie esterne vi sono costi non pagati dal produttore, e dunque l’attività produttiva non sarebbe ottimale, ma superiore a quella ottimale. In caso di economie esterne, vi sono benefici non retribuiti al produttore che li ha generati, e dunque la produzione sarebbe sub-ottimale, cioè inferiore a quella che apporta il massimo benessere.[1]

 Beni pubblici (o collettivi)

I public goods sono i beni la cui utilità è goduta collettivamente, non individualmente, cioè sono caratterizzati … Leggi tutto

Problema del voto e la soluzione del boicottaggio individuale

votoMurray Rothbard avrebbe cominciato così: “Io vengo a seppellire le elezioni, certo non a rendere loro omaggio”. Come un nano sulle spalle di un gigante, rivolgo la mia critica alla “scoperta” del millennio: il cosiddetto procedimento del “voto democratico” o, horribile dictu, “libere elezioni”.  Voglio mettere in chiaro fin dall’inizio che con questo voglio mettere in discussione il più grande dei più grandi idoli del presente: lo Stato. Infatti, non considero il “voto democratico ” un problema autonomo e non lo tratterò pragmaticamente, sperando di fornire soluzioni “puntuali”. Partendo dalla riflessione riguardante la natura delle elezioni, vorrei evidenziare che questo è solo l’inizio di una lunga serie di rivelazioni sul fatto che “il re è nudo” non solo in materia di voto, ma anche nelle questioni attinenti all’istruzione, alla produzione di moneta e al settore bancario , alla giustizia, all’integrazione europea,  allo “sviluppo” sostenibile, alla tassazione, ai  servizi di  interesse pubblico e a tutte le altre scuse per intervenire negli affari privati dei cittadini in base alle quali lo Stato (democratico o meno) ha ritenuto necessario intraprendere qualche tipo di attività.

Una piccola deviazione

Prima di iniziare ad esaminare il sopravvalutato meccanismo democratico del voto, è raccomandato un passo indietro per prendere le distanze – così come fanno i filosofi con le domande ritenute degne di considerazione – allo scopo di ottenere una migliore comprensione del contesto generale nel quale tutti noi (o tanti di noi, comunque troppi), come degli animali da circo ben addestrati, passiamo dalle urne.

Insomma, dove andiamo quando ci rechiamo a votare? Qual è il contesto? A cosa si partecipa? E che significato può avere la nostra azione?

Il contesto generale del voto è lo stato, l’apparato statale e l’ideologia statalista, ed il voto equivale ad un incursione attraverso i “corridoi” di questo. Vi chiederete a questo punto: perché uso un’espressione metaforica? A causa della stranezza della situazione. Perché votare non significa impegnarsi effettivamente nell’apparato … Leggi tutto

Il sistema sociale delle dislocazioni | Parte IV

Il sistema sociale jobdelle dislocazioni è l’incarnazione di una società conflittuale in cui i protagonisti politici sono sempre più desiderosi di benefici e funzioni, mentre le vittime avversano ogni nuova imposizione fiscale. La battaglia delle dislocazioni si combatte su tutti i mezzi di comunicazione e su tutte le piattaforme educative, nonché negli ambienti legislativi, dove democraticamente la maggioranza rappresentativa delibera.

Tra le conseguenze della battaglia delle dislocazioni indubitabile è la reazione di fuga da parte delle vittime. Le vittime della battaglia delle dislocazioni diventano rifugiati nel loro stesso Paese, sgomenti, sconvolti, sempre in fuga dai realizzatori del sistema delle dislocazioni. Cercano di avere reddito defiscalizzato, e si impegnano per ridurre il loro reddito imponibile in virtù di tutte le deduzioni possibili, per essere riconosciuti come creditori verso l’autorità tributaria, per usufruire di aliquote inferiori, per essere accolti tra le file dei sussidiati o semplicemente per alleviare il fardello fiscale entrando nell’economia sommersa.

I beneficiari e i loro portavoce [organizzazioni sindacali e gruppi di pressione] si danno con passione alla battaglia delle dislocazioni. Applaudono ed eleggono i politici che legiferano nell’ambito della ridistribuzione reddituale. Ma le loro vittorie sono transitorie: la battaglia continua. In ogni sessione legislativa, a livello federale, statale o locale, il processo redistributivo deve essere alimentato da nuove appropriazioni e allocazioni di risorse, e ci vogliono nuove vittime perché sia possibile concedere nuovi benefici. Nuove regolamentazioni devono essere formulate e messe in atto affinché il processo di redistribuzione reddituale possa avere luogo.

La maggior parte dei programmi governativi welfaristici di redistribuzione reddituale si basa sulla somministrazione di un test finalizzato a determinare l’eligibilità e il livello di assistenza. Se il reddito supera un dato livello i beneficiari non sono più compatibili, parzialmente o integralmente, con il programma di concessione dei benefici. L’individuazione del livello di appartenenza induce [da una parte la macchina burocratica a sondare l’entità di redditi defiscalizzati dei singoli percettori esaminati, dall’altra] i percettori di reddito … Leggi tutto