Human Action di Mises rinnova le proprie vesti

Ludwig von Mises è stato uno dei grandi protagonisti della cultura del Novecento. L’azione umana può essere considerata la sua maggiore opera. Ed è stata scritta negli Stati dove l’autore, in fuga dal nazismo, era stato accolto come esule politico. Essa costituisce il momento culminante di una riflessione che si pone come risposta ai più rilevanti problemi della vita sociale, in parte vissuti e in parte anticipati con la lungimiranza che è propria dei grandi pensatori.

Per buona parte del Novecento, Mises è stato il maggiore difensore della libertà individuale di scelta. E, come tale, ha lucidamente individuato le condizioni che rendono possibile o impossibile una società libera. Si è impegnato per affermare le prime e ha sottoposto a severissimo vaglio critico le altre.

Di qui la sua spiegazione della dinamica di un sistema aperto di cooperazione sociale volontaria. E di qui la sua teoria del ciclo economico, in cui vengono in primo piano le manipolazioni monetarie dei governi, la sua devastante critica all’economia pianificata, di cui ha sùbito previsto i danni e l’impraticabilità, il suo rigetto di ogni forma di interventismo politico sulla vita economica, destinato a produrre effetti esattamente opposti a quelli promessi dai proponenti. Dal periodo posteriore alla Prima guerra mondiale fino alla morte, Mises è stato il riconosciuto capo della Scuola austriaca di economia, maestro di Friedrich A. vonHayek, Fritz Machlup, Gottfried Haberler.

Opera della maturità, L’azione umana costituisce il più esteso tentativo di dare sistematicità alla prospettiva “austriaca”. Sollecitata da numerosi lettori, la Casa Editrice colma così un vuoto che la cultura italiana ha lungamento patito. Il volume si vale della prefazione di Lorenzo Infantino.

Qui il link per acquistare il manoscritto: http://www.libreriadelponte.com/det-libro.asp?ID=1533Leggi tutto

La necessità del free banking

 

[Il seguente è il Capitolo 8 del libro, L’Economia è un Gioco da Ragazzi, disponibile per l’acquisto a questo indirizzo.]

 

Il sistema free banking è costituito sostanzialmente da un ambiente bancario in cui ogni istituto finanziario può concedere prestiti e avere depositi previa accettazione del cliente. L’importanza cruciale di tale assetto bancario è l’assenza di un’entità centrale che faccia da garante alle varie istituzioni esistenti.

Prima di addentrarci nelle critiche a tale sistema, è meglio osservare più da vicino come funziona. In un free banking gli istituti bancari sarebbero soggetti alle stesse regole di mercato a cui è soggetta una qualsiasi altra impresa sul mercato, due fra tutte la concorrenza e la capacità di attrarre clienti. Ovviamente, e soprattutto nel nostro caso, il modo migliore per farlo è quello di offrire interessi vantaggiosi e la garanzia che le ricevute di deposito conserveranno nel tempo il loro valore. Infatti, qualora dovessero essere sovraemesse, il rischio di incappare in una corsa agli sportelli aumenterebbe all’aumentare dell’emissione delle ricevute di deposito in eccesso.

Per ovviare a tale azzardo, e dissuadere tutti quelli che vorrebbero ricorrere a tale espediente, il mercato farebbe emergere un sistema di clearing (o compensazione) tra le banche affinché tali scompensi vengano ripuliti e (possibilmente) evitati. Una cosiddetta clearing house (o stanza di compensazione) consentirebbe alle banche più solide di guadagnare quote di mercato nei confronti di quelle più sconsiderate. Sarebbe un meccanismo più efficiente rispetto a quello che risulterebbe da una corsa agli sportelli per opera dei depositanti. Evidenze storiche del funzionamento di una clearing house in un ambiente free banking ci arrivano dalla Scozia del XIX secolo e dal New England.

Queste stanze di compensazione sarebbero differenti da una banca centrale, perché l’emissione di ricevute di deposito (o di banconote) sarebbe convertibile, ovvero, esse rappresenterebbero solamente dei sostituti coperti del denaro. Soprattutto, però, esisterebbero diverse banconote in concorrenza; e nel caso in cui venisse sospesa … Leggi tutto

Ludwig von MIses: Un ritratto — Parte 3

Screen shot 2012-07-22 at 9.38.22 PMGLOBALIZZAZIONE

Il quinto capitolo parla di globalizzazione, una cosa del XIX secolo spazzata via dallo statalismo nel XX secolo, e venuta nuovamente fuori di recente. Nel mezzo tra le due, c’è stato un Medioevo di protezionismo, di espropriazioni di investimenti esteri, di ostacoli ai movimenti di capitali, persone e merci, di discriminazioni contro gli stranieri.

Questi erano i metodi con cui si cercava di far progredire la società.

Esiste un solo modo per crescere, che è investire. E per investire ci sono due modi: risparmiare, o ottenere prestiti. I movimenti internazionali di capitali, cioè i prestiti tra cittadini ed imprese di diverse nazioni, rappresentano un elemento fondamentale che consente la crescita economica dei Paesi poveri, e dunque la globalizzazione della ricchezza prodotta dal capitalismo. Gli Stati Uniti e l’Europa continentale si sono sviluppati grazie al capitale inglese, ad esempio.

Oggi la battaglia contro l’esportazione di capitale verso i Paesi poveri, cioè a favore della perpetuazione della loro miseria, è portata avanti dalle imprese che cercano protezione, dai contadini che difendono l’”identità nazionale”, dai movimenti no global, dai sindacati che vogliono la legislazione “antidumping”. Di fatto, stanno dicendo “niente benessere per i negri”, anche se giustificano le loro idee con argomenti più etici, e anzi, spesso, parlano di morale con la stessa leggerezza con cui si ingurgitano popcorn al cinema.

Quando la FIAT deve decidere se investire in Polonia o in Italia, si parla della minaccia di non investire in Italia come un danno ai lavoratori. Quali lavoratori? Se si investe da una parte, si investe di meno dall’altra: qualcuno ne verrà danneggiato in ogni caso. Il fatto che non si considerino i lavoratori polacchi non è forse razzismo, ma poco ci manca. La “minaccia” di non investire in Italia non è che la decisione di investire altrove: non è ricatto, ma una scelta su dove impiegare al meglio i propri fondi. E se nessuno straniero investe in Italia, non lamentiamoci … Leggi tutto

Ludwig von Mises: Un ritratto — Parte 2

Screen shot 2012-07-22 at 9.38.22 PMINTERVENTISMO

Mises definisce le funzioni proprie dello Stato come la difesa dei diritti di proprietà da violazioni violente e fraudolente contro aggressori interni od esterni. Il liberale, dice Mises, non odia lo Stato: il liberale ritiene che lo Stato non debba fare altro, esattamente come nessuno odia la benzina se ritiene che non sia adatta per dissetarsi.

L’ipotesi di partenza è che esista un diritto indipendente dallo Stato: ipotesi che nel XX secolo è stata distrutta dall’avvento della legislazione e del giuspositivismo. Ma questa ipotesi è centrale in tutti i pensatori liberali: solo se i diritti individuali non dipendono dalla politica è possibile parlare di libertà. Senza una legge superiore allo Stato che limiti lo spazio della politica, non ci sono diritti, non c’è libertà, non c’è giustizia.

La libertà è fatta di diritti negativi: un diritto è negativo quando impone agli altri di non fare qualcosa, e positivo quando impone agli altri di farla. “Non uccidermi!” è un diritto negativo, “Sfamami!” è un diritto positivo. Siccome l’effettivo contenuto dei diritti positivi – il costringere gli altri a fare qualcosa per noi – non è chiaro, questi diritti creano una prateria di interventi politico perché fanno sorgere un’infinità di contese su cosa effettivamente gli altri devono essere costretti a fare per noi. Non è mai esistita una società priva di diritti positivi (“devo essere difeso in un tribunale!”), ma la moltiplicazione dei diritti positivi è esiziale per la libertà: in fin dei conti, i diritti positivi sono una forma di schiavitù, perché si costringe qualcuno a lavorare per gli altri tramite la coercizione.

Cosa è l’interventismo per Mises? Non è l’intervento dello Stato per garantire il funzionamento della giustizia. Non è neanche avere una municipalizzata o una singola impresa nazionale (queste cose al massimo producono con una certa spontaneità corruzione ed inefficienza). L’interventismo è la dottrina che sostiene che si possano influenzare i mercati migliorandone i risultati attraverso il controllo … Leggi tutto

Ludwig von Mises: Un ritratto — Parte 1

Screen shot 2012-07-22 at 9.38.22 PMLudwig von Mises è stato un economista, un filosofo, e un pensatore politico. È stato uno dei più grandi liberali del XX secolo, senza il quale le più importanti novità del pensiero liberale, e i più importanti sviluppi del pensiero economico della Scuola austriaca, non sarebbero stati possibili.

Tanto per farsi un’idea, senza Mises non ci sarebbe stato Hayek: il pensiero economico di Hayek (teoria del calcolo economico, teoria del ciclo economico, teoria del processo concorrenziale) nasce con Mises, e Hayek lo espande e lo perfeziona, e anche la filosofia politica e giuridica di Hayek è il risultato delle discussioni di Hayek con uno studioso che cercava di applicare le idee di Mises al diritto, Bruno Leoni.

Ludwig von Mises nacque a Lemberg (Lviv in ucraino, Leopoli in italiano), oggi Ucraina, all’epoca parte dell’Impero Austro-Ungarico, il 29 Settembre 1881 (la canzone di Battisti non credo sia a lui dedicata). Laureatosi in legge, letti gli scritti del fondatore della Scuola austriaca Carl Menger divenne un economista.

Carl Menger fu il fondatore della Scuola austriaca, una delle tre varianti della Scuola economica marginalista sorte negli anni ’70 del XIX secolo. Il contributo fondamentale della Scuola marginalista fu di risolvere il problema del valore, che gli economisti classici non riuscivano a risolvere, data la loro teoria del valore-lavoro. Perché un quadro dipinto da me in mille ore di fatica vale un miliardesimo di un quadro dipinto da Caravaggio in un decimo del tempo? Perché un chilo di grano vale meno di un chilo di diamanti? La Scuola marginalista di Walras (il terzo marginalista fu Jevons) ha dato origine all’economia matematica contemporanea, con la sua analisi dell’equilibrio economico, cioè la condizione “statica” in cui ogni possibile opportunità di profitto è stata sfruttata e non c’è più niente da fare.

La Scuola austriaca è invece sempre stata interessata al processo anziché all’equilibrio, cioè le interazioni di individui che portano allo sfruttamento delle opportunità di profitto, … Leggi tutto

Chi era Gottfried Dietze?

Gottfried Dietze è morto nel luglio del 2006 dopo aver insegnato per 50 anni alla Johns Hopkins University, a Baltimora, negli Stati Uniti d’America. Nella maggior parte del suo lavoro si era concentrato sul principio di legalità, sulla divisione dei poteri, sul sindacato giurisdizionale di legittimità, sui diritti di proprietà. Era autore di uno studio classico dei Federalist Papers.

Gottfried Dietze era nato in Germania, in Prussia, all’inizio degli anni Venti. Venuto alla luce nel periodo immediatamente successivo alla Grande Guerra, Dietze fu testimone del collasso della Repubblica di Weimar, dell’ascesa al potere di Hitler, della II° Guerra mondiale e della tragedia dell’Olocausto.

Dopo la guerra gli fu assegnata una borsa di studio per iscriversi al dottorato ad Harvard, ma trascorso un anno lasciò l’ateneo per trasferirsi all’università di Princeton, dove alla fine ricevette il dottorato per una dissertazione che sarebbe diventata più tardi The Federalist – il più autorevole scritto di Dietze.

The Federalist fu accolto estremamente bene quando venne pubblicato per la prima volta nel 1960. Fairfield, in una recensione apparsa nel Journal of Politics, lodò Dietze per la sua lucidità, ed elogiò l’opera per la sua “simmetria, precisione e profondità” (1961:152). Più tardi Scalan recensì il libro di Dietze per la Review of Politics e, oltre a lodarlo per i suoi meriti di studioso, aggiunse che «le sue conclusioni qui, dichiaratamente “non democratiche”, “non-popolari” e anche “pessimistiche”, dovrebbero essere lette da chiunque abbia interesse per il futuro della democrazia costituzionale negli Stati Uniti d’America» (1961:431). Quarant’anni dopo la sua pubblicazione, e dopo sette fortunate ristampe, la monografia di Dietze è ancora ampiamente letta, discussa e citata.

Gli altri libri di Dietze sono stati accolti con varia fortuna. Il suo Ueber die Formulierung der Menchsrechte(1956) – il titolo potrebbe essere tradotto “Riguardo alla formulazione dei diritti umani” – o il suo Two Concepts of the Rule of Law (1973) hanno ricevuto magnifiche recensioni. Altre opere, come … Leggi tutto

L’economia cristiana in una lezione

[La seguente è la “Prefazione all’edizione italiana” dell’ultimo libro di Gary North, Christian Economics in One Lesson. Per acquistare l’ebook completo della traduzione in italiano cliccate su questo link.]

 

L’economia moderna è pregna di quello che potremmo definire “pragmatismo economico”. Ovvero, se qualcosa funziona dal punto di vista empirico, allora funzionerà per sempre. Questa massima viene sostenuta dalla maggior parte della popolazione, nonché dall’establishment accademico e politico. Non esiste alcuna teoria a sostegno di questo punto di vista, solo la praticità di un sistema che riesce a protrarsi tanto a lungo da convincere chicchessia che tutto continuerà ad andare così. Non c’è modo di convincere tali persone della proposizione errata delle loro convinzioni, anche se intorno a loro non ci sarà altro che devastazione economica, continueranno a chiedere penitenti una dose maggiore di quello che credevano fosse un percorso risolutivo “nella pratica”.

Cosa ci vuole affinché cambino idea? Un crollo tonante dell’economia. Una discontinuità talmente monumentale nell’attuale pratica economica, da incitare gli attori di mercato a riconsiderare le loro posizioni riguardo l’economia. Infatti la maggior parte delle persone aderisce all’economia keynesiana anche senza saperlo. Anche se non ha mai letto nulla di teoria economica, ha una propensione a seguire il pensiero keynesiano. Perché? Due parole: pasti gratis.

La promessa di una vita all’insegna di grandi ricchezze guadagnate col minimo sforzo, stimola la maggior parte degli individui a cedere parte delle loro libertà personali a favore di un politburo monetario in grado, presumibilmente, di direzionare l’intera economia verso lidi di maggiore prosperità e nel contempo sganciare una valanga di pasti gratis. Sicurezze in ogni dove, certezze dietro ogni angolo, e più nessuna responsabilità. È questa la promessa del politburo monetario. È una promessa vuota. È la promessa presente in qualsiasi schema di Ponzi.

Non tutti abbandoneranno le vecchie abitudini di cadere vittima di simili promesse, ma di certo staranno più attenti. Dopo essere rimasti scottati una volta, sarà più … Leggi tutto

Libertà e proprietà: i Livellatori e Locke

Il tumulto della guerra civile inglese negli anni ’40 e ’50 del XVII secolo generò uno sconvolgimento politico ed istituzionale, e stimolò considerazioni radicali riguardo alla politica. Siccome la guerra civile venne combattuta per motivi religiosi e politici, gran parte delle nuove riflessioni si basarono su, o si ispirarono a, visioni e principi religiosi. Così, come vedremo più avanti nel capitolo riguardo alle radici del marxismo, sette comuniste millenarie saltarono fuori nuovamente per la prima volta dalla frenesia degli anabattisti dei primi del XVI secolo in Germania ed Olanda. Particolarmente importanti durante la frenesia della guerra civile di sinistra furono i Diggers, i Ranters e la setta dei Fifth Monarchists.

Diametralmente opposti nei nuovi pensieri generati dalla guerra civile troviamo, nel mezzo delle forze della sinistra repubblicana maggiormente in voga, il primo consapevole movimento libertario di massa: i Livellatori. In una serie di considerevoli dibattiti all’interno dell’esercito repubblicano, specialmente tra i seguaci di Cromwell e i Livellatori, questi ultimi, guidati da John Lilburne, Richard Overton e William Walwyn, diedero vita ad una dottrina libertaria straordinariamente consistente, sostenendo i diritti di “proprietà di se stessi”, proprietà privata, libertà religiosa per l’individuo e minima interferenza governativa nella società. Inoltre, i diritti di ciascun individuo sulla sua persona e proprietà erano “naturali”, cioè derivati dalla natura dell’uomo e dell’universo, e dunque non dipendenvano dal governo né da esso potevano essere abrogati. Nonostante l’economia fosse tutt’altro che l’argomento primario per il Livellatori, il loro aderire ad un’economia di libero mercato era una semplice derivazione della loro enfasi messa sulla libertà ed i diritti di proprietà privata.

Per un po’ sembrò che i Livellatori potessero trionfare nella guerra civile, ma Cromwell decise di risolvere il dibattito nell’esercito usando la forza e stabilì la propria dittatura coercitiva, insieme ad una teocrazia puritana radicale, sbattendo il capo dei livellatori in prigione. La vittoria di Cromwell e dei suoi puritani sui Livellatori si dimostrò disastrosa per il corso … Leggi tutto

Economisti austriaci ‘di ruolo’ vs. Murray Rothbard

2741REALITY CHECK

Nel XX secolo, la Scuola Austriaca di economia  fu dominata dalla figura di Ludwig Von Mises. Quando quest’ultimo morì, nel 1973, i suoi seguaci si divisero in due gruppi principali: i Rothbardiani ed i Lachmanniani, che adottarono filosofie e strategie rivali.

La strategia principale dei Lachmanniani fu quella di conseguire incarichi di ruolo nelle università. Di contro, i Rothbardiani mirarono a persuadere l’opinione pubblica circa la veridicità della libertà economica.

Un professore di ruolo non ha necessità di pubblicare alcunché: gli basta presentarsi in aula per essere pagato. Il numero di classi in cui insegnerà diminuirà e diverrà immune dal licenziamento; questo è il sogno del burocrate che si avvera.

La ricerca del ruolo esautora le persone, trasformandole in intellettuali repressi. Devono accontentare i burocrati che distribuiscono Il Premio: l’obiettivo di ogni dipartimento accademico consiste nel raggiungere la mediocrità; le commissioni esaminatrici si guardano bene dall’assumere personalità che possano metterli in cattiva luce, facendoli apparire, nella migliore delle ipotesi, scadenti. Al tempo stesso, evitano di assumere dei perfetti incompetenti, al fine di evitare inchieste o ispezioni da parte dell’amministrazione universitaria. Il requisito per il ruolo è chiaro: non agitare le acque. Colui che riesce a conformarsi a questo adagio abbastanza a lungo, con buona probabilità diventerà professore di ruolo, benché in questi periodi non lo sia quasi nessuno: i bei vecchi tempi stanno svanendo.

Gli aspiranti alle cattedre sicure sono alla ricerca di una carriera senza rischi – durante la quale riceveranno salari molto al di sopra dell’effettivo valore di mercato, rimanendo immuni alle sue forze. L’incarico a tempo indeterminato è il sogno di ogni burocrate e le persone intelligenti vengono avviluppate in una vita di irrilevanza ben stipendiata. Scrivono documenti brevi ed inutili affinché vengano pubblicati su riviste che nessuno legge, se non in delle note a piè pagina.

Inoltre, questa corsa alla cattedra, crea invidia su larga scala, diretta contro coloro che hanno raggiunto una certa … Leggi tutto