Il servizio di leva civile per i giovani è una proposta da Stato totalitario (parte quarta)

Non troppo diverso dal sistema nazionalsocialista era quello dell’Unione Sovietica, anche se, come fa notare Ennio Emanuele Piano:

«Alcune delle pagine più interessanti del libro di Mises riguardano appunto la comparazione tra il modello socialista realizzato in Unione Sovietica e quello realizzato in Germania. Mentre il modello russo è di tipo sostanzialmente “burocratico”, quello tedesco dispone di un “mercato di facciata” in cui gli ex proprietari mantengono la propria posizione a capo dell’azienda a patto di rispettare le direttive del governo centrale e, naturalmente, di dimostrare la propria fedeltà al Führer».

La Russia sovietica adottò provvedimenti sul servizio di leva civile simili quelli della Germania nazista (addirittura precorrendoli di un decennio). A partire dagli anni Venti venne costituito l’esercito dei lavoratori (трудовая армия, трудармия); il termine, inizialmente applicato ai reggimenti militari dell’Armata rossa, fu poi esteso dalle attività militari alle attività lavorative come l’estrazione del carbone e la produzione di legname.

Leon Trockij, già fondatore e organizzatore dell’Armata rossa, in qualità di Commissario del popolo per gli affari dell’esercito e della flotta e quale presidente del Consiglio militare rivoluzionario della Repubblica sviluppò ulteriormente questo concetto in ottica militare. Egli sostenne che la situazione economica del Paese richiedesse l’introduzione del dovere al lavoro universale.

Nel caso dei lavoratori, questo avrebbe dovuto basarsi sull’aiuto dei sindacati, mentre nel caso di contadini, Trockij sostenne che ciò fosse possibile solo attraverso la mobilitazione militare: «l’esercito è il tipo di organizzazione intrinsecamente sovietico». I suoi critici sostennero che questa idea avrebbe portato indietro la Russia ai tempi dello zarismo e della schiavitù, ma Trockij rispose che, a differenza dei vecchi tempi antecedenti la Rivoluzione d’Ottobre, i lavoratori avrebbero dovuto lavorare non per gli sfruttatori ma per il loro bene comune, ovvero, per il loro Stato: «il dovere del lavoro è l’adempimento degli obblighi della classe operaia liberata rispetto al loro Stato operaio e contadino nei casi di emergenza».

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