Il servizio di leva civile per i giovani è una proposta da Stato totalitario (parte prima)

Nei giorni scorsi il ministro della difesa italiana Roberta Pinotti, a margine della sfilata degli Alpini a Treviso, ha proposto una qualche forma di leva obbligatoria, declinata in termini di utilizzo dei giovani in ambiti quali la sicurezza sociale: «non più solo nelle Forze armate ma con un servizio civile che divenga allargato a tutti».

Il ministro ha proseguito affermando che il tema «non è un dibattito obsoleto», tanto più che in Europa «si è riaperto non solo in Svezia ma anche in Francia, dove, alle ultime presidenziali, l’argomento è stato toccato da molti candidati, compreso Macron». Il ministro, pur sottolineando che «per le missioni internazionali abbiamo bisogno di militari professionalmente preparati e qui la leva obbligatoria non sarebbe lo strumento più idoneo» (puntualizzando in seguito che «non ho parlato di leva obbligatoria, ma di un progetto degli Alpini per coinvolgere i giovani al servizio civile universale»), di fatto non ha nascosto che l’idea sarebbe di «riproporre a tutti i giovani e alle giovani di questo Paese un momento unificante, non più solo nelle Forze armate ma con un servizio civile che divenga allargato a tutti e in cui i giovani possano scegliere dove meglio esercitarlo», concludendo che «è un filone di ragionamento che dobbiamo cominciare ad avere».

La proposta Pinotti non è affatto nuova, già tre anni fa il premier Matteo Renzi (che mise la Pinotti in quel dicastero) lanciò l’introduzione di una leva universale per i giovani nel servizio civile per «dare stabilità e ampliare le forme di sostegno economico, pubblico e privato, degli enti del terzo settore» attraverso il «riordino e l’armonizzazione delle diverse forme di fiscalità di vantaggio per gli enti del terzo settore», col «potenziamento del 5 per mille».

La precedente proposta renziana auspicava una leva di giovani per la «difesa della Leggi tutto

La Coscrizione come Presagio

Vi è una nuova proposta, sostenuta dalla propaganda governativa, che mi sembra congegnata per colpire le fondamenta stesse della libertà. Consiste nel voler stabilire un obbligo di addestramento militare in tempo di pace. Il potere di strappare un ragazzo alla sua casa e ai suoi affetti per sottoporlo, forzatamente, ad una completa disciplina di governo, rappresenta la più grave limitazione della libertà che si possa immaginare. Molti di coloro che hanno sostenuto quest’idea, caldeggiano l’adozione di un programma simile, sempre sotto il controllo del governo, anche per le ragazze.

Non v’è dubbio che il governo, ed in particolare i Dipartimenti di Guerra e della Marina Militare, stiano tendendo ogni nervo per garantirsi l’entrata in vigore di questa normativa. Incontri segreti si stanno tenendo al Palazzo del Pentagono e altrove. Recentemente, le rappresentanti di una quarantina o più organizzazioni femminili sono state invitate in questi uffici, e si dice siano stati accolte dal Segretario della Guerra, dal Segretario della Marina, dal Sottosegretario di Stato, dal Generale Marshall, dall’Ammiraglio King e da altri ufficiali di alto rango. Le signore sono state invitate a non divulgare il contenuto dei discorsi o a identificare il Dipartimento della Guerra e i suoi ufficiali quali patrocinanti del piano.

Il condizionamento ideologico attuato dal governo risulta deplorevole quanto palese ed è imperdonabile quando perpetrato segretamente. Possiamo attenderci una propaganda spinta dopo che il terreno è stato preparato, e tutti coloro i quali si sono opposti al piano saranno dipinti come sostenitori della guerra e della impreparazione.

Abbiamo combattuto questa guerra (La Seconda Guerra Mondiale, N.d.T.) per preservare le nostre istituzioni, non per modificarle. Abbiamo lottato per permetterci di risolvere i nostri problemi interni su fondamenta pacifiche, non per trovarci fondamenta sulle quali imbastire i preparativi per un’altra guerra. La questione circa la migliore forma di organizzazione militare non dovrebbe essere affrontata con emotività. Deve essere dibattuta, non oggetto di propaganda. Tuttavia, i metodi utilizzati minacciano la … Leggi tutto